L'ANGOLO DELLA SCIENZA

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Claudio
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Re: L'ANGOLO DELLA SCIENZA

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SEI SOSTANZE PER CURARE LE FORME EPILETTICHE SIA DI PICCOLO CHE DI GRANDE MALE



Facendo numerosi dosaggi ho notato che i bambini che vanno soggetti a forme epilettiche sia di piccolo che di grande male hanno una carenza gravissima di Vit D: il valore generalmente è sotto i 10 ng/ml, ma non è infrequente trovare anche valori di 5 o di 6, in un caso addirittura di 3. Purtroppo i pediatri non pensano alla Vit D e non la somministrano se non a dosi minime mentre andrebbe portata ad 80 ng/ml (nel sangue). Questo discorso ovviamente vale anche per gli adulti, anche se negli adulti le crisi epilettiche sono più rare. Nel bambino si deve dare sempre la forma primaria di Vit D, o Vit D3 (colecalciferolo), mai forme attivate come il Didrogyl o il Rocaltrol che oltretutto hanno anche un emivita molto breve. E’ inutile dare 10 gocce di Didrogyl alla settimana, quando dopo due giorni è completamente scomparsa dal sangue; eppure queste prescrizioni si vedono spesso. L’importanza della Vit D3 nell’epilessia è enorme (anche se misconosciuta dai pediatri), lo testifica un grosso testo del Proff. Michael Holick proprio per la cura dell’epilessia. La dose che si deve dare nel bambino è di una goccia ogni tre kg di peso, nell’adulto invece si usano 100.000 UI/mese. Oltre alla Vit D3 si sono dimostrati efficacissimi certi antiossidanti ed in particolare il SELENIO ed il GALLATO DI EPIGALLACATECHINA del te verde (a questo proposito vi consiglio il SELENIUM ACE EXTRA 2/die ed il GALLATO DI EPIGALLACATECHINA (EGCG)della LongLife cp 2-3/die). Soprattutto l’EGCG si stà rivelando un eccellente antiepilettico, ma anche utile in tutte le patologie neurologiche (schizofrenia, autismo, sindrome bipolare, depressione eccc). La scoperta è recente da parte di alcuni ricercatori americani. Altre sostanze utilissime nell’epilessia sono il MAGNESIO che al mbambino si deve somministrare al mattino sotto forma di OSSIDO DI MAGNESIO, un cucchiaino sciolto in acqua e zucchero, ed il CALCIO da somministrare alla sera, 50 mg pro kg da somministrare come CALCIO CARBONATO meglio sciolto in succo di limone. L’ultima sostanza estremamente importante è lo ZINCO da somministrare come ZINCO SOLFATO (vi consiglio ZINCO SOLFATO IDI cp da 200 mg che si devono spezzare in otto o in quattro parti nel caso del bambino, ed una compressa intera per l’adulto, comunque anche se esagerate nel bambino non c’è sovradosaggio). Con queste sostanze è possibile che riusciate a ridurre gli antiepilettici tradizionali (Gardenale, Rivotril, Keppra ecc) però con molta gradualità e consultandovi sempre con il neurologo. Molto spesso l’associazione di queste sostanze naturali risolve completamente l’epilessia senza dover ricorrere ad antiepilettici di sintesi.

Claudio
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Re: L'ANGOLO DELLA SCIENZA

Messaggio da Claudio »


EDULCORANTI ZUCCHERINI E NON (PER CHI NE FOSSE INTERESSATO)
GLUCOSIO Il glucosio (o "glucoso") è un monosaccaride aldeidico; è il composto organico più diffuso in natura, sia libero sia sotto forma di polimeri. È una molecola chirale, ne esistono quindi due enantiomeri: l'enantiomero destrogiro (D-glucosio o destrosio) è il più diffuso in natura, presente allo stato libero in numerosi frutti zuccherini; si trova anche nella maggior parte dei liquidi organici, nel fegato, nel sangue e nella milza. L'enantiomero levogiro (L-glucosio). È uno degli zuccheri più importanti ed è usato come fonte di energia sia dagli animali che dalle piante. Il glucosio è il principale prodotto della fotosintesi ed è il combustibile della respirazione. Il glucosio è una fonte di energia onnipresente in biologia. Il motivo del perché sia esso e non un altro monosaccaride, ad esempio il fruttosio, è ancora oggetto di speculazione. In assenza di forme di vita che lo sintetizzino, il glucosio può formarsi chimicamente dalla formaldeide, è quindi probabile che fosse presente e ben disponibile quando nacquero i primi sistemi biochimici primitivi. Un'altra proprietà, forse più importante per le forme di vita superiori, è la sua ridotta (rispetto ad altri zuccheri esosi) tendenza a reagire con i gruppi amminici delle proteine. Questa reazione (detta glicazione) riduce o annulla l'attività di molti enzimi ed è responsabile di numerosi effetti a lungo termine del diabete, quali la cecità e la ridotta funzione renale. La bassa reattività del glucosio verso la glicosilazione è dovuta al suo prevalente permanere nella forma ciclica, meno reattiva. Nella respirazione, attraverso una serie di reazioni catalizzate da enzimi, il glucosio viene ossidato fino a formare biossido di carbonio e acqua; l'energia prodotta da questa reazione viene usata per produrre molecole di ATP. Una molecola di glucosio ed una di fruttosio unite da un legame glicosidico formano una molecola di saccarosio, il comune zucchero da tavola. L'amido, la cellulosa ed il glicogeno sono polimeri del glucosio e vengono generalmente classificati come polisaccaridi. Il glucosio presenta un indice glicemico del 100%, ed ha 374 kcal/100 gr
SACCAROSIO E' il comune zucchero da cucina. Il saccarosio è un glucide disaccaride, cioè un dimero la cui molecola è costituita da due monosaccaridi, il glucosio e il fruttosio. A livello industriale, lo zucchero viene estratto principalmente dalla barbabietola da zucchero (in Europa) e dalla canna da zucchero (nel resto del mondo). La produzione di zucchero da altre fonti, quali ad esempio l'acero e la palma da dattero, riveste invece un ruolo minoritario.Secondo i dati al 2005 del Ministero dell'Agricoltura statunitense, i principali produttori sono: per lo zucchero di barbabietola l'Europa a 25 (21,6 milioni di tonnellate), gli Stati Uniti d'America (4,0), la Russia (2,5) e l'Ucraina (1,85); per lo zucchero di canna il Brasile (27,1 milioni di tonnellate), l'India (20,3), la Cina (8,7), il Messico (5,6), l'Australia (5,3), la Thailandia (4,8). In Italia, il consumo annuo pro capite di zucchero è di circa 24 kg, più basso della media europea che è di circa 32 kg L'indice glicemico del saccarosio è 65% rispetto al glucosio che è del 100%, le calorie sono 392 kcal/100 gr
MANNITOLO Dal punto di vista alimentare appartiene alla categoria degli stabilizzanti, addensanti, gelificanti ed emulsionanti. In realtà viene usato soprattutto come dolcificante. Originariamente era un farmaco: infatti, esercitando uno squilibrio osmotico nel lume ove viene immesso (tratto digerente o nel rene in seguito a iniezione) funge da diuretico (forma una soluzione ipertonica e richiama acqua per osmosi entro i tubuli renali, o acqua e sali minerali entro il tubo digerente). Il suo utilizzo è riservato a emergenze di natura tossicologica ove è necessario eliminare in tempi ristretti una sostanza tossica (a meno che sia un acido o una base forte, condizione che proibisce l'uso del mannitolo) o in corso di patologie acute con edemi gravi, ad esempio di edema cerebrale. È una sostanza che si trova facilmente in natura in alghe e funghi, e il nome deriva dalla manna (la linfa del frassino) da cui si può ottenere. Come dolcificante non è molto diffuso perché appartiene alla categoria dei dolcificanti energetici. Con un potere dolcificante leggermente superiore alla metà di quello del saccarosio (il comune zucchero da cucina), ha un potere calorico che è superiore alla metà di quello del saccarosio stesso. In altri termini, non si guadagna nulla come rapporto fra potere dolcificante/calorie impiegando mannitolo anziché zucchero normale. I principali disturbi da un eccesso di mannitolo sono a carattere gastrointestinale (effetto lassativo), tant'è che in Australia è vietato nei cibi per bambini. La dose giornaliera accettabile è di 50 mg/kg di peso, anche se, a prescindere dagli spiacevoli effetti collaterali, non è pericoloso per la salute, essendo un carboidrato a tutti gli effetti, facilmente gestito dal nostro organismo. La dose farmaceutica (per via endovenosa, nei casi di insufficienza renale cronica, ipertensione endocranica, spinale e delle masse cerebrali, ipertensione endoculare, per l'eliminazione renale di sostanze tossiche e per la misurazione del filtrato glomerulare) infatti varia fra i 50 g e i 200 g al giorno.
SORBITOLO Il sorbitolo (o glucitolo) è l'alditolo del glucosio. È presente nelle alghe rosse e in molte bacche e frutti come mele, pere, susine, ciliegie e sorbe da cui prende il nome. Il suo potere dolcificante è circa il 60% del saccarosio. Per le sue caratteristiche, è molto utilizzato nell'industria alimentare come dolcificante, stabilizzante e agente lievitante con il nome E420. Un notevole vantaggio dell'uso del sorbitolo come dolcificante è dovuto al fatto che i batteri che causano la carie non riescono a utilizzarlo per il loro metabolismo. Per la sua proprietà di trattenere acqua viene utilizzato per prevenire la disidratazione di alimenti esposti all'aria. La sua assunzione non ha solitamente effetti collaterali, ma a dosi anche modeste (30 grammi) o in soggetti intolleranti può provocare diarrea. Il suo uso è, comunque, sconsigliato nei bambini di età inferiore a 1 anno di vita. Il test per verificare l'intolleranza al sorbitolo viene effettuato soffiando nove volte in un palloncino ad intervalli di tempo di circa mezz'ora. Il sorbitolo viene trasformato, nell'organismo umano, in monosaccaridi (soprattutto fruttosio) senza l'intervento dell'insulina: può quindi essere presente nell'alimentazione dei diabetici. Il suo potere calorico è simile a quello del glucosio (circa 4 Cal/g). L'aggiunta di un'altra unità di glucosio produce il maltotriosio; l'ulteriore aggiunta produrrà le maltodestrine e infine l'amido (polimero del glucosio). Il maltosio può essere scisso in due molecole di glucosio per effetto dell'idrolisi. Negli organismi viventi, l'enzima maltasi può raggiungere questo scopo molto rapidamente. In laboratorio, il riscaldamento con un acido forte per diversi minuti produrrà lo stesso risultato. L'isomaltosio viene scisso dall'isomaltasi. Il maltosio presenta mutarotazione ed è uno zucchero riducente. Trova utilizzo in ambito alimentare, anche in forma di sciroppo, e come precursore del dolcificante maltitolo.
MALTOSIO Il maltosio è un composto chimico organico della famiglia dei glucidi disaccaridi, altrimenti chiamato zucchero di malto, e formato per condensazione di due molecole di glucosio attraverso un legame glicosidico 1α–4'. L'isomero isomaltosio ha invece due molecole di glucosio legate con legame 1α–6'. Il maltosio si ottiene per scissione operata dall'amilasi maltogenica sull'amido. È presente nei semi germinanti come quelli dell'orzo, quando scindono le loro riserve di amido da utilizzare come nutrimento. A temperatura ambiente è un solido bianco e igroscopico. Il suo indice glicemico è addirittura superiore a quello del glucosio è infatti di 105 contro 100. Il maltosio presenta le stesse Kcal del glucosio. Il maltosio è contenuto nei semi di cereali e nei vegetali. Il maltosio è una componente importante anche nella produzione della birra e delle gelatine di frutta
LATTOSIO Il lattosio è un disaccaride e uno zucchero riducente destrogiro, forma un osazone ed esiste nelle forme anomeriche α e β che danno mutarotazione. Esso costituisce il 5% circa del latte dei mammiferi con diversa distribuzione nelle diverse specie e soprattutto diverso contributo calorico percentuale del latte stesso. La molecola del lattosio è costituita da una molecola di D-galattosio e da una di D-glucosio unite da un legame glicosidico (acetalico) 1β−4'. È l'unità del glucosio ad avere il gruppo aldeidico "libero" responsabile delle proprietà riducenti del lattosio che con fenilidrazina forma l'osazone ed è ossidato ad acido. Il lattosio rappresenta il 98% degli zuccheri presenti nel latte. Il lattosio è contenuto oltre che nel latte, circa il 40% della massa secca del latte vaccino e il 3,5-4% del tal quale, anche nei suoi derivati (formaggi e yogurt) e in prodotti a base di siero di latte. In particolare nel siero il lattosio costituisce circa il 70% della massa secca e il 4,2% sul tal quale e può essere isolato per concentrazione e successiva cristallizzazione. In un latte intero è presente dal 4,8 al 5,1%, in un latte colostrale dal 2,2 al 3,0% e in un latte mastitico è inferiore al 3,0%. L'introduzione del latte extraspecie nell'alimentazione umana è un fatto cronologicamente piuttosto recente, da riferirsi a una mutazione genetica occorsa in certe popolazioni umane in un periodo non posteriore agli ultimi 7.000 anni, indispensabile per la digestione (idrolisi) del disaccaride in zuccheri semplici e quindi per l'utilizzo del lattosio da parte del nostro organismo. La distribuzione nell'uomo di questa mutazione non è omogenea, ma varia considerevolmente per individuo ed etnia. Non si tratta quindi di un'allergia che al contrario nei soggetti predisposti viene scatenata dalle proteine contenute nel latte, ma di una difficoltà più o meno accentuata nella digestione del lattosio, causata dalla mancata persistenza di lattasi in età adulta. In molte pubblicità commerciali di latte e latticini viene evidenziata l'assenza di lattosio per una maggiore digeribilità del prodotto anche in assenza di conclamati sintomi di intollerabilità da parte del consumatore. Tale assenza viene garantita trattando industrialmente il latte con l'enzima lattasi, che ne causa l'idrolisi convertendolo in glucosio e galattosio. Il suo indice glicemico è 46%, le sue calorie sono 400 kcal/100 gr.
GALATTOSIO E’ un composto chimico organico glucide, o zucchero semplice monosaccaride, epimero di tipo aldoso destrogiro del glucosio, uguale a esso nella composizione e nella struttura; l'unica differenza fra i due esosi, è nella posizione dell'-OH sul C-4. Spesso è studiato dalla scienza dell'alimentazione e nel metabolismo umano e animale. Il D-Galattosio viene prodotto in piccole quantità dal nostro organismo e viene utilizzato per la sintesi di polimeri complessi. La maggior parte del galattosio usato dal nostro organismo ha una origine alimentare; esso è infatti il costituente di un importante e diffuso disaccaride: il lattosio (lo zucchero del latte). Quando la quantità di galattosio introdotta con gli alimenti supera i bisogni dell'organismo, esso viene utilizzato per produrre energia; per assolvere a questa funzione il galattosio deve essere prima convertito in glucosio. Viene trasformato in glucosio a livello del fegato per azione di due enzimi tra cui la galattosio-1-fosfato uridiltransferasi. Una deficienza di questo enzima è detta galattosemia, una malattia genetica, in cui il galattosio non può essere convertito in glucosio in quanto manca la molecola che permette di realizzare questa conversione. I bambini affetti da questa malattia devono evitare assolutamente di bere latte, perché il galattosio in eccesso nella circolazione sanguigna danneggerebbe in maniera irreparabile il sistema nervoso; solo una diagnosi molto precoce della malattia (entro i primi cinque giorni di vita) può salvaguardare questi bambini da una morte prematura. Oggi è possibile diagnosticare questa malattia sottoponendo tutti i neonati ad uno screening che ricerchi questa, e altre malattie del metabolismo, prelevando semplicemente dal tallone del neonato poche gocce di sangue ed analizzandole. Il galattosio ha lo stesso indice glicemico del glucosio e pure le calorie.
LATTULOSIO Il lactulosio (o lattulosio) è uno zucchero impiegato nel trattamento della stitichezza, come lassativo e come prebiotico, e della encefalopatia epatica, come coadiuvante della metabolizzazione dell'ammoniaca (LAEVOLAC SCIROPPO). Il lattulosio è un disaccaride formato dai due monosaccaridi, fruttosio e galattosio. Il preparato commerciale è ottenuto a seguito dell'isomerizzazione del lattosio. La presenza di elevate quantità di lattulosio nel latte sono un importante indice analitico sul trattamento termico che è stato effettuato. La formazione dall'isomerizzazione del lattosio è favorita dalle alte temperature, e non è raro trovare concentrazioni di lattulosio in latti UHT o sterilizzati. Risulta quindi relativamente semplice controllare quanto spinto è stato un trattamento termico su un latte analizzandone i contenuti di lattulosio, e rilevare eventuali frodi. Altri indicatori analitici indicanti la tipologia del trattamento termico subito da un latte sono la presenza degli enzimi lattoperossidasi e fosfatasi alcalina, che a elevate temperatura si disattivano completamente. Come lassativo, il meccanismo di funzionamento consiste nella sua capacità di arrivare inalterato fino al colon: sfuggito all'azione digestiva del succo gastrico, nello stomaco, e delle disaccarasi (enzimi e condizioni di pH idonee alla trasformazione dei disaccaridi in monosaccaridi) nell'intestino, arriva al colon, dove svolge la sua azione osmotica. Ciò comporta l'ammorbidimento delle feci e l'aumento della peristalsi. Come prebiotico, l'attività consiste nel favorire la flora intestinale simbionte ai danni di quella ostile: i lactobacilli catabolizzano il lattulosio producendo gli acidi lattico, acetico e formico e proliferano. Come coadiuvante della trasformazione dell'ammoniaca la sua qualità è di ostacolare la crescita di batteri che producono ammoniaca (Escherichia coli). Inoltre l'aumento di acidità del colon indotto dal lactulosio favorisce la conversione dell'ammoniaca in ione ammonio. Infine l'aumento della peristalsi, favorisce l'eliminazione dei metaboliti dell'ammoniaca, la diluizione dell'ammoniaca nel lume intestinale e quindi, tramite l'azione dei villi intestinali, l'abbassamento del livello di ammoniemia. Il lattulosio viene assorbito pochissimo per cui il suo indice glicemico è praticamente uguale a zero e così pure il suo indice calorico.
LATTILOLO Il lattitolo è un disaccaride appartenente alla categoria dei polialcoli, utilizzato come surrogato dello zucchero nei cibi light, negli integratori ed in vari prodotti dietetici. Il suo indice glicemico è infatti pari al 40% di quello dello zucchero (saccarosio), mentre la densità energetica è di sole 2,4 chilocalorie per grammo (contro le 4 del saccarosio). Il sapore del lattitolo, lievemente dolce e pulito, è privo di quello sgradevole retrogusto metallico comune a molti dolcificanti artificiali. Grazie anche alle sue caratteristiche di stabilità e facile solubilità, il lattitolo viene utilizzato in moltissimi prodotti alimentari ipocalorici, come biscotti senza zucchero, cioccolato, dolciumi vari, chewingum e sostituti dello zucchero. Il lattitolo non viene estratto dagli alimenti, ma preparato artificialmente a partire dallo zucchero del latte, attraverso riduzione sotto pressione e ad alte temperature del glucosio (ricordiamo che il lattosio è costituito dall'unione di una molecola di glucosio con una di galattosio). A differenza del disaccaride tipico del latte, il lattitolo non può essere digerito dalle lattasi dell'orletto a spazzola; di conseguenza non può nemmeno essere assorbito dai villi intestinali. Per questo motivo, ad elevati dosaggi, il lattitolo provoca diarrea osmotica e può quindi essere usato come lassativo. Il lattitolo si comporta anche come prebiotico, diminuendo il pH fecale e prevenendo la proliferazione della flora batterica putrefattiva (produttrice di ammonio), a favore di ceppi batterici utili, che lo fermentano producendo, tra l'altro, acidi organici assorbibili dalla mucosa intestinale (il che giustifica il suo non trascurabile potere calorico). Il lattitolo può essere utilizzato anche dai diabetici, dato il bassissimo indice glicemico, ed è acariogeno (non favorisce l'insorgenza della carie dentale). Ad elevati dosaggi, data la scarsa capacità di digestione ed assorbimento da parte dell'organismo, il lattitolo - oltre ad accelerare il transito delle feci e a produrre una preziosa azione prebiotica - può determinare effetti collaterali come gonfiori, crampi addominali, diarrea e flatulenza.
FRUTTOSIO Il fruttosio (o levulosio) è un monosaccaride, che ha la stessa formula molecolare del glucosio (C6H12O6) ma diversa struttura chimica. Anche le sue proprietà nutrizionali, da tempo oggetto di numerosi studi e ricerche, sono differenti. Come tutti i carboidrati anche il fruttosio apporta all'incirca 4 Kcal per grammo (3,75 per la precisione). L'indice glicemico però è basso, è circa di 20% (contro i 100% del glucosio) per cui può essere utile ai diabetici anche se al palato è il più dolce di tutti gli zuccheri. Ha un'elevata igroscopicità, cioè tende ad assorbire acqua dall'ambiente circostante. Per questo motivo viene utilizzato per evitare l'essiccazione dei preparati in cui è contenuto proteggendoli allo stesso tempo dallo sviluppo di muffe e migliorandone la conservazione. Al contrario del glucosio non ha potere cariogeno. Se ingerito da solo il fruttosio giunge inalterato fino all'intestino tenue dove viene assorbito e veicolato verso il fegato. La sua velocità di assorbimento è inferiore rispetto a quella del glucosio e del saccarosio ma comunque maggiore di quella degli edulcoranti artificiali consigliati ai soggetti diabetici (polialcoli). Grazie a questo assorbimento relativamente rapido il fruttosio non ha gli effetti lassativi tipici dei dolcificanti artificiali. Tuttavia, se assunto in eccesso può superare la massima capacità di assorbimento andando in contro ad una rapida fermentazione che causa flatulenza e dolori intestinali.
XILOSIO Lo xilitolo, anche chiamato zucchero del legno, è un alditolo composto da cinque atomi di carbonio utilizzato come succedaneo dello zucchero tradizionale. Lo xilitolo viene estratto da betulle, fragole, lampone, prugna e anche dal grano. Il potere dolcificante dello xilitolo è molto simile a quello del saccarosio, ma contiene il 40% in meno di calorie (2,4 kilocalorie per grammo per lo xilitolo, 3,87 per lo zucchero). ma quello che è più interessante è l'indice glicemico che è solo di 7% (contro i 100 del glucosio. In Europa è usato come additivo alimentare, in particolare nei chewing gum o nelle caramelle, ed è identificato dal numero E967. Molto popolare specialmente in Finlandia, dove vengono venduti molti prodotti che contengono questo dolcificante. Da recenti studi si è visto che lo xilitolo favorisce la calcificazione delle ossa non si sa ancora con quale meccanismo.
ERITRITOLO L'eritritolo è un polialcol naturalmente presente nella frutta e nei cibi fermentati. È utilizzato con successo come dolcificante naturale in quanto ha zero calorie e zero indice insulinemico ed ha un ottimo sapore, privo di retrogusti anche se il suo potere edulcorante è circa la metà di quella del saccarosio. A livello industriale è ottenuto da substrati zuccherini (amido, glucosio, saccarosio, ecc.) tramite fermentazione microbica ad opera di lieviti osmofili selezionati (es. Moniliella pollinis). Date le sue proprietà è utilissimo ai diabetici che possono utilizzarlo senza restrizioni eccessive, un eccesso può dare diarrea.
DOLCIFICANTI NON ZUCCHERINI
E' utile in questo capitolo parlare anche degli edulcoranti non zuccherini.
SACCARINA La saccarina (1,2-benzenisotiazolin-3-one-1,1-diossido) è stato il primo dolcificante artificiale; fu scoperto nel 1879 da Ira Remsen e Constantin Fahlberg della Johns Hopkins University. La saccarina ha un potere dolcificante 450 volte superiore a quello del saccarosio, ma presenta un retrogusto amaro o metallico (non per tutti) generalmente considerato sgradevole, specialmente ad alte concentrazioni: tale effetto tuttavia è marcato più o meno a seconda della sensibilità personale del consumatore. A differenza di composti analoghi di sintesi più recenti (ad es. l'aspartame), la saccarina è stabile al calore anche in ambiente acido, è inerte rispetto agli altri ingredienti alimentari e non dà problemi di conservazione. Era stata messa sotto accusa perchè si pensava che fosse cancerogena, in realtà si è visto che per procurare i cancro vescicale bisognerebbe assumerne 2 gr per kg (cioè un indviduo che pesa 70 kg dovrebbe assumerne 140 gr ogni giorno per un anno), mentre la quantità che si assume è di pochi milligrammi, per questo è stata completamente riabilitata. E' interessante che il vecchio MEDICAMENTA dice che ha un ottima proprietà antifermentativa e quindi utile nel dismicrobismo intestinale. Inoltre ha un discreto potere diuretico.
ASPARTAME L'aspartame è un dipeptide artificiale composto da due comuni amminoacidi: l'acido aspartico e la fenilalanina (la cui estremità carbossilica viene esterificata con metanolo). Scoperto casualmente nel 1965 dal chimico James Schlatter, della G. D. Searle and Company, l'aspartame ha riscosso uno straordinario successo commerciale; questo edulcorante è stato infatti approvato negli anni '80 come dolcificante alimentare e come tale impiegato su larga scala in bevande analcoliche contenenti acido carbonico, bevande analcoliche in polvere, yogurt e prodotti dell'industria dolciaria e dietetica. Il gusto dell'aspartame è descritto come "pulito e dolce", privo del retrogusto amarognolo o metallico spesso associato ad altri dolcificanti di sintesi. Il confronto con il saccarosio rivela che il sapore è simile a quello degli zuccheri naturali; inoltre, alcuni aromi presenti nei cibi e nelle bevande sono potenziati o prolungati in presenza di aspartame, soprattutto quelli dei frutti acidi (come arancia e limone). Questa proprietà viene sfruttata nei chewing gum, dove gli aromi possono essere prolungati per un tempo 4 volte superiore. Il potere edulcorante dell'aspartame è 160-220 volte maggiore rispetto al saccarosio, mentre l'apporto calorico è più o meno equivalente (4 Kcal/grammo, come qualunque proteina). Di conseguenza, bastano pochissime quantità di aspartame per dolcificare cibi e bevande, con un notevole risparmio calorico. L'aspartame è stato oggetto di numerose controversie. Diversi studi sull'aspartame in animali da laboratorio hanno evidenziato la comparsa di tumori a seguito dell'assunzione orale di questo dolcificante, ma nessuno studio ha dimostrato un rapporto causa-effetto tra questi fenomeni, né ha potuto definire il meccanismo d'azione della sua presunta tossicità. La sicurezza per la salute riguardo al consumo di aspartame è oggetto di aspre polemiche inclusa la diffusione di vere e proprie leggende metropolitane sin dalla sua entrata in commercio sancita dalla approvazione della Food and Drug Administration statunitense, nel 1981. Nel 1975 l'FDA statunitense recensisce 25 studi della Searle (11 dei quali sull'aspartame) criticandone le gravi carenze. Nel 1980 la stessa FDA convoca una commissione di inchiesta per esaminare la presunta relazione tra aspartame e tumori al cervello. Tale commissione rileva che l'aspartame non causa danni al cervello, ma si esprime contro l'approvazione perché mancano risposte da parte della Searle circa i tumori causati sui ratti di laboratorio. Citando i dati di uno studio giapponese che non era stata a disposizione dei membri della commissione e dopo aver chiesto il parere di un gruppo di esperti che criticano le analisi statistiche sottostanti le valutazione della commissione l'FDA approva la messa in commercio in prodotti secchi dell'aspartame. Nel 1983, la FDA ha inoltre approvato l'aspartame per l'uso nelle bevande gassate e per l'uso in altre bevande, prodotti da forno, e confezioni nel 1993. Nel 1996, l'FDA ha rimosso tutte le limitazioni sull'uso dell'aspartame. Diversi paesi dell'Unione europea hanno approvato l'aspartame nel 1980, con l'approvazione a livello europeo nel 1994. Il comitato scientifico della Commissione europea per l'alimentazione recensendo i successivi studi di sicurezza ha ribadito l'approvazione nel 2002. L'aspartame si è progressivamente imposto come il dolcificante artificiale più diffuso al mondo, con una produzione annua dell'ordine delle decine di migliaia di tonnellate
CICLAMMATI Il ciclamato (a volte erroneamente chiamato ciclammato) è un dolcificante artificiale a elevato potere edulcorante che viene spesso usato in associazione alla saccarina nella produzione di sciroppi semplici e sciroppi medicati dietetici o per diabetici. Per ciclamato tout court s'intende il sale formato dall'acido ciclammico con sodio o calcio. Il suo potere dolcificante, da 30 a 50 volte superiore al saccarosio, fu scoperto casualmente nel 1937 da Michael Sveda, ricercatore all'Università dell'Illinois. Il ciclamato è stato sospettato di essere cancerogeno ad alte dosi, in base ad alcuni studi sui ratti. Numerosi studi, effettuati successivamente, tendono a dimostrare che questa cancerogenicità è specifica per il ratto, poiché questa specie animale metabolizza il ciclamato in modo diverso da come fa l'uomo. Benché la questione sia controversa, alcuni paesi, tra cui gli USA, hanno vietato l'uso alimentare del ciclamato. In Europa l'uso è consentito con restrizioni ed esclusioni. Le solfatasi batteriche, parte della flora microbica residente del colon, possono convertire il dolcificante ciclamato in cicloesilammina, un agente cancerogeno della vescica. Ciononostante i ciclammati sono utilizzati per dolcificare numerosissimi prodotti alimentari.
STEVIA La Stevia rebaudiana è una pianta erbaceo-arbustiva perenne, di piccole dimensioni, della famiglia delle Asteraceae (Compositae), nativa delle montagne fra Paraguay e Brasile. È nota per essere utilizzata come dolcificante ipocalorico naturale. La stevia è conosciuta da molti popoli dell'area geografica sudamericana da diversi millenni, oltre che per il potere dolcificante delle sue foglie, anche per le proprietà medicinali, infatti è stata correntemente usata da secoli dai popoli indigeni del sud America per le sue doti antinfiammatorie e antiossidanti, ed è usata ancora oggi. Viene usata come dolcificante, in quanto è molto più dolce del comune saccarosio. I principi attivi sono lo stevioside, e il rebaudioside A, che si trovano in tutte le parti della pianta ma sono più disponibili e concentrati nelle foglie, che quando sono seccate (disidratate), hanno un potere dolcificante (per effetto della miscela dei due componenti dolcificanti) da 150 a 250 volte il comune zucchero. Contrariamente allo zucchero i principi attivi non hanno alcun potere nutrizionale (zero calorie), e sono relativamente stabili nel tempo e alle alte temperature, per cui conservano perfettamente le loro caratteristiche anche in prodotti da forno o in bevande calde, diversamente da altri dolcificanti di sintesi come l'aspartame, che subisce degradazione. L'uso della stevia nei prodotti alimentari è stato in passato limitato in Europa e USA dato che alcuni suoi componenti alle dosi testate, come lo steviolo e lo stevioside, erano considerati genotossici. In seguito a ciò la Food and Drug Administration (FDA) ne ammise l'uso solo come integratore dietetico, ma non come ingrediente o additivo alimentare. Infine la FDA in seguito a domanda di Cargill e di Whole Earth Sweetener Company LLC, approvò il rebaudioside come Food Additive nel 2008. L'Unione Europea (EFSA) il 14 aprile 2010 ha approvato l'uso della stevia come Food Additive, così come è accettato in Svizzera, e storicamente in tutti Paesi latino-americani.

Claudio
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Re: L'ANGOLO DELLA SCIENZA

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Si certo, sono andati su Marte:



https://www.youtube.com/watch?v=sk01CIJnSgg

che presa per il culo.

Fux
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Re: L'ANGOLO DELLA SCIENZA

Messaggio da Fux »

Claudio ha scritto:
11/08/2017, 12:02
Si certo, sono andati su Marte:



https://www.youtube.com/watch?v=sk01CIJnSgg

che presa per il culo.
E ke la luna è fata di formagio non lo dicie nesuno? Bergogniaaa!!1!1!11!!
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Claudio
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Re: L'ANGOLO DELLA SCIENZA

Messaggio da Claudio »

ANTITUMORALI NATURALI CAPACI DI UCCIDERE LE CELLULE STAMINALI TUMORALI
Queste sostanze agiscono attraverso due meccanismi di azione: un azione anti-angiogenetica (cioè impediscono ai tumori di formare il circolo capillare, ed un azione anti radicali liberi e stimolante immunitaria in grado di riconoscere il tumore e di distruggerlo
EGCG (GALLATO DI EPIGALLACATECHINA del Tè verde)

L’EGCG è l’acronimo di Epigallocatechinagallato. Lo trovi nel tè verde. In particolare negli estratti.
SULFORAFANO

Lo trovi nei broccoli e nelle altre crucifere (cavolo cappuccio, verza, cavolini di bruxelles).
BETA CAROTENE

Lo trovi in alimenti come il peperoncino, i pomodori secchi, le foglie verdi, e le carote. Questo è uno di quei principi nutrizionali che è sicuramente preferibile assumere solo da fonti naturali.

Infatti alcuni studi hanno evidenziato un effetto dannoso di alti dosaggi di beta carotene contro un effetto positivo di un’alimentazione naturalmente ricca, ma non eccessivamente, di beta carotene2.

Questo fatto si ricollega con il Principio dell’Ormesi che ho descritto brevemente alla fine di questo articolo.
QUERCETINA

La quercetina è un flavonoide. Da uno studio3 effettuato su 62 piante ad alto contenuto di flavonoidi, pare che le foglie di cipolla vincano su tutte con il più elevato contenuto di flavonidi (in particolare quercetina).

La puoi trovare anche in specifici integratori di antiossidanti.
RESVERATROLO

Le bucce di uva rossa ne sono ricche. Lo trovi anche in specifici integratori.
GENISTEINA

La trovi nella soia e nei suoi derivati.
CURCUMINA

La trovi nella curcuma. Alcuni integratori sono titolati nel contenuto di curcumina garantendone un maggiore apporto. Alcuni di questi sono già associati alla piperina per un’azione potenziata.
PIPERINA

La trovi nel pepe nero o in certi integratori. La piperina potenzia in naturale effetto della curcumina, per questo motivo alcuni integratori associano questi due ingredienti.

Tieni presente altre due variabili importanti:

In generale i composti provenienti da fonte naturale sono più efficaci dei corrispondenti di sintesi.
La sinergia fra i composti naturali produce un’azione più potente. Quindi, non limitarti ad esempio ad assumere la curcumina dimenticando gli altri. Ad esempio, curcumina e piperina possiedono una sinergia reciproca. Assunti assieme offrono un effetto potenziato. Ma lo stesso effetto sinergico vale anche per le altre sostanze, in particolare perché ciascuna tende a lavorare a livelli diversi.

Un cocktail naturale di queste sostante assicura un ombrello protettivo più ampio.
FLAVONOIDI
Sono le sostanze che danno il colore alla frutta. Si è visto che sono dei potenti antitumorali
ANTOCIANI O ANTOCIANINE
Sono della famiglia dei FLAVONI, ma i più potenti, danno il colore viola a numerose piante, MIRTILLI, RIBES NERO, MIRTILLO NERO
ALTRI ALIMENTI ANTITUMORALI NATURALI CHE AGISCONO PREVALENTEMENTE SULLE CELLULE TUMORALI IN VIA DI SVILUPPO O QUIESCENTI (CIOE’ FERME)

Un flash anche su altri antitumorali naturali di riconosciuta efficacia contro lo sviluppo del cancro.

Questi agiscono soprattutto sulle cellule tumorali in via di sviluppo e su quelle già differenziate, piuttosto che sulle staminali. Hanno comunque un’importanza strategica straordinaria per una protezione naturale contro queste terribili malattie degenerative.
MELOGRANO

Il melograno contiene naturalmente diverse sostanze che hanno dimostrano un grande effetto protettivo antitumorale. Queste includono l’acido ellagico, cianidina, delfinidina e petunidina.

Per approfondire gli effetti benefici del melograno puoi andare ai seguenti articoli (clicca sul titolo dell’articolo).

“12 benefici del melograno (alcuni ideali per specifiche fasi della vita femminile)” e “Succo di melograno proprietà (e diversi benefici specifici per le donne)”
LICOPENE

Lo trovi contenuto nel pomodoro, nel cocomero e nel pompelmo. È il colorante naturale che dona il colore le tonalità del rosso a questi vegetali.
ACIDO BETULINICO

L’acido betulinico è un composto naturale presente nella corteccia della betulla e in altri vegetali.

Un modo per assumerlo potrebbe essere tramite l’uso di un preparato di betulla (Betula pubescens) come ad esempio la tintura madre di questa pianta oppure una tisana o un decotto (della corteccia).
LUPEOLO

Il lupeolo è un tripeterpenoide naturalmente contenuto in certe piante come il tarassaco, il mango e l’acacia.
ACIDO OLEANOLICO

L’acido oleanolico è un composto presente in alcune piante poco conosciute, eccetto una molto nota: l’olivo.

Le foglie e i frutti dell’olivo contengono naturalmente questo composto anticancro. Esistono in commercio diversi integratori a base di foglie di olivo.
GINSENOSIDI

Si tratta di composti presenti nelle piante di ginseng. Sembra che possiedano numerosi effetti su varie vie metaboliche, fra cui l’effetto antitumorale.

Il ginseng è ormai molto diffuso in varie forme, anche in forma di caffè al ginseng. È anche un ottimo adattogeno e aiuta l’energia psicofisica in condizioni di stress.
GINKOLIDE B

Composto naturale presente nella pianta del Ginkgo biloba. Gli estratti di Ginkgo sono anche noti per i positivi effetti sulla microcircolazione sanguigna, anche del cervello. Infatti è consigliato l’uso nelle persone anziane o con deficit di memoria.

Una curiosità sulla pianta del Ginkgo biloba: Probabilmente il più antico albero vivente al mondo è proprio una pianta di Ginkgo che si trova tutt’oggi all’interno del tempio buddista di Gu Guanyin nelle montagne Zhongnan in Cina.

Si calcola che questa magnifica pianta abbia circa 1400 anni. Probabilmente la miscela speciale di antiossidanti che scorre nella sua linfa concorre alla sua longevità.

Ecco questa pianta ultra millenaria… Guarda che meraviglia
VITAMINE ED OLIGOELEMENTI
VITAMINA D
Ha una potente aziona anti angiogenetica se il suo valore è portato a 90 ng/ml, inoltre ha anche una potente azione immunostimolante; da sola agisce su 4200 geni; ha un azione antiossidante indiretta in quanto agisce sui canali ionici.
VITAMINA A
Agisce soprattutto in sincronia con la VITAMINA D e come immunostimolante.
VITAMINA E O TOCOFEROLO
La Vit E è uno degli antiossidanti più conosciuti; è una sostanza oleosa, liposolubile e quindi viene incorporata nelle lipoproteine e nei grassi dove esercita la sua massima azione antiossidante.
VITAMINA C o ACIDO-L-ASCORBICO.
E’ il principale antiossidante normalmente conosciuto dalle persone: è idrosolubile , per cui si diffonde bene in tutti i liquidi ma non nei grassi, la sua azione antiossidante è però modesta a meno che non venga associato al SELENIO che ne potenzia 100 volte l’azione. Si tenga presente che l’EGCG ha un azione antiossidante 85 volte superiore dalla VITAMINA C, e le ANTOCIANINE 40 volte superiore.

SELENIO
Stimola la produzione della GLUTATIONE PEROSSIDASI che è alla base del sistema immunitario
ZINCO
Stimola la produzione di SUPEROSSIDO DISMUTASI fondamentale anche questa per il sistema immunitario
SOSTANZE AD AZIONE ANTI-ANGIOGENETICA, CIOE’ IMPEDISCONO AL TUMORE DI FORMARE NUOVI VASI, RAPPORTATE ALLA VITAMINA D
VITAMINA D --------------------------------------------------------------------------------------------------- 100%
EGCG ---------------------------------------------------------------------------------------------------------95%
CURCUMINA------------------------------------------------------------------------------------------90%
RESVERASTROLO-----------------------------------------------------------------------------80%
ANTOCIANI O ANTOCIANINE------------------------------------------------------------80%
ACIDO ELLAGICO-----------------------------------------------------------------------75%
ACIDO OLEANOLICO------------------------------------------------------------70%
GINKOLIDE B---------------------------------------------------------------65%
SOSTANZE AD AZIONE IMMUNOSTIMOLANTE
Sono tutte quelle che abbiamo nominato sopra come antiossidanti ed anti-angiogenetici.
SOSTANZE AD AZIONE ANTI RADICALI LIBERI
EGCG--------------------------------------------------------------------------------------------------------------100%
CURCUMINA------------------------------------------------------------------------------------------------- 98%
SELENIO + VITAMINA C------------------------------------------------------------------------------ 95%
ACIDO ELLAGICO---------------------------------------------------------------------------------90%
CIANIDINA---------------------------------------------------------------------------------------88%
DELFINIDINA---------------------------------------------------------------------------------85%
PETUNIDINA------------------------------------------------------------------------------83%
PIPERINA----------------------------------------------------------------------70%
LUPEOLO-----------------------------------------------------------------65%
GINCOLIDE B ---------------------------------------------------60%
VITAMINA E-----------------30%
VITAMINA C (DA SOLA) –20%
Si capisce l’importanza che hanno queste sostanze nel combattere le forme eteroplastiche.

Claudio
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Re: L'ANGOLO DELLA SCIENZA

Messaggio da Claudio »

Il lungo tragitto del FRUTTOSIO per essere metabolizzato:

FRUTTOSIO---------------fruttochinasi-------------> FRUTTOSIO-1-FOSFATO-------------aldolasi b---------------> DIIDROSSIACETONE FOSFATO + GLICERALDEIDE---------------------gliceraldeide chinasi------------------> GLICERALDEIDE-3-FOSFATO----------------alcol deidrogenasi------------------- GLICERALDEIDE--------------GLICEROLO CHINASI -------------GLICEROLO-3-FOSFATO-----------------deidrogenasi--------------DIIDROSSIACETONE FOSFATO--------trioso fosfato isomerasi-----------GLICERALDEIDE TRE FOSFATO--------------riduzione di NAD+ a NADH (quindi in questa tappa viene ripristinato il NADH consumato dall'alcool deidrogenasi per ridurre la gliceraldeide a glicerolo)------------ GLICEROLO (che entra nel ciclo di KREBS)
Il GLICEROLO può entrare anche nella glicolisi anaerobica della cellula tumorale, però la cellula tumorale non ha tutti questi enzimi per trasformare il GLUCOSIO in GLICEROLO per cui la cellula tumorale può servirsi soltanto del GLICEROLO che trova nel circolo sanguigno.
I benefici del fruttosio rispetto al saccarosio, sono reali:

- maggiore potere dolcificante
- apporto calorico leggermente inferiore al saccarosio (3,75 kCal/g contro 4 kCal/g)
- indice glicemico più basso del saccarosio (20 circa vs. 50-70 c.ca) ed al glucosio (20 verso 100) esso veniva consigliato soprattutto ai sofferenti di iperglicemia e ai diabetici, sebbene oggi sia stato soppiantato da dolcificanti sostituitivi molto più efficaci e non calorici.

Claudio
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Re: L'ANGOLO DELLA SCIENZA

Messaggio da Claudio »

IL CAOS O I SISTEMI INFINITI.



E’ uscito un nuovo libro di James Gleick “ CAOS : la nascita di una nuova scienza” Io l’avrei chiamato I SISTEMI INFINITI: la nascita di una nuova scienza. James Gleick fa notare che mentre pochi decenni fa, con la scoperta dei primi computer si pensava che attraverso moltissimi calcoli si sarebbe riusciti a calcolare il tempo anche molti giorni prima, in realtà, anche inserendo nei computer 5 miliardi di calcoli, al di la di due tre giorni anche le migliori predizioni mondiali erano mere speculazioni, ed al di la di sei sette giorni erano completamente inutili. . Spetta a Lorenz aver rivolto sempre più l’attenzione alla matematica dei sistemi che non trovano mai uno stato stazionario, sistemi che si ripetevano quasi, ma in modo del tutto identico.. tutti sapevano che i fenomeni meteorologici sono un sistema del genere, ossia un sistema aperiodico. La natura abbonda di sistemi analoghi. Se le condizioni meteorologiche avessero manifestato una volta una regolarità perfetta, ripetendo esattamente uno stato già conseguito in precedenza, con ogni raffica di vento ed ogni nube uguali, allora presumibilmente si sarebbero ripetute per sempre uguali ed il problema delle previsioni sarebbe diventato banale. Lorenz si rese conto che doveva esserci una connessione fra la riluttanza del tempo a ripetersi e l’incapacità dei meteorologi a prevederlo: una connessione fra aperiodicità ed imprevedibilità. Non era facile trovare equazioni semplici che producessero la aperiodicità che egli andava cercando. Dapprima il suo computer tendeva a bloccarsi in cicli ripetitivi. Lorenz però tentò di introdurre nel modello vari tipi di complicazioni minori. Ma anche queste dimostrarono il loro fallimento. L’effetto “farfalla” si faceva sempre più evidente ( se una farfalla sbatte le ali in America, a distanza di un mese, per un insieme di concatenazioni può determinare un ciclone in Asia); insomma si entrava nei sistemi infiniti chiamati per comodità CAOS, semplicemente perché non sono in alcun modo determinabili. Nella scienza, come nella vita, è ben noto che una catena di eventi può avere un punto di crisi in cui piccoli mutamenti sono suscettibili di ingrandirsi a dismisura. Ma questo significava che tali punti erano dappertutto in qualsiasi sistema, non solo nei fenomeni meteorologi . Per quanto complesso fosse il computer che faceva i calcoli, ci sarebbero state sempre delle variabili che non sarebbe riuscito a calcolare. Prendiamo ad esempio le onde del mare, io potrei mettere in ballo qualsiasi sistema, ma non riuscirei in ogni caso a calcolare con precisione l’onda successiva, le bollicine che si formano sull’onda, gli schizzi che genera l’onda. E’ chiaro che tutto risponde ad un sistema di casualità, ma è un insieme di cause concatenate che hanno alla base l’infinito, in pratica il CAOS. E’ stupefacente che il CAOS si possa estendere non solo ai macrosistemi (universo, galassie, pianeti, ecc) ma anche ai microsistemi, dipendendo i microsistemi dai macrosistemi stessi. Questo significa che la FUNZIONE D’ONDA dell’elettrone non dipende tanto dall’atomo, ma da una scala di macrosistemi che stanno “sopra” l’atomo. L’autosomiglianza fra macrosisistemi e microsistemi implica la ricorsione, cioè una struttura all’interno di una struttura. L’autosomiglianza è incorporata nella tecnica di costruzione delle curve; la stessa trasformazione si ripete a scale sempre più piccole e questo all’infinito. Jonathan Swift dice “ Così osservando i naturalisti una pulce ha su di se pulci più piccole che la succhiano, e queste sono punzecchiate da pulci ancora più piccole e così via all’infinito”. La curva di Koch non solo esprime la nascita di una nuova scienza, quella del CAOS o meglio dell’INFINITO, ma esprima la concatenazione di tutti i fenomeni della realtà e dell’universo.

Claudio
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Re: L'ANGOLO DELLA SCIENZA

Messaggio da Claudio »

Quelle che stò per proporvi sono delle considerazioni che attingono al concetto di Anima che ha proposto secondo i presupposti della Fisica Quantistica un noto ricercatore in tal campo, ma che io stesso ho completamente modificato in quanto quello che veniva postulato era soltanto un campo elettromagnetico senza nocciolo individuale e scollegato dal concetto di VITA. Pertanto , in tale chiave, il concetto di anima sarebbe stato applicabile anche al vostro computer. Tendo a ribadirlo, perché quello che è postulato sotto è completamente mio.



STRUTTURA ANIMICA DEGLI ANIMALI



Certamente, gli animali hanno una struttura animica tanto più forte quanto più è elaborato il SNC. Anche gli animali possiedono un nocciolo individuale solo che questo a differenza di quello umano non si autoriconosce, cioè è privo di un attività critica. L’attività critica è subentrata nell’uomo o meglio ha trasformato il primate in uomo circa 200.000 anni fa (con il Cromagnon)ed in quel momento l’uomo ha iniziato a porsi la domanda dei significati, a guardare (e vedere) le stelle ed a sviluppare l’arte; l’attività critica dell’uomo è legata ad un'altra struttura che va oltre l’inconscio e non si intende in questa sede dare una terminologia che può richiamare alla religione, perché è tutt’altra cosa. Ma qui si intende parlare della struttura animica dell’animale (che ha anche l’uomo, come animale), la quale alla morte viene riutilizzata da altri animali simili, e può dare un impulso all'evoluzione delle specie (e quindi l’evoluzione della specie non avviene solo per selezione naturale in senso Darwiniano). Si tratta sostanzialmente di una forza magnetica, anche se molto debole e non rilevabile ma descritta molto bene dalla fisica quantistica. Il fatto che abbia specificato all’inizio che anche gli animali hanno un nocciolo individuale è estremamente importante per tutto il discorso che segue. Infatti una struttura energetica elettromagnetica ce l’ha anche il vostro computer, solo che questo non ha un nocciolo individuale né mai riuscirete a darglielo, né mai l’uomo riuscirà a costruire una struttura con un nocciolo individuale, perché questo è legato all’essenza stessa della vita, la quale va oltre a qualsiasi definizione sia fisica che filosofica. Ma la struttura animica è solo un aspetto della vita e possiamo definirlo come “un campo di informazione dinamica”.
Per chi non avesse capito faccio un po una sintesi, perchè il discorso altrimenti può risultare effettivamente complesso:
Un “campo di Informazione dinamica”, costituito da una determinata quantità di bit di Informazione, entro certi limiti di intensità, non potrà mai andare a costituire un singolo elettronvolt o Joule di energia. Ragion per cui, esso stesso (non potendo interagire con il resto dell’energia del sistema, molto più intensa e misurabile con strumenti fisici poiché in grado di interagire con i diversi campi elettromagnetici del sistema in questione), rimane sempre indipendente da qualsiasi processo entropico termodinamico.
La cosa più importante che possiamo dedurre da queste ultime considerazioni, è che un “campo di informazione dinamica” che rientri entro certi limiti di intensità e che converga in un punto che da l’individualità, non è vincolato da alcun tipo di processo entropico termodinamico. Ne segue a volte l’andamento, ma non è soggetto ad alcuna interferenza di campo. Esso è quindi in grado di auto-organizzarsi, ossia di mantenere costante e regolare la sua struttura nel tempo, senza alcuna interferenza da parte dei comuni campi di energia che vanno a costituire l’ambiente del sistema considerato. Inoltre, esso, una volta libero (con la morte) sarà in grado di fondersi con altri campi di informazione dinamica della stessa intensità, e quindi di accrescere la sua estensione nello spazio, ma non necessariamente il suo livello di intensità.
Ed ora andiamo a scoprire cosa ha a che fare tutto ciò che vi ho esposto sinora, con il concetto di Anima.
La mente umana, come ben sappiamo, produce un determinato campo magnetico nell'ordine delle decine di femtoTesla (1 fT = 10^–15 T). Questo campo, lo dobbiamo semplicemente alla nostra attività cerebrale. Già allo stato fetale, ossia pochi mesi prima della nostra nascita, il nostro cervello, grazie alla sua costante attività, produce un campo di informazione dinamica che dal momento in cui veniamo al mondo, continua negli anni a farsi sempre più intenso, sino a raggiungere un determinato limite. Ora è assolutamente necessario che vi sia ben chiara una cosa: il campo di informazione dinamica prodotto dall’attività cerebrale non è nient’altro che il prodotto di un campo elettromagnetico, però campo elettromagnetico e campo di informazione dinamica inerente alla vita non vanno confusi, in quanto il secondo è inerente alla vita e confluisce in un punto che da l'individualità, mentre il primo (campo elettromagnetico) resta anonimo, non necessariamente crea un campo di informazione, e può essere trovato, nel suo anonimato, in un infinità di altri sistemi non vitali.
Se proprio vogliamo, possiamo identificare il campo di informazione dinamica del nostro cervello, come una sorta di “risonanza” del campo magnetico dovuto all’attività cerebrale (molto più intenso e quindi misurabile con strumenti fisici: es EEG ed altro).
Un campo di informazione dinamica e confluente in un punto è in grado di auto-organizzarsi, ossia di mantenere costante e regolare la sua struttura nel tempo, senza alcuna interferenza da parte dei comuni campi di energia che vanno a costituire l’ambiente del sistema considerato (in questo caso: mente umana – ambiente ad essa circostante).
Ecco quindi in quali termini potremmo intendere il concetto di Anima; ovvero, essa è da considerarsi un particolare tipo di campo di informazione dinamica, in grado di dissociarsi dal corpo fisico che lo “ospita”, nel momento in cui non vi sono più i presupposti per poter rimanere legato alla propria sorgente elettromagnetica (attività cerebrale).
Affermare quindi che l’Anima sopravvive alla morte al di la di un tempo definito, è quindi in linea di principio del tutto corretto. Affermare che gli animali (oltre alla specie umana) hanno un’Anima, anche in questo caso è in linea di principio corretto.
Tutte queste ipotesi e considerazioni, sono a mio avviso totalmente in accordo e “affini” alla teoria di Rupert Sheldrake sui campi morfogenetici, a quella di Richard Dawkins sulla Trasmissione dei Memi (memetica), e infine a quella di Carl Gustav Jung sull’Inconscio collettivo. Nella "scienza ortodossa", tutto il discorso sull'interazione tra Entropia termodinamica e Informazione, risulta valido solo ed esclusivamente su sistemi isolati (chiusi e aperti) in cui è presente un osservatore in grado di interagire con il sistema considerato e quindi di rilevare-calcolare tutto ciò che accade all’interno del sistema stesso (di cui egli fa parte). Questa condizione è quindi l’unica che ci è consentito di conoscere, sulla base della quale siamo in grado di misurare-calcolare ogni passaggio di stato dell’energia, con rispettivi livelli di entropia (termodinamica e dell’Informazione) e quantità di Informazione. Da questo assunto, si arriva quindi alla seguente conclusione: Per qualsiasi osservatore (si noti bene "osservatore") che si trovi all’interno di un sistema termodinamico, è assolutamente impossibile misurare-calcolare un’eventuale quantità di Informazione che si sposti o si trovi al di fuori del proprio sistema di riferimento. Nell’ipotesi a Molti Mondi di Everett, tutte queste mie considerazioni trovano sicuramente terreno fertile. Sia chiaro che queste considerazioni sono una deduzione logica che può derivare non solo dalla Fisica Quantistica, ma anche dalla Fisica Classica. Ho riportato in sintesi solo quello che ha scritto un fisico quantistico ma aggiungendo delle correzzioni che ritenevo indispensabili, ma non ho frainteso niente. Capisco che per te il Sapiens si serva solo del cervello per elaborare, ma ci sono dei fatti che farebbero pensare il contrario.
E' chiaro che tutto passa attraverso il cervello. Hai capito, passa attraverso il cervello, non è il cervello.
Rupert Sheldrake, biologo e saggista britannico, nei suoi scritti: A New Science of Life (1981) e The Presence of the Past (1988), elabora la teoria dei campi morfogenetici. Sheldrake si pone il problema di prevedere il comportamento di un aggregato (un sistema, un organismo complesso composto da più parti) sulla base dei comportamenti dei suoi singoli elementi. Prendendo come riferimento il volo degli stormi di uccelli, o la formazione dei cristalli, fino a considerare le molecole proteiche del corpo umano o la formazione di cellule diverse a partire da un'unica cellula e da un unico DNA, Sheldrake idividua la presenza di una forza invisibile presente nel sistema ma non identificata con uno dei suoi componenti, bensì col sistema stesso. Inoltre questo "campo morfico", responsabile dell'organizzazione, della struttura e della forma del sistema, avrebbe una sua memoria, determinata - questa si - dal contributo di ciascun membro.

In linea con la moderna fisica, che parla di campi elettromagnetici e gravitazionali, e parallelamente alle scoperte della fisica quantistica sull'entanglement (ovvero sulla permanenza di una relazione tra due particelle subatomiche poste a distanza), Sheldrake elabora tre principi base dell'ipotesi della Causalità Formativa:

I campi morfogenetici sono un nuovo tipo di campo che fino ad ora non è stato riconosciuto dalla fisica: non potranno mai essere realmente compresi attraverso le concezioni meccanicistiche classiche, ma richiedono concetti assolutamente nuovi. Ma guarda un po Sheldrake aveva postulato che ci fosse l'anima una scoperta che aveva fatto anche Platone.

Così come gli organismi alla cui formazione presiedono, si evolvono. Hanno una storia e, grazie a un processo chiamato risonanza morfica, contengono in sé una memoria. Ogni individuo facente parte di una specie, attinge alla memoria collettiva della specie e si sintonizza con i suoi membri passati, a sua volta contribuendo all'ulteriore sviluppo della specie stessa (al di la di qualsiasi concetto Darwiniano). Mi pare che sia quello che io stesso avevo postulato in altra occasione. Mi pare che questo sia strettamente collegato all'Inconscio Collettivo di Jung.
Fanno parte di una famiglia più vasta di campi, detti campi morfici: così come i campi già noti dalla fisica, essi sono memorie di influenza all'interno dello spazio-tempo, localizzati dentro e intorno ai sistemi che organizzano e strutturano con le loro informazioni. Essi presiedono e organizzano i sistemi, ponendo ordine al caos e all'indeterminismo. Inoltre comprendono in sé e connettono le varie parti del sistema o dei sistemi che organizzano


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Belline, poeta francese, nel 1960 perde un figlio di vent'anni. E' l‘unico figlio che hanno e per i genitori è uno strazio atroce.

Dopo qualche mese però nel dormiveglia Belline crede di sentire la voce del figlio.

Dirà era chiaramente la sua voce, lo stesso tono, la stessa impronta.

Per alcuni mesi Belline porrà domande al figlio morto, sul suo incidente stradale, su ciò che ha provato.

Strano, la voce non descrive nessun tunnel come usualmente credono i cultori delle esperienze post mortem, ma semplicemente un grande vuoto da cui gradualmente è emerso.

Finche Michel si congeda : " Compi i gesti della vita come un rituale.
Lava le tue mani ed i tuoi pensieri.
Alla fine tutto è nel pensiero"

La moglie che gli è accanto non sentirà mai niente e resterà sempre scettica, valutando il fenomeno come una suggestione.

Ma Belline sentirà la necessità di scrivere un libro dove inviterà in egual misura atei e credenti, che esprimano la loro opinione su un possibile o meno aldilà.

Il libro "Il terzo orecchio è interessante, diventa un Betz-seller ed alla fine il famoso Ernest Junger (zoologo e filosofo) scriverà un "Mantra" da porre come conclusione del dibattito.

" Coloro che si rompono il capo per sapere se è possibile vivere nelle stelle non hanno la minima idea di cosa sia la VITA

Quando saliamo fino al mondo delle nevi, tutto diventa più semplice, cristallino.

La VITA parla con voce più chiara.

I ghiacci eterni, riserva inesauribile di calore, di forza, di amore.

Noi siamo contemporaneamente, embrioni di una superiore condizione e seno materno che porta questa stessa condizione.

Lo sciame di efemeridi che il vento diperde, ha anch'esso, la sua patria temporale, la sua continuità fuori del tempo.

Nascita e morte: è sotto questa forma che l'individuo ha pagato la sua entrata e la sua uscita, qualunque sia la commedia interpretata interiormente.

Quando la morte si avvicina alla velocità del baleno ci sembra che la VITA non possa sfuggirgli.

Ma non si tratta in quel caso di velocità.

La VITA è fuori del tempo.

E' ciò che provoca la rabbia segreta del demonio.

Quand'anche la morte riuscisse a scacciare la VITA alla velocità della luce, quest'ultima conserverebbe un palmo di vantaggio sulla morte che s'attacca ai suoi passi e non è che la sua ombra.

Vi sono delle cose che una parte del nostro essere è costretto per necessità a dissimulare all'altra parte.

L'ora della nostra morte è una di quelle.

E' solamente l'arrivo inaspettato della morte che ci sorprende, non la morte stessa.

Siamo smarriti per un momento come dopo un risveglio.

Poi sappiamo che è venuta l'ora di alzarci.

Non abbiamo mai smesso di conoscerla durante il lungo sonno, durante la lunga notte.
Ernest Junger

Claudio
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Re: L'ANGOLO DELLA SCIENZA

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I MICRORGANISMI CHE SALVERANNO IL MONDO



DA BAMBINO, nei primi anni Settanta, Alexander Sulakvelidze sognava già di diventare una stella nel firmamento della scienza sovietica. Affascinato dall'esistenza nelle sue manifestazioni più microscopiche, si è laureato in Microbiologia alla Tbilisi State Medical University, nella sua città natale, la capitale della Georgia. A ventisette anni, era già vicedirettore dell'equivalente sovietico dei Centers for Disease Control americani e collaborava con l'Eliava Institute, ente locale di ricerca sulle malattie infettive. Era insomma al culmine della sua brillante carriera. Nel 1989, però, con la caduta del muro di Berlino, andò in pezzi anche la formidabile infrastruttura scientifica dell'Unione sovietica. E all'inizio degli anni Novanta la situazione lavorativa di Sulakvelidze era ferma a una fase di pesante ristagno. Novello Ginsberg georgiano, si ritrovava ad assistere tristemente al declino intellettuale delle migliori menti della sua generazione. «Non c'era più niente da fare», ricorda oggi. «Abili scienziati erano costretti a fare tutt'altro lavoro, o a passare le proprie giornate a giocare a carte e a scacchi». Ma lui era deciso a non arrendersi, ed emigrò in America. Nel 1993 lasciò Tbilisi per Baltimora, alla volta di un dottorato di ricerca della National Academy of Sciences presso il Dipartimento di medicina della University of Maryland, dove avrebbe collaborato con Glenn Morris, uno dei più autorevoli epidemiologi del mondo. Al suo arrivo, trovò il team in piena crisi. L'enterococcus, un batterio comune generalmente presente nello stomaco e nell'intestino umani, aveva cominciato a mostrare una certa resistenza al vancomycin, un antibiotico di recente progettazione. Tra il 1992 e il 1994 aveva infettato settantacinque persone, uccidendone sei. E un'indagine condotta nell'autunno del 1993 su un campione casuale di pazienti, aveva riscontrato la presenza del batterio nel sangue del venti per cento di essi. La gente moriva, e sembrava non ci si potesse fare niente. Il microbiologo georgiano arrivava a proposito. Nella sua terra d'origine, le infezioni venivano trattate, oltre che con gli antibiotici, con dei virus in grado di attaccare e distruggere i batteri. Così un giorno, mentre Morris si lamentava di non riuscire a fermare l'epidemia, Sulakvelidze gli chiese candidamente: «Perché non provate con i batteriofagi?». Quella domanda era il segnale d'inizio di una nuova era nell'annosa battaglia tra uomo e microbi: un'era in cui gli scienziati avrebbero cominciato a sfruttare a proprio vantaggio l'evoluzione, invece di combatterla. L'origine dell'improvvisa ondata di contagi nel Maryland non è più un mistero: l'uso a tappeto degli antibiotici, sia negli umani che negli animali, riduce il rischio di infezione a breve termine, ma allo stesso tempo spinge i batteri ad adattarsi a un ritmo impressionante. I germi che sopravvivono danno vita a nuove generazioni di supermicrobi, invulnerabili anche ai farmaci più potenti. In un infinito braccio di ferro, gli scienziati sono riusciti a scoprire antibiotici sempre più forti, ma i batteri sembrano avere la meglio in questa lotta incessante.

Un asso nella manica che sembrava dimenticato

A gennaio del 2002, sette persone sono morte in un ospedale di Tokyo per un'infezione causata da un ceppo di Serratia (un microbo intestinale) resistente ai farmaci. A marzo dello stesso anno, l'intero reparto di chirurgia vascolare del Royal Infirmary di Edinburgo è stato messo sotto sequestro dopo la morte di tredici pazienti contagiati da Staphylococcus aureus (responsabile della maggior parte delle infezioni negli ospedali) a prova di meticillina. Il mese dopo, a Detroit, una quarantenne diabetica è stata infettata da un'altra variante di S. Aureus resistente alla vancomicina. Ogni anno 40 mila persone muoiono per infezioni del genere che, nei migliori dei casi, costano comunque ai servizi sanitari nazionali (secondo una stima della National Foundation for Infectious Diseases americana) quattro miliardi di dollari in terapie aggiuntive. Le prospettive sono allarmanti. Sempre più esperti prevedono un futuro in cui patologie ormai debellate, come la tubercolosi e la pleurite, riemergeranno con violenza e i sistemi immunitari più deboli soccomberanno all'attacco di infezioni un tempo innocue. «L'uomo non può vincere contro i batteri», spiega Sulakvelidze. «Ogni volta che tenterà di debellarli loro ritorneranno, più forti di prima». Se il problema è l'adattamento, però, anche la soluzione può venire da lì. Sulakvelidze, Morris e altri si sono quindi concentrati sui batteriofagi, virus evoluti in grado di distruggere i microbi. Secondo tale approccio, è la natura a sostituirsi al laboratorio, senza le ingenti spese e gli inevitabili - e numerosi - fallimenti della ricerca farmaceutica. Al contrario degli antibiotici, i "fagi" sono vari e numerosi come i loro nemici e il loro percorso evolutivo ha seguito, tappa per tappa, quello degli avversari. Il difficile - hanno scoperto Sulakvelidze e Morris - non è sfruttarli a scopo terapeutico, quanto piuttosto trasformare un vecchio rimedio russo in una strategia scientifica del Ventunesimo secolo. La scoperta dei "fagi" è oggetto di numerose dispute accademiche. L'unica cosa certa è che nel 1917 un eccentrico scienziato franco-canadese di nome Félix d'Hérelle riusci a isolarli e li chiamò, appunto, batteriofagi ("divoratori di batteri"). Negli stessi anni, senza sapere nulla del lavoro di d'Hérelle, anche George Eliava aveva scoperto questi microrganismi, raccogliendo dei campioni del fiume Mtkvari, che attraversa Tbilisi. Eliava, responsabile del Centro di batteriologia della città, aveva lasciato un vetrino con l'acqua del fiume - contenente dei batteri di colera - sotto il microscopio per tre giorni. Al suo ritorno, i germi non c'erano più. Lo scienziato, dunque, ipotizzò che qualcosa li avesse distrutti e si dette da fare anche lui per isolare i microrganismi killer. Per puro caso, in seguito, i due si ritrovarono a lavorare iniseme, prima al Pasteur Institute di Parigi e poi all'Istituto di microbiologia fondato a Tbilisi nel 1923 e in seguito dedicato proprio alla memoria di Eliava.

Come monaci medievali

Fu allora che una minuscola cerchia di scienziati ideò la nuova terapia, mettendo insieme scrupolosamente il primo (e unico) catalogo mondiale dei "fagi", raggruppandoli in cocktail per curare varie patologie di origine batterica, dal mal di stomaco alla polmonite. I batteriofagi divennero prassi comune nella farmacologia sovietica, ed ebbero anche il loro momento di notorietà in America, con la proposta da parte di Eli Lilly, negli anni Trenta, di un programma di produzione attiva dei virus killer. I medici russi li utilizzarono sui campi di battaglia durante la seconda Guerra mondiale, e le truppe del generale tedesco Erwin Rommel fecero lo stesso in nord Africa. Ma l'idillio tra fagi e Occidente non durò molto: gli esperti americani cominciarono a sollevare dei dubbi sulla loro efficacia, e quando nel 1941 la penicillina - accolta come farmaco miracoloso - fece la sua comparsa negli ospedali, tutti se ne dimenticarono. Negli anni Settanta, l'Eliava Institute era ormai sprofondato nell'oblio: cinquant'anni di ricerca rischiavano di andare persi per sempre. Ma gli scienziati del centro, con la tenacia di monaci medievali, fecero di tutto per mantenere in vita il loro "database".

«Un giorno, all'Eliava, è andata via la corrente», raccontano Michael Shnayerson e Mark J. Plotkin in The Killers Within: The Deadly Rise of Drug-Resistant Bacteria. «Nei mesi successivi, continuò ad andarsene spesso, fino al blackout totale del 1993. I ricercatori misero i fagi nei frigoriferi di casa loro; almeno, in quelli, l'elettricità funzionava qualche ora al giorno». Nel frattempo, Sulakvelidze ne portava degli esemplari in America, racchiusi in un'ampolla piena d'acqua ogni millilitro della quale ne conteneva circa duecento milioni. Nei fiumi, laghi e oceani di tutto il mondo ce n'erano circa 1031 specie diverse: per certi aspetti, sono la forma di vita più diffusa sul pianeta. Sono dappertutto, e l'unico scopo della loro vita è quello di riprodursi. La distruzione dei batteri è solo un'attività collaterale. Al contrario degli antibiotici, che attaccano i batteri indirettamente inibendone i meccanismi cellulari, i fagi sono veri e propri missili che distruggono la cellula stessa. Si riproducono all'impazzata, producendo una miriade di minuscoli cloni, finché essa non scoppia. La loro capacità riproduttiva li rende terapeuticamente perfetti: sono l'unica medicina che, una volta arrivata nel sangue, non si esaurisce mai, finché l'infezione non è stata debellata. Oltretutto, ne esistono parecchie varianti, ognuna in grado di attaccare un batterio specifico. Un fago anti-Salmonella non ha alcun effetto sullo Staph aureus, e viceversa. Questa caratteristica è al tempo stesso il vantaggio e lo svantaggio dell'uso di questi virus come agenti terapeutici: al contrario degli antibiotici a largo spettro, che uccidono qualsiasi microbo incontrino, i fagi distruggono i germi patogeni e "lascaino intatta la microflora benigna". Ma proprio per questo, la cura dev'essere accuratamente studiata, per prendere di mira il batterio giusto.

La definizione dell'arsenale



La terapia fagica ideata dai russi era polivalente (ogni preparato conteneva diverse specie in di attaccare batteri diversi) ma al tempo stesso imprecisa: nemmeno gli scienziati dell'Eliava conoscevano con precisione la composizione dei farmaci. Il compito di Sulakvelidze è stato quello di progettare un arsenale completo e puntuale di virus che potessero essere combinati secondo proporzioni stabilite. Con il suo team del Maryland, ha messo insieme una raccolta di monofagi - composti da singole specie - e ha sequenziato il genoma di ogni variante, arrivando a una classificazione inimmaginabile ai tempi di Eliava. Spesso un solo preparato aveva fino a 17 obiettivi diversi", spiega il ricercatore. «Ma nessuno sapeva quali fossero i fagi effettivamente attivi tra quelli presenti all'interno del composto. Oggi, invece, sappiamo esattamente come mescolare i nostri cocktail e possiamo produrli in serie, perfettamente identici». Per procurarsene altre specie, è bastato prelevare ulteriori campioni dall'Inner Harbor di Baltimora. Le acque della Chesapeake Bay, in cui si trova il porto, sono a stretto contatto con quelle dell'oceano Atlantico, particolarmente ricche di microrganismi. Se non ne funziona uno, basta provare con un altro. «L'interscambiabilità è uno dei principali vantaggi dell'uso dei fagi», aggiunge Sulakvelidze. «Per produrre un antibiotico ci vogliono dieci anni e moltissimi soldi. La natura è il miglior laboratorio del mondo. Nessuna azienda o istituzione può reggerne il paragone». Prima di conoscere il russo, Morris aveva già sentito parlare dei batteriofagi. Fin dagli anni Sessanta, questi virus erano utilizzati per il trasferimento di geni tra batteri, e avevano svolto un ruolo fondamentale nell'evoluzione dell'ingegneria genetica. Morris però, come la maggior parte degli scienziati occidentali cresciuti nell'era degli antibiotici, non li aveva mai presi in considerazione come possibile trattamento anti-infezioni. Ma via via che passava in rassegna, con la guida di Sulakvelidze, la letteratura sull'argomento - per quanto scarsa e imprecisa - cresceva in lui l'entusiasmo: stava scoprendo un'arma rivoluzionaria nella sua annosa lotta contro i batteri. I due scienziati iniziarono a raccogliere fagi dal sito più vicino: il porto di Baltimora e la Chesapeake Bay. Ma, per portare avanti una ricerca più approfondita, avevano bisogno di soldi. Nel 1996 Caisey Harlingten, imprenditore che aveva già finanziato alcuni progetti di evoluzione tecnologica dell'oftalmologia, fondò un'azienda e stipulò una partnership con l'ormai agonizzante Eliava Institute. Gli americani speravano di approfittare del database sovietico e dei decenni di esperienza fatta dai russi in campo militare e ospedaliero. Ai ricercatori di Tbilisi, in cambio, furono promesse delle royalty, e la possibilità di salvare la loro preziosa collezione. A dirigere la nuova azienda, però, fu chiamato un altro scienziato, Richard Honour, che decise ben presto di tagliare i ponti con il centro sovietico, preferendo realizzare fagi geneticamente modificati direttamente negli Stati Uniti. L'Fda, del resto, avrebbe difficilmente autorizzato l'importazione dalla Georgia che in realtà erano disponibili ovunque.

Sperimentare sugli animali

A questo punto Sulakvelidze e Morris si trovavano a un bivio. Andare avanti con la Phage Therapeutics di Harlingten avrebbe voluto dire tradire l'origine dell'idea, nonché i connazionali - e amici - di Sulakvelidze, che tra l'altro era drasticamente contrario all'ipotesi dei fagi Ogm: perché cercare di migliorare un'arma che la natura aveva già provveduto a perfezionare nel corso dei millenni? «Mi dispiace dirlo, ma dal punto di vista economico non è assolutamente conveniente istituire un centro di produzione a Tbilisi, con i tempi che corrono», ammette il georgiano. «Tuttavia abbiamo ritenuto lo stesso inappropriato andare avanti con Harlingten, e ci siamo licenziati». Si ritrovarono quindi da soli con un progetto di ricerca, l'appoggio dell'Eliava e dei temibili concorrenti: oltre alla Phage Therapeutics, c'era anche una startup analoga ispirata agli studi di Carl Merrill, un ricercatore del Nih esperto in transfer genetici, che si era interessato ai fagi fin dagli anni Sessanta. Nel 1993, aveva lanciato i primi farmaci a composizione fagica per l'Exponential Biotherapies. Fortunatamente, Sulakvelidze e Morris riuscirono a portare dalla loro parte quattro imprenditori di Baltimora e grazie ai loro finanziamenti fondarono una nuova società, l'Intralytix, nel 1998. Come amministratore delegato, fu chiamato John Vazzana, un veterano del settore ormai in pensione: a lui era affidato il compito di guidare l'Intralytix attraverso i deserti della sperimentazione fino al traguardo dei sospirati profitti. Nel 2002, era ormai chiaro che bisognava trovare una strategia per guadagnare tempo finché i farmaci russi non avessero raggiunto gli standard occidentali. Anche la concorrenza era con l'acqua alla gola: ironia della sorte, la Phage Therapeutics aveva già chiuso. Per evitare di fare la stessa fine, ci voleva una bella iniezione di fantasia. La soluzione proposta da Vazzana fu tanto sorprendente quanto ovvia: l'Intralytix si sarebbe concentrata sugli animali, invece che sull'uomo. Nelle fattorie americane c'erano circa otto miliardi di esemplari idonei all'operazione: sette miliardi e mezzo di polli, trecento milioni di tacchini e cento milioni di bovini. Nella loro breve e anonima vita, a queste creature vengono di solito somministrati una decina di antibiotici diversi, molti dei quali utilizzati anche dall'uomo. Alcuni hanno uno scopo terapeutico (quando qualche pollo si ammala, l'allevatore li cura tutti iniseme comunque), altri come promotori della crescita (per farli sviluppare più sani e più velocemente). Purtroppo, i microbi nocivi per questi animali ormai assuefatti all'antibiotico diventano sempre più evoluti, e le infezioni sono ogni giorno più difficili da eliminare. Le istituzioni e le aziende ci hanno messo un po' a reagire, ma ora stanno passando al contrattacco. L'Unione europea recentemente ha proibito (con una legge che entrerà in vigore a partire dal 2006) l'uso di antibiotici sugli animali a scopo non terapeutico, e l'amministrazione di Washington sta prendendo in considerazione la possibilità di un provvedimento analogo. A febbraio del 2002 la Tyson Foods, la Perdue Farms, e la Foster Farms, colossi americani dell'allevamento, hanno deciso di smettere di usare i promotori della crescita.

Nell'attesa di una nuova era

Sulakvelidze sta lavorando alla produzione di farmaci a composizione fagica in grado di ridurre l'uso degli antibiotici anche nel trattamento delle patologie. A giugno del 2002, l'Environmental Protection Agency ha finanziato la sperimentazione di un primo prototipo per la cura del Listeria monocytogenes nel pollame. Il cibo sicuro, ovviamente, è solo un primo passo in attesa di raggiungere l'obiettivo reale: il lancio di cocktail fagici in grado di salvare la vita ai pazienti colpiti da infezioni oggi incurabili. Secondo le previsioni di Sulakvelidze, questi prodotti dovrebbero costare meno degli antibiotici. Già adesso questi farmaci sono in commercio nell'Europa dell'Est, e la fama della loro efficacia si è diffusa anche in Occidente. Purtroppo, considerato il macchinoso iter per l'approvazione dei nuovi farmaci elaborato dall'Fda, la soluzione più immediata è attualmente il ricorso al mercato nero. O almeno, parecchi malati nordamericani hanno deciso di fare una gita a Tbilisi, nella speranza di un miracolo. E prima o poi i fagi saranno reperibili anche in posti come Bangkok e Tijuana: è solo questione di tempo. «È una situazione frustrante», commenta Morris. «Come medico, mi piacerebbe che anche i malati del mio paese potessero fare ricorso ai batteriofagi. Ogni volta che esce un articolo sull'argomento, ricevo una cinquantina di mail che mi chiedono "Quando saranno in vendita?" Cosa dovrei rispondere?». Per esempio potrebbe rispondere che la terapia fagica per l'uomo dovrebbe essere disponibile in America nel giro dei prossimi cinque anni, e che nel frattempo si sta incominciando a utilizzare questi virus sugli animali e le piante. La scienza occidentale sta riscoprendo un rimedio che si credeva passato di moda, ma verrà il giorno in cui i preparati fagici saranno in bella vista sullo scaffale della farmacia insieme al sapone antibatterico, e l'epoca d'oro degli antibiotici cederà il passo al "Rinascimento dei batteriofagi". E allora, i microbi avranno finalmente pane per i loro denti.


Immaginebatterrio T4 by Claudio Sauro, su Flickr

Claudio
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Re: L'ANGOLO DELLA SCIENZA

Messaggio da Claudio »

L’IMPORTANZA DELLA LUCE SOLARE PER PREVENIRE LE MALATTIE.


Ma prendere la vitamina D3 con integratori e alimenti...o con la luce del sole, ha la stessa efficacia? La Risposta è no, non è la stessa cosa. Infatti mentre la vitamina D3, assunta con alimenti ed integratori ti fornisce solo la vitamina D3, Quella assunta esponendo la pelle al sole, stimola la contemporanea produzione di vitamina D3 (di cui vi ho parlato anche troppo), MSH o ormone melanotropo (MSH, dall'inglese Melanocyte Stimulating Hormone) è un ormone che viene prodotto nella parte intermedia dell'ipofisi, e agisce sui melanociti cutanei, inducendo la sintesi della melanina e della pigmentazione cutanea, influenzandone l'attività. La sua secrezione è correlata a quella dell'ormone adrenocorticotropo, tale da caratterizzare un soggetto patologico per Malattia di Addison ACTH-indipendente (dovuta ad ipofunzionalità del surrene), ma l’MSH inibisce la produzione patologica di ACTH , indispensabile per la produzione di cortisolo endogeno e quindi per affrontare tutti i tipi di stress. L’MSH inibisce la produzione di ACTH (se questa diventa patologica), poiché condividono la stessa molecola precursore, Pro-opiomelanocortina (POMC).: l'ipofisi risponde correttamente alle basse concentrazioni di glucocorticoidi circolanti, e la sua iperstimolazione causa un'ulteriore secrezione di MSH tale da condurre all'iperpigmentazione di zone sensibili e/o particolarmente esposte. L'ormone melanotropo stimola la produzione e il rilascio di melanina (melanogenesi) da parte dei melanociti nella pelle e nei capelli . L'MSH segnala al cervello stimoli rivolti all'appetito e all'eccitazione sessuale (endorfine). Sono finora stati identificati cinque tipi di recettori sui quali agisce l'MSH; essi sono i cinque recettori della melanocortina MC1R - MC5R. Questi recettori sono presenti praticamente in ogni organo, rendendo gli effetti dell'MSH diffusi e molteplici; le attività fisiologiche note dell'MSH sono i processi di pigmentazione, antinfiammatori, omeostasi energetica, appetito e la funzione sessuale. Le melanocortine espresse nel cervello sono in grado di attraversare la barriera emato-encefalica (BEE) e si legano con i recettori MC3R e MC4R; si pensa che questi svolgano un ruolo fondamentale nell'alimentazione e nel controllo del peso corporeo. Gli ormoni della melanocortina (MSH) sono espressi nei tessuti periferici quali: testicolo, ovaio, placenta, duodeno, fegato, rene e cute, dove possono determinare una risposta di tipo: paracrino e contemporaneamente autocrina. Gli effetti del legame dell'MSH con i suoi recettori specifici espressi normalmente sui melanociti della pelle, porta alla via di segnalazione intracellulare che coinvolge il calcio come secondo messaggero; provocando la sintesi di melanina da parte dei melanociti in risposta, soprattutto, ai raggi UVA, .Diversi livelli di MSH non sono la principale causa di variazione razziale nel colore della pelle. Inoltre la luce solare stimola la produzione di endorfine e cerebrosine. Le endorfine invece sono un insieme di sostanze che vengono rilasciate quando un impulso nervoso o la luce solare sotto forma di ultravioletti UVB raggiunge la colonna vertebrale, le endorfine vengono rilasciate in modo da prevenire un ulteriore rilascio di questi segnali.. Anche una forte emozione rilascia endorfine, così come l'ingestione di certi cibi, ad esempio la cioccolataa e in generale alimenti dolci o comunque ricchi di carboidratii. Numerose ricerche si stanno ancora effettuando in proposito, ma è opinione comune che le endorfine svolgano un'azione di coordinazione e controllo delle attività nervose superiori, tanto da poter essere eventualmente correlate con l'instaurarsi di espressioni patologiche del comportamento nel caso in cui il loro rilascio divenisse incontrollato. Ma questo generalmente non si verifica mai con l’esposizione al sole, ma generalmente in seguito a forti emozioni. Potremmo dire che la luce solare, al contrario, ne regolarizza la produzione. Come anche numerosi alcaloidii di derivazione morfinica, le endorfine sono in grado di procurare uno stato di euforiaa o di sonnolenzaa più o meno intenso a seconda della quantità rilasciata; questi stessi effetti si possono riscontrare anche durante l'orgasmoo, da cui deriva la tipica condizione fisica correlata. Le cerebrosine hanno azione euforizzante ed analgesica, analoga alle endorfine, ma hanno azione più marcata sul neurone nel mantenere l’integrità di membrana e la funzione di trasporto dei mediatori chimici cerebrali.

Quindi cari Lettori, se vi esponete “Non più di 10 – 20 minuti la pelle alla luce del sole senza creme protettive ed a tutto corpo, i raggi UVB vi faranno produrre i seguenti ormoni e vitamina: Vitamina D3 (in quantità altissima, da 15.000 a 20.000 unità, MSH (ormone antinfiammatorio che stimola anche l'abbronzatura), ACTH (ormone che stimola il rilascio del cortisolo, endorfine e cerebrosine. Come anche numerosi alcaloidii di derivazione morfinica, le endorfine sono in grado di procurare uno stato di euforiaa o di sonnolenzaa più o meno intenso a seconda della quantità rilasciata; questi stessi effetti si possono riscontrare anche durante l'orgasmoo, da cui deriva la tipica condizione fisica correlata. Dopo i 10-20 minuti (a seconda della pelle più o meno chiara) potete mettere le creme protettive.

Inoltre la luce solare percepita dalla retina e segnalata all'epifisi o ghiandola pineale, influisce positivamente sui 4 ormoni prodotti dalla pineale e che a loro volta influenzano i cicli cicardiani di tutti gli ormoni dell'organismo; questi 4 ormoni della pineale sono tutti di tipo INDOLICO IL CUI PRECURSORE è il triptofano presente in abbondanza nelle carni e nel latte, e sono:
La 5-metossi triptamina prodotta nel pomeriggio
la 5 metossi triptofolo prodotto a mezzogiorno
la 5 metossi-indolacetico prodotto al mattino
la Melatonina, prodotta la notte
Quindi “se ci tenete alla salute ed al vostro Umore”, uscite a dorso nudo fuori di casa e prendete 10 – 20 minuti di luce solare....vi diranno grazie, ossa, sistema immunitario e buon umore, più della Vit D di sintesi.

Considerato quanto sopra, possiamo ragionevolmente dire che la luce solare è importante quanto l’alimentazione per mantenere uno stato di buono salute id in particolare è il principale fattore antidepressivo. Diciamo che ci vogliono entrambe per mantenere uno stato di buona salute.

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