I jardin de la faleise

Il progetto Jardin de la faleise di Se@sonRose consiste, nella sua globalità, nella creazione di una serie di “laghi” con superficie contenuta (in media 4.000 m/q) ed elevata profondità (oltre 10 m) nelle zone ritenute idonee dai nostri tecnici in collaborazione con le autorità locali.

Si tratta complessivamente di una riserva di oltre 400 milioni di litri d’acqua che avrà una significativa incidenza sia sul livello idrometrico delle falde che alimentano i pozzi delle zone interessate sia su diversi aspetti della vita degli abitanti. Come ha dimostrato il primo dei 15 bacini previsti dal progetto globale, il “Lago Se@SonRose…”, completato nel 2007.

Grazie a questo progetto abbiamo acquisito una serie di informazioni tecniche e ambientali che ci hanno permesso di elaborare delle ipotesi attendibili sulle conseguenze della presenza in zona di una massa d’acqua di 400 milioni di litri.

E di prevedere di saldare una stagione delle piogge alla successiva.

IL MALI: ORGANIZZAZIONE SOCIALE E POLITICA

Il Mali (Africa) è una repubblica amministrativamente organizzata in regioni. L’area Dogon è nella regione di Mopti, a sua volta divisa in distretti (“cercle”). A loro volta divisi in comuni, ognuno amministrato da un sindaco. Il Mali possiede estesi giacimenti di fosfati, oro, uranio, ferro, manganese e sale, poco sfruttati, però, anche a causa della carenza di infrastrutture. L’area di etnia Dogon (quella in cui operiamo) è comunque estremamente povera e priva di risorse, ed è probabilmente questo il motivo per cui non è afflitta da tensioni o conflitti.

Qui si parla un francese molto contaminato, ma la comunicazione con gli abitanti è relativamente facile. A ogni comune fa capo un certo numero di villaggi. Quello di Kani-Bonzon, dove siamo presenti con Se@sonRose dal 2005, comprende 17 villaggi. Ogni villaggio ha un “consiglio degli anziani”: il consiglio nomina il capo villaggio, carica che rimane in essere per tutta la vita e che non può essere trasmessa ad altri membri della stessa famiglia.

Il Paese è a maggioranza musulmana. Nella regione in cui operiamo non ci sono evidenze di tensioni o conflitti con altre confessioni religiose: in ogni villaggio c’è una moschea, salvo rare eccezioni dove c’è anche – o solamente – una chiesa cristiana. Va detto che c’è una profonda impronta animista trasversale a tutte le confessioni dichiarate.

L’AREA DI INTERVENTO

Mali, area Mopti, Cercle de Bankass, comune di Kani-Bonzon. È la zona pre-desertica a sud-est di Mopti e comprende i diciassette villaggi interessati dal progetto nel suo insieme. Abitata prevalentemente dalla etnia dogon, dedita all’agricoltura, subisce gli effetti di una cronica e costante carenza d’acqua. La breve stagione delle piogge, che dura circa tre mesi l’anno, riversa direttamente sul bassopiano e attraverso numerose cascate dall’altopiano della Falesia di Bandiagarà (patrimonio naturale dell’umanità), una grande quantità di acqua che forma dei canali stagionali che si disperdono nella piana del Sahel.

Nelle poche depressioni in cui l’acqua si raccoglie questa evapora rapidamente per effetto dell’irraggiamento solare (si raggiungono facilmente e si superano i 40 °C) e della permeabilità del terreno. Lasciando solo un gran proliferare di zanzare.

In questo contesto sono stati realizzati da altre associazioni essenzialmente degli interventi di tipo “barrage” ossia dighe: dei muri di contenimento alti uno o due metri che confinano l’acqua nella depressione circoscritta. Altri interventi sono visibili sull’altopiano, ma non rientrano nella tipologia del nostro progetto, né nei costi che abbiamo previsto di sostenere.

Alla base della falesia la popolazione è concentrata in numerosi villaggi. Il nostro primo intervento (anni 2005-2007) lo abbiamo realizzato a Walia, villaggio di 600 persone circa. I successivi interventi, previsti nel progetto globale “I giardini della Falesia”, sono da realizzare in villaggi dello stesso distretto: la tabella sotto riporta il censimento 2008 dei pozzi di grande diametro per numero di abitanti.

Abitanti

Gli abitanti sono prevalentemente agricoltori: in condizioni normali l’unica coltura possibile è quella del miglio. La loro alimentazione è occasionalmente integrata da prodotti avicoli (uova) e, ancora più raramente, carne (pollame e ovini). A seguito del nostro primo intervento, a Walia si sono realizzati degli orti (“jardin”) e nel lago sono anche comparsi dei pesci commestibili. Grazie a questi orti, nella dieta degli abitanti di Walia sono comparsi peperoni, pomodori, melanzane, zucchine, fagiolini, insalate, piselli… tutti alimenti già noti ai Dogon, ma costantemente al di là delle loro possibilità economiche.

TABELLA 1 – DISTRETTO DI KANI-BONZON, CENSIMENTO POZZI (2008)

VILLAGGIO POPOLAZIONE NUM. POZZI (totale) DEI QUALI
IN BUONO STATO
Yabatali. 713 1 1
Bagourou. 785 3 2
Endè-ono. 704 1 1
Endè-ogodenga. 671 3 2
Endè-toro. 3799 3 2
Endè-guinik. 577 3 2
Walia. 630 4 3
Telly. 1.055 4 3
Kani-komolè. 1.867 7 6
Kani-bonzon. 3.372 2 1
Yasso. 263 1 1
Dogo Ley. 943 1 1
Dogo Do. 559 1 1
Dogo Guilado. 473 1 1
Dianwely. 324 2 1
Sadia Peule. 482 3 3
Sadia Dogon. 1.939 2 2
TOTALI 15.736 42 33

BISOGNI RILEVATI

La carenza cronica di acqua determina fortemente la quotidianità delle persone che vivono in questa zona. Le donne, soprattutto, a cui è affidato il compito di provvedere ai bisogni di acqua della casa, svolgono una mansione pressoché monotematica: pescare acqua da un pozzo più o meno lontano, versarla in un contenitore chiamato calibasse (una specie di zucca) e portarla alla propria capanna.

Ma l’acqua non serve solo alle necessità umane: serve ad abbeverare gli animali (capre, asini, sporadiche mucche, galline) e, in quantità ancora maggiori, serve all’agricoltura.

In questa zona, l’unica fonte di sostentamento è il miglio. Di fatto, la dieta alimentare di queste persone si compone esclusivamente di miglio, cucinato ed elaborato in più “ricette” (si spazia dal miglio bollito alla crema di miglio – che sopperisce la carenza di latte materno – fino alla birra di miglio). Poco altro, e raramente, è presente sulla tavola di questi uomini, donne e bambini Dogon.

Il miglio è l’unica coltivazione che può dare frutti nella stagione umida (giugno/settembre). Dalla semina al raccolto passano poche settimane. Finita la stagione delle piogge (fine agosto/metà settembre) il terreno non è più coltivabile – per qualsiasi prodotto agricolo – per la carenza d’acqua. Per ottenere un nuovo raccolto, i Dogon dovranno aspettare la successiva stagione delle piogge. Un anno.

SANITÀ E SALUTE

Lo stato di salute della popolazione è mediamente buono rispetto allo stile di vita (e a quello di altre popolazioni africane), e anche l’aspettativa di vita (47 anni) è più alto della media. Nel periodo della nostra permanenza non siamo venuti a conoscenza di situazioni sanitarie allarmanti. Il sistema sanitario nazionale prevede un certo numero di ospedali territoriali a cui fanno capo le infermerie pubbliche, dove le prestazioni mediche sono gratuite, mentre i farmaci sono tutti a pagamento. L’atteggiamento nei confronti della medicina occidentale è aperto e fiducioso, al punto che il mestiere di guaritore è in rapido declino.

AMBIENTE E SERVIZI

Nel territorio che abbiamo conosciuto grazie alle nostre iniziative, le case sono costruite in “banco”, un impasto di fango, acqua, argilla, paglia ed escrementi, col tetto di paglia e canne. Mancano completamente sistemi di separazione e canalizzazione delle acque sporche e qualunque altro sistema “sanitario”. Le strade sono appena dei sentieri di terra battuta o, peggio, semplici tracce attraverso la sabbia.

I villaggi sono come imprigionati tra il Sahel e la falesia, un’imponente parete di roccia lunga 160 km e alta 200/400 metri. Durante la stagione delle piogge, da questa muraglia si formano decine di cascate naturali che portano giù milioni di litri d’acqua in violenti torrenti che si disperdono poi nella pianura. Lo scopo del nostro intervento è di sfruttare al massimo questa preziosa “risorsa naturale”.

Energia

L’elettricità è un bene prezioso e sporadico. I pochi edifici in cui c’è sono per lo più riforniti da cellule fotovoltaiche: ospedali, infermerie, scuole… Tali sistemi, importati dagli occidentali, nel momento in cui si guastano non vengono riparati perché nessuno, a parte appunto gli occidentali, è capace di fare riparazioni o anche della semplice manutenzione, su attrezzature di alta tecnologia. Per alcuni servizi essenziali, come gli ospedali, ci sono per fortuna anche dei generatori a gasolio.

Trasporti

Non c’è praticamente movimento di popolazione tra un villaggio e l’altro e l’automobile è un bene rarissimo. Nelle occasioni di mercato i mezzi di trasporto sono, per chi può permetterseli, vecchie motociclette e biciclette, oppure carretti trainati da un asino. Altrimenti ci si muove a piedi, anche per raggiungere le fonti di approvvigionamento d’acqua (compito esclusivo delle donne), con viaggi che in qualche caso comportano parecchie ore di marcia.

La scuola

Il ciclo scolastico è organizzato in sei classi primarie: quasi ogni villaggio ha un edificio scolastico, ma non tutti sono operativi. Questo perché le “strutture” vengono spesso sponsorizzate da associazioni occidentali, che tuttavia poi non si curano di stipendiare i maestri per un periodo di tempo adeguato. Spesa di cui il governo non si fa carico tranne nei rari casi in cui l’iniziativa sia stata precedentemente concordata (e succede spesso la stessa cosa anche con le infermerie locali).

La scuola di Walia

Nel villaggio in cui siamo intervenuti col nostro primo “progetto acqua”, la scuola è riconosciuta ufficialmente. Qui, con un mini progetto dal costo veramente contenuto, abbiamo realizzato la contro-soffittatura dell’intera scuola (3 aule, per un totale di 120 bambini) e sostenuto l’invio di materiale didattico e lo scambio di disegni grazie a un gemellaggio con una scuola elementare di Milano (Salvatore Quasimodo, in via Mezzofanti), che ha adottato il nostro progetto acqua.

Tra gli scambi avvenuti, vogliamo segnalare una lunga telefonata che ha permesso ai bambini di Walia e a quelli di Milano di salutarsi in un clima di grande gioia (e anche di commozione).

BENEFICIARI E OBIETTIVI

I beneficiari del nostro intervento sono le persone che vivono in questa regione del mondo e il loro stesso ambiente. Il fine del progetto è quello di dare la possibilità alla popolazione di disporre di una riserva d’acqua e diversificare la propria dieta (come abbiamo verificato con il primo lago, a Walia). Nel 2007 i Dogon di Walia hanno consumato per la prima volta prodotti che non possono permettersi di acquistare: insalata, melanzane, fagioli, piselli, pomodori, peperoni… fino al pesce che nasce e si riproduce nel nostro lago.

Inoltre, il contenere l’acqua in un bacino ha consentito di alimentare la falda acquifera, e il livello dei pozzi del villaggio si è innalzato sensibilmente: ben otto metri in due anni. Infine, l’obiettivo forse più ambizioso riguarda la possibilità di creare una zona umida e omogenea lungo i 160 km di falesia: una specie di linea di confine capace di contrastare la desertificazione in atto.

RISULTATI ATTESI

Ci aspettiamo di vedere anche negli altri villaggi ciò che è già successo a Walia:

  • orti coltivati oltre la stagione delle piogge;
  • bestiame più numeroso;
  • pesce allevato nei bacini;
  • più acqua anche nei pozzi;
  • più vegetazione (l’unica barriera possibile contro la desertificazione);
  • una maggiore consapevolezza da parte della popolazione.

 

ATTIVITÀ PREVISTE

La opere di realizzazione dei laghi sono e saranno affidate a imprese maliane: con questa soluzione cerchiamo di mantenere basso il “profilo tecnologico bianco”. E quando diciamo che, tra i risultati che ci attendiamo, ci deve essere anche una maggiore consapevolezza da parte della popolazione intendiamo proprio questo: riuscire a far capire il valore dell’opera che si compie.

TEMPI DI REALIZZAZIONE

Per “costruire” uno di questi laghi non occorre molto tempo, e le imprese maliane sopperiscono con il numero degli addetti al fattore tempo. Per realizzare il “Lago dei Baobab” nel villaggio di Endè, ad esempio, è previsto un lavoro di due mesi, con l’impiego di circa centocinquanta persone.

REFERENTE DEL PROGETTO IN LOCO

Seydou Guindo, sindaco del comprensorio di villaggi di Kani-Bonzon.

Amadou Guindo, titolare dell’impresa responsabile dell’esecuzione del progetto.

RESPONSABILI DEL PROGETTO

Daniele Piazza, presidente di Se@sonRose Onlus

Arch. Vincenzo Varazi, responsabile tecnico.