Il racconto dei racconti

Quello che segue è esattamente la storia di come è andata veramente. C’è l’inizio, i contatti, le idee, le informazioni.  I primi calendari, i primi libri per continuare con i viaggi alla ricerca dell’acqua…

 

Uno scambio di emozioni che nascono nel web per continuare con fatti concreti.

Quello che troverete qua dentro è esattamente quello che è stato scritto sul forum di focus.it, proposte, emozioni e commenti.

 

Una raccolta di storie vissute in questi anni dove c’è stato di tutto.

Ci son stati gli entusiasmi, le aspettative mancate e anche lo sconforto. Ma la forza di chi è andato, di chi ha sostenuto, di chi ha scritto o di chi semplicemente ha parlato…  Ha fatto sì che un sogno diventasse questa bellissima realtà…

 

Un diario che racchiude emozioni di chi c’era!

 

Sara.

Chiedo scusa fin da ora per gli errori e le omissioni.

Primo seme nel vento

È il 24-04-2003

Ciao a tutti voi!

Questo che sto per dirvi potrebbe essere un’occasione per fare qualcosa di buono per noi e per gli altri.

L’idea e quella di scrivere insieme un libro per poi cercare di farlo pubblicare per poi devolvere il tutto in un progetto per gente meno fortunata di noi

Potrebbe essere un’occasione unica!

Che ci manca? Abbiamo fantasia, voglia e tempo, perché non fonderli in qualcosa di utile per gli altri?

Grazie un abbraccio,

Efriel

 

 

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Sì, è un’ottima idea, in fondo è bastata la proposta di uno di noi per scatenare la vena letteraria di molti… E’ vero, in questo laboratorio ci sono persone che amano comunicare, che hanno buona fantasia e soprattutto voglia di creare.

Mi chiedo solo se questi elementi siano sufficienti per scrivere un libro, impresa assai ardua anche per chi lo fa normalmente come “mestiere”.

Comunque sono qui disponibile con le mie modeste capacità letterarie e con la mia buona volontà, se posso essere utile… Non ho molto tempo, ma se è per aiutare gli altri, lo troverò senz’altro.
Ciao affettuosamente,

Mariaelena.

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Se sapessi scrivere, parteciperei con gran gioia.
Ma mi posso sempre offrire volontario per fare la correzione delle bozze, le eventuali ricerche e se serve anche la manager! :-))
Comunque, se vi serve una mano non da scrittore, io son qui.

Bradipaquaglia

 

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Le mie doti letterarie sono pessime 😉 comunque sarò uno dei primi ad acquistare il libro, ti auguro buona fortuna.
Perché non scrivere un libro su questo forum citando i threads più interessanti? Certo sarà dura spulciare tutti i 15000 post che ci sono!
Ciao, Barlume

 

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Si, ma come faccio a scriverti? Non ho la tua mail, o sono così imbranata da non capire che forse c’è un modo per comunicare con i partecipanti al forum… non ho ancora capito? Scusa ma, uso il forum da pochi giorni! Comunque grazie, tentar non nuoce!

Ps: ma come la mettiamo con il racconto di fantascienza che stiamo scrivendo tutti insieme.

Che lavoro!

Elmoans

 

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Grazie a tutti quelli che hanno risposto o solo letto senza rispondere al post. La cosa si sta incamminando!

Come ha detto una volta un tizio:

La lunga strada è fatta di piccoli passi.

Efriel

 

Il germoglio

Così nasce Se@sonRose

05-05-2003

Ho inviato alla redazione un progetto che coinvolge tutti noi del forum che amiamo scrivere, lo scopo è esclusivamente benefico, se la cosa dovesse maturare, dovremo decidere il destinatario dei proventi.

In due parole, noi del forum dovremmo mettere insieme le cose che abbiamo scritto, piccoli racconti, favole, poesie, quello che le nostre emozioni hanno messo nero su bianco, questa raccolta costituirà il corpo di un allegato o altro, adesso vedremo cosa dice la redazione di focus, sarà una specie di focus extra molto particolare, dove prima del racconto o la poesia ci sarà la foto dell’autore, con un breve cenno biografico scritto dal medesimo, e poi il racconto.

 

Ecco in breve quello che ho chiesto a focus. Fatemi sapere le vostre opinioni. Naturalmente nessuno è obbligato a partecipare, però farlo non costerebbe   nulla.

In alternativa potremmo chiedere loro solo di distribuire la nostra, chiamiamola opera. A produrla potremmo anche pensarci noi, certo sarebbe meglio se ci pensassero loro, vediamo cosa dicono. Anche se per il titolo mi pare prematuro, ma se ne avete, è il momento di proporli.

Ciao,

Efriel

 

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Hai tutto il mio appoggio anche se solo morale, dal momento che non ho nulla da dire di così bello o interessante da poter contribuire attivamente al progetto.
A proposito: dove trovi tutte quelle storie divertenti? le inventi davvero tu?
Ciao,

Silvia

 

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Te l’appoggio in pieno 😉

Che dobbiamo fare per sostenere l’iniziativa?
Baf

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La tua idea è davvero bella. L’indirizzo più scientifico che letterario di questo sito non credi possa essere poco adatto?

Attendo istruzioni!
Un abbraccio a tutti.
Anna

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L’inizio

27-08-2003

 

Buon giorno a tutti i nuovi entrati, sul mese di settembre della rivista focus c’è un articolo dedicato al forum Se@sonRose.

 

Ora, ovviamente siamo lieti che la rivista ci abbia dato maggior visibilità, ma nella presentazione manca, fin dall’origine, il vero destino che abbiamo scelto per Se@sonRose.

Lo scopo infatti, non è tanto il postare i racconti con commenti ed altro, frasi su quanto ci sia piaciuta una cosa piuttosto che un’altra, no, lo scopo è un altro.

 

Lo scopo, unico e ultimo è arrivare ad una pubblicazione, che noi auspichiamo fatta dalla casa editrice di focus, in modo di donare i guadagni ad un’iniziativa benefica che riguardi i bambini.

Raccogliere scritti non è esclusiva di questo sito, altri siti hanno spazi analoghi. No, noi vogliamo, a differenza degli altri, approdare in libreria o in edicola se volete e dare un senso al divertimento che proviamo scrivendo.

 

Grazie per la vostra cortesia, se avete domande od altro postate tranquillamente qui.

 

Efriel

 

 

Missione compiuta!

16-09-2003

 

Ciao ragazzi!

Missione compiuta… stamattina ho portato al direttore la copia pilota di “Se@sonRose” che Efriel mi ha dato… Reazione; all’inizio stupito… poi si è letto il riassunto che apre il vostro capolavoro e poi un bel sorriso.

Era contentissimo!!!
Ha detto che siete stati bravi! Complimenti! una bella iniziativa!!!!
Mi ha detto che se le leggerà tutte e che qualcuno di voi già lo conosce…insomma COMPLIMENTI A TUTTI VOI!!!!!!!!!

Un bacione

Andromeda

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stampa

19-09-2003

Dunque, visto l’entusiasmo con cui è stato accolto il numero pilota sarà meglio dire qualcosa, prima che qualcuno vada in cima ad una torre minacciando di gettarsi di sotto perché non ha ricevuto il numero;-)

Il numero pilota, contrassegnato da numeri progressivi rossi, è stato stampato in numero sufficiente per tutti coloro che ne faranno richiesta, qui sorge la prima difficoltà, far arrivare in solido la copia, secondo, il fine del progetto rimane la stessa, il numero pilota non è un foglio di auto celebrazione, ma dovrebbe servire ai possessori per mostrarlo in giro e raccogliere adesioni in proposito, in pratica, mostratelo, vendetelo poi ce lo dite ed organizziamo la spedizione, in questo campo tutte le idee sono ben accette.

 

Nessuno resterà deluso da una frase tipo: “Non ce ne sono più”, dovete solo scrivere al mio indirizzo e-mail per farmi sapere quello che volete, sperando di non avere generato altra confusione non mi resta che salutarvi e ringraziarvi,

 

 

 

Efriel (Daniele)

 

Calendario; obbiettivo.

23-11-2003

 

 

Cari i miei autori, dobbiamo decidere quale obbiettivo inserire per la donazione della vendita del calendario.

A questo punto, un generico “progetto di beneficenza a favore dei bambini” non basta più dobbiamo indicare chiaramente che fine faranno i soldi raccolti con la vendita del nostro calendario. Ovviamente, visto che lo piazzeremo in tutta Italia l’obbiettivo deve essere un qualcosa di conosciuto a tutti. Aspetto i vostri suggerimenti, ma dobbiamo chiudere il tutto al massimo per mercoledì, se no il 7 a Parma non avremo il calendario, se sarebbe un peccato, visto che ci saranno autori da tutta Italia. 🙂

Grazie a tutti e un abbraccio,

Efriel

 

 

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Come già sai, ho raccolto da tempo delle informazioni, contatti e altro su tutte le associazioni umanitarie che sono riuscita a trovare, comprese quelle che si occupano di adozioni a distanza. Ho messo anche vari siti in cui trovare altro nel caso non ti bastasse quello che ho raccolto io. Se vuoi vedere cos’ho combinato, basta dirlo che la tua mail ce l’ho.
Lisa

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Calendario

12-09-2003

 

Ragazzi siete davvero grandi! Creativi! Vulcanici!

Il meglio di Focus!

Ho ricevuto stamattina il vostro calendario e il primo pensiero che ho avuto è che nessuno ha lettori così.

Meritate di più!

Innanzitutto i miei complimenti e quelli della redazione, poi il nostro massimo sforzo per fare un giornale sempre più interessante. Ma soprattutto più spazio, più tempo, più organizzazione. Credo che dovremo cercare di fare un giornale sempre più interattivo, organizzare meglio la community, fare incontri, programmare eventi…

Bè, mi sto lasciando prendere la mano. Quello che vi posso promettere è che mi impegnerò per trovare forme nuove di rapporto tra il giornale e i suoi lettori, voi per primi.

E se per caso viene qualche idea anche a voi… siamo tutto orecchi!
Ciao e grazie,

Sandro Boeri

Direttore di Focus

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Lasciatela prendere pure la mano! :-)) Comunque grazie per i complimenti!! Sono bene accetti!! :-))

Ne approfitto per ringraziare ancora chi ha fatto tanto per questo Calendario, niente nomi sennò scordo qualcuno, ma per Bradi e Efriel un abbraccio speciale!
Ciao, Marco

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Grazie. E’ merito del sito di Focus se noi ci siamo ritrovati ed abbiamo formato una vera community. Un grazie anche a Giamma ed Andromeda che ci hanno dato la loro amicizia e simpatia.

Minerva

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Sono proprio felice. Tutto qui… per una volta sono senza parole, e Dromy e Giamma sanno che non mi accade spesso:-))
Efriel

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Beh…. Che dire, questo messaggio mi ha lasciato il cuore pieno di gioia.

Ma se noi siamo così, è perché in Gianmattia, Anita e Antonella abbiamo sempre trovato una redazione pronta ad ascoltare e recepire i “segnali” di noi frequentatori del forum. Non sarebbe altrimenti stato possibile arrivare al calendario, se fin da subito non ci fosse stato dato uno spazio come questo e una continua collaborazione.
Focus e i suoi lettori, focus.it e i suoi frequentatori sono una realtà inscindibile.

E come dimostra il mio albero genealogico della community (di cui la pubblicazione è prossima), siamo tutti parenti :-)))))))

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Va benissimo!!!

Saremo ben lieti di poter partecipare a qualche progetto che interessi i focussiani e non….

Comunque grazie per gli apprezzamenti… e grazie soprattutto per averci fornito uno splendido mezzo di comunicazione!!!
Cilla

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Dis-avventura del calendario

11-12-2003

 

Calendario, una grande avventura!

L’avventura comincia ai primi di novembre, tra autorizzazioni e raccolte di racconti di cui si occupa Brady, si arriva al 15. Nadir e la task force organizzata dalla stessa si occupano delle visioni, correzioni e spazi, dobbiamo occupare dodici fogli di A3. Il 18, visto che la copertina che avevo pensato non mi soddisfa, telefono e coinvolgo Grace nell’esecuzione della stessa. Il 21 con Minerva ho appuntamento col primo tipografo, lungo la strada Grace m’informa che della copertina se ne sta occupando Mencio, e che magari si potrebbero mettere dei disegni a tema sui racconti, benissimo, giro la chiamata a Nadir e le dico di spedire i racconti a Mencio cosi che possa farsi un idea dei disegni. Dal tipografo scopro che sono arrivati solo 9 racconti, di tre mancano le autorizzazioni alle correzioni.

 

Non importa si procede lo stesso, il 22 a Bergamo con Brady, Gabbiano, Marco, Cilla, Minerva, Andromeda e Giamma, visioniamo la prima bozza.

Il prezzo richiesto dal tipografo è eccessivo, per cui decidiamo di affidarci a chi ci ha stampato il numero pilota.

La domenica sono in ufficio proprio da lui, parliamo del calendario di quello che abbiamo intenzione di mettere e dalla data in cui lo vorremmo.

E’ il 23 novembre, mi assicura che se entro martedì 25, massimo giovedì 27, ha tutto il materiale la cosa è fattibile.

Lunedì24 telefono a Mencio per sapere come procedono i lavori e gli spiego la situazione. Bisogna fare presto tutto qui! Ok la risposta è: restiamo d’accordo che per mercoledì dovrebbe fare tutto, il pomeriggio di mercoledì sono dal tipografo e parlo con Mencio per informarlo sul tipo di formato da inviare, gli chiedo la copertina. Arriva, è la risposta! Invece arriva uno schizzo di un disegno e basta. Venerdì sono ancora in tipografia il calendario è pronto, dobbiamo solo inserire i disegni e la copertina, ritelefono a Mencio e la risposta è: Arrivano!

Invece solo verso sera, dopo aver parlato con Grace, scopro che la copertina ce l’ha lei e i disegni sono ancora in alto mare.

Si va a Bolzano, il prototipo del calendario è pronto, mancano le immagini e la copertina, si discute sulla sua impaginazione ed altri dettagli, intanto si arriva a lunedì 1dicembre.

La data di consegna per il 7 diventa sempre più aleatoria, lunedì nel pomeriggio il tipografo mi chiama dicendomi che sono arrivati dei disegni e 7 bozze di copertina, annullo gli impegni e vado in tipografia.

Scelgo con Grace la copertina, i disegni ci sono, sono belli e mi piacciono, solo sono sette invece di dodici, ho Mencio al telefono che mi assicura di stare inviando i mancanti, col tipografo prendo gli ultimi accordi sul come inserirli e torno in ufficio.

Martedì tutto tace, mercoledì sento il tipografo che mi dice di aver ricevuto le ultime cose, vado nuovamente in tipografia, c’è tutto o quasi, mancano due mesi, ma il tempo stringe, chiudo il calendario, forma il dischetto per la stampa e vado dal titolare per vedere d’implorare la consegna. Gli rispiego come lo vogliamo etc. etc., ed ora siamo veramente stretti.

 

Stamparlo non è un problema mi dice; il problema è inserire la spirale e fare il buco per appenderlo. Ci aveva lasciato una “finestra” la settimana precedente ma il tempo è trascorso ed ora sono in pieno lavoro!

Per il 7 non se ne parla nemmeno, addirittura una legatoria interpellata parla del 7 gennaio, ok, mando giù il boccone e torno a casa. Apro la mail e trovo un messaggio di Nadir che mi chiede tra le altre cose se abbiamo pensato a “proteggere” il calendario. Telefono ad Andromeda che promette d’interessarsi alla cosa, è sera del 3 dicembre.

 

La mattina del 4 dicembre mi telefona Mencio per sapere se tutto è a posto, certo, tutto a posto meno due mesi che non sono arrivati. Giro di telefonate tra Mencio, me, Grace e il tipografo e gli ultimi due disegni sono in tipografia, solo che il dischetto è già partito per la stampa, come se non bastasse mi chiama Andromeda per dirmi cosa dobbiamo inserire sul calendario per “proteggerlo”.

 

Bene a questo punto chiamo il tipografo, fermo tutto e riformiamo il dischetto, è il 4 dicembre, la consegna è slittata di una settimana, i tempi stringono sempre più.

Per il 7 riesco a farmi stampare due copie in digitale per mostrarle a Parma, col cuore ormai tranquillo, mostro fiero la copia, ieri la botta finale, ieri sera prima della partita, il tipografo vede la copia che stavo mostrando per vendere i calendari e mi dice che la serie non sarà con la spirale…

 

Come non sarà con la spirale????

Stamattina sistemo anche la questione spirale, un malinteso che ci costerà un paio di giorni ancora, poi finalmente il frutto di tanto lavoro sarà disponibile e per un anno intero ci farà compagnia.

 

Ora, alla fine di tutto, aspettando solo il momento di ritirare le copie e spedirle in tutta Italia, voglio ringraziare tutti da Brady a Nadir a Grace a Mencio a Marco, Minerva Cilla e tutti gli altri che hanno ritagliato del tempo per dedicarsi a questo progetto, circa venti persone hanno lavorato per far diventare realtà una semplice idea, hanno lavorato in tutta Italia, senza vedersi, al massimo una voce al telefono.

Io direi che abbiamo fatto una cosa grande, non penso ci siano altre realtà virtuali che possano vantare quello che noi abbiamo fatto, sono fiero e felice di far parte di questo gruppo, per me il calendario è un grande successo prima ancora di essere venduto.

 

Adesso devo le mie scuse ad un paio di persone che mi hanno fatto notare egli errori nel calendario.

Prima di tutto a Cillary, per aver “toccato” la sua firma, mi spiace veramente ma non sapevo che tu avessi dato disposizioni in merito.

Poi a Luthien alla quale abbiamo troncato una parola nel racconto e che quasi dimentichiamo d’inserire nella lista degli autori, e alla dolce bellezza di Tivolo, Marvi, il tuo racconto non ha il titolo in grassetto, perdonami, la prossima volta lo metterò addirittura maiuscolo.
Sono stato forse troppo lungo, ma anche questa avventura lo è stata e meritava di essere raccontata, tutti abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo, ora tra qualche giorno avremo tra le mani il frutto del nostro impegno.

 

Un abbraccio a tutti,

 

Efriel

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Caspita una vera e propria odissea!!!
… Volevo fare anche io i complimenti a tutti quelli che si sono impegnati per la buona riuscita del calendario, siete stati semplicemente

FANTASTICI!!

Caterremoto

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Ora non ci rimane altro da fare che diffondere il prodotto di tante fatiche, sperare di avere fatto cosa gradita anche a chi lo riceverà senza sapere niente di noi e realizzare il nostro scopo.
Un grazie di cuore a tutti quelli ce ci hanno creduto ed hanno partecipato e un grazie in anticipo a tutti quelli che ci aiuteranno a diffonderlo.

Minerva

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Grazie a tutti voi! Grazie di tutto!

Ef

 

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Calendario,

Notizie e nuovi progetti

29-01-4004

 

Cari compagni di ventura eccovi qualche notizia circa l’andamento delle vendite del nostro calendario.

 

I ricavi arrivati finora hanno permesso di saldare il debito del calendario in toto senza aspettare la fine di febbraio. Quindi da oggi tutto quello che c’è in cassa va in beneficenza ai bambini dell’AMREF, come stabilito.

Spero di riuscire ad avere i soldi delle vendite per l’incontro di fine febbraio a Genova, in modo da poter partire a marzo con una nuova iniziativa.

 

Le nuove iniziative in cantiere al momento sono tre di ampio respiro ed una di più corto, visto che dovrebbe essere preparata per pasqua. Abbiamo in progetto un diario per gli studenti delle medie e medie superiori per il nuovo anno scolastico. Un agenda per il 2005 e naturalmente il nuovo calendario 2005.

 

Tutti possono partecipare alla realizzazione di questi progetti, il tempo in questo caso non è tiranno, come nel caso del calendario nato in poco meno di un mese. Quindi chi ha intenzione di aderire, posti qui sotto le proprie.

 

Un abbraccio,

Efriel

 

 

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L’idea del diario è fantastica! sarei fierissima di andare a scuola con un diario realizzato magari anche da me con l’aiuto di amici :-)…quindi se avete bisogno di contributi, sono a vostra disposizione!

Caterremoto

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Per l’agenda e il calendario 2005 sono pienamente d’accordo. Per i diari anche, a dire il vero ci avevo pensato anch’io, nello stesso momento in cui l’idea spuntava a Minerva! Te l’ha detta lei? Se l’hai elaborata da solo, sarà il primo caso di telepatia da chat a tre!

Ma i diari hanno un sostanziale problema. Si possono vendere solo a ragazzi o bambini. Non certo ai parenti più adulti che, nel mio caso, mi fruttano più della metà delle vendite!!!Comunque se decidiamo di realizzare anche questo progetto io non mi tiro certo indietro

Lisa

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Complimentoni: per quel che mi concerne sono sempre disponibile a nuove (benefiche) avventure.

Un abbraccio, Bylly.

 

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Ehi, sono contento di aver saputo che il calendario ha avuto il successo sperato.

Sono disponibile a mia volta per le prossime pubblicazioni…

Un saluto ed un abbraccio

Nicola

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Il calendario, la chiusura

20-03-2004

 

Cari compagni di viaggio, domani a Casale chiuderemo l’avventura del calendario, poi rimarrà solo di andare alla sede dell’AMREF che è a Milano e consegnare i soldi raccolti. Come ho già detto più volte, abbiamo fatto una cosa grande, penso che nessuna community possa vantare ciò che abbiamo fatto e quello che faremo ancora.

Siamo partiti pieni di entusiasmo e la nostra voglia di fare ha “pagato” alla grande:-)

Mille copie prodotte e quasi tutte vendute, abbiamo saldato il tipografo con un mese di anticipo sul concordato, abbiamo soddisfatto tutte le spese che abbiamo incontrato, tipo le spese postali e quelle per le buste.

E’ avanzato qualcosa da devolvere in beneficenza?

Si è avanzato qualcosa, forse anche più di qualcosa:-)

Ma… un po’ di suspense non guasta…;-) io darei un occhio ai contributi da lunedì:-)

Ovviamente lo farò inserire che un forumista esperto;-) io non riuscirei:-)

Un abbraccio, Efriel

 

 

Il progetto

31-10-2004

 

 

 

 

 

Finalmente possiamo ufficializzare il nostro prossimo impegno! Abbiamo finalmente trovato un canale favorevole che ci consentirà di sbrigare velocemente la pratica relativa alla costituzione della nostra ONLUS.

C’è ancora un po’ di cartaccia e un po’ di firme da raccogliere ma siamo a buon punto, spero!

Detto questo i lavori per la preparazione dei calendari e dei gadget stanno finalmente muovendosi verso la giusta direzione.

Pertanto si può scoprire ufficialmente che all’origine della raccolta fondi di quest’anno c’ è un progetto tutto nostro.
Anziché destinare i ricavi della raccolta ad un’associazione, (cosa peraltro non proprio legale), opereremo in assistenza ad un’associazione già operante nel territorio ma con un progetto tutto nostro e già approvato ed atteso dai beneficiari.
Grazie!

Vin

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Ciao carissimo,

 

 

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A noi non resta che fare il massimo per guadagnare quanto occorre per la realizzazione, diamoci da fare!

By Mine

 

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Se non l’avete già fatto posso darvi un supporto per la valutazione dell’intervento vero e proprio (deviazione professionale???)

Mencio

 

 

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Ciao ottima idea questa di aiutare i più bisognosi!!!!! mi sarebbe piaciuto venire con voi in quei posti, ma penso proprio che sarà impossibile!!!

Mai dire mai!!!

Ciao WW

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Il lago

07-11-2004

 

 

 

L’associazione Yacouba ci ha segnalato la situazione in cui versano le popolazioni del Mali in Africa. La scarsità d’acqua rende la vita, in quelle zone, particolarmente aspra e dura…

Nel villaggio di Walia, (destinatario del nostro intervento), la situazione è; che a fronte di un mese e mezzo/due mesi di pioggia incessante e spesso scosciante, in cui tutto viene bagnato ed inzuppato, si hanno dieci mesi di siccità assoluta…

Premesso che interventi similari sono già stati effettuati in zone limitrofe, stiamo studiando il modo di realizzare un bacino idoneo a raccogliere l’acqua piovana e quella di caduta.

La particolare struttura del territorio di Walia, che si trova praticamente ai piedi di una falesia, (dall’altipiano sovrastante si scaricano torrenti d’acqua durante i mesi delle piogge), sottintende la possibilità di realizzare un bacino di raccolta onde consentire o un secondo raccolto irrigando i campi circostanti o favorendo la realizzazione di orti onde differenziare l’alimentazione attualmente indirizzata quasi unicamente al miglio ed ai suoi derivati.

Il progetto che se realizzato in Europa si potrebbe effettuare con un paio di macchine scavatori… in Mali presenta moltissime difficoltà tecniche…

Nel prosieguo vi terremo aggiornati sui progressi e sul progetto…
Sin da ora sono auspicabili contributi di qualsiasi genere (ovviamente idee).

E se qualcuno fosse interessato a visitare l’ambiente in cui vorremmo intervenire… probabilmente a Febbraio 2005 Efriel ed io ci recheremo sul posto proprio per effettuare un sopralluogo, quindi chi è interessato e vuole partecipare… i costi sono questi;

Volo aereo 5OO€ inoltre bisogna fare autorizzare il passaporto dall’ambasciata a Roma e vanno fatte le punture per la malaria…

Un abbraccio,

Vin

 

 

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Carissimo, non potevo pensare ad un miglior progetto: tanto più i nostri sforzi saranno mirati, tanto più riusciremo nel nostro intento, di dare un aiuto concreto a chi più ne ha bisogno.

Oinotan

 

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Ciao ottima idea questa di aiutare i più bisognosi!!!!! mi sarebbe piaciuto venire con voi in quei posti, ma penso proprio che sarà impossibile!!!
Mai dire mai!!!
Ciao WW

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Carte da gioco

12-11-2004

 

Le carte di Se@sonRose sta andando a ruba, tanto da poter preventivare la ristampa. 🙂 Grazie a tutti quelli che domenica l’hanno acquistata, il ricavato domani ci potrà permettere di pagare le tasse necessarie alla iscrizione di Se@sonRose al registro ONLUS.
Ebbene  sì, dopo tanta attesa , domani formalizzeremo in quel di Varese la nascita della persona giuridica Se@sonRose…

 

Potremo così partecipare ai mercatini, proporre a negozi ed altri esercizi pubblici di poter esporre le nostre cose… in sintesi, da domani esisteremo non solo come gruppo di entusiasti frequentatori di internet uniti da un comune obiettivo, ma come entità giuridica.

Io non so come vi sentiate voi, io mi sento in paradiso:-)))))) Grazie a tutti di esserci.

Efriel

 

 

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Per Ef e chi ha lavorato perché ciò avvenisse

Hip Hip Hurrah

Minio

 

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SE@SON ROSE ONLUS

12-11-2004  

Questa è la nostra intestazione:-)

Per i numeri di registrazione, (che magari possiamo anche giocare al lotto), aspetteremo Vin!

E’ stato emozionante, ma adesso veniamo alle cose concrete.
Dunque, qualcuno si è già chiesto come fare per avere la carta SSR e le altre cose che abbiamo in programma.

Bene, lo scorso anno utilizzammo il vaglia postale, nel senso che, prima arrivava il calendario e poi si pagava.

Quest’anno vorremmo aprire un conto postale e far e i versamenti vadano su questo conto.

 

La procedura è la stessa, fra poco dovrebbero comparire i contributi che illustrano le cose che abbiamo preparato ed i vari prezzi indicativi, (visto che si tratta di beneficenza ognuno si regola come meglio crede), poi si farà “l’ordine” e quindi al merce verrà inviata.

 

La cosa migliore sarebbe una campionatura per poi proporla ad amici colleghi e parenti:-) in modo di allargare il giro della vendite. Il nostro obiettivo per quest’anno è parecchio ambizioso, si tratta di scavare un bacino per la raccolta delle acque.

 

Ma anche qui a giorni appariranno i dettagli con relative foto.

Per la curiosità che riveste la carta SSR… ricordate quando vi chiesi frasi motti etc. etc.???

 

Bene il tutto è finito su di una carta tempestata di rose,

(Le nostre rose), stile carta Firenze o carta Varese.

Questa carta, ottima per impacchettare i regali di Natale ha questo formato; 100×70, ed è al stessa che utilizzeremo per fare gli articoli di cartotecnica che abbiamo in programma.

Ok ok vi ho annoiato anche troppo per il momento:-)

Per qualunque altra curiosità o domanda, mettete pure sotto questo post.
A presto, Efriel.

 

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Siete magnifici ragazzi!!!!!!!!!!!!!!!

Quinn

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LE ROSE SONO FIORITE. É MERAVIGLIOSO.

Minnie

 

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Da Minio un idea 😉

 

Macché pozzo, abbiamo sbagliato progetto!
Basta costruire delle grandi case con grandi finestre con grandi vetrate. Fatto ciò, lavare i vetri e vedrete che dopo 20 minuti comincia a piovere. Qualunque donna ve lo può giurare, è un fatto magico e matematico.

Minio

 

 

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CONFERMO!!
Vale anche per il lavaggio dell’automobile, stai mesi senza lavarla, poi ti decidi, entro sera pioverà di sicuro!!!

Altro che pozzo!

Vilma

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Intanto non è un volgare “pozzo” ma un bacino… UN LAGO… Poi se ne vale la pena il mio culetto non sarà più intonso… Ma alcuni fratelli neri mangeranno pomodori ed insalata oltre al miglio e se mi va bene pure pesce…
Non avete idea della mia felicità per quello che stiamo facendo… 😀

Vin

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Notizie dal Mali

14-12-2004

E’ ritornata dal Mali una componente della Onlus Yacouba e ci ha portato un po’ di “terra” dell’area…

In pratica si tratta di sabbia mista a sassi, mista a terra mista a sabbia…
Ah sì c’è anche sabbia di fiume…
Quindi il miglior intervento possibile è quello di realizzare un bacino facendo uno scavo nel terreno e provvedere alla sua coibentazione prima che arrivino le piogge.

Purtroppo i resoconti dai villaggi vicini parlano di un uso smodato di cemento. Sembra che ci siano imprese che, foraggiate con contributi sia dei privati che degli stati, favoriscono la costruzione di sbarramenti in cemento, senza curare ne l’isolamento del terreno ne l’impatto ambientale… con l’unico scopo di fagocitare tutto il possibile.

Il nostro intervento vuole esser il meno possibile invasivo e inoltre economicamente vantaggioso.

Il problema consiste nel progetto di massima che ci hanno mandato da Walia…

In pratica una specie di sarcofago con 50 metri di lato e 5 metri di profondità, tutto in cemento e sassi col fondale pure in cemento… Loro possono solo copiare da ciò che hanno visto, il problema è che le imprese che realizzano i barrage in cemento speculano sulla loro ingenuità…

 

Vin

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-Ma non c’è un geologo che faccia un vero progetto e convinca il villaggio, spiegando tutto per bene?

Minni

 

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-Il problema non è trovare un geologo… il problema è che la gente del posto affronta i problemi con un’ottica diversa dalla nostra per loro avere una diga in cemento significa avere acqua per un periodo maggiore rispetto all’attuale… Punto.

Purtroppo far acquisire un nuovo punto di vista fargli comprendere perché è meglio operare come intendiamo noi è una cosa piuttosto complicata e da far digerire con santa pazienza…

Vin

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Partenza per Mali

03-02-2005

 

I nostri due eroi (Efriel e VIN5) alle 22,37 del 05-o2-2005 hanno comunicato di trovarsi a Mopti.
Mancano ancora 200 km di pista e domani saranno a Walia.

Stanno bene, pare che la sistemazione notturna non sia proprio come ce l’eravamo immaginata, (belve, ruggiti, fuochi per tenere lontane le iene, ecc. ecc.), e se riescono a comunicare con i consueti sistemi cellulari, vuol dire che anche i deserti oggi sono raggiunti dalla tecnologia.

 

Dunque, cara community, tranquilla!!!

Niki

APPUNTI DI VIAGGIO

  14-02-2005

Personaggi :
Daniele Piazza: poi chiamato Daniel San o Indiana Daniel.
Maurizio Bianchi poi bancario e contabilisti .
Anna Tabanelli psicologa detta Agata Tristi.
Rita Patriarca psicologa detta la Presidente.
Daniela infermiera detta Shatzu.
Federica infermiera detta la Signora Inglese.
Pilar psicologa detta Bonsai2 o Pilo.
Io nullafacente detto bonsai ed EN’Zho.

Destinazione Walia….

Partenza da Malpensa ore 13,20 quasi in perfetto orario (dovevamo partire alle 13,00).

Compagni di viaggio oltre me ed Efriel c’è un bancario, 3 psicologhe e due infermiere.

Sull’aereo vicino a me c’è Pilar (neo psicologa),

Federica (infermiera) sto messo bene…

Daniele è con la presidente di Yacouba e con l’Anna Tabanelli,

Maurizio (banca) è con l’altra infermiera.

La Pilo ha un bellissimo naso rosso… è stata portata solo per poter giustificare la presenza delle infermiere, deve infettare tutto il villaggio di Walia….

Arrivo a Casablanca ore 15,30, abbiamo otto ore di tempo per la coincidenza, chiediamo i permessi; ok, si può uscire dall’aeroporto! Decidiamo di andare a visitare la moschea… Dopo un’ora e mezza di discussione;

-Prendiamo una macchina-

-No due-

-Ma con l’autista! –

-Pendiamo un taxi! –

Alla fine si va con il pullman di linea…

Purtroppo dobbiamo trascinarci dietro i bagagli a mano, qui non c’è nessun deposito bagagli, li hanno chiusi… paura delle bombe!!!

Dopo un po’ di km d’autostrada arriviamo alla periferia di Casablanca… Un traffico che spaventerebbe un napoletano!

Decidiamo di fare i turisti “fai da te”!

Giriamo per la città, e alla fine troviamo la Medina, che è una area chiusa destinata al mercato, bello, ci sono i saldi: entriamo!

 

Giriamo osservando curiosi i vari locali di vendita, le persone che ci invitano ad entrare nei negozietti per meglio valutare la merce in offerta. Ci sono giacche di pelle, cinture, borse, vestiti e tessuti colorati; ci sono venditori di dolcetti… Mmmh hanno la faccia di esser buoni, (i dolcetti) … Ma ci asteniamo.
Più avanti una bancarella di arance ci attira, compriamo 8 arance, la presidente tratta il prezzo: 1 euro circa. Buone quasi tutte.

Continuiamo il giro e ci lasciamo conquistare da una specie di focacceria, bisogna provare… Ci dividiamo due focacce una specie di piadina, non sappiamo bene di cosa son fatte ma sono abbastanza buone c’è miele e formaggio…
Usciamo dal mercato col timore di non riuscire a trovare i mezzi per rientrare in tempo all’aeroporto di Casablanca per la seconda parte del viaggio… cerchiamo un modo di tornare… Incontro fortunato. Un signore parla italiano, così gli chiediamo informazioni e lui ci offre un trasporto con un suo pulmino. Trattativa 40 dinari… (circa 26 euro) tutto compreso e trova anche il tempo per visitare la moschea…
Beh la visita alla moschea varrebbe da sola il viaggio: Fantastica!!

Facciamo un po’ di foto qualche ripresa e osserviamo curiosi e rispettosi….
Si riparte, siamo contenti, l’incontro con questo signore è stato molto utile.
All’aeroporto paghiamo il pattuito e lui mette sul mio diario di viaggio il suo timbro:
QUTMAIT.ABDERRAHMA
Transport. Touristique
Tel. 068975782
Se mai mi capiterà di ritornare a Casablanca chiamerò lui, è onesto, parla italiano, conosce la città e sa districarsi in questo caos, cosa chiedere di più?

Aspettiamo… il check in è lungo e noioso, siamo stanchi ed abbiamo fame… alla fine partiamo dopo aver bevuto un the.
Sull’aereo (volo notturno) siamo sparsi in giro e comunque dormiamo ci svegliamo solo per mangiare…

Arrivo a Bamako che è uno spettacolo, un atterraggio da paura, una botta come se cadessi da tre metri… tutti belli svegli eh?!
All’uscita solita coda lunga e noiosa, perquisizione, metal detector e documenti… Io sono l’ultimo della fila, un signore mi si avvicina e mi fa capire che mi aiuta ad evitare la coda… Lo seguo, ci riesce, sono fuori in due minuti, che spettacolo! (Mi è costato 10 euro) così vado al recupero dei nostri colli. Diciassette bagagli… sembriamo una spedizione seria!

 

Ragazzi, ci sono almeno dieci persone che ci aiutano a portare e recuperare tutte le valigie (bagage) una scena da… Africa!
Alla fine recuperiamo tutto usciamo con i “portatori” e incontriamo Ousmane che è il nostro accompagnatore, guida e referente del villaggio di Walia… Anche lui ha portato un paio di aiutanti… Ci incamminiamo così verso il pulmino che ci scorrazzerà per il Mali… sembriamo l’armata Brancaleone, si va in un “albergo…”
All’albergo arriviamo alle 04,00 del 5 febbraio, abbiamo tre camere da due letti, più una in una palazzina vicina…

A me tocca quest’ultima, io col collega siamo nel letto matrimoniale… vabbè… buonanotte. Nelle altre Rita ed Anna, Daniele e Federica, Pilar e Daniela.

Mattino del 5/2, ore otto,

 

-Buongiorno Maurizio io vado farla doccia, non è lontana, acqua fredda ma non è male… ne ho bisogno! –

Colazione, pasticca di Malarone, bevuto the caldo…    Speriamo! Una cosa…. Non ci sono zanzare!

Di andare in banca non se ne parla proprio, con calma vengono a farci il cambio 1euro= 650 CFA (si pronuncia sefà). Partenza ore 10,30 da Bamako destinazione Mopti oltre 700 chilometri… in pulmino…

Alla prima sosta compriamo acqua per il viaggio, facciamo benzina e…. carote!
Il viaggio prosegue ma ad ogni attraversamento di una cittadina o villaggio ci son  soste di controllo da parte della polizia… Non è chiaro se è stata la polizia a fare delle stazioni di controllo in ogni villaggio o i villaggi sono sorti a ridosso delle stazioni di polizia…
Comunque ad ogni sosta un esercito di ragazzini ci offre per pochi sefà i prodotti agricoli di produzione locale… compriamo mele, banane, mandarini, sesamo…

Ah, qui per fare un sorpasso non si usano le frecce, (gli indicatori di direzione), ma il clacson…  Il clacson serve anche per avvisare le pecore e le vacche che attraversano le strade di spostarsi, sembra che la razza di pecore sorde sia stata completamente estinta dall’uomo… vabbè…

Alle 14 ci fermiamo per il pranzo uno spettacolo! Un pesce di fiume, arrosto, (una carpa?), con patate bollite con un sugo, oppure pollo arrosto con patate o cuscus.

Una spesa incredibile circa 20 euro, abbiamo mangiato in 11 (venti euro è il totale, non a testa!), no, in 10, Daniele non ha mangiato. Bello però, abbiamo mangiato con le mani… senza posate…, un indigeno alla fine del pranzo ci versa con un innaffiatoio dell’acqua onde consentirci di lavare le mani…

Ripartiamo, il viaggio è lungo, il paesaggio è abbastanza uniforme, un’immensa pianura con radi alberi e campi coltivati a miglio, (ora ci sono solo sterpi), spettacolari grandi baobab e incredibili termitai alti oltre due metri, (i grattacieli delle formiche!)
Tra una fermata e l’altra, sempre con i controlli di polizia e sempre con nugoli di bambinetti che ci offrono prodotti di tutti i tipi.

Tra raccontini e facezie, un po’ di vita vissuta… cominciamo a conoscerci.
Daniela ci offre le sue capacità di massaggiatrice Shatzu
Poi Daniele comincia a cantare e passiamo il resto del viaggio esplorando tutto il repertorio di Celentano, Battisti, Morandi ed altri autori sparsi… Pensa, canto anch’io!
Pilar sta male ha tosse e un po’ di febbre….
A Casablanca Daniele ci aveva fatto una foto in mezzo alla grande piazza della moschea dice che sembravamo due Bonsai…
Arriviamo a Mopti che sono le 21… l’albergo è buono si chiama “Ya pas des problems”. Si va a cena (ottima) quasi all’europea… Poi … tanto sonno.
Il mio compagno di camera Maurizio (il bancario) russa come un Caterpillar, incredibile!!!
Mi sveglia e non riesco a riprender sonno… posso capire le lamentele di chi ha dormito con me… ma il mio russare confronto al suo è come il canto degli uccellini in una mattina di primavera!
Spettacolo!! In giro per Mopti a far acquisti, un numero imprecisato di ragazzini ci si fa incontro per vender prodotti di artigianato locale collanine, ciabatte, coltelli, tappeti… Ovviamente compro di tutto a prezzi ossessivamente contrattati:

 

Messiè 10.000 CFA-
-No 2.000-
-No no 9.000 sefà messiè
Rien de faire massimo ti do 2.500 sefà
-No regarde, guarda tu es italien? oui bien tutti buoni italiani… 5.000 sefà-
-Ok 2 per 5.000 sefà…-
No set es ta famme? (Daniela) regala a lei…-
-Senti non mi serve… non lo voglio! -Ok 6.000 sefà-
-No aspetta 6.000 sefà ma per due ok-
Bien ok sa va…-
-Affare !?-

-Fatto! –
In un negozio vicino ed amico di Ousmane compriamo di tutto pelati, carta igienica, acqua minerale, (tanta acqua minerale!). A far la spesa ci pensa Rita… io sono il cassiere e pago. Alla fine riusciamo anche a cambiare anche i nostri euro, anche se è domenica, certo, ci rimettiamo un po’, si cambia a 645 CFA x euro.
Sul pulmino divido il pacco di carta moneta secondo la proporzione degli euro versati…
Facciamo una sosta per mangiare cuscus con sugo vegetale e/o sugo di carne stracotta…
Il sugo vegetale è ottimo ci sono i ceci di cui son goloso, la carne è troppo dura … sembra cammello vecchio.
Daniele mangia anche lui solo il sugo vegetale, lo chiama minestrone, non ha tutti i torti e poi ci sono le posate.

Si riparte, il paesaggio cambia, ci sono alberi e rari appezzamenti di terra coltivata intervallati da zone aride e rocciose, si vedono zone di lavoro e frantumazione delle pietre: buono per il lago.

Verso la fine dell’altipiano ci siamo fermati in una piccola area verde… sembra la pianura padana, verde!

Campi coltivati ad ortaggi e verdura, hanno fatto una diga in questa zona e la terra è generosa e ricca; l’acqua viene lasciata scivolare dolcemente e gli agricoltori ne utilizzano il necessario per irrigare i campi… uno spettacolo dell’uomo quando si mette in ottima relazione con la natura… mi piacerebbe che a Walia si potesse far altrettanto… son qui per questo!

Questa che stiamo attraversando è un’immensa pianura che praticamente s’interrompe solo a Bandigara dove qualche milione di anni fa la terra si è spaccata in verticale creando la falesia, immaginate chilometri e chilometri di uno scalino di roccia alto tra i duecento e i trecento metri con un altipiano sopra e una pianura sotto….

Sulla punta dell’altipiano, prima di iniziare la discesa della falesia, Ousmane ci tiene una piccola lezione di storia tramandata, (i Dogon non hanno tradizioni scritte), sulle origini della popolazione che risiede in quest’area del mondo. Interessante, c’è la mitizzazione di un mostro a sette teste o fatto in sette pezzi dal solito eroe mitizzato, c’è un bel panorama….
La discesa verso Walia è uno spettacolo, sembra il gran canyon, bellissimo, pendenze del 16%. La strada è ripidissima, ce la farà il pulmino a risalire quando torneremo indietro?
Ma lo spettacolo non è ancora finito…
Vista da sotto la muraglia di Bandigara, (la falesia), è imponente e maestosa…
Il nostro avvicinarci è un susseguirsi di avvisi ad osservare un angolo o un particolare, avvisi brevi un grido, un guarda o un semplice oh, oh!, o solo un gesto col braccio, quasi timorosi e comunque felici, felici di esserci…

Le emozioni non sono ancora finite l’arrivo nel villaggio è una scena che avevo visto solo nei film dove le comparse accorrono verso il centro della scena.

Solo che qui il centro della scena è il nostro pulmino che sfreccia, suonando il clacson a distesa, verso il centro del villaggio, inseguito da un nugolo di bambini e di adulti tutti festanti che salutano con gesti e parole benvenù e savà.
Vedere questa gente correrci incontro mi dà un’emozione indescrivibile, vedere la loro gioia, le facce sorridenti, la felicità di niente dipinta sui loro volti è… come faccio a spiegarvelo… bisognerebbe viverlo!

Scendiamo dal pullman quasi intimoriti, un mare di mani ti sfiorano, ti toccano, occhi che cercano il tuo sguardo.

Bambini sfrenati e festanti gridano giocano e si rincorrono lottano sulla terra sabbiosa e rossa che è una costante di tutto il territorio da Bamako fino qui. Gli adulti si avvicinano e ti danno la mano salutando benvenù e savà rispondo bien merci e vous? Non tutti conoscono il francese ma sicuramente tutti sanno ed usano queste parole di benvenuto.

Un saluto speciale va alla Rita Patriarca, la presidente di Yacouba, si sente la profondità dell’affetto che nutrono per questa donna che li ha aiutati a fare di questo villaggio, (bellissimo), un posto migliore dove stare e vivere.

Velocemente mille mani aiutano a scaricare i bagagli dal tetto del pulmino, tutto viene messo in ordine, nelle stanze che ci sono state messe a disposizione. L’area in cui siamo è un po’ come la piazza del paese, neanche il tempo di fare qualche foto ed ecco che i nostri ospiti organizzano una danza per noi.

Una musica etnica ritmata sol da strumenti a percussione di diverse forme e sonorità.

Mentre prima le donne del villaggio erano state le ultime a venirci a salutare, a dire benvenù, (forse perché avevano voluto avere il tempo per cambiarsi mettersi i loro abiti coloratissimi ?), ora sono loro, le donne, che si esibiscono nella danza etnica mentre coadiuvando i movimenti con il trillo di fischietti, mentre “l’orchestra” è tutta al maschile.
Le nostre macchine fotografiche digitali incantano i ragazzini e gli adulti e mentre i tamburi e i fischietti stimolano l’esibizione a turno nella danza, nella piazza ci sono un mare di ragazzini che vogliono farsi fotografare per poi rivedersi sul display e trovare con questo il modo per far allegria giocare e darsi di gomito rincorrersi e gridare e spingersi gioiosamente.

Pian piano i nostri ospiti si ritirano per darci modo di organizzare l’accampamento, prepariamo la nostra prima cena, mangiamo di gusto….

Neanche il tempo di rilassarci che c’invitano ad assistere alla danza di benvenuto organizzata in un altro angolo del villaggio, di nuovo sono le donne ad avere la prevalenza nell’esibizione e di nuovo i tamburi sono suonati esclusivamente da uomini, la danza è un susseguirsi di movimenti ritmici in un lento avanzare dal fondo verso i suonatori con ai lati la gente del villaggio, spettatori in attesa di esibirsi. Nell’avanzare i piedi vengono alternativamente pestati con forza sulla terra sabbiosa, sollevando la sempre presente nuvola di polvere, mentre la schiena piegata oscilla sinuosamente le braccia protese in avanti fanno un movimento alternato dall’alto in basso.
Presi dalla foga ed incitati dai nostri ospiti Maurizio, (il bancario), ed io ci lasciamo trascinare, ci mettiamo in coda e quando è il nostro momento… si balla!!

Qualche disgraziato deve avermi fatto una foto ho visto un flash.

Alla fine dopo aver ballato alla luce delle nostre torce elettriche… si va a nanna … loro continuano!

 

Decidiamo di dormir sotto le stelle, avevo promesso al mio amico Efriel uno spettacolo fantastico ma la volta del cielo non è completamente sgombra di nuvole e polvere.
Trasciniamo i nostri “letti” fuori all’aperto, oltre la veranda e guardando le stelle, rinchiusi nei nostri sacchi a pelo, parliamo di cose esistenziali…. Tireremo mattino? Finalmente ci addormentiamo e…. Piove!!!

Ragazzi una leggera pioggerellina ci costringe tutti sotto la tettoia interrompendo sia il rumore del russare di Maurizio che il ragliare dell’asino. Trasciniamo i nostri letti e riprendiamo a dormire, la temperatura, di notte è comunque oltre i 20 gradi, di giorno si arriva ai 35 anche in questa stagione invernale.

La mattina si fa colazione con caffè, (portato dall’Italia), the, martellatine e fette biscottate, (i nostri ospiti questo tipo di alimentazione se la sognano), ci sentiamo un po’ imbarazzati…

In mattinata c’è la presentazione ufficiale ai dignitari del villaggio, (il consiglio), ci sono probabilmente tutti gli abitanti del villaggio. Il gruppo di Yacouba presenta i doni che ha portato: medicine, libri e materiale per la scuola e vestiario. Gli indigeni sono vestiti di lusso: i colori degli abiti che indossano sono vivaci ed allegri come i loro proprietari: felici di niente!

Pranziamo, soliti discorsi e nel pomeriggio accompagnato da Ousmane vado a fare la prima ispezione alla cascata e alla zona circostante per valutare se la nostra intuizione di scavare per realizzare un bacino è compatibile con l’ambiente o se invece dovremo cambiare strategia.

 

Si, il posto non consentirebbe la realizzazione di un barrage di uno sbarramento, anche allagando metà del territorio di Walia si avrebbe una profondità di un metro, sarebbe inutile, soldi buttati.

Si in quest’area realizzeremo il laghetto di Se@sonRose lo dico a Ousmane col mio francese: “nu feson isi le basin!?!!” Mi sembra che sia contento….

 

Al ritorno al villaggio c’è la festa delle maschere di nuovo danze e tamburi con l’esibizione di ballerini che portano maschere significative per la loro etnia, a ballare questa volta sono uomini…

Cena e di nuovo si dorme all’aperto.

Pronti via, una bufera di sabbia ci fa decidere di rientrare sotto la tettoia.

Mattino del 8/2/2005 faccio la doccia!

Uso circa un litro e mezzo d’acqua per lavarmi, una spugnata e anche farmi la barba… E ragazzi, l’acqua che rimane, non propriamente pulita, si conserva per la latrina.

Bene ne avevo bisogno….

Stamattina si va a Bankass.
Partiamo col nostro pulmino noleggiato e diamo un passaggio a qualcuno del villaggio che va al mercato.

Il pulmino in Italia sarebbe omologato per nove posti, stamattina siamo in diciannove, chissà se qui sanno contare…
In questo paese, che è il più importante della zona, c’è l’ospedale e la struttura amministrativa statale. Veniamo accolti dai responsabili sanitari di zona…. Roba di Rita.
Solite chiacchiere e benvenù e savà ci sono cose che possono esser fatte ed altre no. Per esempio non vogliono che i farmaci portati in dono siano dati gratuitamente, dovranno esser pagati anche se ad un prezzo simbolico, da chi ne ha bisogno.

Perché, intanto non ci sia la solita richiesta di medicine immotivata, (anche qui c’è l’accaparramento come da noi?), un po’ perché se un domani dovessero finire gli aiuti di Yacouba….

Mi sembra un ragionamento corretto… comunque si parla in francese e c’è chi lo parla meglio di me.
La visita dei reparti dell’ospedale è un qualcosa di deprimente in modo assoluto!

L’igiene è nemmeno teoria.

La sterilità, beh non è che qui abbia possibilità d’essere.
Il medico, (sono due in tutto il comprensorio), credo che faccia miracoli tutti i giorni, taglia, cuce, opera (con le finestre aperte, nella sala operatoria non c’è illuminazione sufficiente), fa da levatrice, visita e medica le ferite…e si occupa anche della burocrazia.

Un esempio: nella “sala operatoria”, (la mia cantina è più in ordine e più pulita!) Ci sono attrezzature che sono state donate da chissà chi e che fanno solo da cornice perché un piccolo guasto le ha fermate e non c’è nessuno che sappia metterci mano.
L’aspiratore dei liquidi, tanto utile in sala operatoria, per tenere il campo operatorio pulito e visibile, ha l’interruttore rotto, cioè non tiene più la posizione di acceso, bisogna tenerlo premuto, ergo non si usa. E se le lampade sono fulminate e le macchine non vanno è inutile anche accendere il generatore… quindi… soldi spesi in attrezzature e macchinari praticamente buttati!

Lasciato questo triste posto, ci accompagnano al barrage di Kani Bonzon qui almeno i soldi sono serviti a costruire qualcosa.

Un muraglione alto un metro e mezzo lungo qualche centinaio di metri per contenere l’acqua in un avvallamento naturale lungo forse un chilometro e profondo al massimo un metro e mezzo?

Qui non è più questione di tecnologia, qui c’è chi ruba!
Un metro d’acqua esposto al sole di queste terre, senza contare la permeabilità del terreno non dura niente, non può durare:

Ladri e/o cretini.

Andiamo ad Ende un paese in cui c’è un mercato, così dicono. Sono di pessimo umore, arrabbiato.

Qualche “imprenditore” locale spaccia per utile la costruzione di un manufatto cementizio intasca i soldi che “qualcuno” ha donato pensando di far del bene e lascia la savana offesa da inguardabili muraglioni che cominciano qui e finiscono li utili solo a sorreggere se stessi…

Il mercato: ci fermiamo a far acquisti e visitare il mercato…
L’offerta è quella tipica dei mercati, stoffe, prodotti casalinghi e per la casa, frutta e verdura, carne e pesce… di diverso c’è l’igiene e i colori e… si, qui si tratta, si tratta su tutto… se non lo fai ti pigliano per il solito turista scemo.
Poi andiamo a trovare il sindaco che è il capo dei capi villaggio
Soliti convenevoli e solito approccio morbido alle questioni, abbiamo parlato del progetto di contenere l’acqua di caduta dalla cascata nei pressi del villaggio di Walia, specificando che si tratterà di un bacino e non di un barrage.
Lui, il sindaco, dopo averci spiegato che il progetto dovrà esser approvato prima dagli abitanti del villaggio, dal suo consiglio comunale , da lui e in ultimo dal prefetto ecc. ecc. Alla fine ci ha comunicato che qualsiasi sistema di raccolta delle acque fatto a nostre spese: va bene.
All’uscita si va all’assalto di statuette e tessuti…. Spettacolo!

 

09/02/2005

 

 

Oggi è dedicato alla valutazione dei carotaggi dell’area in cui probabilmente realizzeremo lo scavo per il bacino, ora mi sento più deciso e convinto che il nostro progetto sia quello giusto.
Stanotte insonne per i rumori molesti di Maurizio e dell’Onagro…

Ho realizzato che una piccola quantità d’acqua può già da subito esser tenuta a disposizione della coltivazione di qualche orto, basta fare uno sbarramento alla foce del torrente…

Abbiamo fatto uno scavo, un buco profondo 2 metri al centro del torrente che a sua volta ha la profondità di 3,5 metri rispetto al piano del terreno.

C’è argilla legata a sabbia compatta e dura, va bene.
Ho portato Ousmane e gli altri ragazzi che hanno fatto il carotaggio alla confluenza dei due torrenti ed ho spiegato loro che bisogna costruire lì una piccola diga che avrà già da quest’anno la funzione di trattenere l’acqua che cade dalla falesia e che in futuro sarà il canale di troppo pieno per il laghetto Se@sonRose.

Credo che definirli entusiasti sia riduttivo, probabilmente non avevano mai pensato ad una soluzione così semplice…
Stasera faranno riunione col consiglio del villaggio e decideranno…

Il mio amico Efriel ha detto che qui vuole realizzare un dressage!!
Sempre lui ha finalmente finito di montare la stufa solare (grazie alla traduzione di Sexcuba), nelle istruzioni c’è scritto: tempo per montare 2 ore lui (che è bravo) ci ha messo 2 ore e tredici minuti…. E tre giorni!!!!

 

Le cose qui mi stanno entusiasmando….

Ho parlato con Ousmane, ho parlato con un paio di anziani del villaggio, ho parlato con 3 o 4 ragazzotti che hanno aiutato nei carotaggi, ho parlato col maestro, ho detto a tutti: bisogna provvedere a raccogliere il letame degli animali, farne un bel mucchio vicino ai terreni da coltivare ad orto lasciarlo fermentare e poi spargerlo sul terreno preparato come concime…

Mi hanno guardato strano… raccoglier merda? … Progetto da dettagliare!

 

Abbiamo parlato con un signore che si chiama Kakà che è un imprenditore locale, gli abbiamo chiesto per la sistemazione dell’area del futuro bacino: lo scavo dovrà esse di 5-7 metri… vuole costruire un muro per un barrage, gli ho detto che non avrà una lira anzi un sefà se fa opere cementizie non espressamente indicate da noi! Con Ousmane abbiamo fatto un bel buco fino a 5 metri sotto il livello del terreno c’è argilla anche se non in quantità industriali… vedremo!

 

Nel pomeriggio abbiamo cazzeggiato in giro per il villaggio… spettacolare l’acquisto dei prodotti artigianali del villaggio, beh non necessariamente del villaggio.

La trattativa è stata divertente, gli artisti del villaggio hanno messo a disposizione un’area in cui erano esposte le mercanzie che offrivano: noi raccoglievamo i manufatti più interessanti e li portavamo al centro dell’area su un grande tappeto giallo posto in terra all’uopo.

C’erano statuette in legno intagliate a mano, ed altre in bronzo stampate, c’erano i tappeti bogolan ed altro, la trattativa l’ha fatta la Rita per tutti, tranne che per me, sembra che sia un apprezzato mediatore!

Funziona così: si prende un oggetto dal tappeto giallo, chi l’ha scelto, chi è l’artista? E si comincia:

-Quanto vuoi? –

-1.000.000 di sefà-.

-Ok, sei scemo? –

E via…
Noi sappiamo e loro sanno che ci stanno prendendo per il culo… solo un po’ però!
La statuetta più bella, in verità nettamente più bella delle altre, se l’era accaparrata la Rita è l’ha trattata per se. Durante la trattativa l’ha presa in mano per valutare se valeva veramente il prezzo che chiedevano…  L’ha girata e… c’era scritto: “made in Ghana” … vabbè!!!

Solita cena con inviti e dopo cena si va tutti in visita al petit barrage dove spiego ai miei compagni cosa abbiamo in mente di fare già da subito!

Appare a tutti come una cosa fattibile semplice e logica solo che nessuno ci aveva mai pensato.
Sarà perché siamo al buio, il percorso nei campi è illuminato solo dalle stelle, (etoille), c’è un senso di amicizia e di solidarietà nel gruppo che è molto bello e tangibile, ci sentiamo bene.

Mattina partenza per il trekking… ci accompagnano sotto la falesia, in pulmino, poi la promenade a piedi su e giù per le antiche rocce della falesia: uno spettacolo veramente fantastico, per chi non ci crede ho fatto un po’ di foto, che peraltro non rendono giustizia al paesaggio.
Spettacolo mozzafiato, tra le rocce vecchie di milioni d’anni! Facciamo una prima sosta in un villaggio che si chiama Indelen dove mangiamo e ci dissetiamo… si prosegue.

Visitiamo la bottega di un artigiano del ferro battuto, spettacolare il doppio mantice a mano: dalla fucina al consumatore! Efriel mi induce a comprare un oggetto in ferro battuto, una statuina. Al ritorno avrò una valigia piena di prodotti dell’artigianato locale.

Visitiamo il paese di Bemantù dove ci rifocilliamo dopo aver fatto il giro turistico, guidato, del villaggio: ci chiedono 1500 CFA per tutti.

Poi trattiamo le camere prenotate per il pernottamento, per la precisione si tratta del tetto dell’albergo… proprio del tetto, sì… dormiamo sul tetto: chiaro!?!
Dormiremo sul tetto sopra dei materassini che ci vengono lanciati dal sottostante “ristorante”.

A cena solito cuscus con “minestrone” come lo chiama “Indiana Daniel” e che poi è il condimento del cuscus, solo che ci sono anche dei pezzi di maiale e non tutti lo gradiscono.
Poi un po’ di chiacchiere  è già buio e si va a nanna “sotto le stelle”. Lo spettacolo è e vale moltissimo! Siamo all’interno della falesia in una piccola valletta, circondati da basse rocce ed il tutto è dominato da un monolite che ci sovrasta ed incombe su di noi.

Lo so che dormire è praticamente impossibile, c’è un vento forte e fastidioso, non fa freddo ma nessuno riesce a chiuder occhio… beh io un po’ devo aver dormito, ricordo di aver parlato con la Pilo in sogno le raccontavo di me… in francese… già in francese, povera!

Al mattino del 11/02/2005 facciamo ritorno al villaggio, il percorso è molto più breve, per fortuna, siamo tutti mezzi rimbambiti… e Pilo è dolcissima, le ho raccontato del sogno e non mi ha nemmeno insultato!
Stamattina al villaggio abbiamo fatto la riunione per la realizzazione del petite barrage. Oltre a me ed ad Indiana Daniel c’erano Ousmane, come rappresentante del villaggio. C’è Kakà che è un imprenditore edile locale e che secondo Daniel San è ricco quasi quanto “papà Silvio”.

C’erano poi i soliti “anziani” del villaggio in veste di “curiosi”. Ho fatto un disegno semplicissimo del progetto che ho in mente, di ciò che si dovrebbe fare… qui il disegno è un optional assolutamente inutile, tanto vale…

Siamo andati sul posto a metter picchetti e prender misure. Quattro chiacchiere e quattro misure, Ousmane è con noi, gli spiego che lo scavo per il plinto è meglio se si spicciano a farlo così si potrà avere lo sbarramento già assestato per a stagione delle piogge.

Spettacolo son già partiti…!!!!
I ragazzi del villaggio han cominciato a dragare il fondo del torrente fino alla sabbia amalgamata e dura (impastata con l’argilla).
Un’altra squadra sta facendo lo scavo per la fondazione e un altro gruppo è andato a prender le pietre per il muro di contenimento.
Son tornato al villaggio per lavarmi e scrivere queste righe, mi sento in modo indescrivibile… un’emozione fantastica!
Ho detto a “Indiana” che la mia emozione vale quella che deve aver provato Tutankhamon quando ha cominciato la piramide!

E’ sera..
Kakà ed il suo ineffabile contabilisti è venuto per la firma del contratto…
Gli anziani del villaggio sono in riunione, c’è fermento!

Domani ripartiremo per l’Europa, bisogna fare in fretta e qui sono abituati a discutere a lungo e trattare.

Abbiamo chiesto con Indiana e la Presidentessa che anche i residenti collaborino all’impresa in pratica abbiamo deciso che lo scavo per la fondazione e il trasporto delle pietre fino al canale che chiuderemo è compito della gente del villaggio.
Scrivo mentre si svolge l’azione, voglio registrarlo come il primo intervento diretto di Se@sonRose è il nostro momento importante, vorrei che ci fossero tutti i nostri amici… qui.
Il consiglio del villaggio è in riunione, non capisco una parola ma dal tono della voce, dagli accenti, traspare preoccupazione ed ansia… non capisco!
Con l’impresa Kakà abbiamo già concordato modalità di pagamento e costo… manca solo l’autorizzazione del villaggio… allora che aspettano?
Alla fine Ousmane ci traduce: per procurare le pietre serve un esperto in dinamite e della dinamite: in pratica il villaggio non è in grado di affrontare la spesa:
Conciliabolo con Daniele  e quant’è la spesa chiedo a Ousmane? Risponde 100.000 sefà, 300.000 lire….

A volte siamo così stupidi da non renderci conto che i problemi non hanno lo stesso peso per noi e per gli altri…
Va bene si va avanti.
Spesa complessiva compresi i 100.000 sefà della dinamite 3.500.000 sefà e allora: SE FA!!!
Indiana firma il contratto per SE@SONROSE e controfirmo anch’io come rappresentante di tutti i simpatizzanti, come proponente del progetto e come me stesso: sono felice!
Ora abbiamo un impegno a spendere 10,5 milioni delle vecchie lire per offrire da subito 2.000.000 di litri d’acqua ai nostri amici di Walia: 5 lire al litro per il primo anno, poi sarà gratis per sempre:
La diga così realizzata, inoltre, sarà parte integrante del nuovo bacino che realizzeremo e che conterrà più di 15 mila metri cubi d’acqua e che da queste parti possono rappresentare la differenza tra salute e miseria.
Daniel San ha avuto un’idea magnifica e l’ha messa in pratica.

La scuola, (le due aule), sono state realizzate in economia e mancano di una contro soffittatura areata che consentendo all’aria di circolare riesce ad abbassare la temperatura che c’è all’interno della scuola, (il tetto è il lamiera zincata e quando ci batte il sole…).

Nei giorni scorsi c’erano state discussioni con l’impresa e la presidente di Yacouba.

Daniele ha proposto alla Patriarca di finanziare per Se@sonRose la realizzazione delle contro soffittature in cambio di intestarle a Bubi, al nostro Bubi… sono commosso, questo cavolo di un brianzolo ha un cuore grande.
Adesso abbiamo due contratti: lo sbarramento del canale e la contro soffittatura della scuola… siamo ricchi di felicità!

Abbiamo anche i tempi tecnici… entro il 28 di questo mese Ousmane e i suoi faranno lo scavo e procureranno le pietre. L’impresa di Kakà costruirà il manufatto in meno di un mese quindi in tempo per la stagione delle piogge… a fine giugno mangeranno salade!                  
Andiamo a nanna che domani è l’ultimo giorno qui… almeno per me e Daniel San, l’Agata Cristi e il Bancario.
La presidente, Shatzu, la signora inglese e bonsai 2 la vendetta, rimarranno qui ancora una settimana.

Fino all’ultimo mi invitano, ci invitano, a rimanere ma sia Daniel che io pur se per motivi diversi dobbiamo tornare in Italia.

Beh dormire nemmeno se ne parla! Gli abitanti del villaggio ci onorano con una danza di saluto, quindi tamburi e fischietti fino a notte fonda.

Dormo ancora all’aperto sotto un cielo di stelle che non si vedono, c’è l’Harmattan o come cavolo si chiama. E’ un vento che solleva la sabbia e al mattino l’orizzonte sembra la pianura padana quando c’è nebbia: stesso colore e stessa diffusione della luce…
Stanotte vicino a me c’era l’Agata, è una psicologa piacevole è semplice parlare con lei.

Ultimo giorno, partenza. Credo ci sia tutto il villaggio a salutarci e a far festa… è emozionante!
Lascio la torcia “a sega” agli amici di Walia, per loro è comoda perché non necessitando di pile è funzionale alla loro situazione. Tecnologia cinese in Africa: spettacolo!
Sono d’accordo che se riuscirò a procurarmene altre ad un prezzo decente gliele mando.
Salutiamo il capo villaggio, che è un signore malato sulla via dell’ultimo tramonto, ma ancora lucido e in grado di farsi capire e in ogni caso, amato e rispettato da tutti, nel villaggio.
Partiamo, baci e abbracci col le quattro parti di questa avventura fantastica che rimangono… ci vediamo, ci rivedremo… si sicuramente sì e con grande piacere e iscrivetevi a focus.it!
E poi i saluti, le mani della gente di Walia, amico, ciao e benvenù e savà ed En’zhò come mi chiamano…

Il viaggio verso Bamako è lungo, si chiacchiera si guarda il paesaggio che sembra la pianura padana d’inverno… mi mancano già…

Ci fermiamo a mangiare pesce e patatine fritte spettacolo!
Prima avevamo comprato un po’ di collanine e braccialetti… e qui al ristorante c’è un bellissimo leone d’ebano… molto bello 25.000 CFA; nun se fa! Daniele dice che ne avranno fatte un milione di copie…e che a quel prezzo al trovo tranquillamente in una bancarella di vu-cumprà a Varese.

 

Obbedisco ma mi vendico subito dopo, durante l’attesa della chiatta che ci farà attraversare un fiume. Mi si avvicina, tra gli altri, una ragazzina, avrà al massimo dodici anni, bellissima con lineamenti deliziosi, m’innamoro al primo sguardo.

Offre anche lei la solita produzione artigianale, ne abbiamo già a sufficienza, non servono… però ha due occhi neri, bellissimi e un sorriso non ancora spento dalla fame e dalla povertà…. Questa tra un paio d’anni avrà due o tre figli…. Porta due orecchini strani, sembrano la copia del trofeo del campionato del mondo di calcio, non appartengono alla serie delle produzioni per turisti, sono tutt’altro che perfetti…
Le chiedo cosa costano, in francese. Mi guarda stupita questo chiede, toccandosi il lobo. Si quello. Mi chiede ancora vuoi questo? Oui le price?
Contrattiamo un po’, poco…. È molto carina… Ha gli occhi che le brillano, felicissima dell’affare fatto, le chiedo anche il ciondolo che porta al collo fatto a parure con gli orecchini, lo compro, lei è sempre più stupita, eccitata e felice insieme, sussurra alla mamma: il est fout? è pazzo?
E’ finita la traversata del fiume, le faccio una foto, due, la saluto con una carezza sul viso: tu es tres jolite, petite… au revoir!!!

 

Ci allontaniamo la osservo muoversi felice circondata dagli altri venditori… è un bel ricordo, l’affare l’ho fatto io.
In quest’area l’amministrazione locale fa pagare sia per il transito turistico 1000 CFA e per il passaggio sulla chiatta 1500 CFA, bravi!

 

Arriviamo all’albergo, è quasi all’europea… ci son le docce una per camera, in un locale con anche il lavabo e il wc con sedile… fantastico!

Mangiamo bene: carne arrosto e patatine fritte… qui l’acqua minerale costa più della coca-cola, forse hanno ragione loro…
Con Daniele Maurizio ed Anna ci raccontiamo storie ed emozioni vissute in questi giorni…

Poi solo con Daniele di nuovo a far progetti a pensare come coordinare l’intervento a chi chiedere fondi e come…
Ci servono 100 milioni delle vecchie lire, facciamo un mutuo?
Parliamo della possibilità d’introdurre il pesce nel bacino che realizzeremo… qui son ghiotti di pesce si vende ovunque… parliamo della possibilità di sviluppare turisticamente la zona di Bandigara, qui secondo me c’è il paradiso del volo umano parapendio e deltaplano… 200-300 metri di caduta verticale, con la corrente ascensionale sempre presente, dovrebbe costituire un richiamo… e anche il trekking… vediamo ne parlerò a Varese, a Milano, un turismo particolare, educato, rispettoso dell’ambiente.
Poi il discorso scivola sulle strutture di ospitalità che non sono adeguate agli standard minimi europei, non tutti saprebbero adattarsi.. Già! Se ci fosse energia…

Daniele propone una colonna eolica, qui (parliamo sempre di Walia) c’è sempre vento sulla falesia, e quando cade il vento… nasce un’idea, dai ne parliamo la studiamo?

Ci sono le batterie per conservare l’energia… ma serve? No..
Andiamo a nanna va….

 

Doccia e buonanotte mondo, dormo con l’Anna che mi presta il suo sacco lenzuolo, il mio è rimasto tra i bagagli sul furgoncino… buonanotte mondo!

Questo l’ho saputo dopo…. Daniel San e contabilisti han fatto acquisti in una bancarella locale hanno acquistato magliette bianche ricordo del Mali… han trattato a lungo ed alla fine hanno spuntato il prezzo che volevano: maglietta maniche corte, in cotone, più o meno, con il logo ricordo del Mali: 3 euro! In Italia con diecimila lire te ne danno tre… e soprattutto in Italia le misure sono giuste.

Spettacolo questa mattina i due hanno aperto un maglietta a testa al massimo la potrebbe indossare un bambino di due anni… risate e sfottò…!!!

Il viaggio di ritorno è lungo e noioso meno divertente che all’andata, ogni tre per due c’è il solito posto di blocco, la gente del posto ci si avvicina con i soliti prodotti dell’agricoltura.
Compro ed assaggio: manioca, tapioca, sesamo, arance, banane, arachidi… io qui ho assaggiato di tutto! Non tutto è buono per i miei gusti ma riuscirei a sopravvivere! Pranziamo in un ristorantino sulla strada, siamo a circa 200 km da Bamako e a 15 ore dall’aereo che ci riporterà in Italia via Casablanca.
Tristezza… non son ancora riuscito a sentire mio figlio, nemmeno una volta da che è iniziato il viaggio… ci riprovo qui i cellulari prendono… Finalmente risponde mia moglie, invece della segreteria telefonica: Federico non c’è e riattacca.

Ah dimenticavo dopo avermi visto assaggiare di tutto tapioca, manioca, sesamo, carne di capra arrosto, baobab, tamarindo ecc. ecc… anche Indiana decide di lanciarsi in una sperimentazione ardita: ordina al ristorante e mangia omelette e marmellata!!!

 

Come sempre ho fatto io anche lui mi offre di condividere l’esperienza, me ne offre un po’… io l’assaggio. Beh chiede? Meglio la radice di tapioca!

Nota aggiunta: il giorno successivo sono stato male ho avuto un fastidioso mal di pancia con ovvi frequentazioni in bagno: sospetto che l’uovo e la marmellata m’abbiano fatto male!

 

Un bel caffè nero, (in verità è la solita miscela Nescafé), si riparte, prometto la prima cosa che faccio a Malpensa è bere un caffè del bar!!!

Finalmente arriviamo a Bamako, c’è prenotata una camera in un albergo lungo la strada che porta all’aeroporto. Depositiamo i bagagli, e beviamo qualche bibita fredda, benvenù savà e italien? Oui merci, e se vede?
Decidiamo di fare una promenade verso il centro è un’occasione che non avremo più, la prossima vota se verremo, anzi, quando verremo, scenderemo all’aeroporto di Mopti, non esiste arrivare a Bamako, troppo lontano.

Questo è uno schifo di posto, sporco oltre il comprensibile, mercanzie di tutti i tipi in terra sul bordo della strada, mischiate con mondezza abbandonata e trasportata dal vento… veramente ripugnante!

Ho visto posti sporchi, ho visto gli animali far la cacca all’interno delle abitazioni dei miei amici di Walia ma lo sporco qui è veramente insopportabile, indegno di una città che è pure la capitale!
Assistiamo ad una partita di calcio, in campo è delimitato da depositi di pattumiera, invece delle righe comincia la discarica…

Particolare: le due squadre per distinguersi usano una tecnica straordinariamente efficace una squadra gioca con le magliette e l’altra senza… però quelli con la maglietta hanno le casacche nere… vabbè!!!
Scopriamo che stiamo prendendo una direzione che ci porta alla periferia… sulla strada vediamo una fabbrica di trattamento e concia dei pellami, non si distinguerebbe dal resto dell’immondezzaio se non fosse per il rumore… chissà cosa direbbe l’ufficio d’igiene di Varese e… la 167 qui come la applicano?

Daniel San alza il braccio e miracolo, arriva un taxi a manetta, contabilisti tratta il prezzo e spiega dove vogliamo andare…
Uno più sfigato mica potevamo trovarlo… ci porta in giro, gli indichiamo un grosso fabbricato al di là del ponte… Sbaglia strada e finiamo al “mercato del tutto”, chissà perché i tassisti arabi pensano che gli europei non abbiano altra aspirazione che comprare i loro prodotti agricolo/artigianali anche quando fanno schifo e sono posti in un ambiente che fa già schifo di suo!
Alla fine riusciamo a fargli prendere la direzione che volevamo…

-Di là! –

-Gira, qui! –

Par ici…

-Dai dai! –

Vit, vit! –

Troviamo la costruzione bella e dominante che vedevamo da lontano: è una banca! Vabbè!

Delusi decidiamo di ritornare all’albergo gli diciamo la via e gli diamo il biglietto dell’albergo con nome e indirizzo…

 

L’albergo porta il nome di una città, (come se a Milano ci fosse un albergo di nome Roma), guarda il biglietto legge il nome e dice che non può portarci fino a “Roma” è proprio tonto però!

Alla fine gli diciamo di riportarci dove ci aveva caricati… l’albergo è lì vicino… glielo indichiamo scendiamo, Contabilisti tratta il prezzo 2000 CFA, io pago! Dovrebbe pagare lui noi!

La camera d’albergo con quattro letti ha il condizionatore e il ventilatore rotante, c’è un bagno, a turno facciamo la doccia…

Intanto scrivo il diario e penso, domani sono a Milano… hai voglia di tornare a casa? No!

Ceniamo con birra, bistecche e patatine fritte… finalmente troviamo una delle temutissime zanzare: punge Contabilisti! Sono quasi contento se non altro tutte le punture fatte e le pasticche presa son servite a qualcosa e se avesse punto me? Per fortuna c’è Maurizio!

Chiacchieriamo un po’ prima con l’Agata che è psicologa e che mi scoperchia il cranio per vedere se c’è dentro qualcosa… mi rassicura dice che lei non vede nulla in me!!!

Poi con Efriel si parla dei progetti delle cose da fare, dei ricordi suoi e miei… siamo contenti e stiamo bene…

Ciao Africa, guarda che poi torniamo!

A mezzanotte arriva Ousmane con i suoi aiutanti, ci carica sul solito pulmino, si va all’aeroporto di Bamako, direzione Casablanca – Milano.

Chiacchiere, abbracci, indirizzo internet, ci sentiamo presto, stai tranquillo, faremo cose buone per Walia! siamo in tanti noi di Focus…

 

Pronti via… si parte! Due ore di ritardo! …

 

Ho un presagio, perderemo la coincidenza a Casablanca? Contabilisti mi rassicura… tranquillo ci aspetteranno è la stessa compagnia… Air Marocco.

 

Non mi sento benissimo ho tutto un movimento nella pancia che non promette nulla di buono… speriamo bene…
Arriviamo a Casablanca alle 08.05 l’aereo per Milano parte alle 08.15 dai di corsa che ce la facciamo…
No messiè, l’imbarco est fermè, n’es pas possibile! Allè au boureau…Merde !!!

 

Si scusano del disguido, ci offrono un volo con Alitalia alle 14…. Due palle… sei ore di attesa… e ciò mal di stomaco.
Ci offrono sia la colazione che il pranzo, poi sull’aereo di nuovo si pranza. Io per fortuna sto maluccio e non mangio nulla… vuoi vedere che quando torno a casa la bilancia non mi dice che sono ingrassato?

Alla fine mi arrendo mi faccio dare una pasticca di Imodium da Maurizio il dolore passa quasi subito, che pistola che sono, non potevo prenderla prima?

Sbarchiamo che fa un bel freschino eh?

A Bamako di giorno si superavano i 35° qui è già buona se non siamo sotto zero…

Comunque i bagagli arrivano insieme a noi, ad aspettarci c’è il marito di Anna e il fratello di Daniele e quello di Maurizio, (che sta arrivando), saluti ed abbracci, ho nuovi amici, ci rivediamo presto ok, sicuramente quando tornano le altre quattro… ok vado… Anna e il marito mi accompagneranno a casa… Arriviamo insistono per aiutarmi con i bagagli.

– Grazie volete entrare? –

… Ok sarà per la prossima volta ancora un abbraccio, ciao Agata.
Sono stanco ma curioso mi spoglio per fare una doccia, c’è la bilancia lì che mi aspetta… mi peso? Salgo in punta di piedi… 1,5 kg in meno allora è vero si dimagrisce… ci torno!

Allora posso dire di aver lasciato un po’ di me in Africa, no?

Nota finale: chiedo scusa per essermi così tanto dilungato, a chi è riuscito a leggermi fin qui: complimenti!
In realtà voglio condividere il più possibile questa esperienza
Vin
 

Finalmente il conto corrente

31-03.2005

 

Tornati a casa ci sia dà da fare per la raccolta fondi…

Senza un conto corrente… non si riesce!

Daniele finalmente inizia a dare qualche numero…-

 

Ok in attesa dell’agognato numero di conto postale, Se@sonRose ha aperto un conto bancario così da poter inviare la prima tranche di soldi al villaggio di Walia per l’esecuzione del primo intervento, il primo passo verso la creazione del bacino finale di circa venti milioni di litri d’acqua.

I lavori sono in corso e, presumibilmente saranno terminati per maggio, giusto giusto per la stagione delle piogge.
Ora, per chi sentisse irrefrenabile il desiderio di contribuire in modo concreto questi sono i riferimenti del conto intestato a

 

SE@SON ROSE
C.C. 07654/93-Banca Popolare di Sondrio-Ag.Lissone

ABI 05696-CAB 33270

A presto e buona pasqua

Efriel

 

AVVISO PER TUTTI:

31-03-2005

 

Comunico che FINALMENTE è stato aperto il conto corrente postale intestato alla
Se@sonRose – Onlus il numero è: 62571773

Chiunque voglia aderire alla Onlus deve inviare un MINIMO di 5 euro e spedire la copia del bollettino a Stefani Silvia, (Bradipa), in via Trilussa 2 – 35010 Cadoneghe (Padova). L’indirizzo della Stefani è lo stesso della Onlus.
I dati del versante devono essere integrati dal codice fiscale per la registrazione al libro soci.

Chi intendesse ottenere una ricevuta fiscale per il proprio versamento, (deducibilità fiscale), dovrà inviare unitamente ai dati personali obbligatoriamente il codice fiscale.
Chi volesse effettuare versamenti anonimi… non dovrà fare nulla. A parte il versamento s’intende. 😉

Grazie ragazzi… ricordatevi che ogni 5 lire mandate sono un litro d’acqua per i nostri amici…

Vin

 

SSR… il libro

06-05-2005

 

Eccoci dunque, si concretizza l’ipotesi di poter pubblicare un primo libro di Se@sonRose.

Attraverso il sito “Lampi di stampa.it” c’è la possibilità non solo di stampare ma anche di distribuire un nostro libro.

 

Si pensava ad un libro sul formato “Urania” di circa un centinaio di pagine tirato in mille copie.

 

L’esborso economico sarebbe intorno ai 2000 euro, loro ci riconoscerebbero una royalty del 8% su ogni copia venduta e uno sconto sull’acquisto da parte nostra del 30%.
Adesso veniamo all’aspetto pratico: cento pagine di tipo A5, grosso modo possono ospitare una decina di racconti da 15000 battute, forse se scegliamo racconti sulle 10000 battute anche di più. Agli autori che volessero partecipare a questo primo numero chiederemo un contributo spese di circa 10/15euro da definire.

 

Questo è il nostro primo numero, cerchiamo di farlo in modo che il secondo abbia un riscontro anche maggiore. Siamo nati per questo in fondo no?

Un abbraccio a tutti e aspettiamo le vostre considerazioni
Efriel

 

Comunicato ufficiale

Di Se@sonRose Onlus

25-06-2005

 

Cari amici Vi comunico che è stata completata la prima fase dell’intervento della nostra associazione.

Il “petite barrage” è stato completato e già dalla prossima stagione secca la gente di Walia disporrà di una riserva di 2.000.000 di litri d’acqua.

E’ poca cosa si ma credetemi per chi vive alle propaggini del deserto è quasi un miracolo…

Sono felicissimo del risultato fin qui ottenuto e ringrazio di cuore tutti coloro che ci hanno aiutato, anche quelli che sinora hanno potuto farlo solo con le intenzioni.
Ora dobbiamo proseguire ed anzi potenziare il nostro impegno per poter disporre dei 50.000 euro necessari a realizzate il laghetto…

Vin

 

Si parte

30-10-2005

 

 

Il tempo è arrivato e i nostri due eroi comunicano alla community che ripartono per la volta del Mali,

Altri progetti ma stesso entusiasmo animano il cuore di questi due grandi esploratori! –

 

Beh il tempo è venuto, domani insieme a Vinnie si parte alla volta di quel delizioso villaggio sito ai piedi della falesia di Bandigara alla prime propaggini del Sahel:-).

Ci vediamo settimana prossima, io, per rivedere Vinnie, toccherà aspettarne un’altra:-)

Orsù dunque, si parte per far il lago, dopo un anno intenso e pieno di avvenimenti siamo arrivati al punto focale.

L’anno prossimo il villaggio di questi tempi, potrà ammirare il sole che tramonta sulle acque del lago Se son Rose… e….scusate se è poco 🙂 un abbraccio e a presto,

Efriel

@@@@

Torno in Africa col mio compagno di viaggio, mitico procacciatore di coccodrilli per dare un senso compiuto a tutti i nostri sforzi per la realizzazione di un sogno…
Viaggiamo leggeri Daniele ed io almeno nel cuore, perché i sacchi invece sono pesanti, accompagnati dal vostro affetto ed aiuto…

Il viaggio questa volta sarà più breve, domani a quest’ora staremo per atterrare a Mopti…. Beh se tutto va bene…. Dove ad aspettarci ci sarà l’ormai conosciutissimo Ousmane (quello della diga per intenderci).

Entro un paio di giorni spiegheremo al villaggio il progetto e le modalità di attuazione se decideranno di farlo loro, (come mi auguro), sarà l’ottimizzazione dell’idea di aiuto come l’intendiamo noi. Vedremo… per ora un grosso abbraccio a tutti voi, a presto.

Vin

 

-Le risposte di buon viaggio non tardano, tra i tornate presto, fatevi sentire e guidate piano, i fautori di questa bellissima community da l’arrivederci a tutti!

Tutti aspettano queste notizie come una mamma aspetta quelle di un figlio! Dopotutto i laghi son creature di tutti… no?

Ma la cosa bella è questa lettera che Ousmane scrive alla community! –

 

BONJOUR DE OUSMANE

17-11-2005

 

Bonsoire je suis ousmane guindo je represente l’association se@son rose au mali je salut tres bien je vous salut au nom du chef du village et ses conseilles et aussi au nom de la population du village de walia on est très content des decision et votre disponiblité car c’est tres important et très utile pour la vie du village dans ce a ca on vous remerci infiniment
Amitie
ousmane guindo

 

Buona sera io sono Ousmane Guindo. Io rappresento l’associazione di Se@sonRose di Mali. Io sto molto bene, ciao! Io a nome del capo del villaggio e il suo consiglio e anche a nome della popolazione del villaggio di Walia siamo molto soddisfatti della decisione e della vostra disponibilità.

Il vostro aiuto è molto importante e molto utile per la vita del villaggio.

Con amicizia

Guindo Ousmane

 

@@@@

Cher ousmane
je suis bien hereuse de lire ton message. Je te connais par le foto e les mots de Vin ed Efriel. J’ai dans mes yeux ton pais e j’espere de pouvoire, avec mes amis, faire ancore mieux.
Cari Ousmane
per fortuna sto leggendo il tuo messaggio. Ti conosco da foto e parole di Vin ed Efriel. Ho negli occhi il tuo paese e spero di essere in grado, con i miei amici, fare ancore meglio.

By Mine

@@@@

Salut ousmane,
merci pour ton message. Moi, je Te connais seulment par les photos de Vin et de Efriel, mais je says que tu as nous aidé beaucoup pour realiser notre project. J’èspere, un jour, de pouvoir voir avec mes yeux ce que nous avons fait pour le village.

Ousmane ciao.

Grazie per il tuo messaggio. Io ti conosco solo dalle foto di Vin e Efriel, ma so che ci avete aiutato molto a realizzare il nostro progetto. Spero che un giorno potrò vedere con i miei occhi quello che abbiamo fatto per il villaggio.

Ciao da Lisa

@@@@

 

Sono tornato 🙂

Daniele (Efriel)

08-11-2005

 

Beh son tornato, non posso dire di aver trovato il mondo migliore di quando son partito…:-) Ieri sera a Parigi ho saputo del casino che sta succedendo da loro e oggi in treno ho letto sul giornale le solite cose che, i nostri uomini politici dicono di tutto!

La vita scorre, il sangue pure, dunque tutto come prima… peccato perché vengo da una settimana veramente unica. Vediamo se riesco a condensare il tutto in tre o quattro immagini:-)

Be’ la prima è l’immagine di una melanzana, ma si che la conoscete, quel frutto di quel bel color… melanzana.

In realtà sono una decina, belle grosse e quasi mature e sono in uno degli ultimi orti, (loro li chiamano GIARDIN), che gli abitanti del villaggio di Walia ha coltivato con l’acqua contenuta nel nostro barrage.

Una emozione da mettere i brividi, credetemi e la sera dopo, quando il coltivatore ci ha donato tre delle sue melanzane per ringraziarci dell’acqua… vi lascio immaginare la nostra emozione.

Scusate se la parola emozione si ripete ogni due parole ma altri fini dicitori troveranno sicuramente dei sinonimi, ma io no!

Io ho trovato i miei occhi e quelli di Vin umidi di lacrime e di imbarazzo davanti ai loro ringraziamenti per quello che abbiamo fatto! Minchia! Nessuno dovrebbe ringraziare qualcuno per l’acqua! Nessuno!

L’acqua è come l’aria e tutti ne devono avere senza limiti!

Va beh mi son lasciato trasportare…

La seconda immagine è la sorpresa del prefetto della zona. Quello che in definitiva ci ha autorizzato alla formazione del lago, a due cose: la comparsa dei coccodrilli, negli altri barrage non se ne sono mai visti. Nella zona di Walia un quarto di secolo fa durante una stagione delle piogge particolarmente abbondante ne avevano visti un paio.

Qui quest’anno c’erano tre coccodrilli di cinque metri e due più piccoli. La seconda cosa che ha stupito il prefetto è che il console Maliano di Roma si aspetti da noi una relazione sul percorso della nostra realizzazione.

 

La sua domanda inespressa è stata:

-A Roma si interessano a noi? –

Tenete presente però che quest’anno in un villaggio vicino al nostro un barrage finanziato dal consolato francese con larghezza di mezzi è crollato spazzato via dalle piogge, ed è una ferita che sentono molto.

 

La terza immagine è una moto che corre su una strada impolverata e porta i due tecnici maliani a visionare il sito del lago. Per poter relazionare la loro visita, la loro dotazione era una copertina di quaderno su cui annotare le cifre e le considerazioni.

Ah sono venuti di sabato e, siccome volevano essere sicuri che tutto il villaggio capisse che tipo di opera si costruiva son tornati la domenica… Non solo, ma sono stati molto attenti al tipo di piante che saranno eliminate nello scavo e di ognuna ci hanno raccontato le proprietà medicamentose.

 

Un’altra è la scuola. I bimbi seduti dietro banchi con sacchetti per il riso come cartelle e legnetti legati ad un nastro come strumenti scolastici. I righelli di legno, non proprio dritti, completano la loro dotazione…

Chissà, forse la voglia di imparare e inversamente proporzionale agli strumenti dati per farlo…

 

E poi questa: E’ sera, io e Vinnie vorremmo fare una foto al sito del lago per poter mostrare qui dove verrà creato il bacino.

-Ci vorrebbe un nastro per mostrarne il perimetro. –

Dice uno di noi.

-Già ma dove possiamo trovare un nastro da segnalazione qui nel bel mezzo del nulla? –

-NO PROBLEM- dice Ousmane,

-Domani mattina ci sarà tutto il villaggio a delimitare il perimetro del bacino! –

E così è stato, mano nella mano si son tenuti ed hanno formato il lago! Giuro, potrei continuare per immagini, ma lasciatemi riordinare le idee, poi settimana prossima Vinnie che è molto più quadrato di me vi racconterà meglio il tutto.

Efriel

 

II Viaggio

Di Vincenzo, (Vin)

02-12-2005

 

Sono solo con Daniele…

Faremo oggi le comiche?

30/10/2005

 

Imbarco ad Orio al Serio, (via Parigi), destinazione Mopti.
All’ultimo momento la Piont-Afrique, (la compagnia aerea che ci porterà da Parigi a Mopti), comunica una variazione del volo. Partiremo da Parigi CDG anziché da Orly, inoltre l’imbarco sarà anticipato di un ora partiremo alla 5 del mattino, ok va bene lo stesso.
Oggi hanno cambiato l’ora legale, si ritorna col sole, ero già agitato come una mina! Vabbè ho preparato le valigie cercando di portare il più possibile ma abbiamo solo 13 kg di bagaglio consentito!!! Questa volta non userò trolley ma solo zaini invece che tirarmi dietro sulla sabbia una valigia con le ruote mi carico come un somaro, va più che bene!

Cavoletti ho lasciato giù almeno 12 pasti pronti digiunerò? Dimagrirò? Meglio!

Dimenticherò almeno 100 cose, non sono mica la Patriarca, (Rita la presidente di Yacouba), comunque sto rileggendo la lista.
Ho caricato sulla cintura militare tutto quello che potevo: macchine fotografiche, videocamera ed anche la posata da boy scout, più il cannocchiale sono comunque ancora fuori di un paio di kg… sperem

Alle 14 arriva Scaringella, (zio orso), che mi accompagna da Daniele, poi sarà la Federica a portarci a Bergamo.

 

Siamo Daniele ed io all’aeroporto CDG sono le ore 01,10 del 31/10 e veniamo al riepilogo della giornata…

Scaringella è arrivato in orario accompagnato da suo nipote, siamo partiti alla volta della casa di Daniele, dove ad attenderci, con l’amico mio, c’era la Federica, (ex dama inglese delle precedenti puntate ed ora dama di Daniele).
Pronti via. Scari e il nipote scaricano i miei bagagli e ripartono alla volta di Varese, noi ci dirigiamo a casa della mamma di Daniele, c’è tutto il parentale a salutare! Piacere e baci e abbracci anche per me e…  me raccomandi! (Disse la mamma).

 

Beviamo un caffè e un Malarone, (antimalarico), ok si va a partire…

-Hai tutto? –
-Si certo, ecco i passaporti… ca.zz.o i biglietti dov’è la sacca nera? –
-Boh… ma l’avevi!?!-
-Si cavoli ci sono dentro tutti i titoli di viaggio, Scaringella… li ha lui!!!-

Telefonata e… sono nella macchina di Scari che è quasi arrivato a casa, è un amico lo zio Orso ci ritroviamo tutti all’aeroporto di Orio al Serio
-Grazie Scari!-
-Dieci cene ti costerà sta cosa!-
Ha ragione ho proprio la testa altrove
Daniele e Federica si salutano alla maniera di chi non vorrebbe salutarsi, baci, sguardi, carezze, coccole, insomma mi fanno un po’ invidia, comunque son contento per loro.

Ultimi minuti, la Fede abbraccia anche me, ormai è quasi pronta per una bella piangiuta, dice: -Resisto!- e spuntano i primi lucciconi… dolce ragazza!
Ricevo e ricambio un mucchio di sms saluti a tutti, se posso vi farò sapere.
Vabbè imbarchiamo i bagagli ed al metal detector ci sequestrano forchetta cucchiaio e coltello, sono un pericoloso terrorista, con che mangerò in Africa?
Peggio per me che sono fuori di testa, dovevano esser nello zaino.
Il volo con la Ryan Air è tranquillo, ho notato che nessuno ha sete sull’aereo… quando voli con compagnie di linea tutti vogliono cola aranciata o chinotto qui invece nessuno ha sete… e già qui le bibite si pagano!
Comunque arriviamo in perfetto orario anzi 15 minuti prima!

L’aeroporto è la miniatura di Orio al Serio, comunque c’è quasi subito il pullman di collegamento alla città, spendiamo 26€ in due, efficiente.
Arrivati al capolinea…. E mo’ dove andiamo? Chiediamo…
-Escuse moi ou est CDG?

Vous parlez englise? no? allor allez vous a droight il y a la Metrò…

Si avvicina un signore uno di colore e ci chiede se vogliamo un taxi per l’aeroporto CDG.
-Le price please?
– 50 €-

Ci guardiamo Daniele ed io… che si fa?

In metro spenderemmo sicuramente meno della metà ma è l’una di notte e poi… già dai, andiamo in taxi.

Un veloce corsa su ottime strade libere da traffico e siamo al CDG facciamo colazione?

Daniele si accontenta di un thè. Altri messaggi, qualcuno mi farà uscire pazzo, un pensiero alle persone che amo…                           Quando finalmente riaprono i bar facciamo colazione un cappuccino che fa pena ed una brioche che fa schifo ma per ingurgitare Malarone vanno bene, prendo anche un’aspirina e il mal di testa si placa.

Finalmente apre il boureau della Point-Afrique ci danno i biglietti di andata e ritorno, ma allora ho organizzato bene il viaggio! Solito controllo all’imbarco, mi vogliono sequestrare la livella! Ma allora sono proprio un bandito pericoloso, alla fine si convincono che non è un’arma laser e ci lasciano andare.

Sull’aereo Daniele come si siede s’addormenta, si risveglia dopo una ventina di minuti mentre l’aereo sta rullando sulla pista e mi fa (serio): – siamo già arrivati? –
-Vabbè… no comment! –

Il volo prosegue sonnecchiamo, io mi risveglio credendo di star per sbarcare a Cagliari, chissà che sogno stavo facendo… ci portano una specie di colazione, il viaggio è lungo e sono preso dai miei pensieri, dai ricordi, dai… magari…
Si chiacchiera con Daniele e decidiamo di mangiare solo arrivati a Mopti, ci raccontiamo idee e cose varie.
Penso che stasera a Mopti in un internet point farò fare l’iscrizione ad Ousmane a focus.it così sarà più facile per lui contattare non solo me ma anche gli altri del gruppo.
Sono le 14,45 ora italiano, ma quando arriviamo? Abbiamo fatto uno scalo tecnico a Gardaia in Algeria, poteva essere anche sulla luna, non siamo nemmeno scesi dall’aereo. Riprendo il cellulare va…

Mopti 01/11/2005 ore… in Italia sono le 8.
Ieri dopo lo scalo tecnico abbiamo volato sul Sahara, sembrava un mare giallo, con le dune simili alle onde del mare mosso, ti aspetti de vederle muoversi le dune proprio come le onde… che effetto!

Comunque arrivati all’aeroporto di Mopti, (è già buona che non ti fanno scaricare l’aereo di persona) ci sono funzionari che controllano i passaporti ed i ticket per il ritiro bagagli che sono ammucchiati sul bordo pista, i viaggiatori s’arrangino, ognuno raccoglie il suo e va…

All’uscita c’è Ousmane, abbracci e grandi pacche sulle spalle, è un ragazzone simpatico e molto diverso dalla media dei suoi concittadini. Non faccio in tempo ad uscire che vengo circondato da venditori di oggettistica varia: ciò la faccia turistica?!
Se non compri qualcosa non ti mollano, ormai ho capito, comunque li rivenderemo in Italia con un po’ di sovrapprezzo per recuperare un po’ di soldi.
Decidiamo di non proseguire subito per Walia ci facciamo una notte a Mopti una doccia un buon letto… sorpresa c’è il pulmino dell’altra volta… ma è tuo Ousmane?

No? Boh!

Comunque ci costa 45.000 cfa al giorno quasi 70 € mannaggia… voglio un cammello!
Sono stato in un internet point, volevo fare una sorpresa ai soliti grandi amici della rete, non c’era nessuno… allora mi sono collegato a messenger, c’era Maba, un po’ sorpresa non voleva crederci… ciao dolce ragazzina un bacio.
A proposito di Ousmane si è iscritto a focus… ma soprattutto è diventato una guida ufficiale dello stato Maliano, ci ha fatto vedere con malcelato orgoglio il suo contrassegno, ergo chi volesse andare a fare del trekking o qualsiasi altra cosa sa a chi deve rivolgersi.

Cena all’albergo con boef e fritte, bistecca e patatine fritte, l’incaricato non capisce un tubo e ci porta solo un piattone di patatine…
Ho accennato ad Ousmane l’idea di far fare lo scavo del bacino alla gente del villaggio, lui è d’accordo ma dice che dopo i tre metri la terra diventa molto dura e che molto probabilmente diventerebbe impossibile per loro.
Ne riparleremo… vedremo, ho bisogno di farmi fare dei preventivi…
Dopo cena Daniele ed io abbiamo provato a chiamare casa, lui ha parlato a lungo con Federica io… beh lasciamo perdere va…
Ho negli occhi e nella testa una persona, ti voglio bene ma non te lo posso dire.

Eccomi qua è il 2 novembre in Italia sono le 8,45 qui le otto meno un quarto, cos’è successo ieri?

Allora colazione con marmellata burro caffè e te…, pago il soggiorno due pranzi due cene e due colazioni totale 45.000 cfa circa 65€ è un posto quasi all’europea….

Si parte civiltà addio!

 

Ma non è vero! Ci fermiamo alla periferia di Mopti per ritirare i soldi che Yacouba ha inviato per pagare le attività di scolarizzazione ed infermeria.

Due ore di coda!!! In banca, in compenso ci sono posti a sedere per tutti poltroncine comode che sembra di stare al cinema.

Con Ousmane si chiacchiera un po’ di famiglie, gli racconto che non ho più la moglie, fa la faccia contrita di circostanza. Poi si continua a parlare delle cose della famiglia, racconta su mia sollecitazione del perché le donne della sua razza, così belle fino ai 18 anni, diventino poi dei miseri ricordi della bellezza giovanile.

La sua analisi è corretta: troppi figli, uno dietro l’altro, troppi lavori pesanti e poco nutrimento. Ineccepibile!

Poi Ousmane mi ascolta parlare della possibilità di tornare al villaggio e fermarmi un po’ di tempo: mesi…

 

Gli confermo che mi piace molto questa terra e questa natura.
Ci pensa su un po’ e dice:

-Se vuoi restare a noi farebbe certamente piacere e sinceramente potresti aiutarci, in questo caso avresti bisogno di una donna, non puoi mica restare mesi senza, una donna giovane 18 19 anni se vuoi basta che me lo dici, ci penso io a trovartela, anzi se vedi una che ti piace… –

Sto al gioco e gli dico; e se io non piaccio a lei?

Mi guarda come se avessi detto un’eresia.
Non ti preoccupare, quella che vuoi, ci penso io! Ok femmine italiane siete avvisate!!!

Finalmente arriva il turno di Ousmane, fa il suo lavoro in banca ed usciamo, ci fermiamo una prima volta a comprare la bombola del gas (3500 cfa), mi propongono un bastone lavorato… e che ci faccio? No grazie si riparte.

Un’altra sosta per comprare carne e frutta, (avocado e arance).

Parlo con un artigiano che mi fa visitare la sua bottega non ne sono entusiasta…

Mi dice che scambia magliette europee con articoli di artigianato.
Ci fermiamo ancora per magiare carne di capra, avocado e arance, tutto buono, si riparte ci siamo quasi…

Ed eccola la falesia che spettacolo! Si vede ed è bellissima un panorama fantastico alta maestosa ricca di anfratti e rocce scolpite dal sole e dal vento…

Ci avviciniamo al villaggio, beh da non credere è cambiato, migliorato! Intanto è più pulito e questo è spiegabile con il fatto che è piovuto… però…

Facciamo un giro per l’accampamento devo dire che è stato coltivato, ci sono fiori ed alberi. Un giorno se riusciremo a contenere l’acqua della cascata qui sarà tutto verde…

Un albero che a febbraio non c’era è cresciuto oltre i tre metri… è il nuovo “centro” di Walia… certo che l’acqua qui fa la differenza.

 

In mezzo all’accampamento troneggia il forno solare montato a febbraio da Daniele, allora lo usano… ci dicono che siamo capitati nel bel mezzo di una qualche festa mussulmana, sono tutti a pregare…
Ci sistemiamo per organizzare le cibarie e l’abbigliamento, abbiamo scatolette e piatti disidratati pronti, l’unica cosa che dobbiamo cucinare è il caffè…

C’è Issa che è il personaggio che sovrintende le attività dell’accampamento ci riconosce, abbracci e pacche per tutti.
Ceniamo al lume di una lampada a petrolio di Issa e della nostra al neon. La luce attira ogni sorta di bestiola volante ce ne sono molte di più che a febbraio, di zanzare per ora nemmeno l’ombra.

Ci prepariamo la cena, io metto a bollire l’acqua e Daniele sceglie il menù: incredibile pizzoccheri valtellinesi.

Diciamo pure che ne ho mangiati di migliori… ma sono senz’altro un ottima alternativa al pastone di miglio.
E’ ancora presto, troppo presto, per andare a nanna ma è già buio, prima che i nostri reciproci magoni ci soffochino, giochiamo a carte, scala quaranta, vince lui, ma solo è culo!! Io son costretto a scartare il 7 di picche e perdo, così imparo. Alla fine insieme a noi al tavolo ci sono qualche migliaio di animaletti di vario tipo e dimensioni decidiamo di allontanare la lampada. Si è decisamente meglio però così non si vedono le carte… ok smettiamo va!

Ci mettiamo a dormire ovviamente sotto le stelle, chi ci va a soffrire sotto un tetto, quando c’è un cielo così?

A febbraio il cielo era bello bellissimo ma questo è stupendo, non c’è la luna e non c’è nemmeno una nuvoletta, si sta bene siamo passati da una temperatura diurna intorno ai 45 gradi a circa 20 di notte… Il mio socio mi chiede: è questo il cielo che dicevi di volermi far vedere in Africa?

– Si rispondo è così che lo ricordavo. –
Fantastico ci sono le stelle cadenti, non so se è normale, comunque la prima la vede Daniele e si fa i desideri suoi…
Ad un certo punto ne vedo una io, ma grossa sai, enorme! Una “stellona” il desiderio è bello che pronto…. Vedremo!!!

 

Comunque ce ne sono tante, ce n’è per tutti i gusti, i desideri possono scendere al dettaglio. Intanto chiacchieriamo, siamo una coppia molto ben assortita Daniele ed io, mi trovo molto bene con lui. Il discorso va da ciò e chi abbiamo lasciato a casa alle solite aspirazioni tecnologiche ai discorsi di economia e politica. Il sonno tarda a venire c’è spazio anche per confidenze racconti, speranze, nella mia testa un pensiero fisso!

Una piccola retrocessione per raccontare la visita al barrage: La piramide di Enzo e Daniele primi è pronta, manchiamo solo noi!

Ovviamente scherzo, ma penso che sia una cosa che appartiene veramente a tutti noi di Se@sonRose.

Il fondo del canale è ormai asciutto è durato “solo” tre mesi e mezzo. Ousmane ci fa da giuda lungo il canale per farci vedere che in un buco, che hanno fatto, c’è ancora l’acqua che l’agricoltore usa per portare a maturazione quanto è ancora rimasto degli orti… In pratica delle splendide melanzane. Manca solo una settimana e sono pronte.

Il resto degli orti sono ormai solo arbusti e piante secche, raccolgo da terra dei fagioli e chiedo a Daniele di fotografare la mia mano…. Mi sento davvero orgoglioso e condivido il sentimento con Daniele!

No, non è orgoglio sarebbe sbagliato e stupido, è solo felicità, felicità di niente.

Dopo la notte passata a contar le stelle, finalmente all’alba, vado a fare le abluzioni del mattino, solo che qui non è proprio come a casa mia… mi lavo con la spugna “imbevuta”, l’acqua è decisamente freddo ma mi piace; tonifica e sveglia!

Dopo un po’ si sveglia anche diesel-Daniele.

Come già detto oggi è giornata festiva qui, ma glia anziani del consiglio del villaggio ci sono tutti al rituale di benvenuto. Siamo riuniti sotto il nuovo albero e parlo, col mio francese scarsissimo che solo Ousmane riesce a capire e tradurre alla sua maniera, del lavoro fatto al barrage.

Sono contento del buon uso che hanno fatto dell’acqua del canale e che spero di riuscire ad organizzare le cose in modo che loro possano partecipare direttamente alla realizzazione del lago.

Gli anziani e gli altri presenti applaudono alle mie parole, credo che il significato del barrage sia per loro una specie di evento miracoloso.

Sono tutti molto felici e grati e sembrano onestamente sinceri. Rispondono secondo consuetudine gli anziani e hanno parole di ringraziamento per tutta l’associazione Se@sonRose. Alla fine racconto la vera natura della nostra associazione la cui anima e propulsione è sintetizzata dalla presenza del presidente Daniele Piazza. Ousmane traduce e ripete esattamente in italiano il nome, gli anziani applaudono con riconoscenza.

Chiudiamo con le lettere di Rita Patriarca per le specifiche dell’associazione Yacouba.

 

Finita la riunione si va in visita alla “infermeria”. Sarà forse perché ci aspettavano nulla, forse perché non sono competente per valutare le cose in modo professionale, ma devo dire che ho visto le medicine ordinatamente messe su uno scaffale   in contenitori di cartone suddivise per nome e tipologia. I registri sono aggiornati sia per le nascite che per le visite e le prescrizioni.

Passiamo anche a visitare la scuola, oggi è chiusa, è festa, ma incontriamo lo stesso il maestro, ora nominatosi direttore. E’ una persona cortese e gentile sempre disponibile.
Alla fine si fa visita al capo del villaggio, è un atto di cortesia. E’ sempre malconcio ma attaccato alla vita come pochi…
Ritornati all’accampamento troviamo due francesi lei è carina lui è un rasta.  Ci mettiamo sotto il nuovo albero a chiacchierare, fa caldo, siamo sicuramente oltre i 40 gradi… sudo stando fermo!

 

Il mio pensiero corre a lei… in Italia son le 13,40… che starai facendo?

 

Tentiamo di riposare ma il caldo è opprimente. Le persone del villaggio si sono insediate sotto l’unico albero, non so se è perché pensano che soffriamo di solitudine o perché ci considerano ospiti, (un po’ troppo ospiti…) ma no dai, probabilmente è una loro abitudine.

Finalmente Daniele decide di far qualcosa:

-Andiamo a misurare l’acqua nei pozzi? –

-Ok, andiamo! –


Questo momento si rivelerà poi molto importante.

L’analisi delle quote del terreno rilevate a febbraio, comparate con le misurazioni dell’acqua nei pozzi, mi permetteranno di optare definitivamente per la scelta di realizzare un bacino totalmente naturale.

L’acqua in sospensione nel terreno ha una quota di circa meno -5 dopo 4 mesi dalla caduta dell’ultima pioggia il che equivale alla quota dell’acqua nei pozzi   che porta a considerare la questione largamente favorevole all’ipotesi di realizzare un bacino che poggi unicamente sull’acqua in sospensione che alimenta la falda e soprattutto che possa diventare permanente stante la condizione di piovosità descritta dai residenti e valutata nell’ultima stagione.

Durante la passeggiata ai pozzi incontriamo il figlio del capo del villaggio Ousmane e Kaka l’imprenditore locale e costruttore della diga di Walia.

Spiego al signor imprenditore che deve sistemare la diga perché ha sbagliato l’inclinazione della parete esterna consentendo all’acqua di fare mulinello e quindi di asportare la terra ai lati della diga col rischio in futuro che l’acqua riesca ad aprirsi un varco e rendere inutile tutta l’operazione.

 

Gli dico che se non sistema la diga secondo le mie indicazioni sarà mia premura cementarcelo dentro personalmente.
Comunque bisogna riconoscere che secondo gli standard africani il lavoro è stato fatto bene.

Seguiamo il corso del canale, è stato pulito come dà indicazioni di febbraio. Alzo con le scarpe le prime zolle e scopro del terreno umido, gran bel segno per il nostro progetto! Più avanti in un buco scavato al centro del canale c’è ancora dell’acqua, l’agricoltore che si occupa dell’ultimo orto ancora attivo ci mostra orgoglioso le sue melanzane blu. L’acqua che è ancora presente servirà per portarle a maturazione… manca poco.

Mentre scattiamo foto di rito io faccio le solite considerazioni sul progetto: l’acqua dopo tre mesi dall’ultima pioggia è in sospensione nel terreno a – 4 metri. Il nostro bacino diventerà un bacino naturale… che bella sensazione… niente cemento ne plastica… va più che bene!

IL contadino ci dice che la settimana prossima raccoglierà le melanzane e le preparerà per noi… mi sento onorato!

Com’è lontana l’Italia da qui…. Questa gente ci esprime riconoscenza ed amicizia, senza che noi si capisca una parola di quello che dicono.

 

Ritornando verso il villaggio il discorso cade sul pozzo del secondo quartiere di Walia… secondo quartiere? Dov’è? Come? Quando?

-Non conosci il secondo quartiere di Walia? –

Chiede Ousmane?

-No sono sorpreso! –

Vabbè… possiamo dire che c’è Walia de Sura e Walia de Sota …  Succede anche da noi!

Accompagnati dai due infermieri che masticano un po’ di francese, andiamo a visitare il secondo quartiere, superiamo una collinetta e…

Ecco Walia de Sota beh è peggio di… no è uguale… solo che qui ci sono più tracce di malattia e deformità, la gente sa già, ci accoglie come fossimo… non so come se fossimo marziani, con deferenza e un misto di timore.

Non ci sto, io non sono niente, non voglio questo. Gioco con i bimbi che sono sempre numerosi, vado a salutare gli anziani e le persone che per un motivo o per l’altro sono nell’impossibilità di muoversi.

Un uomo s’avvicina e allunga il braccio… è senza la mano! Coglie il mio sguardo sorpreso e all’ultimo mi offre la sinistra, è un attimo… gli prendo entrambe le braccia al polso e le stringo tra le mie mani… forse ho recuperato l’offesa.
Gli anziani, quelli che chiamo sono anziani, sono persone che probabilmente non ha nemmeno la mia età, ma una vita di stenti e di fatica li ha conciati come cariatidi.

Non è un bello spettacolo così com’è, è un cazzotto nello stomaco. Se fossi nato africano ed avessi vissuto una vita come la loro ora sarei già morto o conciato come queste povere persone.

Se ragioniamo in questi termini e consideriamo che il 90% del problema di questa gente è l’acqua… Acqua per coltivare ortaggi, acqua per abbeverare animali, acqua per l’igiene personale… posso arrivare a comprendere come possano esser felici di vederci e toccarci… Noi siamo quelli che hanno promesso l’acqua e che stanno mantenendo quanto promesso.
Questo però non mi fa star bene, non mi sono mai sentito dio, nel mio piccolo so di essere un uomo che ha lo stesso valore di una qualsiasi di queste persone.

E’ il 2 novembre giorno di festa qui in Mali per la gente di religione mussulmana. Io non sono un esperto in materia, comunque viene macellato un animale e la carne viene divisa tra tutta la gente del villaggio. Non so esattamente quanta carne sia stata macellata né come, ma in fondo non ha alcuna importanza. C’è un particolare che invece ci ha commosso, ne è toccata una parte anche a noi, a me e a Daniele! Ousmane spiega che siamo considerati alla pari degli altri abitanti del villaggio, non so come concepire questo gesto, preferisco considerarlo nel modo più genuino possibile, dunque grazie, siamo davvero felici!
La parte che ci spetta, la cucina la moglie di Ousmane, sospetto che “casualmente” a noi sia capitato un taglio di carne particolarmente buono.

In questa stagione qui il tramonto è un fatto brevissimo accendi la luce e dopo 5 minuti non vedi più nulla al di fuori del cono di luce…

 

Con Daniele chiacchieriamo un po’ ma di animaletti volanti ce ne sono in quantità industriale e si accaniscono contro qualsiasi fonte luminosa, spegni tutto che si va a dormire.

A dormire sì, ma ci sono i pensieri fissi e immagini della giornata da riordinare e catalogare. Daniele seduto sulla cima della diga, Kaka con la melanzana viola in mano, Ousmane che assaggia un peperone dell’orto, il signore senza una mano, l’artista che deve fare in legno un ippopotamo per la Federica… e poi le stelle, ragazzi quante stelle!!! E come sono luminose!

 

Qui ai piedi della falesia che fa da riparo a qualsiasi disturbo luminoso, in un’area in cui non c’è corrente elettrica, si vedono che è una meraviglia e poi le stelle cadenti una quantità enorme, tante che esauriti i desideri consueti sono potuto passare ai dettagli.

Esauriti i dettagli che la mia fantasia poteva inventare, (e non è che io abbia una fantasia poco sviluppata), sono passato a conoscenze occasionali o poco frequentate….

Vabbè donne state attente!!!

Che strano tra i desideri non ho messo la vincita al Super Enalotto…. Mah sarà perché qui i soldi non contano molto per vivere.

 

Abbiamo deciso che il 4 novembre andremo a Bankass per parlare con il prefetto, col direttore didattico della scuola, con Kaka e altri…

 

 

03/11/2005

 

Mattina, sveglia prima dell’alba, ma come si fa a dormire 12ore? Daniele ci riesce benissimo, a me fa male la schiena sto troppe ore a letto (insomma letto via…). Ok colazione, Malarone e poi doccia… vabbè, doccia si fa per dire.

Oggi è prevista una festa danzante, (in nostro onore), e la visita alla scuola ed il saluto ai bambini, (ma c’è un solo maestro?). Dopo si mette in atto il programma concordato ieri con Ousmane… Chiama a raccolta i suoi e andiamo tutti al lago. Scelgo di salire sopra un sasso in mezzo al futuro lago per poter riprendere e fotografare la scena…

 

Beh è uno spettacolo, (che vi invito ad andare a vedere nel blog), gli abitanti di Walia che si tengono per mano per delimitare le sponde previste del futuro lago Se@sonRose.

 

Ousmane da disposizione a come devono disporsi, Daniele definisce i dettagli, ed io fotografo… emozione!

Poi ci dirigiamo verso l’ultimo orto, io salgo sul sasso più alto per fotografare e… Ousmane sollecitato da quella “carogna” di Daniele chiede di spiegare alla gente di Walia del perché abbiamo fatto questa cosa a che serve e quali sono le aspettative.

-Tu parle en francais moi fait la traduction. –

Mannaggia che ci faccio qui sopra io, vestito come un dentista scemo, imbranato come se avessi visto una coppia di coccodrilli che si accoppiano… che faccio?

Ok racconto la storiella, Daniele se la ride sotto il sasso, ma la gente di qui crede alle nostre parole e quando finisco, cioè quando finisce Ousmane di tradurre scoppia un applauso come se fossi Berlusconi al congresso di Forza Italia.

Comunque raschiando il fondo del barile della mia dignità riesco a scendere dal sasso, (sai che figura se l’imbonitore di folle finisse a faccia in giù nell’unica pozza d’acqua rimasta nel canale…) Quando finalmente riesco a metter i piedi sul terreno salvando faccia e onore… mando ‘affa il mio socio e poi…
Beh lo immortalo sulla diga con in mano l’etichetta che abbiamo fatto fare ed invito Ousmane ad offrire un ringraziamento al presidente di Se@sonRose.

Ousmane spiega e traduce e tutti gridano “Viva il Presidente” indicando Daniele… ehehehehhe è diventato rosso come il giacchetto di Se@sonRose e mi ci ha rimandato… Ok siamo pari! Gli voglio bene!

 

Quando arriviamo al villaggio, come mettiamo le chiappe su qualcosa di morbido arrivano due “alberi”, due uomini mimetizzati che cominciano una danza al ritmo dei tamburi… Sono arrivati dei francesi con la puzza sotto al naso a guardare, s’accomodano, ed in pratica si fregano il posto migliore!

Poi, (strano), la festa si sposta in uno spiazzo alla “periferia” di Walia, andiamo…

Arriviamo che i francesi sono già seduti, li hanno fatti accomodare un po’ defilati rispetto al centro della scena che invece è occupata da due poltroncine all’europea… chissà chi deve arrivare? Restiamo in disparte, Daniele ed io, cercando di non disturbare mentre le danze vanno a cominciare, finché non ci chiamano, non c’invitano, le poltroncine erano lì per noi…!?

Uno dei francesi chiede spiegazioni a Daniele, gli rispondo io, spiego: stanno facendo la loro danza rituale per ringraziare gli italiani per il lavoro che stanno facendo qui, ci stanno ringraziando. Enfatizzo e mento sapendo di mentire ma questo francese mi sta sui calibrassi da quando l’ho visto… Dopo un po’ raccolgono i loro zaino e se ne vanno… aurevoir...

Calibrassi: specie di enorme zucca coltivata unicamente per farne contenitori una specie di secchio multifunzione e di forma tondeggiante da cui… mi sta sui calibrassi!

Comunque festa per noi per loro vederli ballare è bello 5 minuti… poi, ci invitano a ballare con loro, no grazie, speriamo che non s’offendano.

Alla fine cerchiamo di defilarci alla chetichella. Io e Daniele andiamo a casa a mangiare, ci sono 40 gradi, va bene che il clima è secco ma 40° son sempre 40°.

Mangiamo, Daniele sceglie il menu, io preparo:

-No Daniele niente paella alla Valenciana, ieri mi hai fatto mangiare i pizzoccheri valtellinesi, per favore! –

-Penne alla siciliana? –

-Ok mezze penne alla siciliana. – Mangiamo.

-Ousmane lo vuoi il caffè? –

-Certo!!!-

Beh ora scrivo un po’…

Invece di scrivere ho dormito o almeno ho scritto un po’ e poi devo essermi addormentato! Daniele dice che ho russato, lo dice per mettermi in imbarazzo, è falso e io non ci casco!

C’è un’altra festa oggi, ergo si balla! C’è la festa delle maschere, passano turisti francesi accompagnati da una guida amica di Ousmane, si chiacchiera un po’, saputo da Ousmane chi sono mi bacia e mi abbraccia facendomi sentire in grandissimo imbarazzo …

Giuro, gli tirerei un cazzotto se non fosse così grosso e armato delle più buone intenzioni!

Finalmente Ousmane riesce a liberarsi dagli obblighi della festa e andiamo ad Ende (a piedi) a parlare con il sindaco di Kani Bonzon.

Di passaggio visitiamo la famosa barriera di Ende, cioè la diga crollata…

Sono furioso, questo modo di fare è indice di malcostume, delinquenza e furto! La diga è stata costruita col massimo del risparmio ed il minimo anzi meno del minimo di conoscenza tecnica. Il progettista di questo schifo è un delinquente ladro, perché se è solo un cretino è il re dei cretini!

Comunque alla fine andiamo a trovare il sindaco che vide ad Ende; Marie Seydu… cioè il sindaco di Kani Bonzon che vive ad Ende.

Ci accoglie al solito modo africano, siediti dove vuoi e fregatene se schiacci una merda, mica si rovina.

Gli parliamo prima delle cose di Rita, di Yacouba, poi gli consegniamo la lettera di Ali 2000 e gli chiedo il permesso per realizzare il bacino.

 

Tergiversa sulla necessità che tecnici specialisti maliani vengano avvisati via radio e possano intervenire nella gestione delle possibilità di modificare il progetto del barrage…

GLI SPIEGO!!!

Non faremo barrage, noi non siamo francesi, l’uso del cemento è finito con la realizzazione della chiusura del canale! Alla fine riusciamo a capirci, Ousmane traduce, cioè ripete in Dogon quello che io avevo detto in francese.

Gli chiedo formalmente l’autorizzazione a procedere, lui chiede che il bacino sia circondato da un muretto di contenimento dell’acqua trasportata dal fiume maggiore, (cioè una scemenza), ma accetto purché venga realizzato solo in pietra legata con cemento. Comunque tutto è condizionato dall’autorizzazione del prefetto. Va bene ma qui non hanno ancora capito che: o si fa come dico io oppure se lo fanno con la tecnica e i soldi loro.

Domani andiamo dal prefetto speriamo che sia uno sveglio e che capisca, perché io non ho intenzione di buttare i soldi di Se@sonRose, comunque sono sempre più convinto che la tecnica del bacino sia sempre più performante di quella del barrage, soprattutto qui.

 

 

Torniamo a Walia che è già buio chiacchierando allegri.

Nel villaggio c’è il solito comitato ad aspettarci. Nell’accampamento, ci sono i due infermieri ed arriva anche la terza, con Ousmane ed Issa siamo in 7 che si fa li invitiamo a cena? Ok! Dopo cena il caffè. Ma questi non se ne vanno, come si fa a dire andate a dormire?

Beh qui è l’unico posto dove c’è luce mi sa che rimarranno qui. Daniele spegne e dice io vado a letto! Non se ne vanno lo stesso….

Rimangono ancora, parlano il loro dialetto Dogon, non gradisco e lo dico: se parlate in francese dialogo con voi altrimenti…
Mi rivolgono qualche frase in francese… mi ha un po’ stufato la ragazza di Issa, mi guarda dritto in faccia, poi distoglie lo sguardo e ridacchia, in ingenuità è sicuramente un fatto ma è anche vero che sono molto diretti.

 

L’infermiere “anziano” chiacchiera a ruota libera non è stato zitto 5 minuti… dà fastidio, la ragazza, l’infermiera sembra estraniata, Daniele dice che si è fatta con tutte le pasticche dell’infermeria. Finalmente si decidono ad andare a dormire, la ragazza di cui sopra mi saluta dandomi la mano trattenendo la mia un tempo che in Europa sarebbe un palese invito, ma Issa è presente non dice nulla quindi… va bene così, imparo.

Mattino del 4/11, ma da noi non è festa? Non era festa nazionale? No l’han tolta allora… buon lavoro a tutti.

I miei pensieri corrono alle persone che sono nella mia testa e nel mio cuore, chi sa di esserci sa di che parlo. Mi son già lavato vestito e son pronto alla giornata, Daniele dorme ancora, sicuramente ha molto arretrato da recuperare.

C’è un topolino che sta cercando di entrare, nella nostra “camera” ci sono le cibarie, lo faccio scappare battendo le mani, s’infila rapido in un buco per lo scolo dell’acqua del perimetro dell’accampamento. Dall’altra parte c’è un galletto che sta concentrato razzolando nella terra rossa, è quasi scontro frontale, si son presi un bello spavento tutti e due… ridere di niente… il cuore qui è leggero.

Non credo di riuscire a trasmettere le sensazioni che si vivono qui, almeno non le mie.

 

Intanto l’adattamento alle condizioni di vita, comodità zero, clima caldo secco furioso di giorno, fresco la notte… c’è un’escursione termica di più di venti gradi, siamo oltre i quaranta di giorno e sotto i venti di notte, dormiamo entrambi dentro il sacco a pelo, però possiamo guardare il cielo.
Questa notte ho chiacchierato a lungo col mio socio, mi ha detto che sono tolemaico per il mio modo di vedere l’esistenza. Opinione sua, io per me non accetto classificazioni anzi sono senz’altro aperto alle novità alle nuove idee alle innovazioni. Però sono abituato a fidarmi della mia capacità di analisi e credo che per spostarmi dalle mie convinzioni sia giusto che io pretenda qualcosa di più di un “potrebbe essere che…”

Dovrei scrivere qualcosa di Daniele, sul piano dell’amicizia e del rapporto, del legame che c’è tra noi, ma lui legge il mio diario… Per cui… ;-)))

 

Ci sono un sacco di farfalle che svolazzano per l’accampamento, qui si muovono a stormi, sono abituato a vederle svolazzare in Italia ognuna per i fatti suoi, qui invece dove va una va una vanno tutte! Ne puoi vedere cinquanta in un metro quadrato. Ieri per esempio abbiamo visto dei fantastici pappagalli, Daniele vuole rinchiuderli per farne un’attrazione turistica, solo che qui i pappagalli li cacciano, e se li mangiano….

Sento rumori pre-neanderthaliani provenire dalla branda alle mie spalle, si sta svegliando, buon giorno amico mio.
Preparo il caffè italiano per me e la solita acqua per lavarsi i piedi per Daniele.

E’ il 4/11 sono le 17,10 ora locale, in Italia sono le 18,10.

La giornata di oggi l’abbiamo passata in carrozzella Daniele ed io, una promenade romantica, chissà se c’è una donna gelosa.
Siamo andati con un carro non ammortizzato e trainato da un povero bue. Daniele, Ousmane ed io a Kani Bonzon passando per Kani Kombole…

Allora, sono solo dodici km, secondo Ousmane, e a velocità “vacca” ci si mettono circa due ore. Ma il viaggio ci ha dato la possibilità di osservare il mondo che ci circonda… com’è lontana l’Italia.

Divertente il viaggio visto da Ousmane, allora si parte e dopo cento metri di scossoni Ousmane scende per salutare delle persone incontrate. Qui sono quasi tutti parenti e se non ti fermi a salutare col solito; ciao come stai, come stai tu, come sta tuo padre, come sta la mamma, il cane, il gatto ecc, fai sei un cafone. Ergo Ousmane si ferma, il carro prosegue la sua strada guidato dall’autista, (padrone della vacca). Dopo una quindicina di minuti rivediamo Ousmane che di buon passo sta cercando di recuperare la distanza dal carro ma quando sta per raggiungerci incontriamo una coppia di lavoratori di Walia. Ousmane si ferma a parlare e salutare, il bue prosegue… Finalmente Ousmane ci raggiunge sale sul carro e…  Amaughiere, (che vuol dire benvenuto in lingua Dogon). Un tizio salta fuori dal campo di miglio in cui stava lavorando per salutare Ousmane… che scende… il bue prosegue… Beh la faccio corta… l’unico momento in cui Ousmane è stato con il carro è quando siamo scesi per spingerlo in un pezzo di strada scosceso e ripido…

Arrivati a Kani Bonzon andiamo a parlare con il prefetto responsabile per il nostro progetto.

Gli spiego, col mio francese da sopravvivenza, i concetti generali del progetto, le sue implicazioni ed il perché di questa scelta. Sono molto sicuro di me, credo che il prefetto capisca tutto quello che dico, anche perché Ousmane provvede ad integrare in lingua Dogon.

Per farla breve ci concede la sua autorizzazione verbale, vuole solo che dei tecnici maliani vengano a vedere l’area di scavo. Facciano un piccolo disegno sull’immancabile foglio di carta a quadretti. Costo dell’autorizzazione tasse comprese 55.000 cfa, (circa 82 euro). Fatela voi in Italia una pratica edilizia con 82 euro e mezzora di chiacchiere…
Dopo aver visitato la farmacia che peraltro fa… insomma quella di Walia in confronto è un ospedale svizzero!

Si finisce con una breve sosta per una coca semi calda e si riparte verso Walia. A Kani Kombole si fa una sosta per mangiare dell’ottimo cuscus con verdure, Daniele mangia minestrone ;-)))

Ritorno all’accampamento col sedere piatto ci prepariamo la cena… Invitiamo Issa ad unirsi a noi, risotto con zafferano e funghi… beh, viene un po’ duro ma per chi l’ha provato… il mio è meglio, senza falsa modestia! Aggiungiamo una confezione di salmone al naturale che dividiamo in tre. Quindi ci preoccupiamo di come passare la serata… sono le 18 è già buio.

Le carte di Se@sonRose sono insieme; gioco, commenti e scherzi. Ci sono rappresentate persone che appartengono di fatto alla nostra esistenza. Ci sono vite nelle nostre carte, vite vere ed è bello pensare a noi. Scarto il re di picche, mi ha rotto non si combina mai con niente!

 

Il mattino riguardo le carte ferme sul tavolo. Il mio seme è picche. Qui con me c’è la Bradipa l’asso è uno dei soci fondatori della Onlus, (quando ti fai rivedere ragazza con “Tarzan” …  Ditemi, come state?)

Il due è la crisalide che ancora dorme nel bozzolo qui accanto a me.

 

Il tre è Minio dolce, dolcissima signora come va?

Il quattro è… chi è Charles? È stato con noi solo il tempo di chiedere di esser sul mazzo di carte.

Il cinque è Quinn Joe che fine hai fatto ragazzo?

Il sei è la Marte, ragazzi la community è di tutti isolarsi non serve!

Il sette è la dolce Butt, farfallina che fai in terra sarda quando torni a trovarmi?

L’otto è la Grace altra sardina, altra desaparecida.
Il nove è Ziocanta, mannaggia siamo rimasti pochi nel seme di picche….

Il 10 è Vilma ormai anche lei è quasi tra gli ex.
L’11 e il 12 Sattva e Marvy fortuna che ci siete voi ragazzi carini dolci simpatici…

Il 13 sono io…

 

Ho voglia di caffè ma il bozzolo non dà segni di vita… aspettiamo, io mi sono già lavato, sbarbato e cambiato, sono pronto! Pronto per che? Mica devo andare a lavorare… io manco lavoro.

Il bozzolo s’è incrinato si cominciano a veder i peli del bruco… ;-))))

Stamattina dovrebbe arrivare il tecnico del prefetto per il rilievo dell’area del bacino…

Un topolino attraversa la strada davanti ai piedi di Daniele. Ahahahahah così è sveglio!

Bien, ho disegnato, ho fatto uno schizzo dell’idea che ho del complesso lago-diga-canale. Io intanto preparo il caffè. Arriva Ousmane beve il caffè con noi e poi ci propone di andare a vedere la tana dei coccodrilli, cioè vedere dove vivono durante i lunghi mesi della stagione secca…
-Dai Daniele, andiamo?

-Si perché no?

Ci prepariamo: cappello, scarponi da trekking, casacca di Se@sonRose, macchina fotografica, borraccia siamo pronti…

Anche Ousmane si prepara: pianelle! Va beh!

Arriviamo ai piedi della falesia, con noi ci sono anche il figlio del capo villaggio e i due infermieri, (ma questi quando lavorano?) Saliamo in quota solo un paio di metri e ci fanno vedere una fessura, un buco nella roccia: i coccodrilli entrano di qui!

-Ah bene entriamo? –

-No non è possibile, è pericoloso! –

Che delusione!

-Che facciamo? –

-Andiamo a vedere le case Telem sulla falesia? –

-Ok ma è in alto…-

Saliamo e incontriamo un insieme di case Dogon dove vive l’artigiano, cioè l’artista locale. Non è considerato un quartiere ma una specie di periferia di Walia de Sura.

Dal artista acquistiamo una statuetta che rappresenta un adorante Dogon. Bella e paghiamo senza problemi. Ci sono poi due piccole maschere chiediamo il prezzo…

-No, troppo alto-

Gli chiedo di abbassare la richiesta:

-No, quello è il loro prezzo! –

-Ok non se ne fa nulla grazie ciao. –

Ci mettiamo in moto si deve salire verso le case Telem… Ousmane mi chiama e allora ritorno indietro… L’artigiano me le vuole regalare, mi regala le maschere? Davvero? Ma non capisco Daniele che dici? Boh?! Siamo personaggi il nome di Se@sonRose si diffonderà fino nel Burkina Faso. ;-)))

Riprendiamo la salita e riusciamo ad arrivare ad un’abitazione Telem, scopriamo così che i Telem erano alti un metro e… basta, cioè sono i pigmei! Ecco perché i Dogon son riusciti a cacciarli… erano il doppio sia di numero che d’altezza… così non vale.

Sul costone della montagna c’è un passaggio difficile per un uomo di mare come me, Daniele ne approfitta per fotografarmi abbracciato come una cozza alla roccia…
Ousmane ci fa casualmente scoprire dei reperti archeologici dei Telem, mi entusiasmo. Già mi vedo scopritore di arcaiche verità magari possiamo vendere i reperti a qualche museo, soldi per il lago…

Daniele molto più scafato di me, mi sveglia:

-Guarda che è roba per i turisti. –

-Ma dai l’abbiamo scoperta noi…-

Ousmane intanto se la ride… sono costretto a capire, mi hanno fatto fesso, sono proprio un pirla!

Fa un caldo che ho provato solo qualche volta in Sardegna e un paio di giorni in Israele ma era estate! Adesso qua è novembre…

All’accampamento ci aspettano i tecnici del prefetto di Kani Bonzon, quattro chiacchiere e si riparte, a piedi, verso la falesia, non vado in palestra ma sudo e cammino… Riprendono le misure con la mia bindella, la loro fa pena è tenuta insieme con pezzi di corda… Per rilevare l’area del bacino usano la tecnica usata da Daniele e contabilisti 8 mesi fa… solo che Daniele e Maurizio erano dilettanti allo sbaraglio, questi dovrebbero esser professionisti!

Nessun riferimento, nessuna quota… si misura da qui a lì e poi da lì a là… vabbè “va là che vai bene”, alla fine qualcosa faranno.
Troviamo un serpentello, lo catturiamo e ci facciamo la solita foto da safari…

Io gli faccio il solletico sotto il pancino, non sarà un coccodrillo ma sempre rettile è!

Gli “esperti” maliani alla fine si rivelano anche simpatici sicuramente più di Kaka a cui attribuiscono origini da coccodrillo, (il nonno), e da asino, (il padre), cioè nipote di un coccodrillo e figlio di un asino.

Lui, Kaka di suo ci mette la faccia da bronzo.
Alla fine la sospirata decisione è presa con soddisfazione di tutti: i tecnici vogliono tornare domani per parlare con il consiglio del villaggio, (altri 5000 cfa), comunque lasciano perdere le misure del bacino, prendetevi una fascia di terreno larga 100 metri e lunga 200 intorno al canale e fate voi…
Due ettari siamo quasi ricchi, potremmo farci Milano 2!

Pranziamo, Daniele ed io, con un minestrone alla ligure dose x 4 persone… uff ho la pancia piena e gorgogliante… Daniele? Toh dorme!!!

Postilla:

DIRE AD OUSMANE DELL’IMPOSSIBILITA’ DI PORTARE ALL’ABBEVERA LE MANDRIE?

Ieri tra i discorso fatti da Ousmane c’era anche la necessità di fare uno scivolo in cemento per permettere alle bestie di andare ad abbeverarsi senza distruggere il declivio, (le sponde), del bacino…

Li per lì non ho fatto mente locale a ciò che stava chiedendo a Kaka, ora però sono in ansia devo assolutamente fare in modo che questa cosa non avvenga.

Mentre gli animali selvatici quando vanno ad abbeverarsi lo fanno con i tempi strettamente necessari e quindi non inquinano minimamente, le mandrie, ovini caprini o bovini, stazionano nelle pozze, disperdendo liquami e sporcizia direttamente nell’acqua e questo al di là del degrado diretto, (lo sporco è sempre sgradevole specialmente a temperature di oltre 40 gradi), nel nostro laghetto però il problema diventerebbe molto più serio.

 

 

Il bacino verrà, intenzionalmente, realizzato sopra la falda che alimenta i pozzi della zona, considero che l’acqua di caduta raccolta stagionalmente sarà direttamente in sospensione sull’acqua che alimenta la falda, (le quote del terreno lo dimostrano). In pratica i liquami delle mandrie entrerebbero direttamente a contatto con l’acqua… no assolutamente no, io non mi prendo una responsabilità così.
Faremo un progetto che consideri questo aspetto, lo chiarirò al consiglio del villaggio.

 

Ieri pomeriggio abbiamo passeggiato e giocato a carte, ho vinto troppo e troppo spesso per i miei gusti, fortunato in amor non giochi a carte…

La sera, finalmente mangiamo un prodotto agricolo locale, figlio dell’acqua del canale, le melanzane! Le cucina Issa aggiungendo pomodoro e un po’ d’olio. Ragazzi che buone, dal produttore al consumatore! Io e Daniele ne facciamo una doppia razione, Ousmane ed Issa che mangiano con noi si astengono.

Però, porca paletta, cuscus con minestrone, minestrone alla ligure, melanzane… Io sono in carenza di cose solide, se vedo un cavallo, un asino o una mucca giuro che gli do un mozzico!!!
Il “bozzolo” s’è dischiuso preparo il caffè… e Malarone.

 

E’ il 6 novembre 2005, sono le sei e cinquanta qui, le otto meno dieci in Italia.

Domattina presto ripartiremo per Mopti per il viaggio di ritorno di Daniele… Rimarrò solo ma mi manca già, è una cosa scontata solo che si assomma alla mancanza di altre persone a cui dedicherò per tutta la prossima settimana pensieri e desideri inconfessabili!

Ho un chilo di magone qui, ma non devo scocciare il mio socio.
Buon viaggio, Daniel San, quando torni a casa vai da lei e recupera, vi voglio bene ragazzi!

Oggi è stata una giornata passata all’accampamento, praticamente è cominciata con la seconda visita dei tecnici mandati dal prefetto di Kani Bonzon, alla presenza del consiglio del villaggio ho spiegato a tutti che non si devono far entrare le mandrie nel bacino, per nessun motivo, ho chiarito i perché e parlato delle malattie che potrebbero svilupparsi.  I tecnici hanno capito, condiviso ed appoggiato la mia richiesta, si è quindi deciso di costruire un muretto tutto intorno al bacino idoneo ad impedire lo scavalco degli animali. Si provvederà inoltre a realizzare un abbeveratoio (o due) ai lati del canale dove gli animali si fermeranno. L’acqua verrà pescata dal bacino inizialmente con i calibrassi, in futuro con una pompa…
Ecco un altro giorno se n’è andato ed io l’ho raccontato, adesso è il 7/11, oggi Daniele parte per tornare da voi amici miei, dalla sua donna, alla sua vita, ieri mi ha confidato che si sentiva triste e felice insieme che se non ci fosse Lei ad aspettarlo avrebbe telefonato per dire che rimane un’altra settimana qui.
Ecco… il bozzolo ha le tipiche contrazioni pre-schiusa… tra un po’ lo riavremo tra noi…

 

Ieri dopo la riunione col consiglio e i tecnici con l’approvazione a tutto campo del progetto bacino-canale-diga-abbeveratoio, abbiamo passato la giornata chiacchierando raccontando cose di vita confrontandoci su idee e progetti.

Ecco il bozzolo s’è dischiuso, il miracolo della vita: ciao Daniele… buongiorno!

Dicevo che ieri abbiamo giocato a carte fino alla noia, siamo abbastanza equilibrati, io sono bravo, lui ha culo…
A sera, all’imbrunire con Ousmane e il maestro, (direttore della scuola di Walia – credo che si sia autonominato, bah), abbiamo giocato a bocce… Daniele ha messo in mostra la stessa tecnica usata con i giochi delle carte. Mangiato, cenato, la nostra ultima cena….

Parliamo un po’ del contratto, dell’impegno economico che dovrò sottoscrivere a nome di entrambi, a nome di Se@sonRose, lui è molto fiducioso io sono un posapiano, in confronto a lui ho i piedi di piombo… questa volta mi auguro che abbia ragione lui.

Dopo cena sempre chiacchierando e parlando delle persone a cui stiamo pensando, riprendiamo il gioco delle carte, scala quaranta… Lui sa, conosce ed usa questa tecnica sibillina; che se la mia mente va pensare al mio amore, (si potrà mai chiamare così?), il gioco ne risente e parecchio.
Comunque sia alla fine viene abbandonato dalla sua “tecnica” ed io inanello una serie di impressionanti chiusure. Tanto che, più di una volta dice di voler andare a dormire sperando di vincere l’ultima partita e chiudere con un -Ho sonno andiamo…-

Alla fine son costretto a lasciargli vincere una mano altrimenti staremmo ancora giocando!!!
Si vendica affermando che il mio amore ha finalmente smesso di pensare ad altri… carogna!!!

 

Eccolo… l’estratto del “bozzolo” è tornato dal bagno con un’idea; nel lavoro di scavo varrebbe la pena di abbassare anche il fondo del canale così trovano l’acqua ancora in sospensione, sono d’accordo, così facendo realizziamo un gradino a frantumare la velocità dell’acqua, un’ulteriore protezione alla diga.

Partenza da Walia accendiamo i cellulari quando arriviamo a Mopti, c’è il segnale riesco a parlare con persone care amiche, sorella, figlio, stanno tutti bene e mi vogliono bene ok…
Daniele fa il check in, carica i bagagli e s’imbarca… ciao amico a tra sette/otto giorni vendi le collanine per noi.

In giro per Mopti a far acquisti, compro, o meglio, ordino  un armadietto metallico idoneo a contenere le cibarie degli ospiti all’accampamento alto 130 largo 60 cm… 60.000 cfa in Italia sarebbe caro…

Acquisto acqua, caffè, (il mio è quasi finito), compro tessuti per le donne della Onlus. Ricompro uno specchio, quello al villaggio è rotto, poi andiamo in un internet point riesco a collegarmi c’è Sexcuba;

– Ciao ragazzo tutto bene? –

Ceno al ristorante migliore di Mopti; Le Courage, sono solo, Ousmane è andato a comprare frutta…

Mi ha detto che lui non può mangiare qui, troppo caro per lui… offro io non ho proprio voglia di mangiare da solo…

Questa settimana avrò tempo per fare un bello scavo dentro me, in fondo all’anima mia.

Avrò tempo per pensare a tante cose alle persone che amo, a quelle a cui forse ho fatto e faccio del male, a mio figlio alla mia ex moglie che oggi ho sentito stizzita al telefono e ai 10 secondi che mio figlio mi ha dedicato…

Penso alla voglia che ho di vivere, alla voglia di guardare ad una donna finalmente, non come “amica”, ma come compagna, la troverò mai una così?

Ho 56 anni suonati ma sento ancora la voglia di amare di esser amato, di certo non compatito o sopportato.

Gli amici di Walia sono tanto diversi da me, da noi, hanno un modo di pensare e di vivere che è infinitamente diverso, eppure li sento vicini, forse m’illudo di essere qualcosa o qualcuno a cui voler bene. Un uomo amico che li vuole e li può aiutare, forse sono per loro solo una specie di salvadanaio… Beh non lo saprò mai, confido che mi considerino semplicemente un amico.

 

Il ritorno vero Walia è come all’andata lungo noioso, pranziamo a Kani Bonzon, i miei pensieri sono lontani, ne pariamo domani eh?

Al villaggio scaricano le cose e poi Ousmane mi ricorda: e il caffè? Ok preparo il caffè.

Osservando la gente di qui si può notare che atteggiamenti che da noi susciterebbero indignazione qui non solo sono tollerati ma del tutto normali e logici.

Scaccolarsi mentre ascolti attento un altro parlare non è sconveniente, tanto meno lo è appoggiare il piede nudo sulla sedia del tuo vicino e togliersi la zocca dalle dita dei piedi, (lo sporco che si deposita tra le dita del piede), non è una cosa che faccia inorridire anzi! Come pure il taglio delle unghie delle mani o dei piedi è considerato come cosa assolutamente normale da fare durante una chiacchierata tra amici e conoscenti.

Ovviamente queste cose possono far sorridere noi schizzinosi occidentali ma loro non ci fanno proprio caso e difatti si scrollano di dosso molti dei nostri problemi relazionali.

E’ l’8 novembre il mio socio africano si starà preparando per partire da Parigi alla volta di Milano, chissà se ha dormito nel bozzolo anche stanotte?

 

Sono le 7 in Europa, questa notte mi sono fatto un’altra scorpacciata di stelle cadenti ma di desideri da esprimere non ne ho più, forse non ne ho mai avuti veramente…
A che serve la vita se tutto ciò che vuoi lo hai? Forse ciò che ho letto ieri, al ristorante Courage: “n’est pas de se venger mais souffrir pour reussir”, ha influenzato i miei pensieri notturni.
Cercare, provare, sperimentare vale più che essere? Forse no, ma è sicuramente più vitale e divertente e comunque non si può essere senza prima aver sperimentato cercato e provato.
Quando diventerò “grande” e non avrò più la forza per sperimentare cercare provare allora mi dovrò accontentare di essere.

Stamattina all’accampamento ci sono dei viaggiatori, turisti francesi, un tipo strano alto dinoccolato mi saluta col classico bonjour, porta scarpe da trekking, pantaloni al ginocchio e una pesante casacca nera, mi dà le spalle e s’inchina per raccogliere l’acqua dai bidoni per andare a fare la abluzioni della giornata e… o cavolo porta il tanga?!

Il suo compagno gira a torso nudo ed è chiaramente il dominante, il primo gli porta l’acqua, sono carini in fin dei conti, dolci e innamorati.
Piacerebbe anche a me avere una compagna che mi lava a schiena e che poi mi asciughi con la giusta attenzione già!
Mi son svegliato con poca voglia di mettermi in moto, stanotte si è alzato un vento freddo e fastidioso, beh freddo per qui…chissà che clima troverò a Varese quando torno?! Di sicuro non potrò scegliere di dormire sotto le stelle!

Mi ero ripromesso ieri di scrivere delle persone che amo e che comunque sono tutt’ora una parte importante della mia vita per cercare di capire di capirmi, ma che casino che sei Varazi!

Omissis…
Note: Amaughiere e Grandho è il saluto tipico con cui mi accolgono, una specie di benvenù…

Chiedere il costo dell’attrezzatura per lo scavo a mano…
Per il trasporto terra si possono usare i carretti tirati dagli asini… si risparmia tempo e lavoro.

Se volessi qui potrei fermarmi per sempre… conciò che rimane del mio reddito dopo aver disposto i fondi per moglie e figlio ci farei comunque una vita da signore.

Certo che il frigo lo vorrei comunque e comunque vorrei la luce e la doccia… la casa potrei farmela con 4 soldi e il terreno me lo regalerebbero o almeno me lo darebbero in uso vitalizio, (me l’ha detto Ousmane).

Certo non sarei mai considerato Dogon dalla casta nobile, ma amico dei Dogon, diciamo a livello di un coccodrillo;-))

Per la donna o le donne non ci sarebbero problemi, si comprano con due capre e comunque mangiano poco, non dicono mai di no e comunque sarebbero felicissime di mangiar bene in cambio di una scopatine ogni tanto… già ma chi la vuole una donna così? Se non è difficile, se non c’è impegno che gusto c’è? Comprare una donna è come comprare un somaro, si può pensare che un asino ami il padrone che lo usa? – NO GRAZIE! – Per il momento penso a farmi amare gratis da qualche persona che mi piace.

 

 

Stamattina vado a Bankass con Ousmane, in moto, a vedere il mercato e raccoglier firme per la Rita.

Idea: il terreno dello scavo anziché ammucchiato e disperso va recuperato per fare dei terrazzamenti a ridosso della falesia, così recuperano anche spazio per le coltivazioni. Vuoi vedere che alla fine sono proprio un genio?

Ieri facevo delle considerazioni sul comportamento delle persone di qui… un altro concetto ci diversifica profondamente; anche qui esiste il concetto di proprietà ma se sei tra simili nessuno si sogna di chiedere il permesso di usare una cosa non sua… L’accendino, per esempio, se ti serve lo usi, la sedia, l’acqua, un contenitore, insomma qualsiasi cosa è di uso comune, collettivo, può esser adoperata. Non so le donne… no quelle no! ;-)))

Ore 16,45 dell’8/11

 

Siamo andati a Bankass con Ousmane, in moto, mi ha fatto visitare il mercato abbiamo comprato solo caramelle per i piccoli della scuola di Walia. Poi domani devo fare la foto con la targa di Bubi.

Ecco siamo andati in moto… Daniele ti ricordi come ci eravamo fatti il culo quando siamo andati con la carretta tirata dal bue? Ce lo siamo fatti piatto in quattro ore di viaggio eh? Ecco oggi in solo venti minuti di viaggio me lo sono combinato uguale! Comunque a Bankass il direttore della scuola non c’era, per cui niente firma, si riproverà…

Se non si riuscisse, la copia per la Rita la spedirà Ousmane. Abbiamo anche rischiato di fare un bel volo con la moto Ousmane ed io… Ad un certo punto sulla pista col gas ben aperto, un po’ di sabbia portata da vento ha fatto sbandare la moto che prima si è alzata e poi si è intraversata sulla pista. Devo ringraziare un po’ la forza di Ousmane e molto la dose di culo che mi ha permesso di ritornare in Italia senza ossa rotte…
Adesso andiamo con Ousmane alla falesia gli voglio spiegare cosa deve fare con la terra ed i sassi recuperati nello scavo. Gli asinelli portano la terra scavata ed i bravi agricoltori di qua fanno dei terrazzamenti… In Italia sono una cosa comune…  Mi capiranno? Mi daranno retta?

Comunque Ousmane capisce e pensa che sia possibile… lo faranno, lui è un’autorità morale qui.

Oggi ho agganciato una neretta carina, giovane, buona per la prossima volta che vengo, ho la sensazione che sia stato Ousmane a farmici sbattere addosso, lui la conosce, ergo… però è anche vero che lui conosce tutti…

Mi sa che vorrebbe proprio che mi accasassi qui… ma che ci farebbe una mozzarella in un cesto di maron glassè?

Ad Ousmane faccio vedere un posto alle falde della falesia abbastanza ampio per poter esser recuperato ad orto.

Mi dice;

-Ma è troppo lontano dall’acqua l’agricoltore non ce la fa…- Mi porta verso il canale… c’è un area abbastanza grande e si può esser usata come terrazzamento. Vabbé ha capito, lo faranno, mi dice:

-Alla gente del villaggio dispiaceva perdere questa terra così buona e fertile, ora saranno contenti, che la possiamo recuperare. –
Ceno con tonno e frutta, non ho voglia di cucinare e poi oggi ho mangiato cuscus e “minestrone” 😉

Alle 19 arriva Kaka, oggi a Bankass eravamo andati a cercarlo… non sa ancora quanto costerà lo scavo… ma allora che sei venuto a fare? Ok lo saprà domani, io mi metto a scrivere, tanto non ci capisco un ciuffolo

Daniele ti sei perso un regalo… un’anguria del nostro canale… anche se non è buonissima… ragazzi che bello, pure le angurie son stati capaci di tirar fuori questi… che bello!!!

Allora fanno una sbancato di 2000 – 2500 mq riconsiderando il calcolo di Daniele ed utilizzando somari invece che uomini per spostare la terra….

 

 

Dunque una carretta tirata da un asino porta un metro cubo a viaggio, (forse di più), per cui arrotondando per eccesso si faranno 2500 viaggi di somaro. Se i somari utilizzati saranno cinque i percorsi saranno cinquecento, per cui considerando un tempo medio di mezz’ora tra andata ritorno e carico/scarico… Avremo un lavoro di 250 ore a somaro, due mesi con tutta tranquillità.

A spanne calcolo che ci potrebbero lavorare almeno trenta persone, trenta tra scavatori e spalatori, per scavare un’area che si avvicina ai 3000mq. Prevedo che si potrebbe proseguire ad una velocità di almeno 1metro di profondità al mese.

Ah dimenticavo, ho detto ad Ousmane di comprare pale e picconi specifici per l’attività di scavo, ostano 3500 cfa cadauno, ci siamo accordati per 3000 cfa cadauno per venti pale e dieci picconi, totale 90.000 cfa (135€).

A Mopti prima della partenza cambierò gli euro che mi son rimasti così pago i debiti, (90.000+30.000), poi ci sarà la spesa della macchina 55.000 cfa + 20/25.000 cfa di gasolio siamo a circa a quasi 180 euro al giorno mi sembra veramente troppo e l’ho detto ad Ousmane.

Va bene che poi la macchina viene usata come trasporto per i prodotti che gli abitanti del villaggio portano al mercato ma questo è un altro discorso.

 

Adesso è il 9/11 sono le 11,40,

Questa è una giornata in cui è previsto che rimanga al villaggio di Walia per la raccolta delle ultime firme sui contratti di Yacouba e per avere da Kaka una risposta sul suo impegno a lavorare al bacino. Il mio piano è questo; circa 6000 euro per il lavoro retribuito manuale degli abitanti di Walia, e 10.000 euro per l’uso dell’escavatore quindi circa 11.000.000 di cfa, ma è una previsione ottimistica… vedremo.

Il villaggio, come contributo, realizzerà gratuitamente la recinzione del bacino e le vasche per l’abbeverata degli animali.

Preparo da mangiare sedani al granchio, due porzioni, se non viene Issa mi abbuffo! E’ arrivato un ospite, si è seduto al mio tavolo dopo aver salutato uno stentato.

-Bonjour, savà? – Mi guarda scrivere, mi sento imbarazzato, in Europa mi definirei infastidito e provvederei a chiarire “che vuoi, hai bisogno di qualcosa? O, non hai altro da fare?” Ma qui in Mali è normale stare a far compagnia a qualcuno che è solo…

Ieri ho detto a Issa che mi piacciono le donne giovani, sarà un caso ma Salimata non s’è più vista in giro…

Invece non è vero, Salimata è veramente malata le devono fare una flebo perché non sta in piedi, ha la febbre. Issa dice che è sempre stanca e che si addormenta sempre (vero). Stamattina ho visto uscire Salimata dalla stanza di Issa… non è che è lui a combinarla così a forza di “giannagianna”? L’amico si sta specchiando nel nuovo specchio e si sta pettinando ha capelli non più lunghi di due millimetri e sono ricci ricci. Boh?!

 

E’ una nuova esperienza per me questa, vivere in mezzo alla gente e (di fatto) non parlare con nessuno. Ci fosse Daniele gli racconterei le emozioni, lui mi ha ben raccontato quanto la Federica sia importante per lui.

Mi vengono in mente i frati che fanno il voto di non parlare… Ahahahahah, io non sono un frate, non lo potrei essere né lo sarò mai, quando torno vi rimbambirò di parole amici miei, siete avvisati!

Finito di mangiare mi faccio il caffè, no è finito il mio legame caffeinico con l’Italia è finito. !!! Maledizione non sono ancora pronto a passare al caffè TAMTAM “ottima miscela maliana” bevo quello rimasto da stamattina, tanto non è ancora freddo (il caffè).

Ore 20,45 del 09/11

Oggi giornata di contratti, Ousmane doveva portarmi sulla falesia ma sono arrivati dei suoi amici francesi e mi sa che mi scarica… pazienza! Però è venuta la sua allieva o sostituta quella che credevo di aver agganciato io…. Comunque è molto più carina di lui… giovane simpatica ed è anche ben sveglia, parliamo un francese come con Ousmane ma ci capiamo a meraviglia.

Le ho insegnato a giocare, con le carte di Se@sonRose, a scala chiusura in mano… formidabile in mezz’ora ha imparato, mi batte diverse volte e ci prende gusto, poi capisce che la sto agevolando e m’invita a giocare seriamente, alla fine ovviamente vinco io ma devo dire che m’impegna più del mio ultimo compagno di gioco… ;-)))

Poi lei, (Kadi), lo insegna all’infermiere intelligente, passano mezz’ora a chiacchierare fitto ed alla fine lui s’arrende: non ci capisco niente: c.v.d. (come volevasi dimostrare).

Bien, domani vado con lei in su la falesia, chissà?!
Magari mi faccio una moglie maliana, sempre più terrona direbbe un amico mio.

Però la ragazza, (!?), che ho lasciato in Italia… che magone…

E’ arrivato Kaka col preventivo fatto al computer, vorrebbe 37.000.000 di cfa, circa 60.000 euro, gli dico che mi aspettavo qualcosa tra i 15 e i 20 milioni che mi sembra veramente tanto la sua richiesta…

Poi riguardo, (un po’ sconsolato), il suo preventivo fatto al computer, (dice lui), e mi accorgo che la somma delle varie voci di spesa è palesemente sbagliata… in realtà il totale dovrebbe essere di 19.000.000 cfa.

Lo insulto, gli dico che è una persona inaffidabile che è impossibile lavorare con uno che ruba sui totali, (l’aveva già fatto col calcolo del cemento occorrente per la diga che abbiamo fatto fare). Il nipote di un coccodrillo e figlio di un asino con la sua faccia di bronzo, non fa una piega. Gli dico di riscrivere il contratto a mano e che almeno non cerchi di derubarmi con le somme! Gliene offro 15.000.000 di cfa e neanche un centesimo in più. Sembra che gli vada bene, forse gli ho offerto troppo? Aggiungo che sarà questa cifra, salvo approvazione della mia Associazione.

 

Avec Ousmane nous avon quantifiè le pier, l’argent, que il va a doneè a les personnes que travaillron da le bacin… ma sto scrivendo in francese? Non ci credo, non è possibile, è incredibile! Pensa come mangi eh?

L’ho sempre detto che posso pensare in francese il problema è che non conosco beaucoup termini se ne conoscessi di più potrei passare per un Dogon che parla francese… ;-)))

Allora… stavo scrivendo del costo della manodopera. Ousmane ha quantificato in 1500 cfa al giorno la paga di un operaio normale, (addetto a pala o piccone), e 2000 cfa per l’operaio specializzato con assistente (il guidatore del carretto dell’asino).

 

 

Ci lavoreranno 30 persone, almeno l’attrezzatura sarà per trenta persone e comunque non ha molta importanza vedremo di far gestire la cosa in modo che venga controllata dal consiglio del villaggio a cui proporrò il pagamento ad ogni metro di profondità raggiunto.

Prevedo che non spenderemo più di 25.000.000 di cfa tutto compreso, quasi la metà rispetto al primo calcolo quando si prevedeva l’uso di materiali isolanti…

 

Ousmane dice che la gente del villaggio può scavare un metro in un mese… bene, fisseremo così il compenso; 30 uomini per venti giorni, per 1500 cfa + l’assistente dell’operaio specializzato, meno di un milione di cfa (1.500 euro). Mi piacerebbe che questi amici di qui imparassero un po’ a trattare con gli squali tipo Kaka!

Penso che se Kaka accetta la mia riduzione, si possa considerare la spesa complessiva come da preventivo di Kaka, (19 milioni cfa), e usare i quattro milioni risparmiati con la controfferta fatta, (gli ho proposto 15 milioni), per pagare l’attività di scavo manuale. Alla fine mettere a disposizione del villaggio i 15.000.000 richiesti da Kaka in modo che loro possano fare con lui un nuovo accordo sulla base del lavoro già fatto, e che con i soldi risparmiati possano fare un intervento collaterale al complesso bacino/diga/canale.

Ne parlerò con i soci…

Il nuovo specchio suscita molte attenzioni da parte dei maschi Dogon, vengono fanno finta di niente e … si specchiano… che vanitosi!

 

1/11/05 ore 14 maliane.

È l’ultimo giorno a Walia domattina si parte per Mopti.
Ieri mattina è arrivata Kadi per la “promenade” di due giorni… le ho dato 30.000 cfa… mi sembra un po’ troppo per due giorni (troppo considerando i costi di qui).

Abbiamo seguito la pista di Ende dove ci ha raggiunto Ousmane, (in moto), ci siamo fermati a parlare col sindaco di Kani Bonzon.

Devo dire a tale proposito che i rapporti tra Ousmane ed il sindaco mi sono sembrati più che cordiali, quasi amichevoli; gli spiego che il contratto con Kaka andrà riscritto sulla base dello scavo fatto dalla gente di Walia… insomma vedremo.

Il sindaco promette di farmi avere i permessi non appena il prefetto approverà il progetto.

Ripartiamo con Kadi, ci fermiamo una prima volta per mangiare, non sono ancora stanco che ci fermiamo a fare? Ok, mi preparano pasta italiana con condimento del cuscus. (Il minestrone di Daniele). Me ne danno una quantità industriale… ne mangio molta… troppa!

 

Ripartiamo subito dopo mangiato, altri km sotto un sole rovente… poi la salita, è proprio ripida, sono costretto a fermarmi diverse volte ho il cuore che mi scoppia e pensare che questi amici neri e denutriti si arrampicano come capre…. Memoria: la prossima volta la salita sulla falesia si fa a stomaco vuoto oppure in elicottero!

Comunque arrivo a Benimatu o come cavolo si chiama, assistito dalla visione ormai quasi mistica del fondo schiena di Kadi…che si arrampica davanti a me. Ci sono già stato, è un posto speciale quasi magico, si mangia poi c’è l’impressionante paesaggio sotto la luna piena da godere.

 

Le guide decidono di far musica e ballare, invitando anche i turisti. Kadi indossa un gonnellino non più grande di un fazzoletto e balla scatenata compiaciuta e cosciente della sua bellezza, il ballo è sensuale e gli sfioramenti tra le guide e le turiste sono quasi da “vietato ai minori”. Io come al solito da orso o da “panda” partecipo impacciato e un po’ defilato fatto salvo quanto Kadi esce dall’ammasso dei danzatori per venire ad avvolgermi con i suoi movimenti… bah…

Poi si va a nanna, io dormo in una camera e Kadi, (in quanto giuda), ufficialmente dorme fuori, in pratica dorme con me. Dovrebbe dormire perché si ferma a chiacchierare con i suoi colleghi giuda e quando finalmente si decide a… io dormo della grossa: russo per l’esattezza. E’ l’alba mi sveglio, come al solito, in tempo per prendere a calci il solito gallo sonnolento e vado a fare i lavori del mattino, Kadi si impossessa della mia branda e… dorme.

Riprendiamo la strada del ritorno, ci facciamo a piedi fino a Walia. Kadi è peggio di Ousmane conosce e saluta tutte le persone che incontriamo… ora è lei ad esser stanca. In fin dei conti se non devo arrampicarmi sono un buon camminatore e lei oltre ad aver fatto la stessa mia strada ha ballato quasi tutta la notte… si vorrebbe fermare a chiacchierare e riposarsi con il solito nugolo di guide e venditori. Parlano Dogon ed io non capisco un acca, mi stufo me ne vado da solo verso Walia, mi raggiunge poco dopo e finiamo la strada insieme.

Nell’accampamento a Walia sdraiati sulla mia branda ci rilassiamo e ampliamo la nostra conoscenza, mi dice quando tornerai, se tornerai, staremo di più insieme, poi mi prende il diario che sto tentando di scrivere e ci disegna un grande cuore con su scritto je t’aime. Vabbè!

Viene l’ora della cena prepariamo spaghetti alla siciliana, ci sarà anche Ousmane, la cena finisce ed è ora per Kadi di tornare a casa sua… Ancora un po’ di tenerezze e parte… Ciao Kadi buona fortuna e se ritorno, anzi quando ritorno qui mi faccio la moglie maliana? Sono pazzo? Si!? Beh chissenefrega come lo scrivo? CHI SE NE FREGA?

Domattina presto partenza per Mopti, dopodomani giro sulla pinasse e poi Europa Je vien chez tois.
Dovrò cambiare anche un po’ di soldi e devo:

-Pagare ancora il saldo dell’armadietto in lamiera acquistato per contenere le cibarie e proteggerle dagli animaletti, (topi e scarafaggi), che coabitano con noi, (30.000 cfa).

-Pagare pale e picconi, (90:000 cfa), l’automobile, (55.000 cfa + 25.000 benzina).

-Dare i soldi a Ousmane per la statua di Natale (15.000 cfa). -Pagare la pinasse e vivere a Mopti praticamente due giorni… diciamo almeno 300.000 cfa.

Ergo, dovrò cambiare di nuovo un po’ di euro!

Accidenti, ma quanto spendo? Ok dai, i conti li faremo a Varese o da Daniele…
Non ho raccontato del colloquio con una guida che era a Benimatu, sulla falesia.

Con lui abbiamo parlato del canale di Walia e della realizzazione del bacino, del disastro della diga di Ende e dei problemi ambientali della falesia di Bandiagara.

Mi ha detto che lì da loro c’è un grande problema d’acqua, l’ho guardato strano rammentando gli splendidi giardini e l’acqua corrente giù nella gola. Gli ho detto che se nella gola c’è un problema d’acqua, cosa dovrebbero dire gli altri che vivono la falesia?

 

Mi ha detto che sì, è vero che nella gola c’è abbondanza d’acqua ma che loro vivono sopra la falesia dove ci sono la maggior parte dei territori adatti all’agricoltura e che portare un calibrasse pieno d’acqua su in salita per circa un chilometro non è che sia il massimo della vita.

Infatti ieri io, senza portare su una zucca piena d’acqua, momenti ci muoio a fare quella salita!

Gli ho detto:

-Ma scusa che ci vuole a tirare su l’acqua? Avete un vento costante basta un mulino a vento che sollevi dei contenitori pieni d’acqua o una torre eolica che faccia funzionare un motore elettrico… insomma ci vuole poco… –

Mi ha guardato storto per un po’… poi ha cercato di capire come funzionerebbe. Alla fine e ha capito che secondo me è una cosa fattibile. Infatti, dopo un po’ mi si è avvicinato serio serio e mi fa:

-Qual è il prossimo progetto della tua Associazione? Perché lì a Walia ormai avete finito no? –

Ovunque qui nella falesia ci sarebbe da fare, ci sono una miriade di piccoli interventi da fare, progetti mirati tendenti ad affrontare e risolvere i problemi di ogni singolo villaggio, piuttosto che dilapidare risorse ed insultare l’intelligenza con opere come quella di Ende.

Mi ripeto, ma con i soldi spesi, (male), ad Ende ci potevamo fare dieci laghetti come quello di Walia, anzi di più!

Giorno 12/11 ore 18

Come previsto lo spostamento da Walia a Mopti è avvenuto con il solito sistema: parto e faccio da taxi a tutti, stavolta con me c’era anche Seydu, il sindaco, l’unico che ha chiesto il permesso, (va a Bamako per una riunione di tutti i sindaci del Mali).

Il viaggio è andato come al solito, nulla di particolare.

Seydu mi ha offerto un frutto comprato lungo la strada ha un sapore strano sembra una patata lessa, e Ousmane mi offre un mango.

 

 

Ho un cuore di ferro io!!!!
Faccio il riepilogo delle spese da quando Daniele è partito.

Io avevo già speso la metà dei soldi che avevamo cambiato e lui mi ha lasciato la sua parte, (avevamo cambiato 1000 euro), la mia metà era già finita quando è partito, ergo mi ha lasciato 320.000 cfa, come li ho spesi?

-Macchina per portare Daniele all’aeroporto 55.000 cfa. -Benzina due volte 20.400 + 20.400 cfa.

-Pale e picconi 90.000 cfa.

-Il mobile per l’accampamento 60.000 cfa.

-La macchina per me 55.000 cfa.

-Il relativo gasolio 22.000 cfa.

-La statua per Natale di Yacouba 15.000 cfa.

-Ho speso troppo, 30.000 cfa per il tour con Kadi, (ma è carina).

-Ho pagato tutte le Cola che Daniele si è scolato per recuperare i sali minerali 30.000 cfa.

-Ho speso qualche migliaio di cfa per pagare le bibite durante il tour sulla falesia e nella tariffa erano compresi assistenza pranzo, cena, colazione ma erano escluse le bibite

-Poi ho dato 3000 cfa a Issa per consentire alla sua donna (Salimata) una trasfusione… trasfusione? di che? Ho cercato di capire chiedendo ai prodi infermieri… che male ha?

Mi hanno risposto: mal paludoso! Che cos’è malaria? No niente malaria e allora cos’è? Malattia del sonno eh?

È possibile è questa   zanzara che punge… no, boh, forse… Forse è per questo che s’addormentava sempre.

Dov’eravamo? Ah sì stavo facendo i conti… mannaggia quanti soldi?

Torno in Italia finisco il discorso con quella scema, spendo tutti i soldi che madame mi lascia, torno nel Mali compro una capanna prefabbricata sposo Kadi e fino ad ammazzarmi. E allora?!

 

Ma veniamo al riepilogo delle ultime trenta ore.
Ieri pomeriggio ho ritrovato il gruppo con cui abbiamo volato all’andata, quelli di Lecco, c’è una ragazza che è carinissima, (beh simpatica va!), è giovane e sembra che non ha nemmeno la puzza sotto il naso, mi serve una donna? No grazie. Il telefono glielo chiedo lo stesso, si sa mai…;-))
Qui a Mopti ci sono zanzare ma nulla di straordinario… una comunque è defunta proprio all’interno di questo diario schiacciata dalla massa delle mie parole e dalla mano.
Allora ieri cena con gli amici di Lecco ed Ousmane mangiato capitano e patatine fritte… buono.

Allora oggi finalmente pinasse… cioè barcone, il viaggio sul Niger è noioso comunque abbiamo speso poco 20.000 cfa, (x due), ed io non ho voglia né di fare né di pensare, quindi va bene così.

L’equipaggio è composto da due persone uno voga con un remo che sembra di stare a Venezia, oppure spinge con un lungo palo quando il fondale è basso, e l’altro cucina…

 

Ancora pesce? Diventerò intelligente! Capitano, ancora, fritto e ricotto su una base di riso e condito con molte verdure… Ahahahahah penso al mio socio… se c’era, col cavolo che mangiava….

 

Però le posate ce le danno, certo le lavano nel fiume, mica ce le potevano dare sporche! D’altronde anche le pentole ed i piatti li avevano lavati nel fiume…

-Certo anche i resti del mangiare finiranno nel fiume…-

-Ma… nel fiume? Tutto? –

Chiedo io? Mi spiegano…

-Il pesce che mangi era nel fiume, il riso e le verdure sono stati coltivati con l’acqua del fiume, gli avanzi che getteremo nel fiume verranno mangiati dal prossimo pesce che mangerai… per cui… buon appetito! –

Mangio tutto e come frutta un’enorme anguria e tutti gli avanzi nel fiume, che bello!

Sarebbe una scena da filmare ma non posso… Sono impegnato… Ousmane vuole fare la pipì. Io spiego che questa pinasse è una barca lunga almeno 5 metri e larga uno. Al centro ha una copertura che la fa somigliare alle barche del lago di Como, (quella di Renzo e Lucia per intenderci). Gli spiegano che quelli dell’equipaggio per fare pipì devono andare sulla punta davanti e salire su quella tavoletta, (sulla tavoletta ci stanno appena appena le punte dei piedi affiancati) …

Ousmane va… sale sul trespolo, tira fuori l’attrezzatura e un onda anomala lo fa barcollare e rischia di perdere l’equilibrio… Beh mica è un marinaio lui… rimette l’attrezzatura a posto e scende precipitosamente. Ripete l’operazione e ancora una volta l’onda gli impedisce di espletare l’agognata funzione. La storia si ripete diverse volte.

 

Ousmane è sfortunato come sale sul predellino ci sono onde, alla fine si gira e si accorge che sono io al centro della barca che la faccio dondolare… ridiamo tutti e quattro a crepapelle.

Ancora da Mopti sono le 14,45 siamo qui all’aeroporto già da quasi 4 ore e l’aereo partirà alle 18, beh l’organizzazione è africana…

 

Allora, ieri, sono tornato con la pinasse ed Ousmane ha deciso di passare in un internet-point, ci siamo collegati e lui ha scritto un messaggio sul forum di focus.it.
Usciti gli ho detto:

-Ousmane ti ricordi che io sulla pinasse non ho fatto pipi? Torniamo all’Hotel per favore? –

-Si certo ti accompagno in moto, qui vicino ci sono i miei amici Dogon … ok? –

Arriviamo dopo una breve camminata, grandi saluti e soliti savà? Io rispondo:

-Ous la moto! –

E lui:

-Si ora gliela chiedo-

Insomma la moto arriva dopo una mezz’oretta… saliamo in moto, facciamo sì e no duecento metri di strada e siamo davanti all’hotel!?!

-Ous mi hai preso per il culo? È uno scherzo? Momenti mi piscio addosso! –

Ok siamo pari vale lo scherzo sulla pinasse.
Gli chiedo se vuole fermarsi a cena con me ma risponde di no… forse è in imbarazzo anche lui quando si trova con tutti bianchi… o forse ha da fare. Ok, ci vediamo domani.
Doccia con abbondante acqua corrente poi cena con carne e patatine.

 

Arrivano gli amici di Lecco, giochiamo a carte, Chiara Caterina ed io, alla fine Machiavelli è sempre un gran bel gioco.
Scambio di messaggi con lei, non capisce il mio atteggiamento, si chiude a riccio, ancora altri sms, la tranquillizzo, però mi piace proprio! Buonanotte bacio!
Mattina ultimo giorno in Mali, doccia, colazione, attesa, arriva Ousmane per salutare…:

-Ti ordino il taxi? –

Gli amici di Lecco mi ospitano sul loro pulmino (5 euro), ok si parte…

-Ous vieni anche tu a Sevare, all’aeroporto? –

-Si? Allora ci vediamo dopo. –

Il pulmino parte e dopo cinquecento metri finisce la benzina… tipico di qui! L’autista trova un passaggio e con una tanica va cercare un distributore, mai prendersela da queste parti… Comunque alla fine arriviamo, imbarchiamo i bagagli alle ore 11 il volo è previsto che parta alle 18 alle diciotto? Aiutoooooooooo!!!!

Casa mia ore 7,45 del 16/11/05

Sono solo, mi manca già tutto, gente, amici, ragazze insomma sono, (per me, come sempre), solo.

 

Gli ultimi eventi…

All’aeroporto di Mopti- Sevare passiamo le ore a giocare a Machiavelli soprattutto con Chiara che è una giovane donna molto simpatica e stimolante, con un sorriso che è in grado di spiegarti la vita, c’è feeling tra noi, ci raccontiamo un po’ di cose e così finiamo per isolarci dal suo gruppo…

 

 

Il suo ex capo sembra infastidito dalla mia intrusione, lo capisco ai miei tempi anch’io consideravo la mia collaboratrice preferita come una specie di proprietà e alla fine mi defilo.

Finalmente si parte l’aereo è un A131, il volo è regolare ci danno una leggera colazione appena dopo il decollo, mangio e mi appisolo… Mi risveglio che il comandante dell’aereo annuncia che è iniziata la discesa verso il C.D.G, ho dormito almeno 5 ore filate.

Ritiro i bagagli, saluto la gente di les cultures, (www.lescultures.it). Rimango con Chiara ed il suo ex capo, sarò l’ultimo a partire… Mi consigliano di andare a dormire, c’è un albergo qui vicino, l’Ibis.

-Ok ci vado ciao ragazzi grazie della compagnia…-

 

Albergo 99,5 euro per dormire qualche ora, doccia finalmente all’europea e dopo nudo tra le lenzuola sogno qualcosa di erotico… Mi risveglio alle 8 doccia lunga… mi piace un sacco e ho 15 giorni di arretrati da recuperare…

La colazione è da suicidio, mangio di tutto e di più e vado in città in treno… (8 euro). Arrivo alla stazione dei treni Gare du Nord, consiglio di Chiara, posso lasciare le valigie in deposito (7,5€) e vado a spasso per Parigi…

Naso all’insù e pedalare senza meta… a me piace così, prima o poi comprerò una cartina, (8 euro), e ritornerò alla stazione.

In un negozio compro un coltello come quello che usa Daniele, (27 €), il mio l’ho perso in Africa.

Mando messaggi e ne ricevo.

Ad un certo punto mi ritrovo nella zona nord-est di Parigi trovo una banca: Banquo du personne de Mali, avrei voglia di entrarci e dire ciao amici!

Il resto è normale attesa all’imbarco cammino, mangio, ritiro i bagagli vado in treno all’aeroporto di Beauaves attesa e… eccomi qua, bentornato in Italia!

A Bergamo c’è Daniele ad aspettarmi con Federica e la Niki, grazie amici miei.

A casa poco dopo che ho finito di scrivere queste ultime righe, mi telefona la Rita Patriarca ha ricevuto un messaggio da Ousmane sembra che sia morto suo padre….

Cavolo, mi spiace chiudere questo resoconto con una notizia triste ma come mi dirà dopo qualche giorno Ousmane, quando sarò riuscito a raggiungerlo telefonicamente: è la vita!

Cose belle e cose brutte.

 

 

Ho ricevuto un messaggio da Vin, Efriel e Maba.

Queste sono le notizie:   

01-11-2006

 

Il lago è bellissimo e pieno d’acqua, circondato da orti!

Potete immaginare la loro felicità. Ci siamo buttati in un’impresa che aveva dell’incredibile ma grazie soprattutto a Vin ed Efriel è diventata una realtà!

Non aspetto altro che il loro ritorno per festeggiarli.

 

By Mine

 

 

Racconto 2006

Son tornato

Efriel

10-11-2006

 

 

Sono tornato e, come lo scorso anno fatico a rientrare.

“Son tornato” è un eufemismo, perché mai come questa volta ho sentito il peso del lavoro che abbiamo svolto laggiù. Grazie, diciamo così, alla stupidità innata di un tizio al check in di Malpensa, (uno dei veri motivi per cui Alitalia dovrebbe chiudere i battenti), ci siamo giocati una giornata intera a Parigi. Bella città ma che ci fregava di vederla adesso? Per cui i cinque giorni passati a Walia, si son trasformati in un tour de force in cui ogni attimo era pieno di impegni. Va beh, andrà meglio un’altra volta.

La cosa grande, con mille G maiuscole, è il lago…

 

E’ stupendo, fantastico! Se vogliamo, “innaturale” in un contesto simile. Senza nessun bisogno di immettere nulla il lago già pullula di tartarughe e pesci, ma noi, fedeli al nostro programma abbiamo immesso e quindi dato inizio alla terza fase del progetto, dei superbi esemplari di pesci-gatto.

La sosta a Parigi ci ha permesso l’acquisto di due radici di rosa che abbiamo fatto piantare ai piedi della cascata che forma il lago e, la prossima volta, beh immaginatelo:-)

 

La cosa triste invece è la noncuranza con cui l’impresario, l’ineffabile Kakà, ha mostrato per il disastro che ha combinato e solo quando ha capito, lui e non solo lui, che noi non ce ne saremmo stati con le mani in mano e contriti per il barrage danneggiato, ci ha firmato un impegno a valore legale per la riparazione dello stesso entro fine marzo.

Siamo andati a visionare un altro paio di lavori, visto che il nostro lago riscuote il consenso di molti in zona e pure un paio di “alti” lavori ma, come sempre, i capi villaggio vogliono una cosa e noi ne proponiamo un’altra…vedremo come si sviluppa la questione. Al momento è tutto, questa volta il diario è incompleto perché è mancato il tempo materiale per stenderlo. Penso che Vinnie, appena si sarà ripreso anche lui metterà il suo, così potrete vivere momento per momento ciò che abbiamo passato.

 

Una menzione speciale a Maba, eletta beniamina di Walia, (qualcuno ci ha offerto non poco per sposarsela), che ha mostrato una tempra e uno spirito di adattamento stupendi.

 

Grande Maba, complimenti con tutto il cuore.

Un abbraccio e a presto,

Efriel

 

 

Walia… il riepilogo.

27-03-2007

 

 

 

 

Walia: un nome che è entrato nella nostra vita e per noi è diventato il simbolo di un progetto che va oltre la sua realizzazione. Ma andiamo con ordine, già perché Walia, il Lago di Walia, nasce, senza saperlo, qui in questo sito il 28 aprile 2003. Giorno in cui la redazione di Focus riceve una mail in cui alcuni frequentatori di questo sito le chiedono la possibilità di poter dare concretezza alla loro passione di scrittori in erba e di devolvere i proventi in beneficenza.

 

Anche senza il sostegno dell’editore il progetto Se@sonRose cresce e dà i suoi primi frutti, colti dall’AMREF, con la vendita del calendario2004.Nell’estate dello stesso anno si decide di dare una forma giuridica propria e nasce, il giorno di s. Martino Se@sonRose ONLUS.

 

Ed ecco che s’incontra Walia. Piccolo villaggio del Mali nella zona di Bandiagara, la falesia dei Dogon. A febbraio del 2005 andiamo a vedere se la nostra idea per conservare l’acqua che cade e che poi si perde nel deserto intorno è buona e si può applicare. Rimaniamo dieci giorni, sei di viaggio e quattro nel villaggio; pochi? A sufficienza per entrare dentro di noi.

Torniamo con un contratto per un primo passo di un lavoro più ampio.

Il contratto è eseguito in tempo e a novembre dello stesso anno, mentre la diga voluta dalla cooperazione francese e costruita nel villaggio vicino di Ende crolla alle prime piogge, la nostra fa bella mostra di se.

Ha contenuto circa tre milioni di litri d’acqua e il villaggio ci porta in trionfo… per loro siamo dei semidei, mentre siamo semplicemente uomini come lo sono loro. Questa volta restiamo una settimana e stipuliamo il vero contratto per il “lago”. Il costruttore è lo stesso, pur tra mille riserve la sua diga è rimasta, l’altra no, quindi perché non dargli nuovamente fiducia? Sbagliato! O per incuria o per imperizia o per mascalzonaggine, quelle piccole riparazioni di cui qui la diga necessitava non vengono da lui eseguite e lo scavo del lago si ferma non appena il nostro rappresentante, Vin, torna in Europa.

 

Pazienza, diciamo a giugno, si vede che il lago lo finirà l’anno prossimo, l’importante è che abbia riparato la diga. Né pas problems ci assicurano da laggiù… invece a settembre una telefonata concitata: le barrage c’è tombè.

A novembre del 2006 torniamo per vedere con i nostri occhi il disastro. Il lago c’è ed è stupendo, acqua calma e pulita, uccellini e tartarughe e pesci ma, a duecento metri di distanza la diga che aveva così ben figurato l’anno prima è collassata alle sponde.

 

C’era un trucco nella costruzione, nessun ancoraggio e fondamenta nelle sponde e nessuna riparazione delle infiltrazioni dell’anno precedente, così l’acqua si è scavata un percorso che ha portato al collasso di tutta la struttura svuotando di colpo i primi tre metri di altezza tutta la superficie allagata. Circa cinque milioni di litri di acqua se ne sono andati a causa dell’ingordigia del costruttore.

 

Torniamo a casa demoralizzati, abbiamo solo strappato una promessa scritta firmata anche dalle autorità in cui ammette le colpe e promette la riparazione. Promesse da marinaio… anche se il mare dista seimila chilometri.

 

 

E siamo ai giorni nostri, l’idea nata nel 2003 e sviluppatasi poi nel 2004 è cresciuta ed è diventata adulta, pur incontrando ostacoli e stupidità non conteggiate.

Oggi Walia ha il suo lago e per la prima volta nella storia del villaggio potranno mangiare verdure e pesce anche nella stagione secca. In questi giorni abbiamo fatto il bonifico per pagare l’ultimo contratto stipulato a febbraio da Vin con un’altra impresa, e questa volta il garante sono le autorità stesse, che porterà il lago alla dimensione e profondità adeguate affinché l’acqua possa rimanere fino alla successiva stagione delle piogge. Ma già quest’anno, pur con il disastro combinato dal costruttore l’acqua contenuta nel lago ha permesso di innalzare la falda acquifera da cui pescano i pozzi del villaggio di due metri.

 

L’avventura volge al termine, quello che sembrava un chiacchiericcio da bar si è trasformato in un bene concreto e durevole per uomini, donne e bambini la cui aspettativa di vita è di poco superiore ai quarant’anni.

Torneremo a Walia, ci sono piccole cose da fare, come la pompa per ossigenare l’acqua del lago e riempire gli abbeveratoi del bestiame, oppure illuminare l’infermeria per le urgenze notturne, torneremo a Walia perché abbiamo amici là.

 

Efriel

E così siam tornati, storia di viaggi e calendari e genti e altro ancora

29-08-2007

 

Così sia tornati, a malincuore, ma tutto finisce, anche un salto nel paradiso turchese del mare Indonesiano.

Allora vediamo di ricapitolare il tutto… e già, perché cari miei soci e simpatizzanti, non è che il buon Vin ed io ci siamo smazzati sette voli per un totale di trentasette ore di volo in venti giorni, solo per sollazzarci al sole dell’altra metà del mondo, ^_^

 

No! Siamo anche andati per vedere se potevamo, (sempre presuntuosi come siamo), fare qualcosa di buono anche qui a Gili Meno, dove, a differenza di Walia, l’acqua c’è ma è un tantinello salata.

Anzi quella del lago è, nella stagione secca, venti volte più salata. Sarà però meglio che vado per capitoli, se no finisce che scrivo un paio d’ore e non dico nulla, tanta è la bellezza dei luoghi e delle persone incontrate… quindi andiamo per ordine.

 

Alcuni dati sul costo della vita in Indonesia, area Bali-Lombok, due isole vicine ma lontane nei costumi.

Bali solare Induista-musulmana-cristiana e poi Lombok, tenacemente Musulmana. L’arcipelago delle Isole Meno, sta in mezzo, musulmane anche loro. Dicevamo di alcuni parametri per poter meglio comprendere la realtà di quel posto.

-La rupia indonesiana cambia contro l’euro in ragione di 12500/12900 per euro.

-Un litro di benzina costa 4500rp.

-Un kg di riso, (cibo fondamentale per loro),4700/5000rp. -Uno stipendio medio varia dai 550000 ai 750000 fino al milione per un insegnante “anziano”.

-Si mangia al ristorante con circa un euro /un euro e mezzo -Si dorme in un albergo che non sfigurerebbe da noi per meno di dodici euro a notte una doppia con servizi in camera.

-Una bottiglia di acqua potabile costa 4000rp.

-Una ricarica 3000rp

-Un boccione di acqua dolce per poter cucinare e innaffiare le piante dell’orto o la manioca sta a 3500rp per 30 lt.

 

Arriviamo all’isola un po’, come dire, sfatti da due giorni di viaggio e uno sbilanciamento di fuso di sei ore. Solo la bellezza di ciò che troviamo ci conforta, quando arriviamo alle sponde del lago, ci sentiamo impotenti…

Ci hanno già anticipato che le autorità non vedono di buon occhio l’utilizzo dell’acqua del lago e che preferirebbero lo scavo di un pozzo di acqua dolce. Il punto è che l’isola poggia su corallo, i pozzi pescano acqua salmastra a circa tre metri di profondità e che solo a Gili Air c’è un pozzo di acqua dolce, (in Indonesiano Air significa acqua^_^).

Ma il nostro scoramento non sta in questi dati. No, sta nel non avere un’idea da proporre in alternativa.

Ma le idee vengono quando vogliono e stare a spremersi le meningi non aiuta e logora soltanto. Così in attesa dell’incontro con le autorità ci godiamo l’isola, il mare, la gente e le migliaia e migliaia di creature marine che accompagnano i nostri bagni, (nuotare con un paio di tartarughe marine da una sensazione di piacere meravigliosa).

La sera prima dell’incontro con Sindaco& affini, ceniamo con una coppia milanese si chiacchiera e si finisce di parlare d’acqua, l’unica proposta sul tavolo è un desalinatore di tipo industriale classico… Peccato che proprio il resort dove la coppia risiede sia senz’acqua proprio perché si è rotto il desalinatore… sigh sigh! Ma allora non c’è nulla da fare?

Va beh, alla peggiore faremo un pozzo e sarà sempre qualcosa in più…

Ma no! Non siamo venuti per questo, (siamo i soliti presuntuosi ^_^).

Il giorno 19 è il giorno fissato per l’incontro ma è arrivato il 18 e non c’è nessuna nuova…

Ma è a colazione del 19 che l’idea, la tanto cercata, sospirata idea arriva, e tutto assume colori più vivi. Semplice come l’uovo di Colombo, naturale come una carezza, arriva e mi si pianta nella testa come un chiodo. Vinnie mi guarda dubbioso.

-Ma sei sicuro? –

-Si sono sicuro! –

Siamo al Diana Caffè, uno dei posti sull’Isola che vende i nostri calendari! Ragazzi sentiste che emozione vedere gente che sfoglia e compra i nostri calendari… un nodo alla gola di felicità! Ci sono calendari che sono andati in India, in New Zealand, Germany, Sussie… Dieci li ho consegnati personalmente ad una insegnante di Tokio… beh, le parole non rendono l’emozione!

L’idea è un miscuglio di ricordi che si sono uniti e sono affiorati. Si tratta di bolle, semplici bolle da depositare sulla superficie del lago e aspettare che la “nuvola” che si forma all’interno “precipiti” nei canaletti appositi.

Nel pomeriggio ho trascorso un paio d’ore in ricerche ed ho trovato quel che cercavo. MERAVIGLIOSO!

Così a sera, abbiamo proposto la cosa all’autorità di Gili Meno.

Il sindaco ha ascoltato la traduzione, poi ha confabulato con i suoi e la domanda è stata:

-Ma è una cosa concreta o un sogno? –

-No caro sindaco è una cosa concreta, l’unico difetto è che il sistema “Is slowly, xtreme slowly“. Diciamo che una bolla può produrre una trentina di litri di acqua dolce al giorno. –

Beh, vi lascio immaginare la risposta… già.

Perché ci sono due cose da considerare:

-Uno, l’isola è piccola, e quando dico piccola significa che camminando sulla spiaggia ritrovi le tue orme dopo un’ora circa di cammino.

-Due, chi vive di turismo sul litorale dell’isola non ha problemi d’acqua. Semplicemente perché ci sono i turisti che la pagano alloggiando e mangiando nelle strutture turistiche.

No alla fine come in tutte le altre cose, sono i poveri cristi, cioè quelli che vivono di pesca o di noci di cocco gli abitanti del villaggio insomma, che pur essendo così vicini non beneficiano dei soldi dei turisti. L’acqua, quella che noi produrremo andrebbe a queste persone. E’ stata la prima domanda che il sindaco ci ha rivolto:

-Voi intendete dare l’acqua a tutti oppure al villaggio? –

Ok ok mi son fatto prendere la mano e devo aver scritto oltre il dovuto e divagato pure. Sarà il caso che strutturiamo un’altra trasmissione così, anche aiutati dalle foto si potrà essere più esaustivi e meno noiosi.

Poi ci sono un discreto numero di articoli che abbiamo portato da proporre alle ragazze e ragazzi della community. Quindi amici e amiche mie, un abbraccio e a presto.

Efriel

  1. Per chi fosse interessato a partecipare al progetto del Solar Bubble Lake, l’indirizzo mail è Efriel@hotmail.it

Ancora grazie per l’attenzione.

Prossimo viaggio in Mali

 17-10-2007

A cavallo delle feste natalizie, complice l’apertura dell’aeroporto di Mopti, si tornerà a Walia in Mali.

Per visionare il lago e stipulare il contratto per il nuovo lago da crearsi a Ende, villaggio a pochi Km da Walia.

Se c’è qualcuno che è interessato a partecipare, questo è il momento di farlo, le prenotazioni vanno fatte velocemente e il volo andata-ritorno si aggira sui 400 Euro.

Il periodo dovrebbe essere dal 28-12 o dal 2-3 gennaio e il ritorno previsto intorno al 10 gennaio.

 

Perché non provarci?

29-10.2007

Il guizzo che diede origine a questo forum, che nel tempo è diventato altro, fu il fatto di raccogliere delle storie inedite scritte dagli utenti di questa Community in un libro e dedicare il ricavato in beneficenza. I problemi per la pubblicazione, finora, ci sono parsi insormontabili, non tanto per la pubblicazione in se, quanto per la distribuzione delle copie stampate. Ieri ascoltando un servizio su radio24 sono venuto a conoscenza di un sito che fa al caso nostro. www.Lulu.com Print on demand.

 

Si può pubblicare un libro o più libri e metterli in vendita, Anzi, se non ho visto male ci sono pure diversi modi di vendita: ad esempio ho letto di un autore che vende un suo libro, (Passeggiando per la storia), a 15 euro la copia oppure 5 euro scaricandolo dal sito. Che dite, ci proviamo?

 

Siamo ancora in tempo a fare i regali di Natale….

Efriel

 

Se@sonRose: che cos’è?

25-11-2007

Visto che sono tra i fondatori di questa esperienza, penso di riuscire a sintetizzare cos’era e cosa è diventato lo spirito di quello che oggi è una realtà, piccola ma tenace.

Tutto nasce dal piacere di scrivere, ci si legge, si commenta e ad un certo punto(aprile2003) si chiede alla redazione di Focus se non sono interessati a pubblicare una raccolta di scritti di noi “communitary” e devolvere il ricavato in beneficenza. Questo non accade ma ci aprono uno spazio in cui raccogliere il materiale… chissà in futuro… Invece noi che siamo “garibaldini” al futuro andiamo incontro a spron battuto, così dopo aver realizzato un primo calendario e devoluto l’incasso ad AMREF, decidiamo di fare di più, costituirsi in ONLUS e fare sul campo. L’occasione ci si presenta grazie Vin5, altro pilastro della nostra storia, che ci fa conoscere il bisogno di un villaggio Dogon nel Mali.

C’è bisogno di acqua! E noi, io e lui, andiamo a vedere se possiamo essere utili, la prima volta nel febbraio 2005, visitiamo il posto, conosciamo la gente, (oggi sono amici non gente), e cominciamo a rimuginare su un progetto mai realizzato in loco o nei dintorni: creare un lago, profondo almeno una decina di metri con poca superficie, in modo di contrastare sia l’evaporazione naturale, (la temperatura raggiunge anche i 45°), sia la proliferazione di larve di zanzara.

Il primo blocco di lavori comincia nell’inverno 2005 e oggi, possiamo dire, è completato. Il “lago di SSR” come lo chiamiamo noi garantisce una continuità d’acqua al villaggio di Walia, (circa 600 persone), e da loro modo di coltivare ortaggi e abbeverare capre, variando, e di molto, la propria dieta quotidiana, che prevede miglio, miglio e poi miglio. Per risultato correlato abbiamo alzato il livello della falda acquifera cosicché anche i pozzi alimentari hanno più acqua e abbiamo introdotto, nel lago, dei pesci col duplice scopo di mangiare le larve di zanzara e di esser a loro volta mangiati, con gusto, dagli abitanti Walia.

Ma questo è ciò che abbiamo fatto, quello che andiamo a fare tra dieci giorni invece, questa volta ci è richiesto direttamente dalle autorità del posto che “vogliono” un secondo lago e già ci hanno inviato dei preventivi su cui lavorare. Che dire, ci piace ancora scrivere e ci piace anche di più agire, speriamo ancora di riuscire a coinvolgere un numero tale di persone in modo di poter realizzare anche questo secondo lago.

 

Grazie per l’attenzione

Efriel

 

L’Africa e le cose strane…

25-12-2007

 

Ciao a tutti siamo tornati un po’ acciaccati dall’ultimo viaggio in Africa e purtroppo ho trovato che il mio blog è stato soppresso per le note vicende legate alle foto “pornografiche” ivi pubblicate quindi le mie foto… le vedrete quando mi verrete a trovare…

 

Che dire, il viaggio è andato quasi bene a parte il ritardo del volo da Mopti che ci ha costretto a passare una notte a Parigi 5. Passando dai +35 di Mopti… a meno di Parigi… come escursione termica è stata piuttosto significativa…

 

Certo l’escursione termica sul nostro pianeta è minima in fin dei conti nella nostra scala di misurazione si va dai meno 70 ai più 55. Centoventi gradi… un inezia confronto alle temperature esistenti nell’universo che vanno dai -276 ai 4/5 miliardi di gradi delle nove… Noi, fortunati viviamo in una piccolissima nicchia termica… grazie terra, grazie Gaia.

 

Ma non divaghiamo abbiamo fatto il contratto per un nuovo laghetto… il modello costruttivo è del tutto simile a quello fortunato di Walia…. Nascerà ad Ende un area circondata da 8 splendidi baobab tanto che l’abbiamo soprannominato il lago dei baobab… La misura sarà simile a quella di Walia e anche il volume d’acqua sarà analogo…

 

 

Intanto a Walia si coltiva di tutto gli orti sono belli e rigogliosi e l’acqua del laghetto freddissima, (veramente fredda, non so spiegarmi il perché), è utilizzata a piene mani e tra un po’ prenderanno i pesci con le mani perché l’acqua finirà, ma a maggio il ciclo ricomincerà!!

 

Ah a proposito ho fatto il bagno nel laghetto di Walia vi è costata 30.000 questa fantastica piscina nel sahel… ma volete mettere un tuffo in una piscina in mezzo all’Africa?!

Grazie a tutti!!!

Vin

 

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Bentornati!!!

Mi spiace un sacco per il Blog perché ogni tanto anch’io mi facevo un viaggetto virtuale in Africa andando a vedere le tue foto.

Come siete sofistici, che vuoi che siano un po’ di gradi di differenza… scherzo! Mi è venuto il raffreddore solo a leggere: da +35 a -5 brrr… etcccì 🙂

Anch’io sarei curiosa di sapere perché l’acqua è fredda; l’acqua riesce a trattenere il calore più che la terra che invece si raffredda subito, per cui la notte non dovrebbe riuscire a raffreddare l’acqua che comunque dopo un giorno a +35 gradi dovrebbe essersi scaldata benino… mah!?!?

Poi non montarti troppo la testa a fare il bagno in una piscina da 30.000 euro in mezzo all’Africa 🙂

Sarei curiosa di sapere se e come la vita del villaggio di Walia è cambiata con questa nuova risorsa idrica e con l’alimentazione più varia e ricca che ne è derivata.

Un caldo abbraccio di bentornati a te e Efriel

Vilma

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Rispondo a Vilma perché ha fatto la domanda… ma è per tutti…

Allora; la vita a Walia procede più o meno come prima nel senso che nessuno si è mai lamentato di aver la pancia un po’ più piena… I prodotti dell’orto sono abbondanti e quindi… ne mangiano tutti e comunque vengono anche commerciati! Diciamo che se su quest’ultima notizia hanno glissato un po’… forse per paura che contestassimo la cosa 🙂 Poi nel laghetto ci sono pesci, (pesci gatto), credo che li peschino piccoli o se li procurino da qualche parte e li tengano nel laghetto di Walia ad ingrassare.

Non è molto chiaro ma fa parte di quelle che sono le loro autonomie…

 

Noi di SSR a Walia abbiamo chiuso il nostro intervento e con la costruzione di una nuova diga e la ristrutturazione di una parte dell’alveo del torrente stagionale il progetto è concluso con il massimo della soddisfazione possibile.

 

Ora ci aspettano ad Ende, vogliono semplicemente un altro lago… niente dighe o canali niente barrage… vogliamo un lago! Forza ragazzi diamo una mano eh?

 

Quando la mia scarsissima modestia mi consentirà di rientrare in un ambito di felicità più consono… vi racconterò la seconda fase del progetto che non è altro che la ripetizione X volte di quanto già fatto per arrivare a…. un sogno e…. ve lo dico un’altra volta eh?!

 

Buon Natale a tutti

Vin

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Oltre Walia

19-01-2008

 

Quando si comincia un progetto, lo si vede crescere, prendere forma dall’idea astratta alla realizzazione pratica. Quando infine vedi il risultato e ciò che ti eri solo immaginato essere realtà; beh è un po’ come fare l’amore, si comincia con un bacio e si cresce via via fino all’apice (si può dire orgasmo?) … e poi il rilassamento finale.

Ma la voglia di ricominciare torna presto e nuova eccitazione, (si può dire anche questo? ^_^), scorre nelle vene e nelle sinapsi nervose.

Così, come è bello far l’amore, è bello anche avere un nuovo progetto: Un nuovo lago, un poco più impegnativo, visto che il villaggio di Ende è almeno quattro volte più abitato e le esigenze quindi maggiori.

Dunque si parte con il nuovo progetto, il primo dei quindici richiestoci dalle autorità locali. Il progetto, ambizioso che ci eravamo prefissi con il primo intervento, cioè creare un microclima che contrasti la desertificazione, prende sempre più corpo, e l’interesse dimostrato dall’autorità locale testimonia, se ce ne fosse bisogno ancora, quanto l’impatto del lago di Walia abbia impressionato favorevolmente.

 

Le modalità per finanziare questo lago sono sempre le stesse, ci si dà da fare con parenti e conoscenti e con chiunque abbia orecchie e sensibilità.

Grazie di cuore,

Efriel

 

Notizie SSR Onlus

 15-05-2008

 

Ciao ragazzi

Vi comunico che ho ricevuto una mail da Seydu, (il sindaco dell’area dove stiamo operando, in Mali), mi ha mandato delle foto dei lavori in corso ad Ende, dove sta nascendo il lago dei Baobab, per comunicarmi che sono arrivati a 8 metri di profondità e che dei ragazzi hanno fatto una perforazione sul fondo dell’invaso e hanno trovato acqua a 1,65m.

La notizia può sembrare poco significativa a chi non ha seguito il progetto… ma in pratica vuol dire che il bacino “poggerà” su una falda acquifera e per i non pratici… vuol dire che il bacino sarà stabile e l’acqua se non totalmente utilizzata per gli orti rimarrà a formate un laghetto stabile (perenne).

Lo considero un altro nostro grande successo, (nostro di SSR), ma devo anzi DEVO ricordare a tutti che questo secondo lago… dobbiamo ancora pagarlo quindi… se non potete contribuire direttamente almeno utilizzate la dichiarazione dei redditi per aiutarci: il 5×1000.

Parenti, amici, figli e genitori ricordate

 

Un grosso grazie a tutti questo; 5054410121 è il codice da scrivere nella casella del 5×100.

 

Vin

 

Racconto

Anche stamattina perplessità…

30-11-2008

Efriel scrive…

 

Anche stamattina, come ieri e come domani, con le ultime stelle nel cielo a farle compagnia, una ragazzina si è alzata e ha percorso sette km di pista sabbiosa per raggiungere il pozzo dell’acqua. Non sarà l’unico viaggio della sua giornata.

Durante la nostra permanenza in Mali abbiamo ragionato su queste cose, io e Vin. Sulla differenza tra Intervento e Progetto, sul cosa sia più giusto fare. Se sia meglio fare pozzi dove la necessità è simile all’emergenza, ma senza un disegno strategico dell’intervento, oppure sia meglio concertarsi su una serie di interventi collegati in un progetto, vedi il nostro “i Giardini della Falesia” che hanno l’ambizione di mutare il microclima della zona amplificando l’impatto del singolo intervento. Esempio quindici laghi ravvicinati contrastano la desertificazione e consentono un, come dire, livello di vita, migliore. Nella discussione tra noi, mi sono espresso a favore del secondo argomento, però non posso dimenticare che, stamattina e poi domani e poi dopodomani, questa bambina e non solo lei, dovrà percorrere sette km per raggiungere l’acqua.

Inserisco questo post qui perché è il posto più frequentato del sito e spero di leggere i più diversi punti di vista.

Grazie per l’attenzione,

 

 

 

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Stamattina, come domani e come dopodomani , la ragazza percorrerà i 7 km di strada, lo farà fino a diventare prima donna e poi madre e per ultimo nonna, e lo potrà fare perché saprà che il lago , o i laghi, ci saranno sempre, lo potrà fare perché con l’acqua e con gli orti rinasce la vita e la speranza di vivere, rinasce la voglia di vivere.
Non è importante che si tratti di intervento o progetto, su quale dei due sia più giusto attuare, l’importante è farlo, e mi sembra che voi avete fatto già molto di più, avete dato la possibilità a quella ragazzina di diventare donna, madre e nonna.

Tricio

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Vedi Efriel, solo voi sapete quello che è giusto o sbagliato, La differenza tra Intervento e Progetto…è molto sottile…dove finisce il Progetto si aggiungerà sempre l’Intervento…
Mi sembra che quello che fate sia grandioso…e penso che il tempo, comunque, vi darà ragione!

Vi voglio bene!

Boneca…

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Mi sembra che sia il problema del “se sia meglio l’uovo oggi o la gallina domani”. Opterei per la gallina domani non potendo avere sia l’uovo che la gallina per il momento. Per la sicurezza di fare la cosa migliore occorre vedere nel futuro e ciò è impossibile

Mine

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Anche stamattina, come ogni giorno, quella ragazzina vi benedirà per averle dato la possibilità di avere un pozzo a cui attingere l’acqua che serve a lei, alla sua famiglia e alla sua comunità. Come dice Boneca, avendo visto con i vostri occhi quei posti, e conoscendo le necessità e le competenze degli abitanti siete voi i giudici migliori per decidere il da farsi. Certo il secondo progetto è ambizioso e potenzialmente molto utile, magari col tempo…

Praslin

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Efriel…

Vedete, il problema sta proprio nella localizzazione di questi interventi o di questo progetto. Mi spiego meglio, dove operiamo noi, anche se sembra assurdo dirlo, sembra una piccola Svizzera, rispetto ai villaggi nel “Seno”, quelli del piano. Dove noi stiamo creando, cercando di creare, la rete di laghi del progetto ogni villaggio ha dei pozzi, nei documenti dovrebbe esserci un elenco. Mentre la ragazzina a cui mi riferisco abita uno dei villaggi del “Seno” qui non tutti hanno un pozzo e la profondità dei pozzi per raggiungere la falda è di almeno 50m contro i venti-venticinque della zona a ridosso della falesia. Per questa ragazzina, quello che noi facciamo non ha ricaduta, è fuori dal nostro “disegno”. E’ vero, non abbiamo tutte le risposte e i fondi che abbiamo sono quello che sono! Nessuno, oltre a noi stessi e a quei pochi che riusciamo a sensibilizzare, molla i cordoni della borsa. Lo so che il nostro è un progetto strategico e che i benefici riguardano una decina di migliaia di persone e saranno, (questo dipende da loro), duraturi nel tempo. Lo so che stiamo facendo una cosa buona giusta e nostro dovere fonte di salvezza etc. etc. 🙂

Un pozzo tradizionale di circa 50m di profondità costa circa 10000euro. Il prossimo lago in programma ne costa 20000 circa a cui si aggiungono un altro migliaio per due pompe e 4000 sacchetti per la sabbia per i lavori che faranno gli abitanti di Telì e Bagourou.

E’ anche vero che hanno vissuto finora anche senza di noi e che sentirsi “dio” è pericoloso. E’ tutto vero e buono, ma questo pensiero non se ne va. Comunque vada, facciamo un torto a qualcuno. Come diceva il tipo… la conoscenza aumenta la sofferenza… Comincio a capire cosa intendesse.
Grazie per le vostre parole

 

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Noi lo abbiamo capito… sei tu che devi accettare che non si può arrivare ovunque! Siate orgogliosi di quello che avete fatto e di quello che riuscirete a fare!
“Come diceva il tipo… la conoscenza aumenta la sofferenza… Comincio a capire cosa intendesse.”

Ora lo sai… ma almeno voi qualcosa avete combinato… io… nemmeno quello!

Un abbraccio ad entrambi!

Boneca

 

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Walia

 09-11-2009

C’è un ragazzo dei “nostri” oggi a Walia, un giovane che abita in un paese vicino al mio che questa primavera avevo incontrato, si era mostrato interessato al progetto SSR e mi aveva chiesto “Cosa posso fare?” Andare! era stata la mia prima risposta. Ecco, lui è partito il 26 ottobre, è arrivato a Bamako la notte stessa, poi il mattino seguente ha preso il bus per Mopti, ci è arrivato ieri sera e stasera mi scrive questo:

“Arrivato su carro-mucca al tramonto. “Doccia” sotto le stelle e pasto tipico: riso e carne, (di capra), con Amadou, (un ragazzo di Walia). Inutile cercare di spiegare le sensazioni… Col nuovo sindaco l’appuntamento è per venerdì per controllo bacini.

Ende e Walia, vi salutano…

So che per molti di voi queste parole non significano granché. Ma per altri… altri di questo posto meraviglioso, queste parole danno senso al loro impegno di questi anni.

Andare! Questo è il punto. Andare a toccare con mano, con naso e occhi la realtà come è. va beh scusate ma son troppo emozionato!
Ef

 

P.S. I bacini son ormai tre e son tutti pieni d’acqua che è uno spettacolo e poi han comprato le pompe a pedali per irrorare gli orti lontani di laghi. Matteo arriva venerdì e poi, beh poi ci saranno foto e altri particolari 🙂

A presto, Ef

 

Tra pochi giorni si parte

   01-01-2010

 

Mancano ormai pochi giorni alla partenza per il Mali, via Burkina. E mentre fervono i preparativi per il viaggio, uno fra tutti una vera odissea per avere i due visti, ho fatto alcune riflessioni che mi sembra giusto condividere con voi.

Premetto che in questo periodo sono abbastanza stanco e quindi non vedo il mondo nel suo alone roseo come lo vedo in altre occasioni.
Sento che la spinta propulsiva che ci ha permesso di fare non uno, come avevamo in programma nel nostro primo viaggio in Africa, ma ben tre laghi si sia esaurita, non riesco a coagulare, più nessuna energia intorno al progetto.

Certo ci sono i soliti complimenti e commenti positivi sul nostro operato, ma non bastano.

Ci vuole di più, ci vuole una partecipazione che in questi cinque anni è andata man mano scemando e oggi forse è ridotta ai termini minimi. Allora che fare? Non lo so.

In tutta franchezza non lo so, non riesco a “vedere” come poter finanziare il quarto lago oppure un pozzo in un villaggio, (Pakoutomoni), profondo 65m metà di sabbia e metà di roccia nel seno profondo del Sahel in un villaggio che non ha pozzi attivi e le cui donne devono percorrere tutti i giorni 11 km per raggiungere un pozzo attivo e fare la coda con altre donne per raccogliere l’acqua. Ma non basta sapere queste cose.

Certo il mondo non è quel luogo favoloso in cui vivere che noi vorremmo fosse. Certo, noi possiamo fare poco per mutare questo stato di cose. Certo, quello che abbiamo fatto, per la vita di chi utilizza quell’acqua, ha del miracoloso. Ecco, forse proprio il termine “miracolo” è quello che ci frega, non si può compiere un miracolo l’hanno tutti gli anni che il signore mette in terra. Si può “compiere” il miracolo qualche volta, ma la regola è un’altra cosa e per proseguire nel nostro progetto, mi sa, che i miracoli li abbiamo esauriti.

Che fare allora? Cosa possiamo fare realisticamente e compatibilmente con il nostro “quotidiano”?
Utilizzando il comunicato radio del comando Ariete a El Alamein “Munizioni finite, cannoni inservibili nessun mezzo di trasporto utilizzabile. Ariete combatte!”
Efriel

 

 04-01-2010

Visto che, al momento questo post è stato aperto da oltre quaranta persone e che nessuno si è sentito di augurare un buon viaggio, forse troppo rattristato da ciò che ho scritto… per sdrammatizzare l’atmosfera voglio inserire qualche pagina sul come si vive al Campemente Walia

Pagina tratta dal “manuale delle giovani marmotte di Walia”:
-Al camp non c’è elettricità, si utilizzano le torce elettriche oppure delle lampade a benzina cinesi, (di solito non c’è la benzina però).

Allora se si vuole illuminare il tavolo su cui si mangia si possono usare questi accorgimenti: una torcia diventerà una lampada da tavolo semplicemente mettendo un piatto di plastica bianca o sopra o lateralmente.

Molto carino anche l’utilizzo di una bottiglia d’acqua vuota. In questo caso è fondamentale togliere l’etichetta di carta.

Come dire, espletare le funzioni biologiche, (non siamo fatti di ferro), si può operare così:

Si potrà fingere di essere comodamente seduti sul proprio water utilizzando un secchio. Bisognerà avere l’accortezza di mettere un poco di acqua prima di, come dire, produrre ^-^ A opera conclusa si svuoterà il tutto nel buco della cisterna apposita chiuso da una ciotola… ehm, togliere la ciotola dal buco, soprattutto se non è notte, è come aprire il vaso di pandora, stormi di mosche eccitate ed esuberanti non vedono il momento di appoggiare le loro zampette su di voi.
Ah, forse è meglio, per risparmiare acqua, utilizzare la risciacquatura dei piatti come “fondo” del secchio.
Se siete proprio ecologisti ecologisti ed utilizzate i piatti in amido di mais, ricordate ricordate e poi ricordate ancora che versando della minestra o del caffè bollente… beh… non fatelo che è meglio.

Naturalmente il “manuale delle giovani marmotte di Walia non termina qui, ma si può scoprire man mano, seguendo il viaggio
Buona serata,

Efriel

 

18-01-2010

Daniele (Efriel)

 

 

Siamo arrivati a Milano in orario perfetto, partiti da Ouaga alle 3.45, (un orario impossibile), arrivati a Casablanca con trenta minuti di tempo per raggiungere il volo per Malpensa, era inevitabile, direi, che due bagagli su undici, rimanessero nella pancia del “primo” volo.

Così abbiamo passato le prime due ore del nostro rientro in patria in coda per espletare le formalità di rito in caso di mancato arrivo bagagli. Poi un frugale pasto in autogrill…a quell’ora dove vuoi mangiare? e via verso casa mia.

Stanchi e felici ipotizzavamo il futuro prossimo: una bella doccia e poi relax e poi, chissà una cena con qualcuno di Milano:-) Cena saltata alla partenza per defiance, diciamo così, di noi partenti, io sopra tutti 🙂 Invece, come suol dirsi, l’uomo propone e Dio dispone.

All’arrivo a casa mia trovo due sorprese…

Una, mi hanno svaligiato casa, due mi han rubato l’auto…. Naturalmente depresso, sconto tutta la stanchezza del viaggio. Viaggio che, inutile dire, avrà più voci, essendo stato vissuto da più di noi frequentatori.

Per ora solo due piccoli accenni: “Ariete combatte” sarà il nostro grido di battaglia!

Due la battaglia sarà stupenda e colma di soddisfazione per chi vorrà combatterla.

 

Un accenno a Minerva :-)… non so come dirtelo… questa volta non abbiamo un progetto in campo… ne abbiamo due!

 

Sai com’è, non ero solo e l’entusiasmo degli altri mi ha contagiato 🙂 Due buoni progetti che meritano sicuramente. Ma per questo ci sarà tempo.

 

Ora, due parole sul viaggio.

Passare da Ouaga, ci ha permesso di conoscere un poco di più la “realtà” africana. Il Burkina Faso, (che significa Onestà e Libertà, dal nome delle due etnie maggioritarie nel Paese), sta al Mali, (o almeno a quello visto da noi), come la Svizzera sta alla Moldavia.

Qui, in Burkina, le strade sono prevalentemente asfaltate e i posti di ristoro, tranne quelli veramente “tipici” possono essere tranquillamente frequentati anche da noi occidentali “duri e puri”

 

Fino al confine Maliano la percorrenza si è mantenuta su livelli quasi “Milanesi” tanto che prospettavamo il nostro arrivo a Mopti per le cinque e mezza/sei della sera.

 

In realtà, una volta attraversato il confine, complice anche la poca conoscenza dei luoghi della nostra guida-autista Francois e i continui posti di blocco dei militari, (nella settimane della nostra permanenza l’esercito maliano ha arrestato tre elementi di Al Qaeda, a Bandiagara), siamo arrivati intorno alla mezzanotte al Ya pas de Problem, il nostro albergo di riferimento a Mopti….

Ok a domani Efriel…

Ah, naturalmente un grazie di cuore a tutti quelli che hanno “tifato” e continuano a tifare per noi 🙂

 

Ah, questo 2010 si presenta interessante direi. Prima di cominciare a raccontare per immagini, diciamo così, il viaggio più bello, (finora), della mia vita!

Due parole sui gentiluomini che mi hanno svuotato casa.

Ieri sera, tra le cose mancanti c’era pure la borsa di Federica, borsa che, a volte la sfiga, conteneva e uniche chiavi utilizzabili per la sua Twingo un po’… datata 🙂

Così stamattina, salutati con gli occhi lucidi i compagni di viaggio che tornavano alle loro dimore, siamo scesi a Lesmo alla concessionaria per sistemare la chiave di scorta che non funzionava. Sistemarla ha richiesto una decina di secondi e niente altro, così, dopo nemmeno un’ora e mezza eravamo di ritorno. E, sorpresa! La chiave, l’altra, quella rubata con la borsa, faceva bella mostra di se al centro dello zerbino di casa… Che vi devo dire, sapere di essere controllati non è piacevole, anzi, tutt’altro!

Ok, ma la vita continua e che quello che hanno rubato andasse tutto in medicine… magari inutili come inutile è la “loro” vita. Bon, finito qui.

 

Torniamo al viaggio.

Dunque, raccontare una esperienza come quella che abbiamo condiviso negli ultimi dieci giorni è cosa ardua e lunga, evitare di essere prolissi potrebbe essere lo scoglio maggiore, quindi, cercherò di farlo per immagini.

La prima immagine è l’attraversamento di Djugigobombo, (non è uno scioglilingua), al buio.

Dopo aver affrontato i tornanti della Falesia di notte con Francois che pregava tutti i suoi dei aggiungendo anche i nostri, su una strada per lui sconosciuta e senza guardrail, arriviamo sul Plateau, attraversando il villaggio vediamo che sopra c’è la gente a far la “ola”, compresi due ragazzini che ci mostrano, fieri, due toponi grandi come conigli e ce li offrono come cena.

La cosa che colpisce è il buio, c’è solo il firmamento ad illuminare il mondo e tutto perde consistenza, non c’è una prospettiva, c’è solo il passo successivo e niente altro. Quando entriamo Mopti, dopo Sevare, è tardissimo, (per il metro maliano), e trovare l’albergo si dimostra più difficile del previsto, (Vin poi ci mette del suo), comunque il primo giorno si conclude con noi “eroi” seduti intorno ad un tavolino dell’albergo che mangiamo, o meglio, ingurgitiamo un paio di scatolette che ci siam portati dalla patria, (ormai non c’era altra possibilità di nutrimento e quel mezzo Hamburger mangiato a Ouaga… qualcosa… era polvere nelle nostre ossa.) Grandi sorsi di acqua in bottiglia a festeggiare il nostro primo pasto in terra maliana, poi a nanna, domani sarà un altro giorno, un bel giorno di relax, dopo due, quasi, infernali.

In programma la gita per “Mopti la Venice du Mali”, il porto con il suo, come dire, casino, bailamme, caos, metteteli tutti insieme e ancora non raggiungete lo scopo, anche perché mancano i profumi o odori o puzze che dir si voglia, di mille pesci fritti abbrustoliti. Mille e mille farine diverse ma anche incensi, (un poco di mariagiovanna pure), roba da mangiare in terra e piedi che le evitano ma non sempre…

Mmmh, ma qui c’è da parlare per ore e ore e stiamo parlando di nemmeno un km di mercato steso sulle sponde del Bani alla confluenza con il Niger. Blocchi di sale portati dai Tuareg si mischiano a poltrone e letti a saponette dalla forma sferica a “dolci” locali. La sosta al Bar Bozo, si rivela utile per “staccare” e rientrare un poco in noi, continuamente contornati da venditori che ci offrono di tutto… No, quello no! Riconosciamo Fita, il “nostro” venditore di collane di fiducia. Baci e abbracci e presentazioni. Poi, quando se ne va contento, scopriamo di aver speso un duecento euro in collanine…

Per fortuna gli avevamo detto

-No, quest’anno non compriamo nulla…-

Ah, poi c’è pure il pinasseur che spinge per portarci tra i canali e i villaggio “Bozo”, (sono l’etnia del delta e fanno i pescatori), della Venice du Mali. Gli altri vanno, io e Tarcisia, (lo so che non sapete chi sia^-^ era una di noi dieci, prima della fine, prometto li conoscerete tutti). Torniamo all’albergo Ya pas de Problem, che sembra sia anche l’intercalare più diffuso in Africa:-)

Voglio scrivere e ho bisogno di farlo.

 

Questa è la prima immagine, io e Vin sappiamo cosa ci aspetta, Tricio e Ocibi no… vediamo come se la sono cavata le “nuove giovani marmotte”

 

Ps, a proposito, l’idea del secchio, non ha attecchito anche se, devo dire, una piccola soddisfazione ce l’ha data.

Ma è presto per svelarla ^-^

 

Sì, erano toponi e belli grossi e grassi, color della sabbia, è stato lo spazio di un attimo ma l’immagine è ferma nella mia testa.

E così, ci svegliamo l’undici, dopo aver dormito in dieci in una camera sola, (esperienza di una bellezza incomparabile). Ci si trova, alla spicciolata, a fare colazione, si chiacchiera, si scherza, (e quando non lo abbiamo fatto), si paga il conto e si parte. Beh, parte è una parola grossa, perché l’amnesia che la sera prima aveva colpito Vin, colpisce di nuovo e uscirà da Mopti.

Il tutto si rivela una esplorazione nuova, con relativa fermata all’Alimentaire Dogon dove si fan provviste di acqua e bonbon per i bimbi a Walia.

Usciamo con il sole fresco del mattino maliano e siamo sulla strada giusta, (?) Giusta! Passiamo per Sevare e ci fermiamo a quella panetteria tanto carina che sforna baguette grandi come pitoni a tutte le ore del giorno.

-Che ce ne dà una ventina? – A 240cfa l’una sono un affare. Affare chiuso in due sacchi di…va beh chiuso.

Così il nostro pulmino Toyota, ora porta altri due quintali di peso in giro, ma siamo allegri contenti e spensierati, la strada è quella giusta e a Bandiagara ci attende il ristorante a fianco della rotonda per la Falaise, (no Pionier, l’idea dei teli per l’umidità come usano in Etiopia o in Cile, qui non è praticabile).

Arriviamo all’una e mezza, ci fermiamo, soliti convenevoli e poi, il ristoratore conosce benissimo quello che SSR ha fatto a Walia, quindi, altre pacche e saluti affettuosi. Ordiniamo couscous avec legumes e viande e pure steak avec onjons

Diciamo che ci abbiamo messo meno a mangiare che ad aspettare! Ma che ci importa, mancano due ore circa al villaggio e ancora meno a quella strada mozzafiato che abbiamo percorso al buio. Quindi, tranquilli ragazzi vedrete che bello a Walià il sole che scende dietro la falesia…

Forse qualcuno ha gufato, non so, sta di fatto che ad un certo punto dico:

-Ma, la strada è giusta? –

-Si! – Risponde Vinnie assonnato,

-Ce n’è una sola! –

Azz… mica vero, dopo un po’, un po’ troppo  po’, scopriamo che ce ne sono due di strade e che noi stiamo percorrendo la più lunga, quella mooolto più lunga.

Così, smoccolando, ma non troppo, in fondo ciò che vediamo è stupendo e mai visto prima, arriviamo al “solito” piantone di Kani Kombole, (dico solito perché è diventato il nostro punto di riferimento più utilizzato), che sta facendo buio. Anzi è BUIO, poi Francois, quando vede la pista da fare, per prima cosa insabbia il mezzo, poi cristona in allegria tutta Burkinabè e infine con perizia da rallista consumato ci porta attraverso i quattro km che ci separano dall’agognata meta.

Buchiamo, diciamo così, anche l’ultima informazione e tiriamo dritti oltre Walià, ma non molto. Faccio fermare il pulmino salto giù e faccio strada con la lampada da testa, riconosco l’ingresso e la moschea e poi in fondo alla strada sento delle voci, comincio a chiamare Ousmane, e Natale, (altro italiano che doveva essere già a Walià). Ma nessuno risponde, poi, in controluce ad una lampada mi appare una sagoma che conosco…MIIIIIIIII Ousmane! Mon amì… accc, sai che non parlo francese orcaloca!

Io non parlo francese ma lui, l’italiano, il mio, lo capisce benissimo, così ci abbracciamo e andiamo incontro agli altri che arrivano…

 

Per descrivere cosa sta succedendo ora al villaggio ci vorrebbero pagine e pagine, sembra che tutti siano lì, intorno a noi nel buio, mille mani ti stringono le mani e le braccia, i ragazzi più grandi che ci conoscono da…

Ma tu guarda, son già cinque anni, e allora presentiamo i nostri compagni di viaggio.

 

Ok ok, confesso, ho pianto di gioia, ero, anzi ERO a casa, in quella casa che è sempre con me anche quando torno in patria. Gianna mi aveva detto poche ore prima, (Gianna è un’altra compagna di viaggio-stupenda).

 

-Tu hai il mal d’Africa-

Ed io…

-Può essere…-

No, non può essere, sono discretamente malato, malato e felice di toccare questa terra da cui rimango sempre a rispettosa distanza, senza mai darle confidenza anche se a volte, sembra di essere sulle colline marchigiane a fine agosto. Questa è l’Africa, e l’Africa dà la vita e la morte. Seduto su una panca con Issà accanto, (Issà era il gestore del campmement nel 2005 ora è primo consigliere del villaggio e, visto che Mamadou, il capo villaggio non c’è, capo villaggio facente funzioni). Osservo quello che sta accadendo. Siamo stanchi, abbiamo una giornata di pista sulle spalle, ma nessuno è stanco, nessuno si nega al bagno di abbracci e presentazioni che continuamente si riversano su di noi.

Stasera cena con una scatoletta e cielo per soffitto.

Siamo anche fortunati, non c’è luna e nemmeno Harmattan, (vento sabbioso che copre il cielo), le stelle ci danno il benvenuto. Ah, una stella cadente…  Che bello… è un peccato chiudere gli occhi davanti a tanta bellezza… ronf ronf pure qualcuno russa e l’asino raglia chiedendo silenzio.

Domani sarà un bel giorno, un altro bel giorno

Ok, il sole ancora sta sotto l’orizzonte e già sento muoversi i miei compagni di viaggio. A proposito, io son quello col cappello grande, (non mi piace il sole), e dormo come un bruco nel suo bozzolo 🙂

Oggi, finalmente, andremo a vedere il primo lago, quello di SSR che, dice Ousmane, ha ancora beaucoup d’eau Incredibile!!! cinque anni fa non ce n’era un sorso ed ora… Ok ok, rimaniamo sul pezzo, come direbbe Montanelli…

Si fa colazione, Ousmane preferisce decisamente noi agli altri “affittuari” del campmement, si parla è euforico, doveva tornare a Mopti il giorno prima ma ha voluto restare per noi.  Quando gli offriamo la nutella, declina, non è che sia in cima alla sua top ten dell’alimentazione, preferisce di gran lunga la marmellata e un Nescafé che fa raggrinzire la pelle, già più non tesa e soda, di Vinnie…

Ok giovani, si va al lago?

Naturlich, prepararsi truppa che si parte… Alt! Contrordine. Lo spiazzo si è riempito dei notabili del villaggio che vogliono porgerci il benvenuto e andarsene sarebbe maleducato. Bene, ci si siede e si ascolta. Ci traduce Ousmane… come cinque anni fa. Sono contenti del lago e dei frutti degli orti, non usano la pompa perché il capo villaggio non vuole, (poi facciamo i conti).

Gli chiedo un ampliamento del bacino e una recinzione metallica contro gli animali erranti. Ci danno il benvenuto nella famiglia e sperano che tutti noi si stiamo bene in loro compagnia. Questo, più o meno, viene ripetuto una decina di volte. Ogni anziano e ogni consigliere ci tiene a darci il benvenuto, così tra un Amaugere e un altro, se ne va un’ora buona, c’è anche la richiesta per una pompa elettrica per l’irrigazione. Ok, ci penseremo! Rispondiamo ai saluti contraccambiando l’attaccamento a loro. Sappiamo che qui a Walià, noi di SSR siamo a casa, siamo in famiglia e ne siamo onorati. Si battono le mani, ci si abbraccia ancora e poi ci s’incammina verso il “Lago”.

Non l’ho mai visto a gennaio, ho sempre sperato che l’acqua durasse da stagione a stagione, ma la parte razionale di me diceva il contrario. Invece… beh, c’è ancora ed è pulita e cosa non disprezzabile, viene usata e molto, per gli orti.

Il giro degli orti, per chi non conosce la storia del posto, dice poco, ma basta guardare le foto di Vinnie del 2005, prendere come riferimento i vari pietroni che circondano il bacino per farsi un’idea della rivoluzione che abbiamo fatto. Noi, frequentatori di questo mondo virtuale, siamo riusciti a fare qualcosa di estremamente concreto. Ci sediamo e facciamo un po’ di foto, ho portato delle “piastrelle” per i laghi e qui c’è la prima. Si va verso la diga in “beton armèe” che regge ormai da tre anni, costruita poco prima della “famosa” diga di Kakà Kuntao, primo nostro costruttore, un poco farabutto.

Qui, una volta di più tocchiamo con mano cosa possa fare l’avidità di uno solo, sulla pelle di altri suoi simili. Ousmane ci rinnova la richiesta per il pozzo di Pakoutomoni, villaggio a 75km da Bankass nel “Seno Gondo” profondo, senza un solo pozzo attivo. Fa pensare questo ragazzone di 35 anni, di Walià, che solo cinque anni fa era ad attenderci a Bamako e ci caricava la valigie sul pulmino ed ora si preoccupa di altri villaggi. Un pensiero che non appartiene all’Africa che ho conosciuto finora. A Pakoutomoni le donne, si alzano prima del sole per fare, più volte la strada-12km- che le separa da un pozzo attivo. A Pakoutomoni, non passano i turisti, men che meno i “turisti solidali” e l’uomo bianco è una rarità da segnare nella tradizione orale del villaggio.

A proposito, già girano statuette che ritraggono un bianco grasso e sorridente mano nella mano di un altro sorridente bianco, meno grasso. Stiamo entrando nella mitologia Dogon ragazzi, tra centinaia di anni a Voyager, l’erede di… come cavolo si chiama il tipo, ah già, Giacobbo, parlerà di questo mito degli uomini bianchi e dell’acqua nel deserto… chissà che minchiate verranno fuori…

Ma sono andato fuori tema :-).

Torniamo a Ousmane, a noi seduti sul vecchio barragge e al colpo di sole che, prima di prendermi mi fa prendere appuntamento per il pomeriggio a Bankass con un costruttore di pozzi profondi a grande diametro.

Ops, mi giro e vedo gli altri che mi guardano.

-Scusate ragazzi, non sono riuscito a trattenermi ed ho promesso che faremo il pozzo… Ehm, voi che ne dite? –

Il solito protagonista, (io), ma in fondo, chi avrebbe il coraggio di dire di no? Un pozzo a grande diametro, (circa due metri), e profondo più di sessantacinque, scavato completamente a mano, due mesi di lavoro per una richiesta di dieci milioni di CFA…. Dai Mine, come facevo a dire di no!

 

Il costruttore arriva a Bankass e parla un francese mooolto Dogon, per fortuna il ragazzo che lavora al Campement Dogon di Bankass, si offre di tradurre, così, cominciamo ad articolare meglio il tutto. Poi arriva il couscous, (minestrone per me), e poi, via verso il mercato.

Ecco, il mercato è indescrivibile. Forse con un centinaio di foto passate davanti agli occhi velocemente ci si potrebbe avvicinare alla sensazione che si prova allo stomaco.

 

I sensi, tutti i sensi sono in tilt completo, fermarsi non è possibile, qui c’è la vita, lo scorrere incessante della vita, un brulichio, infinito di persone di tutte le età e di tutte le tribù che vivono nelle vicinanze, comprese le donne dei Peul del nord, riconoscibili dai tatuaggi neri che contornano le loro bocche. Finita la maratona al mercato si torna al villaggio dove ci attende il sindaco nuovo, e sono già le cinque. Ousmane lo avevamo salutato prima di andare a Bankass e gli occhi lucidi non erano stati solo i miei… ma la giornata non finisce più oggi?

Per “oggi” si, domani il resto del 12 gennaio.

 

Ok, siamo seduti a “casa” curioso quanto poco ci voglia per considerare “casa” uno spiazzo di sabbia rossa con qualche albero un poco di statuette e dei fiori, con un muretto di banko intorno, (cos’è il banko? … siete sicuri di volerlo sapere? ^-^) … vedo che i miei compagni di viaggio si fanno meno timidi e cominciano a narrare le loro impressioni… -Oci, te l’avevo detto che da là non torni a casa, ricordi? :-)-

 

Ok allora, torniamo dal mercato di Bankass con tutte le meraviglia che abbiamo preso: una pentola per dieci, (che ci potresti cucinare dentro Hans e Gretel e avanzerebbe spazio per due carote e un poco di sedano). Un sacchetto con 1 kg di cemento per le targhe dei laghi, tre secchi, (uno diverso per servire alla bisogna… poverino, dopo averlo utilizzato-io-nessuno più l’ha voluto toccare… nessuno di noi almeno :-)) Una ventina di banane che se le trovassi qui da noi non le guarderesti nemmeno. Ci attende, seduto al tavolo, il nuovo sindaco, Soumaila dit Ismael Guindo… per noi Ismà.

Soliti saluti, gli offriamo da bere, (una tonica, niente coka), poi entriamo subito in argomento, ci sono due milioni di cfa che non risultano arrivati, gli mostriamo le nostre carte bancarie, lui ci dice che in effetti sul conto del comune ci sono due milioni di cui non sanno il destino perché arrivati senza motivazione. Sistemiamo la questione e passiamo ai nuovi progetti.

Ci fa capire che gli farebbe molto piacere continuare la collaborazione con noi, ci dà anche un altro nominativo di villaggio che ha chiesto un lago sul suo territorio…

-Ok Ismà, cerca di capire, SIAMO PICCOLI; FACCIAMO QUEL CHE POSSIAMO! Questo villaggio lo metteremo in coda agli altri, cerchiamo di dare una certa continuità e senso logico alla serie di laghi.

Quest’anno tocca a Telì.

Piccolo particolare. Telì è patrimoni dell’UNESCO e quindi ci vuole l’autorizzazione della Commission Culturelle e sarà difficile che ci facciano mettere le mani sul bacino intorno alla cascade di Telì.

Dirottiamo il discorso sul domani. Domani 13 è prevista la visita ad Ende con i suoi due laghi e il saluto al vecchio sindaco.

Ci salutiamo dandoci appuntamento per il mattino seguente. Finalmente si cena. Ehi, stasera niente couscous o altre specialità locali, stasera cucina etnicolombarda, un bel risotto alla parmigiana con grattatine di parmigiano, (gran donna la Tarcisia^-^) portato dalla patria.

 

Il cielo ci guarda e non favella, forse non trova spazio nelle nostre discussioni per cui rimane sullo sfondo a far da testimone e null’altro… toh, una stella cadente… bella questa… ma anche questa non scherza…

Domani1 3 sarà il giorno dei laghi dei baobab e di Misurina. E’ il pensiero prima di dormire ma poi, dormendo, sogno pure di vincere 200000 euro peccato sapere già di essere in un sogno, non me li sono nemmeno goduti:-)

Alla prochain fois

 

Raccontare il 13 gennaio non è facile, la visita ai due altri laghi ha rivelato la fragilità del nostro pensiero e scontrarsi con la dura realtà non è stato facile.

Per questo motivo vado dritto e attingo direttamente al “diariodelcapitanodataastraletrediciunoduezerodieci”

 

Visita ai laghi di Ende.

Il lago dei baobab è una tristezza infinita! Al posto dei Jardin ci sono i Brick… centinaia e centinaia di mattoni di argilla e …acqua, ricavati uno ad uno e impilati a cuocere al sole. Mattoni, mattoni e niente altro che mattoni!

La quota acqua del pozzo vicino e di meno di due metri, c’è acqua in abbondanza ma un solo jardin recintato con la pompa che avevamo acquistato per il villaggio.

 

Seydu, (il vecchio sindaco), che eravamo passati a prendere mostra un volto impenetrabile, mi ribolle il sangue sono nero di rabbia e non solo io. Il progetto, il nostro progetto i Jardin de la Falaise, prevede l’utilizzo dell’acqua per fare orti, coltivazioni, non mattoni.

 

Ismael è visibilmente imbarazzato, non conosce la genesi del progetto e nemmeno la genesi di questo lago, ci vede non più sorridenti e con toni duri chiediamo spiegazioni. Spiegazioni che ci lasciano di stucco: gli uomini preferiscono fare mattoni che Jardin, chi ha un Jardin lo ha fatto lontano da qui, vicino al barragge dei francesi.

-MA SE NEMMENO C’E’ ACQUA AL BARRAGGE? –

Deluso, scambio qualche parola con Vin e gli altri poi chiedo di andare a vedere l’altro, quello di Ende Wò.

Le due targhe che ho nello zaino mi sembrano una beffa, ho sudato e implorato per riuscire a trovare i fondi per queste realizzazioni e vedere questi cumuli di mattoni mi fa male. Senza sorriso attraverso il paese passando davanti ai bogolan appesi senza guardarli, voglio vedere “Misurina” vedere com’è, so già che non ci sarà acqua, era previsto, ma quando arriviamo, lo spettacolo è anche più deprimente. All’interno c’è un buon metro di sabbia, (e va bene, questa era e resta nel conto, la devono togliere alla fine, prima dell’inizio della stagione delle piogge).

Quello che non mi torna sono le falle nel mantello in cemento e pietra “dopo” la diga.

Con Ismà e Seydu, c’è anche il capo villaggio di Wò.

Vin si siede amareggiato e chiede cosa ne pensino.

 

Confabulano in Dogon e poi Ismà ci traduce l’amarezza del capo villaggio che dice che la diga perde acqua, perde acqua alla base. Azz… ecco il perché di quello che vedo “dopo” la diga. La struttura non tiene l’acqua.

 

Chiedo una pala, voglio controllare la base e la tenuta delle pietre. Sono triste, triste e poi ancora triste… e che cavolo, il costruttore, che dovrebbe essere qui non c’è! Lo facciamo chiamare, (lo incontreremo a Walià nel pomeriggio).

 

Ismà ci chiede se vogliamo andare a Bagourou a vedere il nuovo sito. Scuoto la testa, le mie urla di prima in italiano non saranno state capite ma il tono sì e le orecchie basse del sindaco mi fanno un po’ vergognare, in fondo lui non ha colpa, il responsabile, Seydu, è una serena maschera di cuoio. Vin traduce il nostro rifiuto e torniamo al campmement di Ende.

 

Quando ci siam seduti inizio a riflettere su quello che ho visto, ormai la rabbia iniziale sta lasciando il posto ad un ragionamento più di testa e meno di pancia, chiedo qualche prezzo, così scopro che un mattone costa 10cfa più altri 10 per il trasporto e che, rispetto alla coltivazione si guadagna di più.

Sull’utilizzo dell’acqua del lago dei baobab ho ancora delle riserve, lo so non era quello che volevamo ma, in fondo, lo scopo per cui abbiamo realizzato il lago è raggiunto: alzare la falda acquifera dei pozzi è Ok. Essere utilizzato dagli abitanti per produrre reddito è Ok. Diciamo che abbiamo diversificato le attività, da lago dei baobab lo battezziamo lago dei Brick. In fondo il mattone è sempre un buon investimento, anche qui in Africa.

 

Facciamo due conti:

-1 brick in banko 10 cfa +10 per il trasporto

-A Bankass i prezzi sono più alti, 1 brick costa 25cfa

-1kg di riso in sacco da 50kg di buona qualità costa -17000cfa di scarsa qualità meno di 15000

-1kg di miglio in sacco da 100kg 15000cfa

-1kg di carne costa 1500cfa di mucca e1600 di montone

-Un coltivatore prende 1750cfa al giorno

-Se ha un cavallo e un carretto arriva a 7500cfa giorno

-Un muratore 4000cfa e il garzone del muratore 1500, sempre al giorno

-L’orario di lavoro è dalle 8 alle 15

-Una melanzana grossa costa al mercato di Bankass 50Cfa, -Una piccola 25

-Una baguette piccola 50cfa

-Una baguette grossa (circa un kg) dai 240 ai 340cfa

A conti fatti… forse conviene fare mattoni!

A domani

 

Chissà perché le giornate in Africa durano settimane 🙂

Il tredici era solo a mezzogiorno e già mi aveva tolto dieci anni di vita. Prima di tornare a Walià, però, dopo aver confabulato con Vin, decidiamo di fare la foto al lago dei baobab o dei brick, consegnando, simbolicamente l’opera al villaggio nelle mani del sindaco nuovo. Se Ocibi continua nella sua immissione di foto, potrete notare l’espressione di Ismael accanto a Seydu. A parte questo, con Ismà restiamo d’accordo per vederci verso sera a Walià lui e l’impresario Amadou a cui ieri sera avevamo saldato il conto di Misurina. Così torniamo a casa. Anche perché le donne, le nostre donne 🙂 Federica, Gianna, Serenella e Tarcisia hanno organizzato un Thè danzante con le donne del villaggio… Mmmh, ma le donne del villaggio, parlano solo Dogon?

Chi farà da interprete?

Non certo un uomo… ah… Ocibi, prego, foto di Mariam 🙂 Thank you!

 

Il thè danzante ha un successo planetario, ci saranno almeno una quarantina di donne, tutte ovviamente accompagnate dalla figliolanza che in men che non si dica si spazzolano cinque chili di biscotti modello Pavesini con la granella, più modello Plasmon senza granella, ingentiliti, diciamo così, da due chili di miele Ambrosoli portato appositamente. E quando finiscono i biscotti, (perché finiscono anzi, finiscono prima loro dei bambini e delle donne), le nostre balde femmes mettono sotto a lavorare, un po’ di malavoglia, quei simpatici fannulloni di Malick e Yayà a preparare tartine marmellatate di tranci di baguette di Sevare.

 

La morale di questo happening, a metà tra fantasilandia e Alice col Bianconiglio, è che le donne fanno una caciara galattica, noi perdiamo le nostre che si adeguano allo stile di vita Waliano, andando in giro a piedi scalzi che mi veniva il male solo a vederle 🙂

Poi, per la prima volta in assoluto nei miei viaggi, siamo arrivati quasi senza viveri alla fine del viaggio. Quasi, ho detto. Le buste liofilizzate, non le sanno usare e quindi, la sera del tredici ultimo scorso in quel di Walià, Mali, falesia di Bandiagara Cercle de Bankass commune de Kani Bonzon…. È andata in scena la cena valtellinese, con mega pizzoccherata, (erano un poco liquidi e non si rapprendevano mai).

 

Piccolo inciso: i Dogon, sembra, si mormora, ho saputo e non saputo, qui lo dico e qui lo nego… non amano il formaggio, men che meno l’odore o profumo che dir si voglia del formaggio fuso.

 

 

Motivo per cui, mentre si spargeva l’olezzo del formaggio di pizzoccheri su per le balze della falesia e gli asini esprimevano il loro dissenso al pasto, nessuno di loro ha accettato l’invito a cena…strano:-).

 

Ma c’è anche di più, dopo però…

 

 

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Il mio primo pensiero a vedere la foto di Tricio:

Ma…. E se qualcuno lì si sente male?

Lo so, pensiero pessimista, stupido ed egoistico, ma mi è venuto così.

Baci e buona fortuna, che come si dice aiuta gli audaci come voi!

Praslin     togliere

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Ciao a tutti, sono a casa, è stata una grande e bella esperienza. Quando siamo arrivati al villaggio di Walià è stato per me il momento più emozionante, in tanti, molti abitanti ci sono corsi incontro a darci il benvenuto ed abbiamo attraversato le stradine che avevamo un bimbo che ci teneva la mano destra ed un altro la mano sinistra.

Ocibi

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La posa della piastrella del lago   Se@sonRose!

 

Oh madonna 🙂 ho rimosso dalla vergogna, ma non per la piastrella, ma perché ero l’unico con gli scarponcini, tutti gli altri, TUTTI, avevano le ciabattine ed eravamo in mezzo ai rovi con delle spine lunghe così… che succede? Succede che una spina mi s’infila nella suola e nel piede! Ecco perché nella foto sono senza una scarpa:-)

 

Ma torniamo alla cerimonia di SSR. Questa volta ci sono tutti; c’è Ismà, Amadou e il facente funzioni di capo villaggio Issà. Il loco scelto è il pietrone dove nel 2007, con Maba, piantammo delle rose comprate a Parigi, ma non sono sopravvissute. Così, con il cemento comprato a Bankass saliamo sulla roccia e istalliamo il ricordo.

Foto, tutti sorridenti, compreso Ismà e poi abbracci e battimani a seguire. Per inciso il pietrone su cui abbiamo posto la targa ricordo, è di fronte alla roccia da cui Vin pronunciò il “famoso” discorso della montagna, a tutta la popolazione di Walià riunita nel 2005… tutti mano nella mano a delimitare un lago che, allora era solo un pensiero.

Così finisce il giorno 13… l’ho detto che sono troppo lunghi e densi di avvenimenti. Il 14, ancor lo è ancora di più, è il vero giorno dell’emozione.

La giornata comincia nel solito modo. Alzata prima dell’alba, tanto è già chiaro e i miei compagni, che il cielo li accolga, dormono pochissimo… loro!

Colazione e acquisto di colazione Dogon per i bambini, da una donna che ci mostra un pentolone colmo di un pastone di arachidi miele e chissà che altro…dev’essere buono, visto che puliscono il pentolone che brilla. Curioso però che il pentolone aumenti di prezzo giorno per giorno… sarà l’inflazione? 🙂

Oggi ci si prepara… in teoria, si dovrebbe andare a vedere apres midi il sito di Telì, (so già che non ci daranno il permesso, ma il posto vale la pena a prescindere).

 

Allora partiamo con un giro per il villaggio, prima sosta all’infermeria, qui si fermano Federica, Serenella e Mauro e noi proseguiamo verso la scuola. Ho un nodo in gola, c’è qualcosa che dovrebbe esserci ancora sul muro di una classe… chissà se c’è? Sbircio nella prima, NO; non c’è, sbircio nella seconda, No, non c’è… anzi, SIIIIIII, sì che c’è! Che scemo sono! E’ lì attaccata con tre chiodi troppo lunghi e con degli sbafi di imbiancatura sui lati ma c’è ancora.

 

La targa di Bubj. Mi siedo, i bambini fanno i bambini e gridano come ossessi, il maestro ripristina l’ordine e piano parte una canzone. La pelle d’oca è niente confrontato al mare che mi sommerge, lo so ho gli occhi lucidi, ma, mi consenta, come direbbe quello, non sono di ferro. Sono felice, felice che non dimentichino, felice di ritrovare un “amico”! Tutte le volte che guardo quella targa non posso fare a meno di ricordare che il suo ultimo intervento in questo sito è stato a commento di un mio racconto.

E poi, Bubj è Bubj……

Per darmi un tono propongo di andare a misurare i pozzi, la quota acqua rassicura sulla bontà del progetto.

 

Dal 2005 ad oggi è salita di oltre 4metri e persino nel pozzo meno profondo, (11m), c’è un buon metro e mezzo di acqua.

Intanto Issà ha insistito per andare a Bankass a ritirare i sacchi che dovevano essere consegnati al villaggio già a febbraio scorso. Quando torniamo al campmement ci aspetta un’amara sorpresa: i sacchi non sono nuovi, sono usati. Mii!! che giramento di cojones!

Pranziamo con, (ma sai che non ricordo…), forse solo scatolette, so solo che appena arriva il sindaco gli salto alla gola chiedendo spiegazioni sui sacchi. Ehm, forse ho esagerato. Ismà si siede e nei suoi occhi puoi leggere tutta l’amarezza di chi arriva e trova una situazione disperata.

Ci racconta che ogni giorno deve affrontare cose come queste, che ha problemi con tutte le associazioni che hanno lavorato sul territorio, la vecchia amministrazione ha lasciato un’eredità di sfiducia assoluta.

Ma ci chiede di avere fiducia in lui e nella nuova amministrazione, sono giovani e hanno voglia di fare, non di ladrare, ci chiede di continuare ad investire nei villaggi del suo comune, di non abbandonarlo. E’ un ragazzone alto e forte come un giocatore della NBA, ma mi sembra così fragile, in questo momento…

Intanto è arrivato anche Amadou il costruttore, così, io Vin Maurizio e Mauro andiamo a vedere i nuovi siti, Try e Ocibi se ne vanno su al quartiere montano a vedere le case dei Telem.

Andiamo prima a Kani Kombole, sappiamo già com’è il posto e la sola cosa che chiediamo, (così, tanto per evitare sorprese), è cosa vogliano fare con l’acqua del bacino che verrà.

Ismà traduce allo Chef du Village e la risposta è un fiume di intenzioni, manca solo l’autolavaggio, (perché poco remunerativo), e niente altro, solo jardin arbre, animal, anche brick, tutto e di più. Ok, va bene, si fa. Mi raccomando Amadou, basso col prezzo.

Tornando verso Walià ci fermiamo a Telì. Lo so, non ci faranno fare il lago delle fate, anche perché, come dice Vin, con gli stessi soldi ne facciamo due in due altri villaggi. Infatti ci chiedono e mostrano un sito per il bacino che vorrebbero. La prochain fois, mon amì. Ma il posto è così magico che non puoi non fermarti ad assaporarne l’atmosfera. C’è anche un pollaio sperimentale finanziato dal governo del Mali. Qualcosa si muove dunque.

 

Al nostro ritorno a “casa” troviamo due bei fuoristrada con tanto di mille e mille fari sopra il tetto, dentro il campmement. Sono i “solidali” son quelli che fanno le vacanze “eco solidali” spendono 3000euro per 19giorni, per farsi due camminate un giro in pinasse e una notte en plein air il resto del tempo nell’aria condizionata del SUV.

 

Per aggiungere sale alla ferita, (si capisce che non mi piacciono? ^-^) . Sono pure Italiani. Per semplice cortesia ed educazione andiamo a presentarci… li sconvolgiamo 🙂

 

Due signore, poi, nel buio, si aggireranno dalla nostra parte cercando un Bar… ma dimmi tu… Son così solidali che han chiuso il campmement ai bambini… Già, si sa che disturbano. In più ci fottono i secchi… ehm, qui lo dico e qui lo nego ma “quel” secchio, gliel’ho messo di proposito alla mano…:-)

Ma non importa, siam felici e ci raccontiamo la giornata.

 

Stasera Minestrone Ligure con pasta e ceci di rinforzo, per dare “corpo” alla sbobba!

-Ah, Try, i cucchiai dove sono? –

-Finiti! –

-Ok ok minestrone alla forchetta, come facciamo a casa mia! –

Così, mentre il buio scende dolcemente come un bogolan su di noi, sotto le piante vicine al nostro tavolo si radunano un po’ di ragazzini e ragazzine, e allora, visto che il minestrone è ancora troppo liquido per la forchetta, si organizza uno scambio culturale a base di canti.

I solidali, dall’altra parte del campement, sono già chiusi nel loro bozzolo.

 

Federica comincia con una canzoncina, le bambine rispondono con l’inno del mali, poi io Try, Oci, Maurizio e altri cantiamo C’era un ragazzo che come me… Loro un’altra…  Noi alla fiera dell’est, loro intonano un canto con solista che fa accapponare la pelle per l’emozione.

C’è una bimba con una voce rubata ad un angelo e, quando smette, ci pensa Mauro, finora sullo sfondo, ad essere protagonista. Si alza, ci raggiunge e intona la canzone di Marinella di De André in francese.

Calmo, lento, dolce e struggente, le bambine sono appese alla sua voce. Quando finisce pare che anche il cielo applauda. Si canta ancora, poi, mentre noi mangiamo minestrone alla forchetta, c’è spazio anche per i bambini a cena.

Ah, ma dimenticavo, il lago, il nuovo lago era senza nome, ci stavamo giustappunto scervellando, quando alla guida Bambara dei “solidali”, ci ha dato l’idea.

Si chiamerà Lac de bon boulò… ma è bambara, non Dogon! -Com’è che si dice “Bon Travay” in Dogon Issà? –

-Lac de Uana Birè. –

E Lac de Uana Birè sia, sarà il lago del buon lavoro 🙂

 

E così si dorme anche stanotte… anche se dormire non è il termine esatto! Comunque. Domani è prevista l’escursione a Benimatu sulla Falesia, quindi buona notte a tutti.
Dunque, del 15, darà conto Try, lasciando a me la serata.

Serata fruttuosa, per tutti. Per noi di SSR che portiamo a casa due progetti a costi quasi da saldo.  Forse e dico forse, adesso che ci considerano più dei loro che dei bianchi, ci fanno prezzi più, come dire, da autoctoni.

Un po’ come fanno in Val d’Aosta: per i turisti c’è un prezzo, per i valdostani un altro. Allora noi portiamo a casa due progetti, (per i dettagli faremo un post dedicato… anche più di uno ^_^)

I due costruttori portano a casa il lavoro di tre mesi, il sindaco ottiene fiducia e il villaggio di Walià ottiene la recinzione in rete metallica dell’area degli orti intorno al lago, (solo la rete metallica è a nostro carico, il lavoro ce lo mettono loro). Quindi tutto finisce a tarallucci e vino?

Non proprio, anche perché i tarallucci non c’erano, il vino era di miglio e pure di pessima annata 🙂

Quindi, dopo aver firmato i due contratti alla luce delle lampade solari che poi abbiamo donato all’infermeria per le emergenze notturne, il sindaco, il costruttore il capo villaggio, agli immancabili Malik e Yayà e Amadou, (quello del campement), si sono fermati a cena da noi.

 

E che c’era per cena? Scartato il risotto agli asparagi perché a uno venivano i brufoli, scartato quello ai frutti di mare perché ad un altro venivano i brufoli ma sul sedere 🙂 abbiamo optato per una bella carbonara a via alla grande. Ma come, direte voi, non sono Musulmani? Vero! Musulmani in differita, però, il maiale non lo mangiano, ma la carbonara l’han gradita eccome.

Poi li abbiamo stortati con qualche scatoletta di Poisson, (che bel termine, invece di dire tonno), e della frutta secca, (non conoscevano le noci e, così, a volo d’uccello, direi che non ne sentivano la mancanza ^-^).

Poi, visto che la carbonara non bastava per oltre venti quanti eravamo, alè, la Gianna, (gran donna), mette a cuocere nel pentolone di Hansel e Gretel anche i risotti agli asparagi corretti ai frutti di mare. Non sarà alta cucina, ma l’atmosfera intorno al nostro tavolo non c’è nemmeno nelle favole. In un francese improvvisato s’incrociano discorsi improbabili, così improbabile che chiedo a Ismà cosa ne pensi di un allevamento di struzzi lì. Prima non capisce, ma Francois, vittima della sindrome della vacanza ed espansivo come un venditore di enciclopedie a domicilio, dice che da LORO, in Burkina, ce ne sono tanti…

Io che capisco quello che voglio capire, capisco che ci sono degli allevamenti… oh povero occidentale quanto hai da imparare! Lungo la strada, domani, capirò che non è proprio così. Ma non importa, siamo felici!

 

Dall’altro Lato del campmement, forse i “solidali” stanno recitando il rosario in latino con invocazioni in sanscrito…  Non si sente volare una mosca né una parola dal loro lato.

Il “secchio” non lo vedo, mi tocca farla sul buco, all’antica,

E va beh, però siccome son maligno 🙂 sorrido al pensiero dell’uso che “loro” ne fanno.

 

Ah, è mica finita. C’è anche il caffè e un po’ di dolce e. le bambine, come la sera precedente intonano l’inno del Mali. Orsù! Tutti in piedi, mano sul cuore e ascoltiamo i grandi che seguono il canto, il loro canto. Battiamo le mani a fine canto e intoniamo il “Fratelli d’Italia”… dobbiamo lavorare meglio sulla seconda strofa 🙂 ci si stringe la mano, ci si abbraccia, c’è un velo di tristezza nei nostri occhi e nei loro, sanno che domani ce ne andiamo e gli dispiace.

Non solo per il “materiale” che portiamo e lasciamo, no, c’è qualcosa che va oltre, che riguarda un sentimento diverso una amicizia che non puoi descrivere a parole, la senti.

Ecco magari io son tonto e prendo lucciole per lanterne, ma io ci credo. Io ci credo quando dicono che lì a Walià noi abbiamo la Casa, una Famiglia. Mmmh… sto diventando sentimentale… forse sono in preda della sindrome della vacanza o forse in preda del pensiero dei soldi da trovare. Diciamo che ho la testa discretamente piena di pensieri, eppure mi sento leggero e felice. Guardo le stelle e mi addormento… durerà poco, ci penseranno i “solidali”… ma questo è già nel 16 gennaio…

 

Due parole ancora su questa giornata.

Per me Benimatu, (così si chiama il “paesello” sulla falesia, diviso in tre quartieri, uno musulmano, uno cristiano e uno animista), è un posto speciale, qui mi sono innamorato e la mia storia, con quella di migliaia prima di me e migliaia dopo di me, è scritta nel “Pietrone” che domina il villaggio. Andarci è sempre bello, arrivare su quello che chiamo il belvedere, sedersi e lasciare le gambe penzoloni su uno strapiombo di 300m è una sfida con me stesso che soffro di vertigini. Va beh, ma volevo parlare di un particolare di questa visita: la chiesa del quartiere cristiano. E’ una costruzione in fango come tante altre, era chiusa, ma subito un ragazzo si è offerto di aprirla, (la chiave era sul davanzale della finestrella), dentro, file di “panche” in fango, basse, (c’è chi ha pensato fossero inginocchiatoi), vicino all’altare sul fondo a destra, scritto sul muro con del gesso, tutti i passaggi della messa.

 

Le immagini, molto diverse e nello stesso tempo simili alle nostre, sono, nella loro ingenuità, dei capolavori.

La Madonna con il bambino è una di loro, non la nostra con i capelli biondi e gli occhi azzurri. Siamo in un luogo così lontano dalla nostra iconografia classica, ma da un’emozione di fede pura, di fede degli albori, originaria. Seduto su di una panca lascio uscire tutto il mondo da me, resto solo, fango nel fango, come, dice la tradizione, era Adamo…

Anche per questa giornata ricorro al diariodelcapitanodecc. Sveglia alle 4.30. I “solidali” han pensato di partire presto e quindi danno il via alle danze, parlano, smontando il campo, aprono e chiudono i fuoristrada…

Dio mio avrò sentito un portellone aprirsi e chiudersi almeno cinquanta volte!

E già, “Loro” mica dormono come noi sui materassini e sacchi a pelo sotto le stelle, echecavolo! SON SOLIDALI! Dunque un bell’attendamento tra i loro fuoristrada fa molto chic… ma per favore!

Federica si alza e va da loro chiedendo cortesemente di fare meno rumore. In tutta risposta si sente una voce maschile che dice

-Buon giorno, gradisce un caffè? –

La sua risposta, sempre educata è:

-No grazie, vorrei dormire! –

Mario, (Ocibi), molto più prosaico, urla un “vengo lì con un bastone! ” calando poi un carico da undici punti in forma di bestemmione:-)

Così facendo ottiene un minimo di rispetto e solo la sgasata di partenza a fanaleria accesa che sembrava la notte degli oscar ci conferma la lieta novella: SE NE SONO ANDATI!

 

Due considerazioni a margine: ma sono stati così cafoni, perché noi gli eravamo particolarmente simpatici, oppure, LORO, gli altri nemmeno li calcolano?

Seconda considerazione: era proprio necessario attraversare il villaggio a quell’ora antelucana con i Gipponi?

Forse, e dico forse, sarebbe stato, non so se ECO, ma sicuramente più EDU lasciare i fuoristrada fuori dal villaggio in modo di non disturbare.

Ma queste son fisime mie, quindi passiamo oltre.

Oggi si parte, sappiamo già che, prima ci sarà il saluto del villaggio, quindi, colazione, zaini pronti e carichi sul pulmino ed è ora. Ci riempiono di regali, ieri sera il sindaco ci ha regalato una statua raffigurante il dio dell’acqua Dogon, (sarà un caso, ma assomiglia tutta a Vin… e non dire di no^-^).

Oggi, il costruttore del pozzo ci omaggia di un abito tradizionale tutto decorato, poi Issà ci regala a nome di Walià di altri cappelli filosofali, questi non sono bianchi come quelli che ci ha regalato il sindaco ieri, ma con i colori dell’Africa. La terra il cielo, la vita la morte… che ne so… so che son belli e che, per loro, è un grande dono.

 

Poi ci sediamo e comincia il saluto. Saluto è un termine forte, in realtà è una lettera a Babbo Natale, (noi siamo babbo), che contiene tutte le richieste del villaggio. Chiedono cose che, gli spieghiamo, non possiamo dargli!

(Ad esempio un pozzo per fare i brick). Gli spieghiamo che il loro villaggio è un villaggio fortunato, (suona persino ironico il termine), un villaggio con sette pozzi e un bacino pieno ancora d’acqua. Cerchiamo di fargli capire che non sono i soli ad avere bisogno… forse riusciamo, almeno in parte a far comprendere le nostre ragioni.

 

La noce di Kola portata in dono agli anziani del villaggio, conclude la seduta. Tocca partire, ci aspettano un cinquecento km di pista rosso Biscardi e poi, forse potremo sdraiarci in un letto vero. Ultime raccomandazioni per implementare la capacità di acqua del bacino e poi si va.

Anche questa volta alcune cose le abbiamo imparate. Presuntuosi come sempre avevamo un’idea ben precisa del COME utilizzare l’acqua dei bacini, la realtà è molto più complessa e varia dei nostri pensieri.

Chiedere cosa vogliano fare con l’acqua sembra inutile, non lo è!

Domenica, anzi lunedì, ormai, 18 gennaio, aeroporto di Ouagadougou, ore impossibili!

Dove aver imbarcato e sbrigato le pratiche al check-in….

-Siete in dieci, volete sedere vicini?

Ci dice la voce mielata della dolce Burkinabè che sta al banco.

-Certo che sì! – Rispondiamo noi in coro… beh, uno per fila, non ci crederete ma nessuno era in coppia con un altro…

Va bene lo stesso dai! Ma questo è successo dopo.

L’ultima immagine di quella notte è data dalla voce di Tricio quando siam passati sotto i detector e i militari volevano “sequestrargli” le pile della sua fedele e immancabile macchina fotografica. Nel centro del continente africano, nella notte dolce e profumata del continente africano si è sentito in perfetto accento genovese

-Belin! Son 24euro, le pile, mica te le lascio! –

Così, con fare signorile e lasciando le guardie stordite, diciamo così, si è ripreso le sue pile ed è passato oltre 🙂

Ah, nella foga, aveva dimenticato il passaporto sul banco dei soldati. Ma… non è la sola cosa curiosa di quella notte…

 

 

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Vi conosco da poco e solo attraverso questo bellissimo sito ma per quello che fate, e per lo spirito con cui sapete affrontare anche le amare sorprese del ritorno, (vedi Efriel), già mi piacete un sacco!

BRAVI e Bentornati. Anche io attendo le foto e i vostri racconti.

Indianajonesjr

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Felice di sapervi a casa sani e salvi!

Ma una domanda:
1) Ef ma erano davvero due toponi o stavi scherzando (conoscendoti!!)? Rabbrividisco…
2) Dove e quando sarà possibile acquistare le collane?
Quelle che avevo comprato a suo tempo avevano fatto successo, (ideali come regali di Natale), sono veramente belle e poi così si dà un contributo alla Onlus per i progetti che presto ci illustreranno.
Aspettando con ansia seguito della storia, vi abbraccio tutti e quattro, (anche Ocibi che non conosco).
Luce

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Leggendo il tuo racconto sembra anche a me di ritornare, in qualche modo, in Africa. Ricordo persone e immagini già conosciute. Non vivrò mai queste esperienze in prima persona ma sono contenta di poterle almeno condividere così.

Grazie!!!!

By Mine

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Mi avete fatto sentire con voi. Deve essere un’esperienza veramente toccante.

Foto bellissime. Tutte. Fanno vedere paesaggi e personaggi che per me sono favole. Posso dire che Casablanca mi affascina. Il Mali ha delle contraddizioni enormi. Grazie!

Fu.bo

20-01-2010

Fabrizio (Tricio)

 

E’ buio, sono le 7 di sera, non si vede un tubo, solo il cielo è peno di miliardi di stelle, una folla ci corre incontro, sono gli abitanti di Walià che nell’oscurità più assoluta, con occhi di gatto, ci danno il loro benvenuto, non conosco nessuno, ma è come se fossi già uno di loro, tutti a fare a gara a presentarsi per primo, tutti a cercare un contatto fisico, tutti a prenderci la mano, a stringerci in abbracci calorosi, per portarci al campement Dogon.

Continuo a vedere pochissimo, mentre loro, allenati a girare a “fari spenti”, si muovono benissimo e ci trascinano in un vortice di saluti e urla di gioia, manco fossimo novelli salvatori, o eroi.

Mi giro, nell’ombra la falesia, alta 300 metri, alle nostre spalle, sembra ancora più scura e minacciosa.

Al campement troviamo ad attenderci Yayà, Malick e Amadou, i “gestori” di quella che diverrà per noi nei prossimi giorni la nostra casa.

 

E buio, non vedo nulla ma so di essere arrivato!

Non ho dormito, sono le 6 del mattino e l’alba è vicina, il “letto” è scomodo, saranno le doghe, sarà che sono senza cuscino, ma ho fatto al massimo un paio di ore di sonno, l’unica consolazione che la coperta di stelle è fantastica.

Mi tiro su e vedo Ocibi che già si aggira nel campement, mi alzo pure io e insieme cominciamo l’esplorazione della nuova casa.

Per la prima volta capisco dove mi trovo, vedo la sala da pranzo, la cucina, il bagno, la doccia, le camere da letto.

In un solo colpo d’occhio vedo tutto, è bellissimo! Piano piano i miei compagni di avventura si svegliano, si fanno le abluzioni, si fa colazione, qualcuno ha portato la nutella e allora è festa! Comincio a girare e a fare foto, sono tranquillo, mi sento bene, solo la schiena fa i capricci.

 

Oggi è il primo giorno a casa, ho voglia vedere i laghi, tutto quello che di buono è stato fatto, voglio andare, sono curioso!

Siamo ormai tutti svegli, pronti a partire.

Qui comincia l’avventura.

 

Camminiamo in mezzo ai campi polverosi in ordine sparso, Efriel è davanti a tutti con Ousmane che chicchera, con l’allegra brigata ci sono anche una mezza dozzina di bambini che allegramente ci accompagnano. In lontananza, ma neanche troppo, si vedono le prime recinzioni dei campi, accelero il passo, voglio vedere il lago, arrivo per primo e guardo.

Uno spettacolo meraviglioso, in mezzo al nulla, in mezzo a tutto quel deserto e a radi alberi spelacchiati un lago!

Una preziosa riserva d’acqua.

 

Adesso capisco perché Vin e Efriel ne vanno così fieri, i campi sono bellissimi, coltivati dai vecchi del posto che con le kalibass prendono l’acqua al lago e irrigano i campi. Melanzane, pomodori, peperoni, peperoncini, angurie fanno mostra di se, guardo Vin e Efriel negli occhi, occhi lucidi, il lacrimone che sta per uscire, li vedo felici, tutto va come deve andare.

Comincio a girare e a fare foto, i bimbi sempre intorno a noi fanno festa.

Facciamo il giro del lago, c’è un po’ di sabbia dove arriva il fiume alluvionale, subito si decide di farla levare, lo faranno? Speriamo di sì.

 

I contadini ci guardano con aria fiera e ci fanno visitare gli orti, chiusi da porte di miglio intrecciate, Vin ha dei problemi a passare e per poco non sfonda una recinzione ;-)). Ef ha portato una piastrella con su il nome del lago e tutto il resto, allora tutti insieme a fare la foto con lei, tra qualche giorno alla presenza delle autorità la cementerà sullo scoglio che sovrasta il lago.

Andiamo via felici, Bankass aspetta e le donne voglio vedere il mercato.

Il più felice e Ef, le sue rughe si sono distese, sembra ringiovanito di una decina di anni, se va avanti così dovremo cominciare a prenderlo per mano, come i bimbi che non ci lasciano un attimo.

 

Bankass è il posto più vicino a Walià dove c’è elettricità, da lì in poi sono 12 km nel nulla, oggi è martedì, giorno di mercato, dopo una sosta nel miglior ristorante locale, ci addentriamo nel dedalo di vicoli per comprare una pentola e dei secchi, gli odori sono forti, i suoni anche, tutto gira vorticosamente attorno a noi. Ocibi traballa, ha un senso di mancamento, sarà per il caldo, la polvere o tutto l’insieme, ma è meglio che usciamo. Ci fermiamo al pulmino e vediamo i cappelli filosofali… importantissimi…

 

Mi sveglio, questa notte ho dormito, ho trovato un cuscino e l’asino e i galli non li ho quasi sentiti. Ocibi è già in piedi, mi alzo pure io e insieme, come due innamorati, andiamo a veder sorgere il sole, torniamo appena in tempo per il caffè che, bontà sua, Vin ha messo su.

 

Piano piano il campement si sveglia, solo Ef e Federica sono ancora avvolti nei sacchi a pelo, magari sognano vincite milionarie alla lotteria di Walià.

La sera la faccia di Ef è un po’ migliorata ha fatto i conti e anche se non ci sono giardini ma brick, (sempre quelli fatti con acqua fango e …), una rendita la danno comunque.

Non tutto il male viene per nuocere e dopo le urla e gli schiamazzi delle donne un poco di silenzio è d’obbligo.

I pizzoccheri stonano con il paesaggio ma sono comunque mangiabili e la birra tiepida aiuta a ingurgitarli.

 

Oggi giornata di cazzeggio, mi sveglio presto e come al solito il buon Ocibi è già in piedi che vaga per il campement, mi unisco a lui nella solita passeggiata pre-scarico.

Oggi si unisce anche Vin e chiacchierando del più e del meno facciamo venire l’ora della colazione, o meglio di quello che resta dopo l’invasione delle cavallette :-))).

 

Questa mattina giro per il villaggio a vedere cosa hanno fatto gli amici di Yacouba. Una visita lampo all’infermeria e, lasciate Serenella, Federica e Mauro a disquisire di medicine con i locali infermieri e la bellissima ostetrica, ci dirigiamo verso la scuola. La lacrimuccia sul volto di Ef e di Maurizio è evidente e per stemperare la tensione decidiamo di proseguire la visita al villaggio. Loro, decidono di misurare i pozzi mente noi ritorniamo alla base.

 

Io e Oci decidiamo, visto che oggi è l’ultimo giorno libero, di visitare il villaggio arroccato sulla falesia, anzi dentro la falesia e nel pomeriggio accompagnati da Malik ci inerpichiamo, noi in scarpe tecniche e lui in infradito, sulla falesia, da dove abbiamo una visione di insieme del nulla davanti a noi.

 

Ritornati alla pianura udiamo i ritmi tribali riempire l’aria con suoni di tamburi e di fischietti. E’ il ballo delle donne, messere! Le donne tutti in circolo al suono dei tamburi improvvisano passi di una danza ancestrale che le porta, a volte in uno stato di apparente catalessi. Il tutto coordinato dal capobanda che detta i tempi della manovra. Al ballo ovviamente non si sottraggono le dame bianche riuscendo a strappare urla di gioia e di scherno alle vecchie comari del posto.

 

Finito il ballo in mezzo a un polverone degno del miglior film western, ci trasferiamo al campement dove ci seguono e dove da lì a poco arriveranno le maschere fatte appositamente uscire per i nostri beneamati (?) turisti ecosoche? La sera finisce con un secchio in mano a una eco turista, tra le nostre risate e i nostri…

 

Oggi è l’ultimo giorno, il programma prevede l’ascesa della falesia, questa mattina ho dormito un po’ di più, mi sto abituando al letto e ai rumori, oppure ho sonno arretrato, fatto sta che Vin e Ocibi mi hanno tradito e la passeggiata stimolante la faccio dopo il caffè.

 

In compagnia dei soliti Malik e Yayà ci avviamo con il nostro fedele François verso la base della falesia e li prendiamo il passo che ci porterà su di essa. Il caldo è il solito ma l’allegra brigata di buon passo, dopo circa un’ora, con le ovvie soste per ritemprarsi, tra una rupe e una roccia, in meno di un’ora raggiunge il paese di cui non ricordo il nome, sulla sommità. Tra speroni di roccia dalle forme più bizzarre si apre un altipiano immenso e il villaggio ci appare nel suo territorio lunare, fatto di pietra, pietra e solo pietra. Qualche albero segalino e striminzito con la forza della sopravvivenza tenta di resistere al vento e al caldo.

Dal villaggio si accede in pochi minuti, tra escrementi di capre e pietre secolari al bordo della falesia, con una vista mozzafiato sul sahel sottostante, trecento metri più in basso. Dopo esserci ritemprati su un terrazzo con servizio al tavolo e aver ordinato il pranzo, (ovviamente cous cous avec la viande o le legumes). Riposati da quella riprendiamo la strada di casa e dopo qualche peripezia di Vin e Maurizio, (alla fine sarà 2 a 2 nella gara alle cadute), arriviamo al villaggio sottostante, dove, guarda tu, c’è il mercato!

 

Donne e uomini affollati intorno ai banchetti che propongono ogni tipo di merce, dalle stoffe alle capre, dalla verdura alla carne, il tutto ovviamente in mezzo a un polverone micidiale, in grado di offuscare del tutto l’obiettivo della mia macchina fotografica.

Ai bordi del mercato c’è ovviamente un parcheggio, dove sono lasciati posteggiati i loro mezzi di trasporto, qualche asino qualche cavallino e molti carretti a mano.

Li c’è, come nelle migliori tradizioni popolane, una venditrice di frittelle, Serenella attratta dal profumo mi chiede qualche spicciolo e io ben contento di levarmi peso dalle tasche le do 3000 cfa, l’equivalente di 4,5 euro.

 

Ovviamente la lingua in questi casi diventa uno scoglio insormontabile e la venditrice comincia a riempire 2 sacchetti di frittelle e Serenella ovviamente la paga dandole tutti gli spiccioli con evidente gioia della frittellaia che si è vista piovere in mano quello che guadagnerebbe in 2 giorni di lavoro!

Almeno sapessi che gusto avevano quelle frittelle.

 

Arrivati al campement comincia la guerra con gli eco solidali per le docce e io mi infilo per primo in una libera.

 

Serenella, Federica, Gianna e la Tarci cominciavano la distribuzione di tutto il rimasto, comprese le frittelle ai bimbi di Walià che, non si sa perché, sembravano raddoppiati rispetto ai primi giorni.

 

La serata non è finita, la parte migliore deve ancora venire!

Mi sveglio, un rumore mi ha dato fastidio, ma non è l’asino né il gallo, è un rumore metallico, apro gli occhi, non vedo nulla o quasi, è ancora buio, chi azzo sarà che fa rumore al buio? Accendo la torcia e guardo l’orologio, sono le 4 del mattino, ma che succede?

I rumori continuano, sbattere di portiere, rumore di zip che si chiudono, bastoncini metallici che tintinnano, voci sommesse che bisbigliano, passi nella sabbia, insomma, un mezzo casino.

Giro la torcia verso il rumore e nella poca luce vedo corpi in movimento, un tavolo, 2 persone sedute che prendono il caffè. Ormai siamo tutti svegli, Federica si alza e chiede silenzio, la risposta non è delle migliori, avessero risposto così a me gli avrei girato il tavolo sulla testa. Fede è più pragmatica, meno male. Ocibi un po’ meno e per fortuna non fa seguito alle sue minacce.

Se ne vanno! Gli eco se ne vanno, solo che potevano andarsene un po’ dopo, col pensiero gli auguro di bucare 5 gomme, magari il cielo mi sta a sentire…

La soddisfazione però c’è stata, se penso che il secchio lo hanno usato per lavarsi la faccia!

 

La mattina i saluti si sprecano, le donne fanno la solita caciara gli uomini al tavolo chiedono e non ottengono. Pazienza, bastano le noci di Kola, i ragazzi sono seduti in disparte, i bimbi sono coccolati dalle ragazze, cominciamo a caricare le valigie, adesso sono un po’ meno e più leggere, magliette, scarpe pantaloni, vestiti.

Tutto il resto è rimasto lì, serviranno a vestire i figli e i padri per il prossimo anno almeno.

La lacrimuccia è d’obbligo, aiuto Francois a caricare i bagagli, (vuole solo me come aiuto), mi giro, guardo la falesia che da millenni ripara e protegge il popolo Dogon, le case a metà della falesia, baciate dal sole del mattino, sembrano guardarci andare via, sembra che il villaggio tutto ci guardi andare, c’è un silenzio strano, pochi bambini in giro, i giovani riuniti, i vecchi fermi a guardare, le donne che si fermano un’istante quando partiamo.

 

Tutte le braccia si alzano in un ultimo saluto, volti sorridenti ma anche un po’ tristi ci guardano attraverso i finestrini, come figli in partenza ci augurano buon viaggio.

Arrivederci Walià, arrivederci popolo Dogon, arrivederci non addio, so già che ci ritornerò, perché in mezzo a quel nulla, quel niente totale, tra i tuoi sassi e tra la tua sabbia, all’ombra dei tuoi baobab depilati o sotto quelle acacie avvinghiate alla vita con la forza della disperazione c’è rimasto un pezzetto di me, un pezzetto di noi, magari piccolo magari insignificante ma c’è… e tanto mi basta.

 

Il viaggio non è finito, ci sono ancora un paio di giorni da raccontare, forse non così intensi ma comunque belli. Ma a questo penseremo dopo.

Credo che sia il caso di dare un po’ di numeri e spiegazioni!

Siamo partiti da Milano il venerdì mattina.

 

Scalo a Casablanca con visita lampo alla moschea e altro aereo per Ouagadougou, (si legge uagadogu).

Siamo arrivati alle 3 del mattino dopo uno scalo a Niamey in Niger.

Dopo una notte passata in albergo, (abbastanza pulcioso), partenza per Mopti sul fiume Niger.

I primi 200 km circa di asfalto gli altri quasi tutti di terra, siamo arrivati quindi a Mopti alle 10 di sera circa passando sulla falesia al buio, tutta i prima marcia. Il giorno dopo riposo e giro sul Niger come i migliori turisti, poi una notte in una camerata unica da 6 letti in 10 e partenza per Walia. Pranzo a Bandiagara e arrivo a sera nel villaggio nel buio più totale, dopo aver sbagliato strada e esserci insabbiati. Per questo siamo stati pochi giorni a Walià, il viaggio è stato lungo.

Due numeri empirici per capire come si vive.

Un operaio guadagna circa 1500 cfa, (una specie di moneta unica dei paesi dell’ovest Africa), un euro equivale a circa 655 cfa, quindi per fare le proporzioni basta moltiplicare il valore dei cfa per 1.5 e levare 3 zeri

Un litro di benzina costa 600 cfa, un pacchetto di sigarette locali circa 500 uno di quelle marca rossa. 1500 un kg di pane industriale circa 300. La telefonia mobile costa pochissimo, un sms circa 30 cfa e una chiamata di un minuto in Italia circa 200, (con la ti spendi 6 euro).

Un pranzo a base di couscous avec la viande circa 8000 cfa, (per i turisti), una birra da 66cl 7oo cfa.

Fate i vostri conti

 

Queste informazioni sono per chi me le ha chieste privatamente, ma anche per tutti gli altri.

 

Finalmente un letto! E che dormita! Erano sei giorni sei che non avevo un materasso sotto di me, erano sei giorni che non avevo un tetto sulla testa, e erano sei giorni che le zanzare non si facevano sentire!

Mi alzo presto come mio solito mi giro e ovviamente Serenella è già uscita dalla camera, un’altra doccia è d’obbligo, (e con questa fanno 4), scendo le scale e ovviamente trovo Oci e Vin che fanno colazione.

Questa volta siamo serviti al tavolo e faccio ancora un giro per l’hotel per ambientarmi alle modernità. La macchina fotografica l’ha presa lei quindi niente fardello e niente foto per il momento Mi siedo e con Vin e Oci finisco la colazione.

 

Dopo essere salito in camera a mettermi il costume ritorno in piscina e mi immergo nella vasca.

A poco a poco escono tutti, e in men che non si dica popoliamo i bordi e le sdraio.

L’acqua è fantastica, il trampolino invita alle acrobazie e così tra un tuffo e l’altro passiamo la mattina.

Il pomeriggio prevede un giro turistico della capitale, dopo un’abbondante pranzo, (pure troppo, non ho digerito la paella alla valenciana), andiamo in centro, io non sto bene e una parte della gita la passo di guardia al pulmino, dormendo sui sedili.

Sono le ultime ore di un viaggio bello ma duro, in compagnia di amici nuovi e vecchi, vorrei passarle con loro ma lo stomaco ha detto no, continuo a dormire per tutta la sera e finalmente dopo cena miglioro, adesso ho fame, ma è meglio che stia a dieta.

A mezzanotte arriva Francois e ci avviamo mesti per l’aeroporto, la vacanza è veramente finita, di questo viaggio mi rimarrà molto.

Arrivederci AFRICA

 

Ed è cosa buona e giusta, dopo aver parlato del viaggio, parlare un poco dei viaggiatori, i compagni di questa avventura dura ma preziosa.

Ci sarebbero molti aspetti da valutare, ci sarebbero troppe pagine da scrivere, ma non essendo il mio forte, mi limiterò ad alcuni commenti un po’ come ha fatto Mauri prima di me.

Daniele, centro e fulcro di SSR, a lui va il mio ringraziamento per avermi trascinato, (senza nessuna difficoltà è chiaro), in questa impresa. Sempre disponibile con tutti sempre in vena di scherzi e con una voglia matta di fare, un po’ trascinatore e un po’ trascinato dall’entusiasmo ritrovato, non si è perso d’animo neanche davanti al lago dei brick finendo per firmare altri due progetti importanti per il popolo Dogon

 

Federica, sembra nel suo mondo, sembra fragile e delicata ma è tutta finzione, non si è persa d’animo con gli eco ed è riuscita a radunare tutte le donne del villaggio, diventando in poco tempo una di loro, a suo agio nelle privazioni Maliane, mai un lamento e un comportamento fuori dagli schemi.

 

Vin, Winny the Pooh, orsacchiotto dagli occhi tristi ma grande motivatole e grandissimo diplomatico. Sembra perdersi ogni tanto, soprattutto nelle ore della digestione, per poi ritrovare in men che non si dica la verve giusta per affrontare le difficoltà di due lingue a lui quasi sconosciute.

 

Ocibi, la sua esperienza e il suo essere possono suscitare idee e pensieri contrapposti ma se non ci fosse bisognerebbe inventarlo! Fonte infinita di saggezza popolare e di aneddoti sull’india è un compagno di viaggio che vorrei sempre a mio fianco. Pane al pane e vino al vino, non si tira mai indietro, anche sullo scontro verbale.

Lasciatelo fumare le sue sigarette in pace e lui vi lascerà in pace.

 

Maurizio, al pari di Vin bancario e cassiere del gruppo, anche lui traduttore nella lingua afro/francese, già esperto di Mali, si è dimostrato ineffabile in molte occasioni.

Sempre presente e disponibile al dialogo, (a parte quando si parlava di banche), commosso alle lacrime nel vedere la scuola, ha anche lui sposato la causa di SSR. L’unica pecca il suo russare che metteva in secondo piano anche il raglio dell’asinello.

 

La Tarci, un donna di esperienza non si è lasciata intimorire dai disturbi gastrointestinali, ha continuato la sua opera di affabulatrice anche in mezzo al marasma delle donne del villaggio. La fortuna in questo viaggio non le ha dato una mano, questo ci ha impedito di salutarla all’arrivo a Milano, e quindi colgo l’occasione per salutarla adesso CIAO TARCI!

 

Giovanna, insieme alle altre donne ha fatto subito comunella, giocando con i bambini e diventando anche lei una vera Dogon, sempre disponibile agli incontri e ottima vivandiera, animatrice delle serate canore con i bambini, ha, credo, reso la sua vacanza indimenticabile.

 

Mauro, stimato professionista trasportato in una terra non sua ha avuto i suoi momenti bassi, ma come tutti si è tirato su e non si è tirato indietro quando c’era bisogno di lui.

Alla fine del viaggio aveva ancora il coraggio di fare il menagramo, ma gli è andata male, (per fortuna sua e nostra).

 

Poi ci sarebbe Serenella, ma di lei non voglio parlare, rischierei troppo (mannaggia i sardi!)

 

In ultimo arrivo io, ma non sta a me commentarmi, questo se hanno voglia lo faranno loro, quelli con cui ho vissuto un bellissimo viaggio.

 

Gianna (Giansi)

 

Oggi si parte, il nostro soggiorno a Walià è terminato.
Arriva la delegazione del villaggio per i saluti e tutti gli uomini sono riuniti al tavolo delle riunioni.
Nella parte opposta del campement ci sono invece le donne Dogon, tra loro c’è movimento, fervore, le loro voci sono vivaci. Federica, Serenella e Tarcisia sono lì con loro, le raggiungo.
Le donne hanno improvvisato un mercatino dove si dividono equamente i nostri “regali”. Infatti le nostre valigie sono più leggere, la nostra dispensa da campo è vuota, i nostri secchi, (tranne quello di Daniele), e il pentolone di Hansel e Gretel sono tutti lì per loro. Le donne sono felici e così cominciano a danzare per noi, noi con loro prese dai loro canti, dai loro ritmi e dalla loro gioia alla vita.

E’ straordinario!

Ci sono anche i bambini, sono lì tranquilli seduti a terra che osservano tutto. Vado a salutarli, giochiamo un po’. Poi con il mio francese incerto dico a loro che stiamo partendo, che torniamo a casa. Li saluto tutti, li bacio uno per uno, mi guardano basiti, non capiscono il mio gesto, ma alla fine qualcuno riesce a ricambiare. Sono fantastici e me li abbraccio tutti. E’ ora. Saliamo tutti sul pulmino. Si parte. Usciamo dal villaggio, arriviamo al piantone dove François si insabbia sempre, questa volta no. Andiamo avanti. All’interno del pulmino siamo tutti in silenzio, è un silenzio profondo ricco di emozioni forti e contrastanti.
Sento di aver lasciato una parte di me, lì a Walià, ma sento anche di aver ricevuto moltissimo. Torno a casa con un bagaglio enorme di emozioni. Sono semplicemente felice.

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Al mal d’Africa credo non l’avrò mai, vuoi perché non mi piacciono gli spazi così aperti e soprattutto così “nel nulla” (da ammirare si, da starci… insomma; D), vuoi perché non ci sono le “comodità” cui ormai sono abituata, ma i vostri racconti mi piacciono: sono belli ed emozionanti… mi sembra di un leggere un libro, ma con la consapevolezza che è stato realmente vissuto.

Grazie

Aliaskirara

 

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Dopo aver letto e visto le vostre relazioni ho solo una frase da dire: siete meravigliosi… sehhh…

Nei vostri racconti, (di tutti voi), si leggono mille emozioni… Gli sguardi attoniti su una umanità per noi sconosciuta…

La bellezza emozionale di questa bellissima gente, non contaminata da modernismi, arrivismi, che uccidono come corvi rapaci, la capacità di… convivere in pace.

Certo, è un tutto assai primitivo e quello che fate e meraviglioso e dimostra che anche “qualche” uomo bianco riesce a sentire dentro di sé, l’amore e la comprensione per gli altri.

Bello… bellissimo… grazie di avermi fatto partecipare alle vostre, bellissime emozioni.

Pionier

 

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…racconti stupendi. Sembra di esser lì con voi! Grazie.

Silvia

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Maurizio

27 Gennaio 2010

 

Finalmente la Tarci sta un po’ meglio, non ha fatto tempo a tornare sul suolo natio che l’ho ricoverata, magari in modo un po’ burbero, all’ospedale del circolo di Varese.

Il bollettino medico riferisce nel termine ampio lumbard;

“Un bel cagott “con febbre accompagnata da visioni idilliache della falesia, degli abitanti del villaggio e degli splendidi compagni di viaggio. Azioni che fanno rivivere le emozioni di viaggio!

 

Mi è difficile ora che sono passati 10 giorni… a mettere nero su bianco le emozioni vissute che sono solito riversare in pagine e pagine magari all’inizio senza un costrutto, magari in un italiano non proprio perfetto ma cercando di trasmettere sensazioni.

 

Nel riposo dell’ultimo giorno nell’hotel di Ouaga avevo in mente di partire dal “vil denaro” per evidenziare il fatto che il soldo è un mezzo per poter poi cercare di realizzare dei sogni, i propri sogni, magari facendo qualcosa che ci riempie il cuore di gioia qualcosa che sentiamo veramente di fare.

-Non un do ut des – ma semplicemente dare senza pretendere niente- e invece senza volerlo e come le preceduto volte- siamo stati inondati di semplicità e affetto.

Partire dal soldo, iniziamo così poi vediamo come andrà a finire…

 

Venerdì, gennaio.

 

E’ il giorno della Partenza, l’agognata partenza. Ho lavorato sino all’ultimo, sono stanco anzi stanchissimo ma felice, felice perché per la prima volta vado con Tarci, felice perché Mauro e Gianna pur con mille perplessità, mille paure si sono aggregati, felice perché ritorno con gli amici: Daniele, Federica ed Enzo(Vin), già compagni indimenticabili del mio secondo viaggio, viaggio ricco di soddisfazione e di scintille brillanti di cuore e sentimento, l’inizio per gli amici di   Se@sonRose.

 

Piccolo inciso; siamo in 10 quindi altre 3 persone oltre a quelle citate, penso che non sarà semplice

Per la prima volta arriviamo in Burkina, ci viene messo a disposizione tramite un’altra associazione un pulmino guidato da Francois purtroppo per noi anche per lui, non abbiamo azzeccato una strada al primo colpo.

Chi saranno i compagni di viaggio? Cinque di noi sono già stati a Walia, cinque sono neofiti magari non dell’Africa ma sicuramente del Mali.

 

Ci presentiamo… e ci presentiamo facendo il gioco delle “tre carte”, (ricordi del film di Totò – de Filippo), davanti ad un cappuccino e brioche non certamente idilliaco al bar del terminal 1 della Malpensa e inizia la lista della spesa che è un modo per rompere il ghiaccio, è un modo per fare la prima conoscenza e si fa… davanti ai soldi… che girano e che poi ritornano a chi ha iniziato il gioco e cioè il Bancario, il contabilisti. Be’ insomma io in pratica i compagni di viaggio mi dovevano i soldi del Malarone.

 

Noi dovevamo i soldi del vitto di Walia a Daniele, io e Tarci dovevamo i soldi dell’assicurazione a Mariolino.

Altri erano indebitati in toto, alla fine tra compensazioni e discussioni con i soldi che giravano da una mano all’altra abbiamo passato una buona mezz’ora ed il banco anzi la banca ha incassato, (maledetto bancario!!!!)

 

Ora vediamo di presentare i compagni:

 

DANIELE – deus e macchina di Se@sonRose – va be’! Vediamo cosa dire più… penso che ormai tutti lo conoscano, mi viene alla mente il primo impatto, la prima impressione che mi ha fatto nel precedente viaggio che mi ha fatto notare è stato fatto ben cinque anni fa!

Fisicamente un bel Marcantonio, ma poi Marcantonio era così aitante? Non lo so! Però aveva quello sguardo da bambino alla continua ricerca di qualcosa, cercava di catturare con lo sguardo le sensazioni, i paesaggi, gli odori, i sapori ma dopo alcuni giorni ha cercato e catturato gli occhi di Federica; pieno di paure sul mangiare e forse sulle malattie. Infatti lo avevo anche soprannominato il Ranzani, mobiliere della Brianza di Zelig, Mr. Marmellatine aveva portato con sé un’infinità di marmellatine e Mr. Legumes perché mangiava solo legumi cotti e solo nel viaggio di ritorno ha assaggiato il capitain oggi piatto sperimentato.

 

ENZO: anche per lui già conosciuto dagli usuali frequentatori del forum. La prima impressione, (ricordi di cinque anni fa), forse reciproca è stata, o mamma mia un bancario, pure collega della stessa banca, ma che iella, poi poco per volta… anche i bancari hanno un anima…

 

E’ con Daniele il braccio operativo e il traduttore ufficiale del francese Dogon inventato da lui. Un po’ perso, un po’ sognatore, sogna le bellezze del luogo ad occhi aperti e non si accorge che sbagliamo strada.

Poi forse si addormenta cullato felicemente dai suoi sogni che non sono le carezze del suo amore lasciato in Italia ma sono i sobbalzi della salita sulla falesia, Enzo… Enzo… svegliati! (Ma ormai è tardi sic abbiamo sbagliato per l’ennesima volta strada!)

 

FEDERICA; anche per lei le prime impressioni… Principessa, sembrava sempre nel suo mondo accattivante e forte nello stesso tempo, al primo viaggio molto professionale ma si è sciolta negli occhi tristi di Daniele…

Oggi ho un immagine forte indelebile di donna africana dovevate vederla nel momento in cui non pensavamo che le donne arrivassero, (le aspettavamo per le 14 ed erano ormai le 15,30), un grido ha sovrastato il chiacchierio del campement MAUGERE e vedo Federica che schizza dal pergolato e abbraccia la prima donna che arriva, la cattura ancora prima di arrivare, la accompagna, la fa sedere e subito dopo ancora maugere, maugere ancora, imitate dalle altre splendide donne; Tarcisia, Gianna, Serenella, maugere maugere alla fine era un maugere unico tante e tali le donne che sono arrivate  con i loro figli, e… sic hanno sfondato due lettini… i nostri giacigli… ecco questa è Federica, professionale, passionale e poi… dovete    conoscerla!

 

TARCISIA: sono di parte! E’ la mia donna, (con tanto possesso e passione), verrà chiamata madame Maurizi, tenera, dolce, fragile, sin troppo, una voglia matta di tornare in Africa dopo che ha preso la malaria in uno dei suoi spericolati viaggi umanitari, tanta voglia di tenerezza, tanta voglia di dare bontà tanta voglia di riscoprire i vecchi e pur sempre nuovi valori della vita, (amore, passione, generosità condivisione).

 

Si presenta in punta di piedi e anche quando cammina non la senti ma quando c’è, c’è! Eccome se c’è, e si sente, si presenta inoltre al villaggio come l’ultima donna di Maurizio, per questo diviene madame Maurizio.

 

SERENELLA è un tipo incredibile, sembra assente ma non lo è! Sempre attenta, sempre disponibile, sempre, come diciamo noi bancari, sul pezzo! Quando dico sempre è sempre a tal punto che la soprannomino DURACELL. Cammina a passi cortissimi e velocissimi, si trasforma in donna africana, imperturbabile alle asperità della dura e cruda terra d’Africa cammina scalza, si veste con pareo,

è… è… è…. è lei e basta… ma sempre con un occhio tenero per il suo Lui, Fabrizio

 

GIANNA: preoccupata all’inizio, tesa alla partenza, incantata nel trasferimento, commossa all’arrivo del villaggio, è il suo primo viaggio si comporta da grande donna, si integra diventa un camaleonte da subito rimane presa dall’accoglienza dall’affetto dei bambini purtroppo per Mauro… non sarà più come prima…

 

MAURO: marito di Gianna, unica coppia regolare della combriccola, lui serio e stimato professionista si lascia alla fine travolgere da quelle immense sensazioni che solo l’Africa sa donare, in sintesi:

1° giorno: appena visto il pulmino afferma: con quel pulmino non usciremo dalla città, (ci tocchiamo all’unisono i nostri attributi),

2 ° Giorno: su per la falesia con autista che a un certo punto si è anche fermato dicendo “non vado più avanti “afferma a voce alta nel pulmino “non pensavo che esistesse una banda di squinternati come Voi!”

 

3° giorno: è un po’ tirato, dopo il riposo di Mopti e, non senza sbagliare strada, ormai per il nostro viaggio è un must   arriviamo al villaggio, affermazione: tutti i bambini hanno preso per mano chi è arrivato, ma non me! Hanno capito chi sono! Era notte non lo avevano ancora visto! Meno male!

5 giorno: dopo un paio di giorni al villaggio “sono confuso” adesso anche i bambini non si staccano più da Lui… ma come mai?

9 giorno: ormai al termine del viaggio: esperienza da metabolizzare, ma seguita da “quando torniamo” ci siamo sentiti tutti felici!

 

Del viaggio oltre alla sua costante presenza un momento su tutti, nella serata canora da dietro le quinte in un momento di silenzio si è presentato cantando la canzone di Marinella in francese con una dolcezza infinita che ha fatto rimanere tutti senza fiato… grande e Grazie.

 

MARIOLINO, non MARIO… MARIOLINO!

Persona sicuramente eccentrica, per lui non so, ma per me è stato subito una persona che mi è piaciuta, (non penso cosa abbia pensato lui perché i bancari non gli sono simpatici, un giorno mi ha detto che nella sua esperienza di vita non avrebbe mai pensato di stringere la mano ad un bancario, eh eh ma poi l’ha fatto!) Oltre alla sua fisicità’ che avevo identificato in Asterix, me lo sarei veduto con la pozione ed il bastone lanciarsi contro gli eco solidali, poi un’altra immagine data dal sindaco Ismà quando gli è stato posto sul capo non la corona ma il cappello Dogon lo ha identificato in Napoleon! Ed infine la sua simpatia, la sua commozione al villaggi, tanto ha dentro di se che ha quasi paura a svelarlo, gran compagno di viaggio con momenti difficili e reazioni forti nei momenti di stanchezza.

FABRIZIO: compagno di Serenella, anche per lui la prima volta, ha saputo cogliere in alcune foto con l’immancabile macchina fotografica quello che aveva dentro di se, la tenerezza dei bimbi, scene di vita quotidiana, i paesaggi, la falesia, le opere realizzate ma anche il ludico piacere del favoloso lato B delle autoctone.

Grazie Fabrizio!

 

 

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Magnifico… magnifico… sehhh… sembra il racconto di una scampagnata scolastica di ragazzi… romantici… e invece siete in capo al mondo, in una zona primitiva, dove “scordate” tutte le astuzie occidentali… e Ocb mi diventa un romantico… Quel cinico-pratico che è Efriel si… dimentica… le cose… sehhh. Vin come al solito, rimane il più pratico, (il caffè è il caffè… sehhh…).

Ripeto… è solamente fantastico!!!

(E non è certamente finita!)

Pionier

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Ismà, Dogon, Walià, Issà, Ousmane, falesia, brik, campement, sono ormai parole che mi si sono stampate nella testa e che mi incuriosiscono. Bene, bravi, continuate così, il Vostro racconto è semplicemente interessante e sembra di essere stati lì con voi…

Canada

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Serenella

22-01-2010

 

 

Quando un amico ti dice vieni in Africa che devo progettare un lago non puoi dire di no.

E’ cosi che sono partita per la mia seconda Africa, stavolta la compagnia era più numerosa e sconosciuta, ma si sa le difficoltà aggiustano e smussano le angolature caratteriali.

Quindi forte della prima volta faccio i bagagli.

E comincia il caldo, la polvere, la sete e lo stress di un lungo viaggio.

Le frontiere dei paesi, i posti di blocco, le frasi ufficiali e le attese, una lingua che mastichi appena, il francese, e un’altra incomprensibile, il maliano.

 

L’autista che non conosce la strada e il navigatore che dorme.

I compagni incazzati, affamati e spaventati del nuovo.

La gente del posto che ti accoglie e ti fa festa, ti saluta infinitamente.

 

I bambini ti seguono sempre e ti prendono le mani con le loro nerissime ??? Mangi e loro ti guardano così devi dividere il cibo. Parli e ti adorano, giochi con loro sei onnipotente, sporcandoti sulla nuda terra.

E quelle riunioni di convenevoli, che se fossero parenti scapperesti a gambe levate.

 

Le donne mi piacciono; si trovano, se la raccontano, bevono il thè alle 17 tutte in adeguata mise senza lasciare i piccoli a casa, i quali, non avendo mai visto un bianco urlano ad ogni sguardo.

Il guaio che incide sull’andamento del vacanziere medio è: come andare in gabinetto? (In tutti i sensi…)

Quest’anno c’era la “bruge” con delle pareti simili-pietra e finestroni sull’alba.

Comunque i risvegli sono sempre tragici quando si ritorna.

L’omaggio è perdere la valigia.

Ora a casa guardo le foto e mangio nutella.

La parte emozionante e sentimentale della mia seconda Africa la so io, i miei gatti e l’orso.

 

 

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Vi ho ritrovato stasera alla fine della seconda pagina…

(Si, perché ogni giorno vengo a leggere i vostri racconti) e credo che dopo tutto quello che fate, che avete fatto e che sicuramente farete, meritate di stare sempre in primo piano. Non è una polemica la mia, per carità, ci tenevo solo a dirlo a chi magari non ci ha pensato.

Per ritornare a voi ragazzi, che dire…siete magnifici, non ci sono altre parole!

Un abbraccio.

Filo.

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Mariolino (Ocibi)

22.01-2010

 

 

 

 

Ogni tanto penso di scrivere qualcosa, le mie impressioni, le mie opinioni, le mie emozioni, su questo breve ma intenso viaggio ma mi trovo in difficoltà, ho come l’impressione che il corpo che possiedo sia tornato ma la mia anima, il mio essere, sia rimasto in Mali

I miei sogni sono ancora là con quella povera gente che ha poco o quasi nulla, ma poco o quasi nulla è sufficiente a farla sorridere, a farla felice.

La mattina mi sveglio e mi rendo conto di essere in Italia, lontano da un sogno che si è avverato: dormire a Walia.

La sera mi corico, mi infilo nel sacco a pelo, all’aperto, guardo il cielo: stelle, tante stelle, tantissime, le guardo, toh una stella cadente, le guardo, toh un’altra, ho sonno ed il problema è togliermi gli occhiali perché, senza, le stelle diventano offuscate e vorrei addormentarmi guardandole, uno sforzo, li tolgo e dormo.

Durante la notte un asino raglia più volte ed il gallo si esibisce in grandi prestazioni canore, prima dell’alba sono sveglio ed alle prime luci con una bottiglia d’acqua vado nei campi a fare i bisognini che tutto il mondo è un cesso.

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Oci, dopo aver letto le vostre, aver visto le foto, penso che tutti noi possiamo capire quello che in questi momenti tu senta. Io sento le emozioni solo leggendo gli scritti e posso immaginare quello che avete sentito e quello che portate dentro di voi. La cosa più bella è che hai avverato un sogno. Buona notte.

Fu.bo

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Vi conosco da poco e solo attraverso questo bellissimo sito ma per quello che fate, e per lo spirito con cui sapete affrontare anche le amare sorprese del ritorno, (vedi Efriel), già mi piacete un sacco!

BRAVI e Bentornati.

Indiana

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Bentornati! =) … è bellissimo il resoconto a puntate… ogni giorno qualcosa! Domani però aggiungete qualcosa! =P

Mepi

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Leggo dalle vostre parole un grande e rinnovato entusiasmo. Deve essere stata un’esperienza eccezionale. Sono felice per voi.
Tricio hai fatto delle ottime foto. Alcune poi sono veramente bellissime, complimenti.
Ragazzi siete forti, davvero!

Prigil

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Vincenzo (Vin)

23-01-2010

 

Ho già raccontato tante volte la “mia” Africa che mi sembra quasi un’intrusione, questa volta, provare a farvi sentire le emozioni che mi accompagnano ogni volta che posso parlare di Walia dei progetto che allora a tanti sembrò una pazzia e che ora saprebbero fare anche i bambini…

Lo sapete il progetto “i giardini della falesia” non è finito forse rimarrà solo il sogno di un pazzo entusiasta, forse in vita non lo potrò vedere completato… Forse gli effetti che dovrebbe provocare sul microclima della falesia non li vedrò ma spero vivamente che un po’ alla volta, un lago all’anno, tra un centinaio d’anni il quadro progettuale si completi e gli effetti sulla natura possano farsi sentire…

Auguro lunga vita al mio “socio” e che conservi sempre questa capacità di aggregare il suo generoso entusiasmo.

Sono contento che altri abbiano potuto vedere ciò che io già sapevo… Gli amici dell’associazione come Tricio e Ocibi faranno da cassa di risonanza e spero che tanti, tanti altri si uniscano a noi, che regalare acqua ad un bambino che non ne ha è…. Fate un esperimento prendete una bottiglia di plastica quasi piena d’acqua, (quelle da un litro e mezzo), prendete della terra arsa dal sole setacciatela poi versate con un imbuto nella bottiglia 5 o 6 cucciai da cucina la terra setacciata… mescolate ben bene agitate prima dell’uso ogni volta che vorrete attingere a quella bottiglia e…
Bene per un giorno quella mistura sarà la vostra razione d’acqua per bere lavarsi cucinare per tutte le vostre esigenze personali e collettive… Perché questo è ciò che trovammo quando andammo per la prima volta a Walia… Ora pensate usano l’acqua anche per innaffiare piante e fiori all’interno del villaggio… Il problema è che ci sono centinaia, e centinaia di villaggi nelle stesse condizioni di Walia 2005.
L’esperimento che vi ho suggerito è carente di sole a 40 gradi batteri e bacilli da Guinness, ma non posso chiedervi di provare in quel modo… sennò finirebbero i sostenitori di Se@sonRose e dovremmo ricominciare da capo…

Per tutti quelli che desiderano ho messo un po’ di foto all’indirizzo sottostante rappresentano le fasi del viaggio con le soste in Marocco e Burkina Faso.

Ah amici miei, il mio francese è perfetto per le esigenze del luogo… di certo tutte le volte che sono stato a Parigi ho incontrato molte più difficoltà che in area Maliana… ma tant’è… è qui che mi devo far capire.

 

Il “discorso della montagna”, come lo chiama Efriel, fu solo una la restituzione vocale di un’emozione profonda, è facile quando hai il coraggio dell’incoscienza quando senti che ci sono forze che non molleranno quando senti che hai intorno gente che crede nel progetto Efriel per primo ovviamente, (non mi stancherò mai di dire che senza di lui non avremmo fatto nulla, sarebbe rimasto tutto solo sulla carta), ma oltre ad Efriel ricordo il caro Ousmane che oltre a tradurre dal francese al Dogon seppe anche condividere l’emozione e quindi il tono, l’enfasi… Ecco, di quella volta ricordo soprattutto l’emozione di sentire il popolo di Se@sonRose con me, con noi.

Daniele mi disse proprio prima del “discorso” ce la faremo perché “è cosa buona e giusta”. Eravamo e siamo poca cosa, (noi di SSR), confronto ai colossi che si occupano di “volontariato” ma nei nostri cuori alberga la forza del giusto fare. In tal senso, mi capita di leggere di vedere ed ascoltare appelli per popolazioni colpite da disgrazie naturali, incitamenti a ricostruire a costi che si valutano solo in milioni di euro… Beh i nostri amici della Falesia non hanno nulla da farsi ricostruire a milioni di euro… non hanno nulla da farsi ricostruire perché non hanno nulla.

 

Ecco forse quello che posso aggiungere alle splendide parole dei relatori del viaggio è che li siamo tra i più poveri dei poveri… Mentre il Mali continua ad essere tra i 5 paesi più poveri del mondo, l’area Dogon è considerata in Mali area depressa!!

Non hanno bisogno loro di milioni di euro per ricostruire un grattacielo crollato ne hanno bisogno di risanare il PIL… che loro per ricostruirsi la casa dopo la stagione delle piogge hanno bisogno solo di argilla sabbia e cacca, (lo sapete), e son tutte cose che possono trovare in loco…beh forse la cacca non tanta perché se non mangi….

Ecco a loro basta dare solo un po’ d’acqua mannaggia… l’ho già detto e scritto e riscritto fino allo sfinimento, occorrono 30 euro a testa una volta per sempre e possiamo cambiare la loro esistenza!

Trenta euro perché un bacino costa mediamente sui 30.000 euro e serve un villaggio mediamente di un migliaio di persone… quindi con 30 euro diamo da bere e la possibilità di fare agricoltura ad una persona per tutta la vita… ma vi pare poco? Per uno di loro la cui durata media della vita è intorno ai 43 anni significa una spesa di circa 70 centesimo l’anno!!! Per dargli da bere e da mangiare…

Lo so che queste mie filippiche alla fine scocciano… ma come faccio a non condividere con voi i miei pensieri come faccio a non urlare che con una goccia dei miliardi che ogni anno vengono buttati in opere faraoniche volte solo a far vedere quanto siamo bravi e buoni noi occidentali… con solo una goccia di quei soldi noi di SSR potremmo cambiare la vita a migliaia di persone per sempre?

Ci sono, lungo la falesia, almeno un centinaio di lochi idonei alla realizzazione di un bacino, per avere acqua da bere per avere acqua per gli animali per avere acqua per l’agricoltura per avere acqua per i mattoni per far da richiamo ai turisti per fare scambi, mercato… per far vivere…
Per farlo abbiamo bisogno di… tutto!!! e tutti!!!!

 

 

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Ho finito adesso di leggere e sento la sabbia scricchiolarmi sotto i denti.

Sono un po’ stanca per aver ballato con tutti voi. Ancora sulle manie sulle guance ho l’odore dei bimbi, del loro sorriso luminoso e felice. Ho gli occhi pieni di colori, pieni di questa vastità assolate, pieni di questa nostra Africa.

Non pensatemi smielata, ma proprio poco fa è venuta su una luna grande e bianca e presa dai vostri racconti mi son chiesta chi starà illuminando laggiù…

Siete grandi!!!!

Diastena

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La mia anima non è ancora tornata, forse è rimasta a Walià, quasi, quasi vado a cercarla…

Ocibi

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-E’ passato un altro anno e l’organizzazione

Ha continuato il suo lavoro.

É stato fatto un altro libro, “I laghi dell’anima”, che è stato presentato alla fiera della micro editoria di Chiari e

I calendari continuano a vendersi!

I soldi, del 5% mille, seppur pochi, continuano ad arrivare.

Ci si impegna per la raccolta fondi e viene presa in considerazione Prosolidar che sembra decisa a stanziare denaro per macchinari da escavazione.

Le iscrizioni vanno aumentando.

L’impegno dei volontari della Onlus è sempre attiva e i partecipanti ai viaggi è sempre di più e sempre variegata! –

 

Daniele (Efriel)

15-01-2011

 

E’ sera, i pizzoccheri non erano granché, ma da quando ci interessa la bontà di ciò che mangiamo qui? Siamo insieme, siamo a “casa”, cosa vogliamo di più? Parlo con Vin riguardo agli sviluppi che il finanziamento di Prosolidar ci pone davanti, scenari che non pensavo si presentano e chiedono risposte. Si parla anche di altro, del cielo che si riempie sempre di più di stelle.

Canada vede due bellissime stelle cadenti, due delle cose che faremo nei giorni a venire. Tutto si fa in allegria, anche il caffè, appena appena immondo:-) scende nello stomaco tranquillo.

 

-Gente, andiamo a nanna? Ci son tutti i letti? –

Ok, ognuno si ritaglia uno spazio nel campement con la sua brandina, mette il sacco a pelo e si prepara per la prima notte all’aperto.

-Dio che freddo! –

-Già… davvero! –

Vedo Matteo uscire dalla cinta del campement con pila e rotolo, ci scherziamo sopra, Ste e Try vanno a sinistra e io vado nel bagno di destra. Quando esco, così per dire qualcosa, chiedo:

-Dov’è Matteo? –

-E’ uscito a c….la-

-Ok, ma non dovrebbe essere tornato?

MATTEOOOOOO!!!

Così, sotto stelle incuranti e compagni di viaggio sempre meno sorridenti cominciano i dieci, quindici minuti più lunghi di tutto il viaggio. Matteo si è perso nella Bruge, senza una luce di riferimento, senza luna ad illuminare il paesaggio… già…Matteo si è perso.

Sono appoggiato al muretto e grido il suo nome al pari dei miei compagni. Try esce dal campement si si dirige verso il Seno direzione Bankass, continuando a gridare il suo nome. Quello che più mi spaventa è il fatto che non ci sia risposta. Anche i ragazzi del campement cominciano a capire che qualcosa non va e escono per cercarlo al pari di noi. Canada, già sotto le coperte, si alza e ci indica dove ha visto la luce di Matteo dirigersi verso il fiume e il barrage.

Ci sono una serie di buche e “tranelli” da quella parte, anche Vin, durante il primo viaggio ci era caduto dentro.

 

Ma, anche ammesso che sia caduto in un buco o altro, rimane sempre a portata di voce… perché non risponde? Il tempo passa, le grida aumentano ma nessuna risposta viene, comincio a sudar freddo. E’ vero, è adulto vaccinato e mi ha pure firmato la liberatoria per effettuare questo viaggio, ma, Cristo se dovesse succedere qualcosa, sono io che devo telefonare a casa ai suoi!

Sono veramente preoccupato, la sola cosa che mi aiuta è che non è passato molto tempo dalla sua uscita alle nostre ricerche.

Non molto tempo, ma sufficiente a uscire dal raggio delle nostre grida. Cazzo! Poi dalle dune in direzione Bankass, all’opposto di dove è uscito, si sentono delle voci e finalmente la sua.

Dio mio, che peso che mi scende dal cuore, ma anche lui è spaventato mica poco, si è perso, si è pure messo a correre e nella direzione sbagliata… Si, si ride, si sdrammatizza il tutto, ma che paura. Matteo……tu sei andato a farla fuori, ma io me la son fatta dentro! 🙂

 

 

La testa appoggiata al vetro del finestrino sobbalza al ritmo delle buche e delle rughe della strada che si riporta a Bamako. Accanto a me Federica sta parlando con Gianna che è sul sedile davanti di cose femminili, dietro di me i tre dell’avemaria intonano inni religiosi in religioso silenzio ronfacchiando, chi più chi meno.

Canada, seduto sullo strapuntino centrale stringe al petto lo zaino contenente le preziose bambole fatte di zucchette, che porta in patria come dono ai figli, (ma non sono due maschietti?).

Vin ronfa a due file da me, Mauro, Mauri e Tarci pure. Domani a quest’ora saremo già in Italia, fuori da questo mondo così lontano eppure così intimo da essere proprio mio. Rifletto sui giorni trascorsi, sul come questo viaggio sia stato diverso dai precedenti.

 

Certo ogni viaggio è diverso, ma questo oserei dire è, al momento, unico. Unico per diversi motivi, compreso quello che non ho scritto una sillaba di questi giorni nel quaderno che mi accompagna da ormai cinque anni e che è gonfio di pagine più di un pesce spiaggiato da una settimana. Fuori il panorama scorre senza considerarci altro che parte di se.

 

Sulla savana, (ma sarà savana la distesa di sterpaglie che ci accompagna?), alberi ancora verdi e altri in fiore si susseguono in macchie che ricordano greggi e sopra loro radi contorti e spogli i Baobab, veri signori e padroni di questi luoghi che vegliano come pastori gli armenti. La presenza dell’uomo affiora in forma di capanne di banko e lunghi muretti, sempre di banko, in cui si aprono botteghe e case ai bordi della strada che percorriamo.

Strano, mi sento strano… mi sento sempre strano quando sono qui e soprattutto, quando me ne sto andando. Il pulmino macina chilometri e chilometri, è stata la nostra casa e collegamento con il mondo del terzo millennio per questi giorni, fin da nostro arrivo a Bamako…nove giorni fa…o mille?

 

 

Questa volta partiamo il due gennaio, è domenica, così chi lavora “ruba” meno giorni al suo impegno. E’ una bella domenica di gennaio, il sole illumina le cose e scalda i nostri già ardenti cuori. Vin si è alzato presto e siamo andati a far colazione… da qualche parte…

Non ho grandi argomenti per quella la mattina, aspettiamo gli altri e quelli che, macchina permettendo, arriveranno a salutarci.

Infatti, arrivano alla spicciolata, Try, Marcob e Shake, Canada con Lucine e “lucette”. Anche Sara ha preso il volante per venire a salutarci. E alla fine arriva anche Quinn e il caos è completo. Dobbiamo partire alle otto di stasera, è mezzogiorno e c’è tutto il tempo per due chiacchiere e una pizza. Tutto aiuta a stemperare la tensione della partenza. Tensione che, comunque sia, sale avvicinandosi al momento. Ci si saluta, noi con la testa siamo già partiti anche se fisicamente siamo ancora qua! Gli altri sono già lontani, nel tempo e nello spazio. Ma ci rivedremo… per fortuna :-).

 

A Malpensa troviamo Gianna e Mauro, è passato un anno, oppure un battito d’ali? Sembra ieri o forse anche meno. Ci si abbraccia e ci si presenta, poi c’è tempo solo per imbarcarsi.

Piccola nota: Non prendere più l’aereo di domenica sera! c’è il mondo intero che deve imbarcarsi!

Grazie alla sveglia che non suona di una simpatica personcina, noi saliamo sull’aereo in coincidenza a Casablanca per Bamako, i nostri bagagli se la prendono più comoda… Ma di questo ha già parlato Try.

L’arrivo all’Aeroporto Internazionale Segou di Bamako, è uno choc. Dove è finito quell’ambiente un po’ far west di cinque anni fa? Dove sono le signore in divise improbabili che, sedute su una cassetta, ti controllavano il tesserino sanitario? E dove è finito quel viavai continuo di personaggi che, dietro modesto compenso, (dicevano loro), ti facevano saltare la fila?

MIII! Sembra di essere a Frankfurt! Non fosse per la presenza massiccia di persone di colore, (di colore perché… nero si potrà dire? :-), parrebbe veramente di essere in un aeroporto occidentale.

Ma tu dimmi che ti succede… non passi da un posto per… cavolo eravamo atterrati ad agosto e tutta questa organizzazione e altro mica c’era… Ok ok, calma, siamo in Africa non senti il profumo?

NO minchia, NO! Non sento il profumo di Africa, sento il puzzo del cherosene e fa pure freddo! Ma… siamo nel posto giusto?

Mi guardo attorno e, porca la pupazza… che ci fanno due alberi di Natale con le lucine e affini? … Comincio a pensare di essere in un Mali parallelo, un Mali che non conosco, cioè non è che conosca tanto bene il Mali, ma almeno quello che conoscevo, qui non c’è!

Per fortuna ci pensa Belcò, (parente di grado indefinito con Ousmane), a riportarci nel Mali cui sono abituato :-).

Con un pulmino Mercedes da 23 posti a sedere, piuttosto basso sulle ruote ci porta al… com’è Try? Ah sì, al Flamboiant… Nome roboante per un albergo, un po’ meno le camere che però non hanno numero, si chiamano come gli stati dell’Africa a noi tocca la Nigeria…

Ma poteva andarci decisamente peggio dai!

Abbiamo un letto, un bagno, un pisciarotto di doccia e, perché no, la felicità di esserci.

Così, ancora un po’…  Aspetta, ci sono altre cose.

Prima cosa: che facciamo domani? Aspettiamo i bagagli o andiamo a Mopti e li attendiamo là? E quando arrivano i bagagli? Le risposte a questa domanda spaziano da “Mezzogiorno a Mezzanotte, con puntatine verso le dieci del mattino o le tre di notte”…

Per farla breve i ragazzi che ci accompagnano ne sanno quanto noi: niente!

Ok, adesso si dorme, domani ci pensiamo.

                  

Mattina a Bamako. Non mi piace Bamako, troppo caotica, troppo occidentale, troppe contraddizioni insieme.

La colazione accende il dibattito sul cosa fare, tra la pastiglia di Malarone, il Nescafé e la marmellata spalmata sul pane locale, decidiamo di aspettare i bagagli qui! Toccherà passare un giorno qui. Ok organizziamoci: cambio soldi, in dieci minuti arriva un tizio colmo di CFA desideroso di cambiari in euro…

Ok ok non a 6.58 come il cambio ufficiale ma a 6.50…

Mmmh… io e Vin siamo stati in una delle loro banche per cambiare soldi, a Sevare ci abbiamo messo un bel paio d’ore, seduti tutti insieme su divani di velluto degni di un ottimo coiffeur…Ok dai cambiamo a 650 e che sia finita, (a Mopti il cambio sarà a 640… ufficialmente:-) noi sempre a 650).

Sistemati i soldi resta di capire come spendere la giornata: prima cosa scegliamo un altro albergo, la seconda, si ventila una visita al museo di storia naturale o una cosa simile. Com’è come non è, ci troveremo, prima in un altro albergo, e qui ci siamo!

Poi, chissà come, al mercato. Al Gran Marchè di Bamako… scortati ovviamente, guidati, ovviamente in un SOLO negozio, giustamente 🙂 e da lì, il lato turistico-stopper che si era annidato in noi, affiora prepotentemente e pur non avendo voglia di prendere

                       

Nessuna delle cose esposte, che variano dai tessuti “originali” Dogon ai microchip per testate nucleari marca CCCP, acquistiamo il mondo intero e un pezzo di avanzo. Completiamo il giro con il rituale acquisto del pentolone di Hansel e Gretel… vorrei un nuovo “secchio” ma non me lo prendono! Uff.. Siamo in zona pranzo, che si fa?

-All’hotel all’hotel- gridano i turisti…

-Già, peccato che all’hotel non ci sia nulla di simile ad una sala da pranzo, allora? –

Ne pas de problems-.

Frase che potrebbe essere il motto inserito nella bandiera Maliana!

Yayà, il gigante buono nero, (GBN), ci porta in un posto così occidentale da sembrare “corso Como 10” a Milano…

 

Ci torneremo anche alla sera, dopo una visita all’ospedale “Gabriel Ture” in cerca del sindaco di Kani Bonzon, Ismael Guindo, che non troveremo. In compenso servirà come prova ai due neofiti e anche a chi neofita non lo è più. Spero di non doverla fare una seconda volta.

A cena stendiamo un piano di attacco per il recupero dei bagagli, sappiamo da fonte certa che arriveranno col volo Casablanca delle 2 di notte, (un genio della lampada ci ha detto che tra Bamako e Casablanca c’è un SOLO volo giornaliero). Stabiliamo una task force di volontari pronti ad immolarsi sull’ora antelucana… Le pagliuzze corte toccano a Try, Vin e Mauro. Gianna, titolare del biglietto con i riferimenti bagagli è ingaggiata di ruolo.

Noi, miseri esclusi da siffatta eroica impresa godremo di un bel paio d’ore di sonno in un letto orizzontale, in una stanza priva di esseri volanti o meno a sei o più zampe.

La missione si conclude felicemente, festeggiamo come i marines a Ivo Jima e carichiamo le nostre rimanenti cose sul pulmino del GBN che incurante delle ore di sonno mancanti ci guida con maestria verso l’ignoto e oltre.

Sono le 3.30 della notte tra lunedì e martedì.

 

 

Tra patapin e patapan vedo scorrere la periferia di Bamako e trasformarsi, prima in suburbana e poi in savana… Il cielo è una coperta di stelle, non ci sono rumori ma non siamo i soli in viaggio in “questanottedipace” come dice una canzone.

Il rollio del pulmino e una posizione a metà tra il tantrico e il gradevole, mi concilia il sonno.

 

Dormo. Sogno. Ricordo. “Siamo alieni per loro e loro sono alieni per noi, c’è il futuro del mondo fuori dai finestrini di questo pulmino. Un futuro i cui noi non avremo spazio”.

 

Chissà perché queste frasi mi tornano in mente ora, le scrissi cinque anni fa alla mia prima esperienza in terra d’Africa, quando tutto quello che mi aspettavo di fare era riuscire a fare un “lago” salutare e andare a casa. Ora mi giro e vedo un uomo diverso, vedo una germoglio che sta crescendo e ancora di più i giardinieri che lo hanno messo a dimora. Il nostro nome non mi sembra più azzeccato e, cosa ancor più bella, altri stanno seguendo il solco tracciato da “una buona progettazione”:-)

Le prime luci dell’alba mi accolgono felice, siamo nei dintorni di Segou, ci fermiamo ad un “autogrill” che sta aprendo.

-Menù mattina, grazie, anzi merci! -.

Un bicchiere rovente di Nescafé e un pezzo di pane fresco condivisi con gli amici presenti valgono il cenone di capodanno.

Guardo Canada,

-Come va Ste’? –

-Meglio, comincia a piacermi adesso… -.

Canada, come me non era entusiasta di Bamako. Assomiglia molto a me e mi piace il suo approccio, anche se non dovrei dirlo visto che leggerà queste cose, ma ci sarà tempo anche per le impressioni sui compagni di viaggio.

Si riprende il cammino con il sole che comincia a scaldare il mondo che ci sta intorno. Oltre Segou c’è…beh ce n’è ce n’è… arriveremo a Mopti intorno alle 13.30. E lì comincerà il viaggio, quello vero.

 

Mopti, la Venice du Mali. Posta alla confluenza tra il Niger e il Bani, Mopti è stata a lungo un porto strategico nei traffici dell’impero Maliano. Da Timbuctu arrivano ancora oggi pinasse cariche di sale e di altri articoli dell’artigianato Tuareg. Ma a Mopti c’era pure il concentramento degli schiavi razziati da Bianchi e Arabi nelle lande deserte del Sahel. A testimonianza di questo rimane ancora oggi nella città vecchia Il mercato degli schiavi.

 

Ma bando alle ciance e torniamo a bomba, che siamo a martedì pomeriggio e abbiamo ripreso una mezza giornata sulla giornata di ritardo della nostra tabella di marcia.

-Ma chi ha stilato la tabella di marcia? –

-Boh! So solo che Vin ha una fretta del diavolo e che non capisco il motivo…-

Intanto abbiamo messo le gambe sotto il tavolacci del ristorante Ya pas de problem e le chiappe trovano requie sulle comode sedie-poltrone.

Maurizio e Tarci in pieno stile Takeaway ci avevano intercettato telefonicamente a Sevare e ci avevano letto il menù: Capitain avec le frites o le petit pois o le banan plantèe… ma prima una bella soup avec legumes

Così al nostro arrivo, dopo aver abbracciato Ous, ci è rimasta l’opzione doccia in camera e gambe underthetable.

-Ste’ che mi dici ora? –

-Tutto ok! –

Ci si rilassa! ecchecavolo… Vin vuole andare a Walià oggi…

-Miiii giovane che c’hai? –

Meno male che arriva Ousmane e, beh… si parla di affari. Affari che fanno felici tutti, affari che sanno di buono e che per questo si faranno.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo ad un altro tavolo e altre gambe sotto di esso… cioè le gambe son sempre le nostre… e non dite che stiamo sempre a mangiare anche se è vero che dall’Africa torno sempre più in carne 🙂

Allora dicevo; quest’anno si partiva per la prima volta in assoluto, senza l’assillo di dover trovare i soldi per finanziare il lago o il pozzo.

Il finanziamento di Prosolidar, (li ricordo sempre nelle mie preghiere, speriamo stiano bene lo stesso^-^), ci permette una visione diversa di tutto il progetto.

Di questo si discuteva a tavola a Bamako, sul come dare, sul a chi dare, in che forma dare, in che modo, con che garanzie e con che tempistica…

 

Insomma si discutevano le varie idee sul fornire un escavatore e due camion che facessero TUTTI i laghi previsti nel Comune di Kani Bonzon.

Nella migliore tradizione del Brainstorming, tutti dicevano la loro, ma ogni volta che cercavo di fermare un’idea e portarla in concreto, mi sfuggiva qualcosa, era come avere una coperta corta che non copriva tutto.

Sono tre i soggetti che devono beneficiare di questa donazione altrimenti tutto cade. Ci siamo noi che cacciamo i mezzi, ci sono gli operatori di questi mezzi che devono sentirli propri per poter lavorare al meglio e ci sono i villaggi a cui son destinati i laghi che devono avere dei bacini come quello che vogliamo fare noi.

Per tenere tutto questo insieme, ci voleva una coperta, diciamo così più lunga di quella che al momento vedevo. Ma, c’era ancora tutto il pomeriggio e soprattutto, la notte di viaggio, per trovare la soluzione:-)…

 

Adesso rifacciamo un passo in avanti 🙂

Non ci vuole molto per spiegare a Ousmane il senso della nostra proposta: Noi, mettiamo i mezzi, l’impresa che lui metterà in pista la utilizzerà per fare TRE laghi all’anno, esattamente come diciamo noi e dove diciamo noi, fino al raggiungimento dei 15 ancora in lista nel comune di Kani Bonzon.

Al termine dei tre laghi i mezzi saranno a sua disposizione per l’attività dell’impresa. La manutenzione e le eventuali riparazioni saranno a suo carico così come il personale e il gasolio necessari ai lavori.

Al termine della realizzazione dei quindici laghi, tra cinque anni, i mezzi rimarranno alla sua impresa. Il comune di Kani Bonzon vede realizzata l’opera in cinque anni e non in quindici.

Non solo, ma se tutto l’accordo funziona e Prosolidar ripete il suo intervento, possiamo replicare l’accordo nel comune vicino di Dinbal, (20 laghi), o, Douentzà, (17 laghi).

Discorrendo di questo il tempo passa e non ci accorgiamo che si approssima la sera. Ousmane si alza per andarsene, lo fermo per un braccio e gli chiedo se è convinto di quello che stiamo per fare:

OUI!  E’ una buona cosa-.

Rimango con Vin…

-Giovane… come stai? –

-Bene amico! –

Poi arriva quel Peul di Fita, nostro venditore di collane e affini di fiducia e non c’è tempo per altro…

E il giorno non è ancora finito

Forse, dico forse, i giorni lì durano una quarantina di ore…o forse di più!

 

Ed è solo il 4 gennaio.

Volge la sera a rincalzar e onde sulle spiagge sabbiose e, ma si, anche un poco vibrioniche di questi due fiumi che han sul dorso delle loro ostriche un teschio e due tibie incrociate nell’immutabile e internazionale segno di pericolo di morte.

Noi satolli dal lauto pasto consumato, dobbiamo trascinar le membra riluttanti verso il pulmino che ci doni il riposo notturno in altra locanda. Al Ya pas de Problem tutto esaurito, questa sera, da domani il deserto dei tartari…

Ma noi stanotte dobbiamo dormire.

 

Quindi, Seydu, fratello maggiore di Ousmane e nostro storico chaffeur con altro, ormai rottamato pulmino, ci conduce alla nuova magione.

Diranno le cronache che grattava le marce, diranno che a volte, dimenticava di cambiare, diranno, soprattutto, che non sapeva DOVE portarci… tutto vero, inesorabilmente vero. Ma questo nero Lucky Luke dall’eterna sigaretta accesa penzoloni dal labbro, mai si scompose, solo un tremito nella sua voce quando gli abbiamo detto;

-Oui, il bagage, giù tutti!

Poi solo camere nuove, anche più che nuove e le stelle del cielo della Venice du Mali a tenerci compagnia. Domani, addì 5 gennaio anno domini 2011, si intraprenderà l’ultima tappa verso Walià e il Sahel.

Dormiamo sonni leggeri o profondi e suona la sveglia! Mmmiiiii…. Anche qui, non solo in Italia… desta la nostra attenzione ad un sole già caldo e foriero di gioia. La stessa gioia che sale dalle chiacchiere del cortile… com’è che mi sveglio sempre ultimo???. Ne pas de problem, petite dejuners e voilà. Vinnie ha steso una bozza di contratto e gli altri chiacchierano…

-Ma il pulmino non doveva venire per le Nove? Son già le nove e quarto…-

Va be’ che siamo in Africa ma abbiamo un bel pezzo di strada da fare…

-Come son le otto e un quarto?

 

Oh Gesù… sono ancora sull’ora di casa… un’ora avanti… un’ora che potevo dormire… e va beh, annego il dispiacere in un thè condito con una pastiglia di Malarone e due marmellatine portate da casa.

 

Queste dell’albergo sono fosforescenti e chissà a che frutti appartengono.

Bonjour mes amis!

Si aggiungono la Gianna e il Mauro, visibilmente più rosei e felici di ieri e ieri l’altro… poi arrivano i due Sposini…

Ops, non dovevo dirlo? … ok ok… non lo dico.

 

E buon ultimo arriva il GBN che torna al volante del nostro pulmino. Un sospiro di sollievo alza una nuvola di polvere nei campi vicini.

Carichiamo il tuttabile sul tetto del pulmino e via, verso nuove avventure. Ultima sosta per il pieno e la bombola del gas… e già, perché la cucina solare che “qualcuno portò e qualcun altro montò” nel febbraio del 2005, giace rottame ai bordi del campement a futura memoria della differenza tra folclore e cose utili.

Si pretendeva la usassero loro, quando noi nemmeno la cagavamo di striscio… ah occidentali occidentali…

 

Del viaggio tra Sevare e Bandiagara, rimangono i dossi a memoria nella nostra ossa, al rotondone di Bandiagara ci fermiamo, per un drink, come dicono quelli che parlano fino e per gonfiare il pallone ufficiale della sfida calcistica Mali-Italia, la misura è un po’ infantile e noi abbiamo gli scarponcini ai piedi… ma sarà bello lo stesso… poi.

 

Riguadagnati i sedili ripartiamo e subito individuiamo dove sbagliammo lo scorso anno, c’è una deviazione a sinistra per Dio!

E giù nella bruge, nella polvere rossa e negli sterpi bruciati dal sole. Così, strada facendo, gli eroi che ci accompagnarono lo scorso anno, possono, finalmente, vedere ciò che intravidero di notte.

 

L’attraversamento del Plateau è particolare, qui non c’è terra, solo pietre e i villaggi e tutto risente di ciò, le capanne non sono in banko ma in pietra. Le recinzioni pure, tutto pietra su pietra in un gioco di equilibrio che farebbe invidia al miglior giocoliere del mondo. Tra un bacino artificiale e un corso d’acqua, pure quello artificiale non c’è un fiume a pagarlo, arriviamo al belvedere. Sotto si stende il Sahel e le colline sul fondo sono il Burkina Faso.

Si sente profumo di casa!

 

Pur così diverso da agosto rivedo i punti di riferimento, il praticello, ora bruciato dal sole dove pascolavano le caprette dell’Heidi di qui, la piega nella roccia con la sua cascatella d’acqua… Dio che bello… i tornanti scendono sempre più veloci e ripidi e infine arriviamo al Piantone… e non ci sono neppure i soldati!

Si gira per Walià, pochi minuti e saremo a casa… toh, si insabbia… ma dico io… tocca tutti gli anni insabbiarsi?

Ne pas problem, sbucano ragazzi e uomini da ogni dove e in un attimo siam di nuovo sulla strada di Walià.

Intanto, da agosto ad oggi ha costruito due nuove moschee, una a Telì, proprio di fronte alla chiesetta del quartiere cristiano e una alla frazione di Kani Kombole, da dove parte la stradina per il lago di Uana Birè. Sarei curioso di sapere chi caccia i soldi per queste cose, invece di spenderli per cose veramente necessarie, ma mi mordo la lingua. Tanto, saperlo, che mi cambierebbe?

Si arriva a Walià, è quasi l’una, abbiamo una fame bestia ma Vinnie vuole andare SUBITO a vedere il lago…

 

-Giovane, calma, scarichiamo, mangiamo e poi andiamo… su non fare il musone:-)-

Da come slapperà un paio di scatolette doppie, no… non ha fatto il musone :-)… e dunque… al Lago al Lago al Lago…che bello!

Apperò… un lago:-)

 

C’è un particolare che fin ora abbiamo taciuto; all’arrivo al campement corro a vedere se il seme di moringa che avevo piantato ad agosto si è fatto alberello? NO, si è fatto bastoncino. Matteo è lapidario: Morta! Pure l’altra, più piccola, piantata da Amadou il gestore del campement… Morta!

Ecchecavolo Teo, un poco di tatto, non vedi come soffro? Già a Mopti, Ousmane aveva liquidato il discorso dicendo che tutte, TUTTE le piantine di moringa erano morte!

Perite vittima di un non meglio precisato predone… a volte mormorava eptil, altre volte insect, altre volte poulet…

Insomma degli oltre duecento semi lasciati al villaggio ad agosto, non era sopravvissuto nessuno… ah che tristezza…

I tremila nuovi semi che avevo in valigia mi urlavano nelle orecchie:

-NOOOOOO… non lasciarci morire qui…-

Con quell’accento esotico che hanno gli Indiani 🙂

 

Oh mamma, pensavo… possibile? Poi caduta la polvere e ragionando di testa e non di pancia, ho rassicurato i semi:

-Calma ragazzi… non siamo precipitosi, mi spiace per i vostri fratelli defunti ma mi sa che ho peccato di ottimismo credendo di aver ben spiegato come coltivarvi. Non farò due volte lo stesso errore, magari uno nuovo ma non lo stesso! Com’è che dice il tipo: “Spiegami e dimenticherò. Mostrami e mi ricorderò. Coinvolgimi e comprenderò-.

Così Matteo che all’inizio del viaggio era ignaro del suo destino, diventerà il maître a pensier per i coltivatori Dogon, supportato da un autoctono… ma ne parleremo a tempo debito.

 

 

Torniamo al primo giorno a Walià e al fermo immagine che mi vedeva inginocchiato vicino all’alberello… morto. Matteo, caritatevole per indole, mi tocca e sussurra:

-No, non è morto… ma ci manca poco… Orsù diamoci dunque da fare per rigermogliare il virgulto-.

Zac, mi taglia l’alberello a una spanna da terra… sento ancora nelle mie carni le forbici taglienti 🙂

-… E adesso… si aspetta…-

Mi dice con occhi ancora occidentali.

Via tutti al lago… in un corteo allegro e festoso con bimbi per mano o che tirano sassi agli alberi bonbon, si giunge alla recinzione in canna di miglio finemente assemblata dei Jardin… per Dio! Son grandi almeno di doppio dello scorso anno!

C’è un tubo che pesca nel lago, ma allora la pompa funziona!  L’acqua, anche se altre fonti negano, non è mai stata così bassa. Meglio così, si vede che ci credono e investono in questa attività.

I sacchi posti a cercare di fermare la fuoriuscita dell’acqua dal lago al canale lo testimonia.

Il progetto che riguarda questo intervento e che servirà ad innalzare il livello acqua del lago di oltre due metri è già formalizzato e in via di attuazione. Costo di questo, diciamo pozzo orizzontale con due chiuse di tenuta, 8 milioni di CFA, circa 12000 euro. Soldi che consentiranno di “tenere” oltre 7000Mc in più di adesso, come fonte permanente di acqua.

Più lo sbancamento sabbia di fine stagione ormai entrato nella “loro “routine” Che dire… Dici a parte il fiato che manca e la gioia nel petto nel vedere che ci credono così tanto da piantare ALBERI, non solo melanzane e insalata, ragazzi: ALBERI!! Papaya in primis, mango, una palma che non conosco e FRUTTI! Frutti che nutrono e che vendono… che vuoi di più dalla vita?

 

Sentite, lasciatemi qui, posso morire anche ora e sarei felice… Cazzo… pure un paio di pianticelle di moringa occhieggiano tra le radici di alcuni alberi nei Jardin… Pianticelle che, inutile dirlo, avranno una settimana di vita non di più.

 

Mamadou, il capo villaggio mi dice sereno che le sue 50 piante son tutte morte… e, forse per la prima volta, mi dice il perché: le informazioni che avevamo lasciate non erano sufficienti e loro non conoscono la pianta, ma se noi siamo disposti a seminarla con loro e spiegargli BENE le cose saranno felici di farne una piantagione perché è una pianta ottima.

 

Chiacchierando in codesto modo, ci avviamo al ritorno, passando per quel monumento all’avidità umana che sono i resti della nostra prima diga, la natura ha quasi completato l’opera di fagocitazione della struttura e il fiume scorre tranquillo… Non ora che c’è solo sabbia… nel suo nuovo letto.

 

Com’è e come non è, è buio e il profumo dei pizzoccheri invade le balze della falesia… noi ci sbraniamo un chilo di parmigiano a tocchetti. Trangugiamo quel ben di Dio, poi un bel caffè e via, per la prima notte di stelle. Buona notte mondo, buona notte amore.

 

E già anche un’altra cosa di quel primo giorno volgente alla sera… Matteoooo…

L’alba radiosa del sei gennaio ci abbraccia con dita gelide e insolite… miii ma che freddo fa? Poco basta e la temperatura torna su climi più consoni… e non toccate il termostato! 🙂

Oggi, giorno della befana, ci attendono un po’ di cose: saluto del villaggio, visita ai laghi di Ende, varie ed eventuali… ci saranno ci saranno…

Ousmane è arrivato, nottetempo da Mopti, resterà con noi fino a domenica, poi tornerà all’albergo per prepararci l’accoglienza.

Così, tradurrà lui i saluti. Per gli uomini abbiamo portato in dono le classiche noci di cola, un poco stupefacenti e rovina denti, ma a loro piacciono e gradiscono… a dire il vero si stupiscono del fatto che Noi non gradiamo, ma è questione di punti di vista.

 

Per le donne, sale, un sacco da 25kg di sale, merce preziosa e ben accetta… le donne, che, notoriamente, hanno una lingua che taglia il ferro, ne chiedono altri venti sacchi… Ecchemai ci dovete fare?

Riceviamo le benedizioni di un discreto numero di numi tutelari di un certo Allah, qualche amico e via discorrendo. Mi stupisco che non si arrivi a delle richieste. E’ come se, in presenza di Babbo Natale, non gli si consegni la letterina… strano. Però anche i discorsi che fanno, questa volta son strani, poco alti e molto concreti.

 

Ci si incaglia subito sul discorso pianta moringa, dopo un po’ di discussioni, decidiamo di organizzare un incontro, coinvolgendo anche il “tecnico” di Ende…

A proposito come si chiama? … aspetta… Salif… Salif qualche cosa, presidente di un’associazione di protezione e sviluppo arboreo dei pais Dogon, nonché rabdomante.

Si farà domenica mattina soltanto con i coltivatori. Si traccia un percorso dei nostri interventi coadiuvati dalla Loro collaborazione e questa volta ci si può contare, visto cosa han messo in piedi come orti e poi felici come angioletti… alè on the bus go to Ende.

 

Ecco la visita ad Ende e ai due laghi non è andata proprio come prevedeva il protocollo. Il protocollo prevedeva: visita di cortesia e saluti al vecchio sindaco, valutazione dello stato di “Lago dei baobab” valutazione dello stato di “lago di Misurina” pranzo: couscous et legumes e ritorno nel pomeriggio a Walia.

Abbiamo fatto tutto e anche di più, complice “via Montenapoleone di Ende” che ha affascinato i primipari e le donzelle e, fatto salvo il primo punto, il resto è stato, come dire, dilatato.

Allora, salutiamo Seydu che ci butta, come da contratto, le braccia al collo, poi andiamo al lago e, strada facendo incrociamo un discreto appezzamento recintato in banko e coltivato a jardin.

La targa posta all’ingresso ricorda che è il frutto della collaborazione tra il governo maliano e quello dell’Alemannia. Ci viene spontanea una domanda;

-Che acqua utilizzano per irrigare-.

-Scaveranno un forage e un chateau d’eau con pannelli FV-

-Ma scusa, c’è qui il lago a due passi? … intanto utilizzano un pozzo appena fuori il recinto, poi vedranno-.

 

Non importa, l’acqua del lago serve anche alla falda acquifera quindi, niente va sprecato… ma fare un forage ecc ecc…. mi sembra veramente uno sciupio di soldi. Il lago è contornato da fabbriche di mattoni a perdita d’occhio, ma dove metteranno tutti ‘sti mattoni? Va be’ che le case durano un paio di stagioni, ma ce ne fai di case con tutti questi mattoni.

Giriamo i tacchi e decidiamo di andare a Misurina, (Ende Wò) attraversando il paese a piedi.

 

Piccolo passo indietro, ci siamo prima fermati ad un campement, ad ordinare il pranzo… ci vogliono sempre almeno un paio d’ore di tempo, dall’ordine alla messa in tavola.

 

Dunque attraversiamo Ende a piedi… fatale decisione… sulla scia dei primipari sconvolti da moti compulsivi di acquisto, compriamo il mondo a nostra disposizione.

Io stesso, che nei sette viaggi precedenti non avevo mai acquistato nulla fuorché una zucchetta da 500CFA a viaggio, mi ritrovo, senza averne coscienza proprietario di un bogolan di oltre tre metri per due da appendere… devo tirar su un muro nuovo a casa per avere una parete idonea 🙂 più un altro bogolan-stradario di un metro e mezzo per uno. In più una tradizionale casacca multicolori con pantaloni annessi… non mi riconosco!

A Dio piacendo raggiungiamo l’invaso asciutto di Misurina e qui si apre il dibattito sul come vada utilizzato e sul come debba esser fatta la manutenzione. I notabili di Wò lamentano il fatto che nell’invaso rimanga molta sabbia portata dalle acque di cascata, io vorrei riparare le ultime piccole perdite notate ad agosto, ma il costruttore, inspiegabilmente, non c’è.

Così, dopo aver discusso un po’ sotto il sole, discretamente cocente del mezzodì e visto che è arrivato, bontà sua, il pulmino a prenderci, rimandiamo tutto a dopo il pranzo, compreso il colloquio con Salif, che ancora non conosciamo.

Buon appetito. Tra i couscous che non ho mangiato, ma di cui ho assaporato il condimento, questo sta in fondo alla classifica, sia per qualità che per quantità! Il prossimo anno, altro campement. Sure! 🙂

 

Non c’è grande allegria per il bacino di Wò, la sabbia da togliere è tanta e il problema non si può affrontare solo a fine stagione spalando sabbia come forzati tutti gli anni, tocca intervenire in modo consono alla bisogna, direbbe qualcuno! Ci pensiamo, intanto guardiamo il panorama, così diverso dal mondo che osservavamo ad agosto.

 

Allora era tutto verde e fresco e l’aria pulita ma ora la sabbia dà il suo tono al panorama che ci circonda un tono non proprio allegro. Arrivano le bevande e le cibarie a tavola siamo in tredici… azz… quattordici 🙂 con il pranzo nella panza Vin già pensa al pisolo ristoratore!

Ci pensa Ous a svegliarlo ed io calo il carico da undici:-)

-Giovane lo so che della moringa non te ne importa nulla, ma io non parlo francese tu si! –

Spronata la vanità del mio amico 🙂 me lo ritrovo arzillo al tavolo che discute di… ma… scusa Ous chi sono questi? Wow i notabili di Wò.

Ok ragazzi, il bacino perde ancora acqua ma lo faremo riparare, voi però, dovete togliere la sabbia. Per pochi minuti mi sembra di capire il Dogon come capisco il brianzolo, quelle due o tre parole che conosco risuonano più volte e poi i nomi e il tono e la gestualità… Beh c’è un signore davanti a me che sbraita con le vene del colo gonfie di rabbia come un qualsiasi bianco europeo.

Capisco, prima che Ous traduca e Vin pure che Amadou, il nostro costruttore, non è gradito. Dicono che abbia lavorato senza coinvolgere la gente del villaggio e questa è una grossa offesa. Ho capito, ho capito. Per chiudere le ultime infiltrazioni di acqua troveremo un altro e più gradito al villaggio, costruttore, però, ragazzi, il problema della sabbia rimane. Li vedo colpiti dall’osservazione, erano così incacchiati con il costruttore da non vedere altro.

 

Ora lo vedono. E partono le proposte, alcune concrete altre fantasiose, alla fine decidiamo un intervento tecnico, molto tecnico, apriremo tre porte nel corpo della diga, all’inizio di stagione resteranno aperte in modo che la violenza delle acqua porti con se tutto lo sporco e la sabbia che contiene, verso la fine della stagione delle piogge, quando i temporali si chetano e le acque sono meno veloci e sporche si chiuderanno le porte e il bacino sarà sigillato.

 

Peccato che con i pochi giorni a disposizione e con il fatto di trovare un nuovo costruttore, questo intervento giocoforza è da rinviare al prossimo anno. Prima di chiudere la riunione però rassicuriamo gli anziani di Wò.

-Noi non siamo grandi come i Francesi del barrage rotto, siamo piccoli, siamo Italiani e, lavori a metà non ne facciamo! –

Strette di mano e sorrisi salutano la traduzione.

OH… e questa è fatta!

Adesso…

-Matteooo?! C’è il tecnico della moringa monsieur Salif! –

Bello bello, ci si presenta, ci mostra i suoi studi e ci dà un suo biglietto da visita plastificato… noi non abbiamo più nemmeno gli adesivi… uff!

Ci mettiamo d’accordo sulla sua presenza domenica mattina per il “moringa Day” e poi, colpito da meteorite desiderico, chiedo:

-Ma ad agosto avevamo lasciato semi anche a Ende, attraverso il sindaco Ismael ora giacente con caviglia rotta in un non meglio identificato ospedale a Bamako, che fine han fatto? –

Aspetto la traduzione con le orecchie basse… sicuramente saranno morte tutte… invece, si apra il sipario e squillino le trombe le moringhe ci sono e stanno bene! grazie:-)

-E’ possibile vederle? –

Chiedo con l’apprensione del padre che chiede di vedere il primogenito partorito dalla moglie di cui conosce i costumi non proprio castigati?

OUI! –

Miiiiiiiii vamos compagneros vamos! Ah… scusa…

Che vuol dire che le donne si son prese il pulmino e che noi dovremo tornare a Walia a piedi? Ma porca pupazza… ma chissenefrega… facciamo due passi, ci può far solo bene, allora, andiamo?

E così conosciamo la traduzione africana del termine pipinerie che in italiano è vivaio, in Dogon “casino infinito di semi ficcati in sacchetti ” deposti alla cazzo di cane o a lingua di gatto o coda di pesce… o comunque messi a dimora come nomadi spersi. E in tutto questo bailamme di alberi e alberelli si staglia una fiera moringa di almeno… forse più di una moringa… almeno tre metri dai cui rami pendono i “drumstick” i baccelli verdi commestibili… una specie di fagiolino gigante di una quarantina di cm.

Salif mi mette in mano due semi “africani” la prima generazione di moringa africana è nata ed io… ok ok l’ho già detto troppe volte 🙂 la mia espressione, nella foto che ho visto da qualche parte mentre tengo tra le dita il seme, da solo una vaga idea di come mi sentissi in quel momento…

Il resto è solo gioia… mi spiace lasciare la pipinerie… ma son felice perché domenica quando Matteo e Salif spiegheranno per bene la coltivazione di questa pianta, metteremo le basi per far ricrescere al foresta che qui c’era prima dell’arrivo dei Dogon… e scusate se è poco… o se è solo il sogno di un visionario 🙂

Va bene lo stesso! Ci si incammina col cuore leggero verso casa, passando sulla linea Maginot, quella diga dei francesi costata un pacco di soldi e crollata senza se e senza ma al primo acquazzone.

 

Uno dei monumenti alla stupidità occidentale in questi territori. Sono presuntuoso? Non me ne importa nulla! Ho visto troppe volte buttare soldi che potevano esser spesi davvero per un progetto di sviluppo e non per una sega mentale nostra.

Ma andiamo oltre. In fondo oggi è la befana… che c’è per cena? Risotto alla parmigiana con altro tocco da un chilotto di parmigiano che fagocitiamo allegri. Scatolette varie chiudono il pasto… mica vero:-) è o non è la befana?

Allora, per Dio o per Allah o comunque si chiami, stasera si finisce con il panettone!

 

Occultato e ben protetto nel mio zaino faccio comparire un ottimo panettone che affettato o sdrucidato o spalmato di nutella, finirà in allegria nella nostre sempre più floride pance… ma in Africa non si dimagrisce? Mai! Viaggi Se@sonRose, una cippa di eco solidali ma tanto divertimento!

 

Buona notte mondo, buona notte amore… c’è qualcosa che ho scordato? no, sogni d’oro allora!

 

E’ il 7 gennaio mattina, colazione e sfrucugliamento di frittelle in tre declinazioni diverse più, a giorni alterni, mastello di pastone di arachidi miele e sa il signore cos’altro.

Costo per noi un migliaio di CFA a mastello, gaudio, sommo gaudio per i bimbi e non solo, perché i “soliti” frequentatori del campement, e non solo quelli neri di pelle 🙂 affondano le dita nelle patisserie locali.

 

Vedo Matteo e Federica in ambasce, non riescono a farsi rispettare dalle torme di bimbi assaltanti il desiderato…

Ok ok… “ghe pensi mi“… ma sarò un bauscia? 🙂

Allora, ricordando il corso caporali alla Cecchignola a Roma, comincio a far la voce cattiva, formare la fila e via, spintoni e cacciata in fondo dei più piccoli da parte dei più grossi e prepotenti…

-Ciccio… sai che si fa oggi? Si comincia la distribuzione dalla coda… –

Li vedo disorientati, un paio cercano di riguadagnare le posizioni ma li ricaccio con sguardo e gesto da “imperio” al loro posto. Così i piccoli, quasi non credendoci veramente, riescono a mangiare per primi. Soddisfatto mi calo il Malarone, il thè e marmellatina e poi c’è solo il tempo per imbarcarci per Paktumoni.

 

Salendo sul pulmino Ous mi indica una ragazza con il bimbo appeso alla schiena e mi chiede se può salire con noi. Visto che noi siam dieci ma Tarci non viene e il pulmino è omologato per 23posti, (stretti stretti), perché no? Non avevo capito che anche mezza Walià approfitta di questa gita fuori porta per andare a trovare i parenti a Paktumoni. E così sale la ragazza e una altra decina di soggetti, rigorosamente maschi.

 

E… beh, via dunque, dobbiamo pure fermarci a Bankass a prendere Diadiè il costruttore del pozzo… Mmmh ma quanti siamo?

Le ultime stime parlano di 19… ah ecco, mi pareva fossimo strettini 🙂 Il panorama scorre sconosciuto ai lati del finestrino, il mondo ad agosto era un altro mondo. Non riconosco nulla, la strada pare infinita e la domanda “dove mangeremo” si ripresenta, nella mia testa ho un vago sospetto…

 

Ricordo ancora, durante il nostro, (mio e di Vin), viaggio nel novembre 2005 quando con Ousmane e altri quattro o cinque ragazzi neri ci fermammo ad un baracchino sulla strada a comprare della carne di montone e della frutta che poi mangiammo tutti insieme sotto un albero…un ricordo vivo e che, ancora mi dà dei conati… ma che ci posso fare, sono occidentale dentro, io devo mangiare in un piatto dove nessun altro mangi e con le posate… che ci posso fare è più forte di me!

Ma non fa niente, il viaggio serve a conoscersi meglio! Matteo, ad esempio, era quello che mi dava più da pensare, prima di partire aveva espresso le sue riserve sui servizi igienici, è il più giovane e che ne so io del suo grado di adattabilità, invece, è bastato fargli respirare un sorriso di bimbo e una manciata di parole Dogon e i suoi occhi han cambiato colore. Matteo, ti vorrei sempre con noi.

Poi, particolare non da poco, canta da Dio. Anzi, stiamo cercando di fargli fare XFactor.

Stefano è come me: occidentale, stesse paure stesse fisime, stesso entusiasmo, abita a Viterbo è anche meno “grande” di me, ma mi ci ritrovo alla grande.

Erano le due incognite e devo dire che si son comportati come fossero a casa loro, da subito.

Try, aveva già vissuto l’esperienza, ma quest’anno ha indossato i panni del veterano ed ha supportato i primipari con spiegazioni più o meno veritiere ma comunque convincenti. Di Vin che dire, se la ronfava, lui è così ovunque. E’… come dire… che so, per esempio; c’è un tuono che ti aggroviglia le budella? Tu guardi lui e tutto passa.

E’ come il Falqui, basta la parola… e no, non fa cagare 🙂

 

Gianna e Federica, le uniche due donne a bordo del pulmino verso Paktumoni, sono “nere” dentro, hanno una forza una allegria una vitalità un essere DONNA a tutto tondo che, ragazze, sempre con noi! Mauro è distante, “vuole” essere distante, difficilmente mostra ciò che tiene dietro la corazza con cui affronta tutto, ma si capisce quello che c’è dietro e…. cavolo, mi piace… Mmmh… sarà l’ora tarda o son sentimentale di mio? 🙂

 

Oh… ma manca Maurizio!

Maurizio è africano, lui in questo continente c’è nato e sente il richiamo delle origini, pur da bancario indefesso   affronta tutto con il piglio di giamburrasca e non si fa fermare da nulla. Voleva venire e nonostante tutto ce l’ha fatta!

 

Tarcisia, la Tarci, supporta la sua fragilità come dire, fisica con una volontà che smuove le montagne.

Lo scorso anno si beccò un parassita che le costò mesi di ospedale e da cui ancora non si è liberata, ma voleva esserci, voleva essere ancora dei nostri e, a parte la sfacchinata di oggi a Paktumoni, c’è, è con noi e condivide le nostre esperienze….

 

Così, a dimostrazione che inizi una cosa e poi le dita battono altro, siamo ancora sul pulmino verso Paktumoni, in una sorta di fermo immagine, ma vi ho parlato dei miei compagni di viaggio… tutti? … sì, penso di sì!

E adesso vediamo se rimaniamo nel solco… sarà 🙂

Dunque eravamo sul fermo immagine del pulmino con Matteo che teneva banco cantando e faceva scorrere il tempo e il paesaggio, senza farlo pesare sulle nostre ossa. Villaggi, radi e senza campement si susseguono.

 

Mi ricordo Ste che giorni fa diceva:

_Qui brulica di gente. – Gli chiedo se anche qui brulica…

-NO! –

 

Ci sembra di passare dal posto dove ad agosto lasciammo la macchina per salire sul carrettino almeno una dozzina di volte, non riusciamo a comunicare con Ous, seduto accanto al guidatore GBN perché, accidenti ai crucchi:-) questo pulmino ha il vetro divisore e noi siamo tagliati fuori da loro… ok si prosegue, prima o poi arriveremo…

 

E siamo arrivati… è come essere sul set di un film, due uomini a cavallo, uno poi è seduto su una specie di poltrona di velluto che ricorda i film di Terence Hill e ci affiancano sparando un paio di colpi. Pochi metri più avanti un muro di donne e bambini e ragazzi, ferma il nostro mezzo e scendiamo…

… perdo subito Federica, attorniata dalle donne che la riconoscono e le fanno festa, mi aggiro un po’ come stralunato tra i componenti del corteo, so solo che c’è un gran casino e gli occhiali scuri sono di prassi:-)

 

Raggiungo Vin in mezzo agli uomini del corte che ci porta alla capanna del capo villaggio.

Su un muro di questa capanna c’è inchiodato un cartellino. No, non è quello che prezzo:-) è il NOSTRO adesivo coperto di nastro adesivo trasparente e fissato con quattro chiodi alla parete di Banko della capanna.

 

Sotto il portico della capanna ci sono delle sedie e cose simili, per noi, loro si accalcano intorno, chi in piedi appoggiato ai paletti del portico, chi seduto di sghimbescio su un lettini. Il saluto e il ringraziamento del villaggio hanno la voce del capo villaggio e quella, più autorevole, del saggio del villaggio.

Finiti i saluti e consegnati i doni che abbiamo portato per loro, Noci di kola e un centinaio di buste di sementi orticole, più vari capi di abbigliamento e un sacco di 25kg di sale per le donne che non hanno “rilanciato” ma solo ringraziato, al pari degli uomini.

 

Andiamo al pozzo… Dio è profondo! Però non ci riesco a stare sulla vera di cemento e guardare giù, mi giro e vado sulla montagnola fatta con i detriti dello scavo, prendo una pietruzza, sarà il mio ricordo del pozzo: una piccola pietra strappata a circa 50m di profondità.

 

Si avvicina Mauro, non ci scambiamo molte parole, solo quelle che il nostro cuore fa affiorare. Gli uomini ci tengono a farci vedere e toccare, bere non se ne parla:-)

L’acqua è la LORO acqua, così pescano una decina di litri di acqua non proprio “purissima levissima” ma bevibile… sfruttabile.

 

Immergere le dita in quel liquido sa di battesimo e scusate la blasfemia. Poi torniamo alla capanna del capo villaggio, intanto ho chiesto a Ousmane lumi sul come mangiare.

 

Ci eravamo messi accordo per un… picnic sulla strada del ritorno, Bankass e il solito posto dove ci fermiamo sono troppo lontani ed è già quasi l’una.

Seduto sotto il portico, vedo alcune donne uscire da un’altra capanna con dei bacili chiusi, gli stessi bacili che utilizzano a Walià per il cibo.

 

Un brivido freddo mi corre lungo la schiena, ma, mi dico, con Ousmane se parlato d’altro, non faccio in tempo a formulare questo pensiero che vedo Ous che mi fa cenno di raggiungerlo, non sorride, anzi mi sembra molto serio.

Chiamo Vin e andiamo da lui. Entriamo in una altra capanna, più grande, a terra ci sono i quattro bacili che portavano le donne più un altro paio di catini.

 

Ousmane ci dice che le donne del villaggio ci hanno preparato il pranzo e nel contempo solleva i coperchi sui vari cibi cucinati… riconosco solo dei polli scheletrici e riso con sugo vario.

Deglutisco, guardo Ousmane negli occhi e gli dico.

-Ous, sai come son fatto, possiamo dire di no? –

Tace… NO, non Possiamo dire di No!

 

Ok, noi accettiamo a patto che tutti, intendo TUTTI possano mangiare questo che han preparato, (pensavo che nel numero di partecipanti io e chi come me è “occidentale” dentro, potessimo confonderci con la tappezzeria e farla franca).

Esco per dare la notizia agli altri, poi, mentre loro vanno alla capanna/mensa io vado sul pulmino a prendere l’acqua, così, quando torno nella capanna, trovo i miei compagni ad ingozzarsi e la mia sedia è al centro capanna sotto gli sguardi di tutti.

 

Son così concentrato sulle mie sensazioni da non pensare nemmeno che altri, (Stefano ad esempio), siano nella mia medesima situazione:-) così mi faccio passare un pezzo di pollo, mentre tutti affondano le mani nei bacili e se le infilano in bocca, io spilucco un petto di pollo e un paio di altri pezzetti. Se Dio vuole, il pranzo finisce, meno male che non c’è sorbetto a dividere la carne dal pesce, non c’è dolce e nemmeno caffè:-)

 

Le donne organizzano un ballo di saluto e vestono Federica e Giovanna con il loro costume tradizionale che poi, doneranno loro.

Ci reimbarchiamo sul nostro mezzo e puntiamo verso Bankass… Avremo sbagliato strada almeno quattro cinque volte, poi ci fermiamo la villaggio dove avevamo mollato l’imam all’andata e compriamo il montone necessario alla festa… e qui scatta la censura sui protagonisti della festa.

 

Censura che aggirerò con maestria e disinvoltura.

Siam fermi ai bordi del mercato, qui gli uomini bianchi son merce rara ed è ovvio che ci si fermi a guardarli, noi non siamo abituati ad essere al centro dell’attenzione, Stefano men che meno.

Poi, già Vin aveva calato il carico con la storia dello zoo di noi che guardiamo loro come animali strani e loro che guardano noi come animali strani, non contenti di ciò arriva Ous con un casco di banane… e che cavolo, facciamo proprio la figura delle scimmiette:-)

 

Meno male che non erano noccioline, se no mancavano solo i versi 🙂 Caricato il montone sul tetto del pulmino, (il montone è vivo), riprendiamo il calvario che ci porterà a notte fonda, a casa, a Walià.

 

Si arriverà al villaggio seguendo il profumo di quello che Tarci ha messo nella pentola a cuocere… che, se non sbaglio era pasta e ceci e minestra di farro… in quantità industriale, visto che stasera a cena, siam un po’ di più di dieci 🙂

 

Dopo il solito nutella party e … forse abbiamo giocato a carte, ma la memoria fa strani scherzi, beh tanto io non ho mai vinto:-) comunque Morfeo ci accoglie e il cappuccio del sacco a pelo mi chiude in un bozzolo tutto mio.

Buona notte mondo, buona notte amore!

 

E vediamo se adesso riesco a inserire il testo… ah… ma c’è pure Giansi:-) ecchebello🙂

Baci, ragazza che rimani sullo sfondo:-) ci vogliono le cannonate per farti scrivere? Allora useremo quelle 🙂

 

E veniamo al sabato e al quesito della Susi… anzi no. Prima, leggendo Gianna, mi è venuta in mente una immagine che… beh, ve la racconto.

 

E’ pomeriggio… di che giorno non ricordo, ma sicuramente era pomeriggio.

Siamo al Campement e mi viene in mente che devo fare una cosa per quelli di Yacouba, (che è l’associazione che ci ha fatto conoscere questa realtà), e che nel villaggio hanno costruito una scuola, ampliata nel tempo e che noi abbiamo contro soffittato, un mulino e… Va beh…  Una infermeria che, pur non rientrando nei “canoni”, diciamo così, del ministero della sanità Maliano, nei suoi sei anni di servizio è diventata punto di riferimento, non solo per Walia ma anche per Telì e Kani Kombole.

 

Ed è proprio sull’edificio dell’infermeria che ho chiesto il parere tecnico di Ste’/Canada.

Infatti la costruzione, cemento e pietra con tetto in lamiera, presenta un crepa verticale esagerata più una crepa orizzontale su uno dei pilastri.

Così ho chiesto a Ste’ se poteva venire e dare un parere sul da farsi.

Il geometradelcomune è venuto, ha cacciato, man mano vedeva la costruzione e i suoi difetti, una discreto numero di santi e madonne e, alla fine, presente Marian, l’infermiera, ha detto;

-Questo edificio non solo è pericolante ma è pericoloso, può cadere da un momento all’altro-

Il tutto tradotto in francese ad uso di Marian, lei con quei suoi occhi e quel viso così dolce ha detto:

C’è l’Afrique, mon terre– E l’Africa, la mia Terra.

Così in due parole ha tracciato il solco che divide ciò che noi vediamo da ciò che loro vedono. Non so se ho reso l’idea di quello che volevo dire, spero di sì.

 

Ma veniamo, finalmente a sabato, penultimo giorno al villaggio/casa nostra di Walià, comune di Kani Bonzon, Cercle de Bankass, Region de Mopti, Mali.

 

La mattina parte come al solito, cioè, sveglia in ora antelucana, colazione con il sole che, timidamente affacciantesi all’orizzonte chiede venia per il suo ritardo e se possibilmente, possiamo offrirgli un caffè… Caffè d’orzo in tazza grande con bricco di latte di capra tiepido a parte in coccio di Faenza, eventualmente anche di Gualdo Tadino va bene.

Finito di imburrare di marmellata quel che rimane delle nostre scorte di pane fresco e nutriti con ciò che rimane delle frittelle, visto che anche noi, (non io), affondiamo a piene mani, ormai, in quei bacili… ma la sto facendo lunga e noiosa:-)…  Saltiamo al dunque.

Chi non conosce il quesito della Susi, sappia che si tratta di simpatica signorina con tratti primi anni sessanta ospite delle pagine immortali de “la settimana enigmistica”.

Al solito pone domande del tipo: Se Giorgio ha i calzini neri e Franco porta le bretelle, sapendo che Maria non la darà mai via e Franca, invece, ha una prima scarsa di reggipetto, (negli anni sessanta non si diceva seno), chi tra i cinque… Ops ma son quattro! Ah, già, dimenticavo Mario che porta il parrucchino rosso…

Dicevo; chi tra i cinque, ha fatto la puzzetta?

E tu passavi ore, sentendoti sempre più un decerebrato perché non arrivavi MAI alla soluzione… Così, vi dirò: quel sabato mattina io, Mauro, Federica e Gianna, saremo i protagonisti di una cerimonia matrimoniale… chi saranno gli sposi?

Sapendo che io e Gianna saremo i testimoni, Federica la madre di lui e Mauro il padre di lei, per la legge di Oxwiecz trovare gli sposi. Caricati i nostri corpi su un pulmino, insolitamente deserto, (solo noi e Ousmane che farà da garante alle nozze), ci avviamo verso Kani Bonzon sede del comune e della nuova prefettura…

Ma come…  Miii… ma come sta galoppando questo Paese? Solo nel novembre 2005 la sede della prefettura era un locale in Banko pronto a cadere al primo sternuto, ora sembra la reggia di Versailles!

 

Infatti mentre gli sposi cercano di convincere gli ufficiale pubblici del comune del fatto che; No, in Italia non è strano che la madre sia più giovane del figlio e che il padre più giovane della figlia”:-), io e Vin andiamo in prefettura a salutare il sous prefect che già incontrammo e che si ricorda di noi due matti!

Mentre chiacchieriamo e Vin gli spiega i nuovi sviluppi del progetto arriva anche Ousmane che continua la spiegazione. Arriva anche il segretario del sindaco, (che non può officiare perché giacente in letto d’ospedale a Bamako… l’ospedale è Top-secret…  Pare^-^), e si va con le pratiche matrimoniali.

Per primo, visto che è il primo matrimonio dell’anno, si battono le mani tutti allegri, (battere le mani è un vero Must), poi il segretario con le dita un po’ artritiche:-) scrive i nomi, per lui strani, di noi bianchi e che non son neppure francesi.

Il foglio delle pubblicazioni poi viene affisso come da regolamento al muro del comune dove starà diciassette giorni.

Dopo di che, passati trenta secondi, il tempo in cui Matteo ha consegnato il bouquet alla sposa, (devo dire che il servizio Interflora non è così stupendo come quello organizzato brevi mano da Quinn), noi tutti rientriamo nell’ufficio e parte il primo matrimonio, cioè la compilazione dei fogli matrimoniali in triplice copia.

 

Molto belle le domande a lui:

-Matrimonio poligamo o monogamo?

Diciamo che è bastato uno sguardo della sposa!

A lei no… a lei non hanno chiesto poligamo o monogamo:-)

Poi si passa alla sala grande, quella della cerimonia, sul tavolo approntato c’è pure un omaggio floreale denso di significati a cui aggiungo, di mio, i primi due semi di moringa africana, (dopo però me li riprendo^-^).

 

Officia il Sous Prefect che vorrebbe chiamare un po’ di gente… bastiamo noi a far casino 🙂 noi e un magrettino comparso dal nulla che si muove rasente la parete quasi non volesse esser notato… Il crocifisso che porta sopra la maglietta non lascia dubbi sul chi sia: Un prete cattolico della frazione cristiana di Dogò.

 

Guardo lui e mi viene in mente il film “il compagno don Camillo”…  Troppa la rassomiglianza tra le due situazioni!

Il matrimonio si celebra. Si inizia chiedendo agli sposi se vogliono prendersi per tutta la vita, poi chiedendo alla madre di Lui se ha versato TUTTA la DOTE, mentre il padre di Lei deve assicurare allo sposo che la sposina è volonterosa, di poche pretese e di buon comando… in soldoni deve OBBEDIRE allo sposo senza se e senza ma!

 

Espletate queste domande si dà il via con i festeggiamenti!  Sa il Signore da dove sbucano riso e coriandoli e petali di rose rosse e rosa e bianche… ahh Matteo Matteo…

Dopo di che abbracciamo tutti quelli che passano a tiro.

 

Anche il prete, trova il coraggio di palesarsi, così, visto che andiamo a Dogò per vedere il posto del nuovo lago, gli offriamo un passaggio con il nostro pulmino, e poi, per chi vuole, ci sarà la benedizione nella sua piccola chiesa di fango, che stona di fronte alle moschee vecchie e nuove che stanno fiorendo nella zona. Ma in fondo, il cielo è sempre quello come diceva pure don Camillo!

Arriviamo a Dogò, non ci aspettavano ma è un attimo e son tutti lì, si va al sito del lago e si misura al vecchio modo. Guardo il nuovo chateau d’eau ed è più inclinato di agosto e non c’è nemmeno la tonnellata d’acqua che ci dovrebbe essere…

Ok ok non dico nulla… però… va be’, si parla con gli anziani, si parla di dove fare il lago, gli si ricorda che devono fare il canale promesso ad agosto e poi si parte.

In fondo abbiamo un banchetto nuziale che ci attende a Walià… che paura:-)

Nel ritorno una breve sosta ristoratrice al campement di Kani Kombolè che, secondo me, fa il miglior cous cous di tutti!

Apprezziamo la tecnica di potatura dei baobab messa in atto dai tecnici Maliani e finalmente torniamo a casa dove ci aspetta, sorpresa sorpresa, la tavola già imbandita.

WOW e doppio WOW… mangio di gusto anch’io e poi il pisolo si appropria di me… In fondo è stata una giornata emozionante… cavolo, non son nemmeno le quattro… e la giornata mica è finita!

 

Non solo non è finita, ma ho pure tralasciato un paio di cose successe nel viaggio tra Dogò e Walià con fermata a Kani Kombolè.

La benedizione è stata in un francese elementare che capivo anch’io! All’interno di una chiesetta in puro stile naif-alienne, con un piccolo crocifisso e un piccolo poster della madonna di Lourdes appesi alla parete, lascia un groppo in gola a chi crede che la fede è dentro non fuori! (E via di saccenteria^-^)

La visita al nuovo sito per i due restanti laghi che prevede il contratto 2011 a Kani Bonzon non può essere compresa appieno se non si contestualizza quello che il progetto di Vin ha scatenato ai piedi della Falesia.

 

In un film appena appena decente qui ci sarebbe un flashback che mostrerebbe un pulmino con dei bianchi, tra i quali riconoscereste al volo me Vin Federica e Maurizio. L’anno è il 2005 l’occasione cade è febbraio.

Primo viaggio in zona. Idee ancora tante e confuse ma un obiettivo certo: NOI non faremo muraglioni simili. Siamo ai piedi del mega barragge di Kani Bonzon, non c’è una goccia d’acqua e mancano ancora tre mesi alla stagione delle piogge. Avevamo un’idea rivoluzionaria, così insolita al che a novembre erano presenti il sindaco di allora Seydu e il prefetto di allora, per le autorizzazioni all’esproprio per lo scavo di quello che oggi è il lago SSR.

Mentre Vin si sbracciava a spiegare in franco-Dogon-umbro cosa avremmo realizzato e loro non capivano, tanto che ad un certo punto il Sindaco interruppe Vin e gli chiese:

-Ma questa cosa che volete fare, conterrà l’acqua? Tanta acqua? –

-SI! – Rispose Vin.

-Bene, allora fatela! –

Fu la risposta finale…

Oggi, dopo quasi sei anni, negli orti del mega barragge di Kani Bonzon, i coltivatori hanno capito che è meglio portare l’acqua agli orti che inseguirla man mano si ritira…

E gli orti intorno a Kani Bonzon son coltivati da 75 famiglie.

Ismael, il sindaco di ora, ad agosto ci portò una petizione di loro 75 per avere un bacino simile a Walià. Ehm…  Il loro sarà appena appena più grande:-) tanto che ho chiesto espressamente per il prossimo anno, una pinasse o una piroga per girare il lago… questo prima di vedere il coccodrillo a due passi dalla riva… MIIII!

Ma c’è Dangerous…C’è l’Afrique, mon Terre🙂 e così, ricuperati i due fatti e finito il pranzo nuziale, mi son abbioccato sulla panchina, cullato dai canti delle donne e dai miei pensieri: come cazzo faremo a far arrivare i mezzi a Mopti? 🙂

Mi sveglia il chiacchiericcio di Vin e Ous, è arrivato anche Diadiè per quel pozzo orizzontale che ci siamo inventati per far contenere più acqua al lago di Walià, e stanno discutendo di quello.

Mi alzo, un po’ legnoso e vado da loro, poi con il capo villaggio Mamadou, andiamo sul posto e spieghiamo quello che devono fare. Che bello, che bello e poi che bello ancora! Cosa? Ma che ne so? So solo che come sto qui sto solo qui.

Si rientra al campement, vorrei scrivere un po’, ma non se ne parla, stasera, prima che il sole si spenga va in scena Italia Mali!

Noi da buoni italiani ci prendiamo un portierino che è una favola, naturalizzandolo come oriundo millantando suoi nonni di Battipaglia. Del resto, noi con gli scarponcini e Vin come zavorra davanti a fare da pilone per il gioco di sponda, (lo colpisci e la palla rimbalza), poco possiamo contro la loro tecnica scarsa… Ma noi con gran vitalità agonistica che paiono cento e non sette… (forse erano davvero cento 🙂 ma che importa ci si diverte), prendiamo il gol proprio in zona Cesarini, altrimenti sai che festa:-)

 

Mauro e Gianna immortalano a bordo campo le eroiche gesta dei figli di cotanto stivale: Matteo, lo sgusciante centrale votato all’attacco. Fabrizio da Genova arcigno e ruvido centrocampista che mette ingegno e tempra al servizio della squadra. Federica sacrificata in difesa, martella come un fabbro chiunque le passi accanto. Maurizio agile gazzella di marmo bianco di Apuane Alpi. Efriel, come gli immortali di tale Serse si getta tra le ruote di carri falcati per fermare le orde che cercano di violare la patria porta. Stefano di suo, cerca di portare ordine in un centrocampo che lo vede, suo malgrado, soccombere sotto i colpi avversi della superiorità numerica. Avversari, (almeno dieci di loro per uno di noi)!

 

E che dire della leggiadria in attacco di un Vin in grande spolvero, (sarà la sabbia?), che ricordava nelle movenze il ballo immortale di “Fantasia” di tale Walt Disney! 🙂

Avversa fu la sorte, non mancò il coraggio e nemmeno la furbizia italica di trasformare la gara di calcio in gara di rugby! Pur poco avvezzi al nuovo sport i ragazzi in tenuta nera hanno subito compreso le regole base e agito di conseguenza. Non solo sabbia violò i pertugi dei nostri eroi… anche qualche cacchina:-)!

 

Alla fine è il sole calante a dichiarare la fine della pugna. Orsù alle docce che la sera s’approssima e ancora molta da viver c’è in… questo sabato qualunque, è un sabato italiano il peggio sembra esser passato… come diceva il cantante decenni or sono:-) Ma ci sarà rivincita… ah se ci sarà…

 

Sabato sera, torniamo dal visionare il nuovo lavoro che si farà a completamento del bacino di Walià e c’è una “coda” al matrimonio, Gianna, vulcanica ragazza varesina o varesotta:-) ne ha inventata un’altra: due mongolfiere benaugurati per gli sposini che, son sicuro, non avete indovinato… NO, non sono loro. Due belle mongolfiere made rigorosamente in China che accese volteggiano felici nel cielo buio.

Le vediamo volare in alto e lontano finché non spariscono oltre la linea dell’orizzonte conosciuto ed entrano in una dimensione parallela segnando l’inizio dell’anno astrale del procione felice.

Si cena, c’è anche Ousmane… fermatemi se non succede sabato sera… e per non pensare troppo al nodo che ho nello stomaco, approfitto della sua presenza e del fatto che un poco di italiano lo comprende per chiedergli di narrarci la storia del suo popolo.

Per chi non lo sapesse i Dogon sono uno dei tanti popoli, (anche gli Ungheresi destano perplessità simili), le cui conoscenze astronomiche stridono con le loro tecniche di osservazione e con le loro tecnologie.

Ousmane con quella sua voce tenorile, ci racconta del “popolo delle stelle” così si chiamano i Dogon. Ci racconta anche della sparizione delle Loro tradizioni a causa delle nuove religioni imposte dall’esterno. Islam e cristianesimo stanno “uccidendo” la tradizione animista propria dell’Africa. Gli Hogon, sacerdoti o uomini sacri non vengono più accuditi dai villaggi e muoiono letteralmente di fame.

Solo in alcuni villaggi più sperduti, resiste la tradizione ancestrale animista. Nel resto, solo tante moschee   e qualche chiesa.

Ascoltiamo attenti a quello che ci racconta, è la prima volta in sei anni che ci parla della Sua gente ed è bello ascoltarlo, anche se capisco poco del suo francese, capisco il senso di ciò che racconta. Anche se lui è musulmano, si capisce che la sua anima è altra cosa. Quando tace e solo le stelle illuminano i nostri visi, sento di essere più ricco. Stanotte nel freddo al chiuso nel mio bozzolo porterò con me un pezzo del popolo delle Stelle.

Ci racconta le prove che un ragazzo deve affrontare per diventare uomo, ci racconta di tempi scanditi dalla maturazione della calibassa, ci racconta di chi può diventare Hogon e chi non può. La stratificazione sociale è molto articolata e solo i nobili possono acceder a certe cariche. Ci racconta della circoncisione e…  Beh la domanda viene spontanea: e le donne? Tace, come uomo sa molto poco delle tradizioni delle donne e si sbilancia assai poco parlando di infibulazione… smettiamo di metterlo in imbarazzo per favore… grazie.

Buona notte Ous, a domani.

 

Non so… abbiamo giocato a carte? … la memoria accavalla pensieri e sensazioni senza sistemarle in uno spazio tempo di stile “nozionistico”:-)

Ho un nodo allo stomaco non causato da cibo ma da azioni. Azioni che, continuo a ripetermi, sono buone azioni. E allora, se sono buone, perché mi sento una emerita merda?

L’altro giorno quando siam tornati da Ende a Walia abbiamo incrociato Amadou, il nostro costruttore, quello che ha realizzato tutti i nostri laghi. Pur con qualche disagio o incomprensione è quello che in questi cinque anni ha portato avanti in concreto il nostro progetto.

Ci aveva portato in dono una cassetta di Coke e affini, e pensava di fermarsi a parlare con noi del nuovo lago. Lui non sapeva nulla degli ultimi sviluppi, di quello che da agosto ad oggi era successo e di quello che avevamo deciso di fare. Non gli dovevamo nulla, tutto il suo lavoro era già stato saldato ad agosto. Però, guardarlo negli occhi mentre Vin gli spiegava che per lui al momento non c’era più lavoro mi ha fatto sentire male. E’ vero, con il contratto che abbiamo stipulato tutti ci guadagnano in un modo o in un altro, rimane fuori uno: lui.

E questo non mi va giù.

Scusate…

 

E siamo a Domenica. Domenica è il “Moringa Day” vengono i coltivatori e Salif Aly Guindo, tanto per chiamare la gente per nome e cognome :-), Prèsident de Bara-Hogon.

Queen-Matteo spiegherà, con pratici esempi e mostrerà come va piantato un seme e gestita la sua crescita: ma è presto, son solo le otto e l’incontro è per le dieci. Allora che si fa? Mentre Mauro e infermiere a seguire controlla l’igiene orale dei circa trecento bimbi alla scuola, noi che facciamo?

Beh, si potrebbe andare a vedere a Uana Birè come stanno messi e poi a Bagourou il bacino eseguito da quell’associazione Italo-Maliana che abbiamo incontrato ad agosto. Vin Insiste, chiamiamo Ous e andiamo. Per andare a Uana Birè tagliamo per i campi posteggiando il pulmino sul sagrato, (si chiamerà così?), di una moschea nuova nuova.

Il lago c’è, non fatto come volevamo noi ma, approssimativamente c’è! Ed è un bel segno. C’è pure un jardin e nota più unica che rara, è realizzato da due giovani, non due anziani come a Walià: Due giovani che hanno scommesso sulla durata dell’acqua e si stanno facendo un mazzo tanto per coltivare.

 

Coltivano di tutto: cipolle melanzane, cetrioli peperoncini e tutto quello che riescono a zappettare nel Jardin rigorosamente recintato da canne di miglio e rami di spine. Bello, bello bello, facciamo la foto ricordo con la targa e con loro. E’ un segno, non tutti azzardano la coltura, la fatica è tanta e se finisce l’acqua prima che quello che coltivi sia maturo, è inutile; quindi la maggior parte dei coltivatori aspettano di vedere quanto rimane l’acqua nel bacino prima di iniziare a lavorare ai jardin.

Persino Ous è stupito dalla grinta di questi due ragazzi. Ok ragazzi ci si vede il prossimo anno, buon lavoro e buona fortuna. Rimontati sul pulmino si schizza a Bagourou, diametralmente opposto a Uana Birè praticamente Walià sta in mezzo ai due villaggi. Arriviamo al villaggio, (povero), di Bagourou passando accanto al grande lago insabbiato, ci sono mattoni e mattoni, ma acqua nulla. Il capo villaggio fatica a comprendere quello che chiediamo:

-Vogliamo vedere, se possibile, il nuovo scavo alla pozza di Bagourou. –

Ci dice che è quasi asciutto, che lo hanno già detto a quelli che lo hanno scavato e che, se loro non ci penseranno, lo chiederanno a noi di ampliarlo… che tristezza… come fai a non capire che il punto non è ampliare ma lavorare sulla profondità e sul NON far entrare nuova sabbia nel bacino… Va beh, ci fa guidare da un ragazzo del villaggio il quale ci porta a quello che rimane di uno scavo realizzato in maniera così… diciamo, poco consona alla bisogna, da far spavento.

 

Vi do solo una immagine: lo scavo è profondo un paio di metri, non di più, ma sembrano di più perché la con la terra estratta ci hanno alzato le rive… così quando l’acqua arriva, e ne arriva tanta ma tanta e da ogni dove, copre le sponde rialzate, scioglie il terreno e. indovinate dove va?

 

Bravi, dentro il “Lago” e, per aggiungere tristezza su tristezza, questa realizzazione è stata fatta con i soldi NOSTRI.

Soldi della cooperazione Italiana che attraverso questa associazione Italo-Maliana, sta spendendo, io dico allegramente, circa un milione di euro, per lo sviluppo della filiera orticola dei Pais Dogon.

Mi piacerebbe che qualcuno di Rete di Torino o di Terranuova di Roma, (non dico di “Pedecò” che è Maliano), ma qualcuno di loro intervenisse e spiegasse, in concreto, su che basi si muovono i loro interventi. Visto che a Bagourou ha finanziato uno scavo che il prossimo anno sarà riempito dalla sabbia portata dalla plain…

A Walià han costruito un locale destinato all’alfabetizzazione degli adulti, che fino al loro arrivo non avevano mai chiesto altro che l’illuminazione della scuola esistente per poter andarci di sera, e questo è quello che siam riusciti a vedere, perché, nonostante gli abbia scritto una e-mail spiegando che anche noi operiamo in zona e cosa facciamo e chiedendo un incontro per misurarsi sul da farsi, per evitare lavori “doppi” si son ben guardati dal rispondere.

Ok ok… lasciamo stare va’…

 

Torniamo alla splendida mattinata assolata. Torniamo a Walià e, piano, arrivano i coltivatori a fine dimostrazione saranno una trentina.

Essendo Ous occupato ci traduce un inesperto Moussà, inesperto perché non ha assistito ad altri incontri riguardanti la Moringa. Dopo poco arriva Ous e la traduzione ne risente, in meglio. Matteo mostra come va piantato e innaffiato un seme, (una mezza bottiglia di plastica con della sabbia locale, funge da vivaio).

 

Mostriamo anche il frutto e spieghiamo, anzi, Matteo spiega, i vari tipi di coltivazione, (estensiva, intensiva e intensiva all’esagerazione^-^), e i pregi delle varie scelte. Salif interviene un paio di volte magnificando le doti e le proprietà nutrizionali della Moringa.

 

Ad un certo punto dico a Ous,

-Scusa, digli che sappiamo benissimo che è una pianta altamente nutritiva e non solo, è per questo che l’abbiamo portata a voi, ed è per questo che dovete coltivarla. –

Ma andiamo oltre le chiacchiere. Così, piano, mentre Matteo spiega come potare gli alberelli giovani o tagliare a mo’ di insalata la coltivazioni Extremintensive, i coltivatori cominciano a misurarsi sul tempo e l’impegno che devono dedicare alla coltivazione di questa pianta.

-Fermo immagine- Quest’anno abbiamo visto un sacco di alberi nei Jardin, a differenza degli anni precedenti, ad agosto, avevamo visto le donne sparire sulla balze della falesia a raccogliere i frutti d’acqua, (come li chiamano loro), per poi andare a venderli al mercato.

Ora, gli alberi li piantano loro. Non vanno in giro a raccogliere i frutti li fanno crescere nei loro Jardin. Per cui, per cominciare un’attività che darà frutti nel tempo, occorre metabolizzarne il senso.

E il senso, così a occhio, direi che è stato metabolizzato.

Infatti ad agosto, tutti volevano semi e semi di moringa. Adesso, compreso bene, (speriamo), il lavoro che li aspetta, sono parchi nelle loro richieste. Chiedo ad Ous se hanno intenzione di fare una piantagione per tutto il villaggio o se ognuno vuole la sua. Domanda e poi mi dice che ognuno coltiverà i propri semi in uno spazio comune deciso dal Villaggio.

 

Ok, allora cominciamo la distribuzione dei semi.

Ogni coltivatore interessato scriverà il suo nome e la quantità di semi che riceve… e così… avevo portato tremila semi e ne ho riportati in patria 1500.

Oltre seicento sono stati divisi tra gli oltre trenta richiedenti, la rimanenza è stata data in gestione a Salif, per Ende, e al capo villaggio Mamadou per Walià. Se un coltivatore vuole dei semi, sa dove trovarli.

L’anno prossimo verremo a conoscenza dei frutti che ha portato quest’incontro… e Matteo potrà spiegare cosa fare delle piante a partire dal secondo anno:-)… è stata dura, però, Try e Teo contavano i semi e io li ponevo nelle loro mani… emozionante come poche cose nella vita.

 

I giorni si susseguono in una collana spezzata che fila dritta verso una sola destinazione.

Arriviamo che è già buio a Bamako, Belcò, carino come sempre, ci ha prenotato un paio di camere per farci rilassare e una doccia. Poi ci sarà spazio anche per cenare. Non sono al massimo, ma è cosa solita per me, non mi piace viaggiare, vorrei essere già sul posto, sia che si vada sia che si torni… e viene il momento di andare all’aeroporto, ormai così distante da quello che ricordavo. Arriviamo all’ingresso nel disinteresse totale, nessuno che si affanna per prenderci le valige o altro, siamo viaggiatori e punto.

La trafila per l’imbarco è la sola e l’unica nota di colore, (che battuta^-^), “fantozziana” è data dal detector che ti passano uno a uno prima di salire sull’aereo, che trova i metalli che ho in tasca, estraggo due mazzi d chiavi di casa con tanto di telecomando più un coltello tuareg di dieci centimetri, passo tutto il malloppo di mano in mano mentre mi passa lo strumento addosso. Tutto ok dice… ma va? 🙂

Salgo sull’aereo, con un gioco di prestigio tra i vari sedili che ci hanno assegnato, io e Federica siamo insieme, Mauro e Gianna sono davanti a noi.

Ho sonno, sono le due del mattino di martedì 12 gennaio, appoggio la testa al finestrino e mi addormento. Mi sveglio, l’odore del cibo ha forato il sonno. No, non voglio nulla. Guardo fuori nel buio, chissà da quanto siam partiti. Mi riaddormento. Nel sonno, all’improvviso sale una vampata dal basso, apro gli occhi… Fede, non sto bene…

Poi, nell’ovatta del sogno sento una voce che chiama il mio nome, a volte intero a volte solo pezzi, poi sento i colpi sul viso e apro gli occhi. Vedo Mauro che mi fissa e mi schiaffeggia. Che cavolo è successo, penso, ma non ho la forza di far altro che guardarlo, vorrei dormire, lasciatemi dormire, ho sonno, tanto sonno, Federica mi stringe la mano, la Hostess ha fatto alzare il tipo seduto accanto a noi e mi improvvisa un lettino, poi vorrebbe fare qualcosa che non capisco… è cominciato con Don Camillo, questo viaggio e finisce con Peppone. Non lasciatemi qui portatemi a casa -Tu da qui scendi con le Tue gambe e sali sul volo che ci porta in Italia, da solo senza problemi. –

Mauro, non sai cos’ho provato quando me lo hai detto… poi però mi ha messo un sacchetto per il vomito in mano e ho cominciato a preoccuparmi quando mi hai detto:

-Tra un po’, secondo me, vomiti. –

Io ODIO vomitare, è più forte di me, mi uccide, preferisco farmi tagliare un braccio piuttosto che vomitare!

All’arrivo a Casablanca c’è l’ambulanza per me, mentre scendo guardo i miei compagni con un po’ di vergogna, scusate ragazzi, mi incitano a non mollare. Due dottori mi misurano i parametri e si informano sul mio stato di salute, Federica spiega quello che, secondo me è successo: una congestione dovuta a qualcosa di freddo bevuto nella giornata. Mi auscultano dietro e davanti, provano di nuovo la pressione e poi, (con mio enorme sollievo), mi dicono; Tutto ok Good.

Ho un sonno bestia, dovevamo andare a visitare Casablanca nelle cinque ore fermi in attesa del volo per Milano, ma io, ragazzi, mi fermo e dormo un po’. Come sia riuscito a dormire su quelle panchine è uno dei misteri che la Madonna di Fatima dovrebbe spiegare:-).

Al mio risveglio ho persino fame e facciamo colazione, poi mi prendo una felpa pesante, (la mia pensavo di averla lasciata a Mopti), e aspettiamo il volo per Malpensa.

Ecco, il viaggio è finito, ora, mentre batto le ultime note, sento di dover ringraziare tutti quelli che sono venuti e hanno reso questo viaggio la stupenda avventura che è stata.

Non vi dirò che vi voglio bene o altre smancerie simili, sappiate però che è vero:-)

Un abbraccio e… beh il desiderio di ripeterlo un altro anno con Voi!

Daniele

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Quando leggo i vostri bellissimi resoconti di viaggio, non posso fare a meno di immaginare i posti, le emozioni, la pura felicità di stare in compagnia come giovani scout.

Non posso nemmeno non sperare di essere dei vostri prima o poi, chissà in un futuro remoto….

Baci, Praslin

@@@@

Finalmente riesco a leggermi in santa pace tutti i vostri racconti…

Mi avete fatto sorridere, ridere di gusto, commuovere.

Grazie.

Shake

Fabrizio (Tricio)

          14-01-2011    

 

Si parte,  all’aeroporto di Malpensa siamo in otto, gli altri 2 li troveremo a Mopti, fra qualche giorno. Il viaggio non comincia nel migliore dei modi, la coda al controllo bagagli è lunghissima e il tempo non è tanto. Dopo le formalità ci troviamo tutti sull’aereo ma questo non vuol partire, stiamo aspettando una ritardataria che ci scombussolerà tutto il programma, almeno dei primi giorni.

Arriva e finalmente di parte!

Da Milano a Casablanca sono solo 3 ore e il ritardo comincia a pesare, arrivati nella città marocchina veniamo subito fatti salire su un pullman che con una corsa di ben 50 metri ci porta all’aereo a fianco con un check-in al volo sullo stesso. I nostri bagagli non avranno la stessa fortuna, visto che arriveranno in seguito…

Arriviamo finalmente a Bamako, è notte fonda e ovviamente ci attardiamo ad aspettare i bagagli che non arrivano.

Stanchi e sconfortati dal fatto di dover passare un altro giorno nella capitale andiamo all’albergo Flamboiant, dove ci vengono date le camere per passare la nostra prima notte in Africa.

Io vado in camera con Canada, e lì ci aspetta la prima delle tante sorprese del viaggio!

Senza una doccia e senza manco lo spazzolino da denti ci mettiamo a dormire su un letto matrimoniale che comincia subito a protestare, infatti nemmeno due minuti dopo cede di schianto dalla parte della testiera e ci troviamo così a testa in giù. Girati i cuscini dalla parte dei piedi ci mettiamo a dormire, sono le tre di notte, è meglio riposarci un po’.

Sono le sei del mattino e sono già sveglio, lascio Canada a dormire, mi alzo e esco. La prima notte è andata, sono in Africa! Tutto il resto non conta.

Poco a poco si svegliano tutti e finalmente alle dieci riusciamo a uscire dall’albergo per una visita al mercato, esattamente la prima delle prove a cui verranno sottoposti Quinn e Canada.

 

I mercati africani sono una concentrazione di colori, suoni e odori molto, ma molto particolari. Giriamo un po’ tra banchetti che vendono di tutto, dal pesce alla carne, ovviamente conservata al sole o al massimo affumicata, dai secchi di plastica alle pentole in alluminio riciclato, vestiti nuovi e usati fanno mostra di se tra un’effige di Obama e venditore di spezie.

Veniamo portati dalle nostre guide in un magazzino dove cercano in tutti i modi di venderci di tutto, le contrattazioni ci portano via una buona ora, alla fine veniamo scortati fuori dal mercato e accompagnati al pulmino che per i prossimi giorni ci accompagnerà lungo tutto il viaggio.

Cerchiamo a quel punto un buon posto per passare la notte seguente, visto che il primo albergo presentava problemi insormontabili per noi occidentali, ne troviamo uno discreto, non ha il bagno in camera ma è pulito e ordinato, una rinfrescata e troviamo pure il ristorante dove mangiare qualcosa.

Sotto un paio di ombrelloni le chiacchiere si sprecano e con una birra e piatti dal nome impronunciabile cominciamo a ragionare. Giriamo ancora un po’ per Bamako e poi andiamo in albergo. Dopo una doccia ritorniamo fuori per la cena, il ristorante è lo stesso del pranzo, meglio non rischiare, dopo la cena tutti a nanna.

Il prossimo aereo, speriamo con le nostre valigie, arriverà nella notte, dobbiamo presentarci all’aeroporto a quell’ora, sperando che i bagagli siano arrivati. Io Vin Gianna e Mauro siamo i volontari che si sveglieranno alle 2 di notte per andare a recuperarli.

Alle tre siamo di ritorno all’albergo con i bagagli, svegliamo l’allegra brigata e caricato tutto sul tetto del pulmino partiamo finalmente alla volta di Mopti.

Una dozzina di ore di viaggio ci attendono. Yayà, il gigante buono, nostra guida e autista, si mette al volante nella notte, ci porterà nel primo pomeriggio a Mopti, giusto in tempo di pranzare. Il viaggio è lungo, alle prime luci dell’alba, forse anche un po’ dopo, ci fermiamo per la colazione in un baracchino lungo la strada. Caffè e pane, nulla di più, ma basta per andare avanti.

 

La strada è lunga, i 650 km che separano la capitale dalla Venezia maliana è piena di buche e dossi, attraversiamo villaggi sconosciuti e grandi città, i bambini come sempre ci salutano con la mano, il loro sorriso sulle labbra ci dà in benvenuto in Mali, non possiamo fare altro che rispondere a andare avanti, un’avventura ci aspetta.

Ecco finalmente il Niger e Mopti, dopo 11 ore siamo finalmente giunti alla Venezia del Mali, siamo tutti stanchi ma la vista della Porte d’Afrique ci rincuora tutti, anche Canada, fino a quel momento sfiduciato dagli avvenimenti sembra riaversi.

 

La città è caotica e polverosa come sempre, i negozietti sfilano davanti ai vetri del pulmino e in pochi minuti ci troviamo sulla promenade lungo il fiume Bani, affluente del Niger. Sul lungofiume svoltiamo a destra e dopo un paio di ulteriori svolte ci troviamo all’albergo Ya Pas De Problem.

 

L’accoglienza di Ousmane è la solita, grandi sorrisi e strette di mano. Ci fiondiamo subito in terrazza per il pranzo che Tarcisia e Maurizio hanno provveduto a ordinarci. In terrazza li troviamo ad attenderci, e in pochi minuti l’allegra brigata si ritrova al completo.

Il pranzo è il momento per fare il punto della situazione, ci troviamo in ritardo di mezza giornata sula tabella di marcia, dovremmo raggiungere in giornata Walià ma nessuno pare averne la forza. Tra un discorso e l’altro si fa buio, decidiamo quindi di rimanere per la notte a Mopti e scendere dalla falesia con il favore del giorno. Per la notte andremo in un albergo, ancora in fase di costruzione, a Sevare, a 10 minuti da li.

Ovviamente ceniamo all’albergo e dopo un piatto di Captain avec le frites e una bella Flag da 66 fresca, fatti gli ultimi acquisti per il villaggio andiamo finalmente a nanna.

Finalmente posso aprire la valigia e farmi una doccia decente, ormai è la terza notte che passo in Mali e un cambio di vestiti è assolutamente necessario!

La notte passa tranquilla, all’alba, che da quelle parti e alle sei, sono sveglio, mi pare di aver dormito troppo, mi alzo e scendo in cortile dove trovo Vin intento a redigere il contratto per la costruzione dei prossimi pozzi. L’aria è frizzante, anzi fa quasi freddo, una buona colazione a base di caffè, pane burro e marmellata, mi risveglia e scalda. Chiacchiero con Vin, poco a poco tutta la truppa si sveglia, e così ci troviamo in poco tempo tutti attorno a un tavolo ad aspettare che arrivi il nostro autista con gli accompagnatori che ci porteranno finalmente alla meta.

Sono le nove passate da un po’ quando finalmente partiamo. Tutti a bordo!

Il primo pezzo di strada è asfaltata, almeno fino a Bandiagara, dove ci fermiamo per una bibita, le ultime compere e gonfiare il pallone di cuoio.

Da lì si parte verso la falesia, lasciamo dopo pochi km la strada principale e ci avventuriamo sulla pista sterrata che taglia diritto verso il bordo netto della stessa. Comincia la parte più dura del viaggio di andata, se da Bamako a Mopti è stata facile, questo pezzo di strada diventa difficile e duro. Finalmente comincia la discesa, tra rocce e strapiombi scendiamo velocemente i trecento metri di dislivello, ci fermiamo a metà strada per sgranchirci le gambe e fare la foto di rito dal classico punto dove di vede il sahel sottostante.

In poco tempo siamo in fondo, giriamo a sinistra e ci mettiamo sulla pista di sabbia che porta a Walià. La pista se possibile è conciata peggio dell’anno scorso, ma il buon Yayà con perizia, e un insabbiamento ci porta finalmente a destinazione!

Walià e alla nostra destra, tra noi e l’immenso Seno Gondo maliano.

In pochi minuti siamo al campment accolti dalle persone del posto come fratelli. Finalmente siamo arrivati, scarichiamo i bagagli e organizziamo il campo.

La bombola del gas e la pentola di Hänsel e Gretel ci sono già, quindi è facile preparare un piatto caldo di pasta. Ma la fame è troppa per aspettare, optiamo quindi per le scatolette. Insalatissime e tonno vanno bene per adesso, per questa sera vedremo poi.

Dopo pranzo partiamo subito alla volta del lago Se@sonRose, Efriel non sta più nella pelle, vuole vedere avanzamento degli orti e le Moringhe. Il lago è sempre lì, gli orti si sono ingranditi, pomodori, peperoncini, zucche, cavoli, melanzane e papaya fanno bella mostra di se negli orti in riva al lago. C’è anche una discreta quantità d’acqua, segno evidente della buona progettazione, ci sono pure delle tartarughe che nuotano nell’acqua torbida e qualche piccolo pesce, che guizza di quando in quando.

Le Moringhe nate sono poche, ci sono stati dei problemi nella crescita, ma per quei problemi aspettiamo il resoconto dei contadini e le soluzioni portate da Quinn. Il pomeriggio passa veloce nel Sahel, alle 6 è già buio, e dopo aver giocato con in bimbi al barrage del lago rientriamo al campo per prepararci alla prima notte all’albergo con più stelle al mondo.

Dopo aver recuperato i letti mancanti, ci prepariamo per la cena e finalmente possiamo pranzare con il menù ufficiale di benvenuto: pizzoccheri alla Valtellinese, una tradizione per l’arrivo a Walià.

Canada e Quinn sembra che si stiano ambientando alla situazione. Insegno a Canada a farsi la doccia con un paio di litri d’acqua e gli impartisco le ultime raccomandazioni sull’uso del bagno del campment.

Quinn preferisce optare per il bagno padronale e si avvia tutto solo al buio con una torcia in una mano e un rotolo di carta igienica nell’altra nel Sahel… MATTEOOOO!

                                                                                           

E’ buio, un buio totale, non c’è neppure la luna a rischiarare un poco la notte, la falesia quasi non si vede. Matteo è uscito da dieci minuti, dovrebbe già essere rientrato, ma non si vede, provo a chiamarlo dal muretto del campment, non risponde, vedo una luce che si muove laggiù ma non può essere lui, troppo vicina per non rispondermi, cominciamo a essere preoccupati, nella testa girano tutti i pensieri del mondo, sarà caduto, si sarà fatto male, sarà stato rapito, insomma, la preoccupazione continua. Esco dalle mura amiche e mi addentro nel Sahel continuando a urlare il suo nome, non ricevo risposta.

Canada dice di averlo visto uscire dritto verso l’ignoto, mi addentro anche io nel nulla, non lo trovo, Vin decide di provare verso la falesia io dall’altra parte, continuo a chiamare, nessuno risponde.

Pure l’asino sta in rispettoso silenzio per non disturbare.

Ormai tutti il villaggio è in piedi e si avvicina al campment per curiosare, continuo a dirigermi verso Bankass, ogni pochi passi mi giro per vedere dove si trova la lucina che indica il campo, la strada è in salita, percorro nel buio molti passi, sono ancora a tiro di voce da Vin che continua a chiamare. La strada è in salita, c’è una piccola collina da superare, passata quella non vedrò più la luce che adesso è un puntino luminoso distante nella notte, continuo ancora un po’ con la luce frontale a rischiarare dove metto i piedi, e una torcia in mano a gettare ombre sinistre tra i filari di miglio e i radi alberi, continuo a urlare, mi pare di sentire un urlo, ma potrebbe essere l’eco di Vin, continuo ancora un po’, al mio fianco passano 2 ragazzi che con passo spedito mi sorpassano sicuri di dove andare, mi rincuoro un attimo, le loro orecchie e i loro occhi sono migliori dei miei, forse sanno dove andare.

Ormai sono distante, la lucina quasi non si vede, sono in cima alla collina ma fortunatamente la voce di Vin mi arriva ancora udibile.

Mi fermo e aspetto… sono solo al buio in un posto che non conosco, potrebbe esserci di tutto lì fuori, pensieri irrazionali, so benissimo che non c’è nessuno a parte io, i tre ragazzi del luogo e Matteo, sperso nel nulla.

Sento qualche voce laggiù, mi pare di vedere una luce che viene verso di me, chiamo ancora Matteo che finalmente mi risponde, sta correndo verso di me in compagnia dei suoi salvatori, mi giro e urlo al campment che lo abbiamo trovato, dovrò rifarlo un paio di volte prima che mi sentano…

 

Azz se sono distante, la lucina comunque si vede ancora, so che direzione prendere. Matteo arriva da me, è spaventato e nello stesso tempo sollevato…

Sapessi io come sono, avrei voglia di prenderlo a sberle ma mi limito a passargli un braccio sulle spalle e a riaccompagnarlo, insieme ai salvatori, al campo.

Siamo tutti sollevati, il pericolo è rientrato, tutto il villaggio è lì a vedere cosa è successo, ci sono le donne i vecchi e i bambini, tutti a prenderlo per i fondelli ma è giusto così. Le facce di noi adesso sono più rilassate, anche se abbiamo perso tutti qualche anno di vita, Efriel mi sembra il più provato, e ci credo, lui di anni ne avrà perso una decina.

Possiamo finalmente andare a nanna, tutti nelle brande, i bambini del villaggi sono ancora lì fuori che guardano nel buio le nostre mosse, tra un risata e l’altra ci mettiamo a dormire. Steso nella branda al buio non riesco a trattenermi e urlo ancora una volta Matteoooooo!!!!

In coro mi rispondono i bambini, in mezzo a risate e schiamazzi. L’asino riprende a ragliare accompagnando i fanciulli. Poco a poco si fa silenzio, guardo la falesia e alzo gli occhi al cielo, una stella cadente lascia la sua scia luminosa per qualche istante sulla mia retina, questa per il desiderio non vale… è già stato esaudito…

Ed è così che tra le leggende Dogon verrà tramandata oralmente anche quella dell’uomo bianco che si è perso nella bruge per andare a fare i suoi bisogni.

La prossima volta, caro Matteo, usa la carta igienica come filo di Arianna!

La prima notte è passata, ha fatto freddo, un freddo cane, tirava pure il vento. Come al solito non ho dormito molto, il letto è duro, il materasso è inesistente e l’asino ci ha messo del suo.

Alle 5 il Muezzin ha iniziato la sua litania e subito dopo le donne hanno cominciato a ritmare la giornata battendo il miglio. E’ ancora buio, l’alba sarà tra un’ora circa, mi tiro su lo stesso, sono infreddolito, ho freddo ai piedi, la prossima notte dormirò con le calze.

Si sveglia pure Vin, ci mandiamo segnali da una branda all’altra ma stiamo ancora avvolti nel sacco a pelo.

Poco a poco si fa luce, allora mi alzo e preparo il caffè. Il rumore sveglia un po’ tutti, Canada e Quinn sono svegli pure loro, comincia una giornata piena nella terra dei Dogon. Poco a poco la truppa si sveglia, guardo Stefano, (Canada), e Matteo, (Quinn), in faccia, si sono ripresi, il primo mi pare felice di essere dove è, il secondo è felice di esserci dopo l’esperienza della sera prima.

 

Questa mattina il programma prevede la visita dei laghi di Ende e alla piantagione di Moringa di noto esperto locale. In pulmino facciamo quei pochi km che ci separano dal primo lago, è come lo abbiamo lasciato l’anno passato, ancora con l’acqua e con molti brick sulle sponde, segno evidente che l’edilizia è un campo che tira, una foto alla targa, un controllo del livello e passiamo dentro il villaggio.

Salutiamo il vecchio sindaco e visitiamo il mercatino locale, in pochi attimi tutti si ritrovano con qualche cosa in mano, chi un bogolan chi una statuetta e chi una stoffa colorata, l’acquisto compulsivo ha colpito tutti, le contrattazioni ci portano via una buona mezz’ora.

Finalmente usciamo dal dedalo di vicoli e ci dirigiamo verso la diga di Ende Wò, sotto il masso di Will Coyote, è asciutta, ma non c’era da aspettarsi altro, si discute su come rimediare all’insabbiamento costate a cui è soggetta e alla fine si arriva a capo del problema. Le donne che nel frattempo erano andate alla ricerca del preside della scuola ci raggiungono in pulmino e con quello ci fermiamo nel villaggio in un campment che ha anche il ristorante in terrazza. Cous-cous avec le legumes per tutti e una birra fresca per chi non è astemio.

Finito il lauto pasto di nuovo a caccia di ricordi nei vicoli, un’altra ora in contrattazioni sotto il sole cocente.

Le donne, mannaggia a loro, requisiscono il pulmino per non so cosa, noi proseguiamo verso la piantagione dell’esperto che ci mostra una Moringa di 3 mesi, è alta quasi 3 metri e ha già fatto i semi!

 

Daniele, (Efriel), è felicissimo, cominciamo a chiedere con l’aiuto dell’interprete come dove e quando, siamo contenti, la coltivazione è possibile! Cominciamo da lì la nostra passeggiata verso il campo, passiamo sopra a diga dei francesi, monumento allo spreco, crollata il secondo giorno di piogge un paio di anni fa, non senza qualche problema di Vin a superare un ostacolo, arriviamo a Walià che è ancora chiaro.

Una doccia con i soliti 2 litri d’acqua aspettando che il rientrino tutti per la cena.

Matteo è di corvè alla pentola, meglio così, magari questa sera non si perde.

Fa di nuovo freddo a Walià, la notte sarà lunga ma il soffitto di stelle merita, la luna è un’unghia tagliata nel buio. Nel sacco a pelo penso al domani guardando il cielo, alla terza stella cadente mi addormento, domani sarà una giornata lunga e faticosa.

Buona notte Walià, buona notte amici. Buona notte anche a te asinello rompipalle!

Il sonno tarda a venire, la notte, se possibile, è più fredda di quella di ieri, i calzini fanno il loro dovere, pure l’asino lo fa, il suo raglio si sente per tutta la falesia, questa notte c’è pure un concerto di gatti in amore a tenermi sveglio, voglio un letto ma devo accontentarmi, ho pur sempre la branda migliore di tutte.

 

Il risveglio questa volta è all’alba, ho sentito la solita litania del Muezzin ma sono riuscito a riaddormentarmi, cullato dal suono di mortai lontani.

Il cielo già rischiara a oriente, tra pochi minuti farà caldo, per il momento mi godo la copertina di pile gentilmente offerta dalla RAM.

Mi alzo e rifaccio la branda, facile da fare, butto tutto il nécessaire dentro il sacco a pelo e lo arrotolo. Il campment si sveglia, oggi il programma prevede la visita a Pakoutomoni, sono solo 100 km, ma su una pista sterrata sono tantissimi. Di buon ora riusciamo a essere pronti alla partenza, purtroppo non saremo i soli sul pulmino, ci accompagnano nel viaggio anche Ousmane, suo fratello (?) Moussà, l’Imam del villaggio che ne approfitta per andare al mercato in un paese a metà strada, il capo villaggio, una donna con il pupo che viene con noi in visita parenti e qualche altro personaggio.

Alla fine il pulmino è strapieno, noi siamo in 9, la Tarci è rimasta al campo a fare una traduzione, loro pure, bassi sugli assali più del solito di addentriamo per la pista che porta a Bankass, sono solo 12 km, ma già le balestre cominciano a protestare, da lì, passando solo per un attimo sull’asfalto riprendiamo la via per il nulla.

 

Pochi km dopo perdiamo la ruota di scorta, che viene prontamente lanciata sul portapacchi, proseguiamo il viaggio tra villaggi senza nome e piste di terra, le ruote alzano una polvere incredibile, che entra da tutte le parti, chiudere i finestrini non serve a nulla.

A metà strada circa incontriamo il paese dove c’è il mercato, una piccola sosta, la discesa dell’Imam, e si riparte in mezzo alla confusione, alla polvere e ai carretti trainati da asini, cavalli e dromedari.

 

Il viaggio prosegue come in gita scolastica, tra canti e battute. Alla fine, dopo circa tre ore di viaggio giungiamo in vista di Pakoutomoni.

La gente è ad aspettarci circa un km prima del villaggio, i primi sono i ragazzini che ci salutano festosi, a poco a poco la strada si riempie di persone festanti.

Non riusciamo a proseguire oltre con il pulmino, scendiamo e siamo attorniati da tutto il villaggio che con suoni e canti ci accompagna lungo la strada. Siamo attorniati, al centro del gruppo Daniele e Vin camminano felici, la loro emozione traspare dai volti non più stanchi per il viaggio, centinaia di mani ci sfiorano, vogliono toccarci, i bimbi fanno a gara per avere l’onore di essere presi per mano, non so dire di no e con una mano fotografo mentre nell’altra si avvicendano quelle di bimbi festosi e un po’ impauriti.

All’arrivo al villaggio siamo subito accolti calorosamente dal capo villaggio e dal saggio, andiamo subito al pozzo, mentre le donne vengono coinvolte in danza sfrenate a cui non dicono di no, in pochi attimi sono state trasformate in perfette locali, non fosse per il colore della pelle e degli occhi non le riconoscerei.

 

Il pozzo è lì, guardo nell’abisso e vedo l’acqua laggiù in fondo, non so a quanti metri è ma c’è. Subito viene calato il contenitore di pelle che funge da secchio, gli uomini, cosa irripetibile tra il popolo Dogon, cominciano a tirare la fune, non finisce mai, ma alla fine ecco l’acqua!

 

Non è il massimo della limpidezza, non la berrei mai ma per loro è vita, per loro che tutti i giorni dovevano percorrere 12 km per recuperare quel tanto che gli bastava per la sopravvivenza è vita.

Veniamo poi accompagnati sotto una tenda, a poco a poco siamo attorniati dagli uomini, che vogliono sentire le nostre parole, i ringraziamenti si sprecano, noi siamo felici per quello che siamo riusciti a fare, il costruttore ci assicura che il pozzo verrà completato appena sarà asciutto.

La foto con la targa è di rito, tra battute e ringraziamenti ci viene offerto il pranzo, veniamo accompagnati in una casa, e lì, tra galline che girano libere e sedie sgangherate di viene offerto il massimo per loro.

Ci sediamo più o meno comodi e davanti a noi vengono levati i coperchi a pentoloni contenti riso e pollo. Stefano vacilla e si rifugia in un angolino, pure Daniele ha un momento di panico, ma non possiamo rifiutare, sarebbe una grave offesa. Non c’è nulla da fare dobbiamo mangiare.

Ovviamente le posate non esistono e allora si va con le mani, i polli vengono divisi strappando i pezzi, quelle povere cosce hanno poca carne e tante ossa, il riso è condito con una specie di sugo, è anche buono, basta non far caso alla forma, in nostro onore ci vengono serviti anche degli spaghetti al sugo, buoni pure quelli, anche se un po’ piccanti. Di secondo abbiamo polenta di miglio, dal colore marrone verde, da mangiare intinta in un brodo di non so cosa. Assaggio pure quella, guardo Stefano che dal suo angolino tira via la poca carne da un pezzo di pollo.

Finito il pranzo Daniele e Vin tornano al pozzo per misurarlo, no ci riusciranno, lo strumento laser non funziona come dovrebbe, mi guardo in giro e vedo su un magazzino un adesivo di Se@sonRose… tenuto insieme da nastro trasparente. La cura con cui è conservato mi fa tenerezza, Daniele mi chiede di fotografarlo. Non glielo faccio ripetere, quel piccolo simbolo ha un grosso valore per loro.

Riprendiamo la strada di casa, facciamo ancora a tempo a perderci un paio di volte nel nulla prima di fermarci con il pulmino che non vuole sapere di andare avanti, la sabbia finissima si è infilata tra i dischi della frizione che non fanno più presa, lasciata raffreddare un po’ ripartiamo, recuperiamo l’Imam e il suo montone che caricheremo vivo sul portapacchi.

Scendiamo per ridare fiato al didietro, in pochi attimi veniamo attorniati da ragazzi e adulti che raramente vedono un uomo bianco. Mi sento un po’ come allo zoo, solo che questa volta l’animale raro sono io. Risaliamo per l’ultimo tratto di viaggio.

A Bankass ci fermiamo per una bibita fresca, ormai è buio, riprendiamo la pista che ci porta a Walià nel buio più totale, ci fermiamo per fare riposare la frizione ancora una volta, mentre cerchiamo ti tenerci allegri cantando vecchi successi italiani. Finalmente vediamo il villaggio, e il campment, la Tarci è lì che ci aspetta, il pentolone è sul fuoco e il tavolo e pronto. Comincia a fare freddo ma non importa, mi fiondo nella doccia con il soffitto di stelle e mi lavo, guardando il cielo. La doccia migliore che io abbia mai fatto, Stefano segue il mio esempio, ci mettiamo a tavola e ci raccontiamo la giornata. Siamo tutti stanchi, ma oggi è stata forte l’emozione. Dopo cena e dopo qualche discorso tutti a nanna, domani sarà un altro giorno di fuoco.

Le stelle sono sopra di noi che ci guardano, tutto tace, solo il russare di Maurizio rompe il silenzio, provo a cercare una stella cadente, mi addormento prima. Buona notte Pakoutomoni, domani, come dopodomani, come per sempre, l’acqua per voi non sarà più un miraggio perso nel Seno Gondo.

 

La notte è stata la solita notte, fredda e ventosa, la mattina la sveglia è alla solita ora antelucana. Oggi il programma non scritto prevede una visita a Dogò per misurare dove verrà costruito un nuovo lago e sulle ali del finanziamento di Prosolidar anche un secondo lago, questo il doppio degli altri, dove già esiste un lago.

In più ci sarà pure una cerimonia privata di cui non posso parlare. Niente di strano però ho promesso di mantenere il silenzio su questo.

L’allegra brigata, dopo la solita colazione con la nutella ormai vicina al razionamento, si mette in marcia compatta verso Dogò, ultimo villaggio del comune di Kani Bonzon.

Il villaggio è come tutti gli altri, povero e senza acqua, se non si considera uno scriteriato intervento che ha montato un chateau d’eau leggermente storto.

E’ talmente storto che una volta che i suoi serbatoi verranno riempiti cadrà inesorabilmente al suolo, senza contare che l’acqua prelevata è a pagamento.

 

Bindella metrica in mano, (lo strumento laser di Vin fa una volta ancora cilecca). Stefano si cala nel suo ruolo di geometra e in poco tempo si tracciano le misure del nuovo lago, veniamo accolti anche lì come personaggi importanti, tra discussioni con il capo villaggio che vorrebbe salvare le piante e problemi tecnici la mattina vola quasi via tutta. Finiti i convenevoli, abbiamo anche il tempo di beccarci una benedizione dal prete locale, nella mini chiesetta nel villaggio vicino, da lì passiamo a Kani Bonzon, dove i francesi hanno a suo tempo costruito una diga che permette l’allagamento di una parte della pianura.

 

Gli orti sulle sponde ci sono, ci sono pure i giovani che coltivano, solo che l’acqua non durerà ancora per molto, all’interno di quello stagno si scaverà per rendere l’acqua più profonda e portarla da una stagione delle piogge all’altra, In quel lago ci sono pure i coccodrilli, secondo le stime dei locali sono almeno una trentina, io ne vedo solo un paio che ovviamente fotografo.

Sono gli unici animali selvatici che esistono ancora in quelle lande desolate, non sono stati uccisi e mangiati perché sacri secondo le leggende Dogon.

 

 

Abbiamo anche il tempo di fermarci a Kani Kombolè per una bibita fresca, lì vediamo il metodo locale di potatura alberi: una corda passata attorno a un ramo, una ventina di ragazzi che tirano la corda e il ramo che inesorabilmente cade tra le urla festanti degli astanti. Una tecnica che farebbe inorridire qualsiasi amante del giardinaggio, tant’è che Matteo rimane interdetto dal sistema.

Torniamo a casa giusto per il pranzo a base di montone, di cui io non assaggio nulla o quasi. La cerimonia continua con balli e canti tra le vie del villaggio. Ci sono pure due cacciatori, che con vecchi archibugi ad avancarica e pietra focaia, ogni tanto sparano un colpo a salve facendo festa pure loro.

 

La sera avanza, è quasi buio, sono seduto su un mattone di banko, la portentosa miscela di fango, acqua e escrementi. Ansimo peggio di un mantice bucato, guardo la falesia mentre mi levo le scarpe, le giro e lascio uscire la sabbia, che scorre come un fiume tornando da dove è venuta.

Ho bisogno di bere, la gola è in fiamme, la polvere si è cementata sul palato e la sabbia scricchiola sotto i denti, sono decisamente stanco, non ne posso più.

Mi sento morire, è una sensazione strana, mentre provo queste sensazioni sorrido, sono felice, mi sono divertito un sacco, solo adesso il mio corpo recrimina per la vita sedentaria e le troppe birre passate e future.

Mai più, mai più, lo giuro, mai più una partita a pallone in tre contro trentacinque!

 

Finiamo la serata giocando a carte, sbanco tutti lasciandoli con un po’ di amaro in bocca. Ormai siamo svegli solo io, Vin, Matteo e Daniele. Andiamo finalmente a dormire, questa sera e tardissimo!

 

Mentre mi lavo guardo ancora una volta il cielo, la luna è un po’ più visibile, ma la notte è sempre scura, una, due stelle cadenti, lo dico a Matteo che questa sera ancora non ne ha visto. Mi metto in branda, avvolto nel sacco a pelo alzo ancora una volta gli occhi, vedo una stella cadente e dico

“tre!” ad alta voce, dopo un momento Matteo risponde

“una!”, non riesco a rispondergli, sto già dormendo. Buonanotte… zzzzzzzz

 

Il tempo sta cambiando, alcune nuvole leggere solcano il cielo al mattino, fa un po’ meno freddo, il vento è più teso ma non è fastidioso.

Oggi è una giornata piena, c’è il Moringa Day, l’incontro con i presidi delle scuole, il controllo dei denti dei bambini, un ulteriore controllo all’infermeria, la partita Mali- Italia, e tante altre cosette.

Al mattino presto, mica poi tanto presto, io Daniele, Stefano, Matteo e Vin, in compagnia del costruttore, andiamo in visita al lago Uana Birè, nel villaggio di Kani Kombolè.

Il lago contiene ancora acqua, c’è un unico orto coltivato, giustamente essendo il primo anno in pochi si sono azzardati a coltivare non sapendo se l’acqua basterà per tutta la stagione, il lago non è proprio come doveva essere, un contenzioso con il capo villaggio ha fatto sì che una sponda non sia stata scavata a dovere, con la conseguente diminuzione della capienza, ma siamo contenti lo stesso, c’è acqua e c’è lavoro, va bene così, alle finiture si penserà in seguito.

Ad accoglierci non c’è quasi nessuno, solo un paio di ragazzi che coltivano l’orto, e qualche fabbricante di mattoni. Vin non è affatto felice, la terra smossa è stata lasciata sulle sponde, alla prossima stagione delle piogge ritornerà in parte all’interno.

Facciamo la foto con la classica targa non proprio felici e visto che siamo in anticipo, (cosa alquanto incredibile), andiamo anche a controllare la pozza d’acqua scavata dai francesi in un altro villaggio.

Dopo la visita di prassi al capo villaggio, intento nella sua casa a costruire corde con i fili dei sacchi di riso, ci rechiamo al lago, una pozza d’acqua fangosa e maleodorante, con una sponda di terra di riporto alta poco più di un metro destinata a cedere anche lei alla prossima pioggia.

Ormai è giunta l’ora del Moringa Day, arriviamo al campment con gli agricoltori già schierati, e, con Matteo protagonista, comincia la lezione di coltivazione di Moringa, supportata dalla traduzione spannometrica di Moussà.

I coltivatori interessati, una volta visto che la cosa non è semplicissima, ma solo semplice decidono la quantità i semi da piantare, pochi in verità, ma messi tutti assieme faranno un bel campo; Matteo, noto e apprezzato botanico, ha pure preparato un quaderno con gli esempi pratici di potatura e di coltivazione, un quaderno che verrà aggiornato di anno in anno per completare la tecnica di coltivazione.

 

Nel frattempo, Mauro, supportato da Federica, Gianna, Miriam, l’ostetrica del villaggio, e dal un professore della scuola, sta controllando i denti a tutti i ragazzini del circondario. In una sorta di catena di montaggio tutti vengono controllati, alcuni impauriti piangono alla vista di un mostro con 4 occhi e due luci puntate su di loro, ma tutto sommato il controllo si svolge nel migliore dei modi.

A tutti viene regalato lo specchietto monouso in plastica e fuggono via contenti. Ormai la mattina è passata, è l’ultimo giorno a Walià, il pomeriggio è libero quasi per tutti, Matteo e Stefano decidono di salire, accompagnati da Moussà, ai villaggi Telem, arroccati a metà della falesia, io preferisco stare lì a riposarmi.

Arriva anche il costruttore con i preventivi della nuova infermeria, il pomeriggio passa tranquillo senza scossoni.

La partita comincia al calare della sera, con l’aria un po’ più fresca, forse riusciremo a reggere qualche minuto in più. Siamo in inferiorità numerica, tanto che mettiamo in campo anche Federica e Ousmane, ingaggiamo in porta un ragazzino di non più di 10 anni che farà parate miracolose salvando il risultato più spesso di quello che fece Zoff ai mondiali del ’82.

Il campo non è in perfette condizioni, le buche e i dossi di sabbia rendono difficile il controllo della sfera, è in pendenza e le linee laterali non sono segnate come dovrebbero. Fortunatamente noi attacchiamo in discesa, lo schieramento prevede un 3-2-2-1 con me, Federica e Daniele in difesa, Ousmane e Stefano lati bassi del rombo, Maurizio e Matteo a supporto dell’unica punta Vin.

Mauro alle riprese foto e video e Gianna e Tarci al tifo.

La squadra ospitante si presenta con un 5-5-5 mobile, che spesso si trasforma in un 6-6-6 con inserimenti non autorizzati.

Arbitra l’incontro il sig. Moussà Guindo della sezione di Walià. Un arbitro talmente di parte che neppure Moreno di Italia Corea …

Il gioco si fa subito duro, noi in campo mettiamo la presenza fisica e un discreto controllo di palla reso quasi impossibile dalla sabbia e dai fusti di miglio, nonché dagli escrementi di mucca presenti sul terreno di gioco, dal canto loro possono contare sulla velocità e freschezza, sulla destrezza nello scartare gli escrementi, nonché sulla loro superiorità numerica.

Le azioni di gioco si svolgono prevalentemente in un’unica direzione, riusciamo a malapena a contenerli nelle loro folate offensive, il nostro oriundo portiere, (si vocifera che abbia parenti pugliesi), salva più volte il risultato…

Ha solo il difetto che il rilancio non gli viene troppo bene.

Là davanti Vin è solo, controllato spesso da tre o quattro giocatori avversari, quelle poche volte che riceve palla lascia tutti sbigottiti con le sue evoluzioni, comunque non concludendo mai a rete, sulla fascia sinistra la coppia Stefano-Maurizio fa scintille, in special modo quando si scontrano tra loro, sulla fascia destra Matteo e Ousmane dialogano meravigliosamente, uno in italiano e l’altro in Dogon…

La difesa a tre con me a sinistra, Federica al centro e Daniele a destra, (sarà un caso?), regge poco agli assalti offensivi, il fiato ormai è rotto, appunto, talmente rotto che ogni tre passi devo fermarmi a rifiatare. Federica salva in un paio di casi la situazione, Daniele ci mette del suo per dar ordine alla squadra, facciamo quadrato intorno a Zidane, la loro punta, ma siamo solo in tre, ci manca un lato e da lì passano tutte le sue azioni. Ormai è quasi buio, quando un colpo fortunato del fortissimo attaccante avversario porta in vantaggio la squadra ospitante, la disperazione di Matteo è quasi simile a quella che provava quando era perso nel sahel.

Proviamo con tutte le forze a portare a casa un pareggio, ma le forze sono quelle che sono, non possiamo far altro che accettare la sconfitta chiedendo la rivincita in Italia, (escamotage di Vin, che non sapendo perdere, già si dà per vincente sapendo che in caso di rinuncia vinceremo 3 a 0 a tavolino). Gli ultimi istanti proviamo pure a far gol con azioni da rugby, ma anche quel sistema sarà vano, non basta la presenza fisica, quando ne hai addosso 5 o 6 che ti fanno pure il solletico e difficile tenere palla.

E’ stata una bella giornata piena, finiamo giocando a machiavelli, con Gianna che la fa da padrona.

E’ l’ultima notte a Walià, domani si parte.

Buonanotte a tutti.

Questa notte non ha fatto troppo freddo ma il vento ci ha messo del suo, apro gli occhi a un’ora indefinita, è l’alba, forse, non so, c’è un colore strano, mi sento il naso tappato e la gola in fiamme, la sabbia sotto i denti e non riesco quasi a respirare, mi alzo e vedo. Vedo tutto il mondo grigio marrone, c’è l‘Harmattan! Questo ancora mi mancava, fortunatamente oggi è l’ultimo giorno e si torna verso casa.

Uno strato sottilissimo di polvere si è depositato su tutto, la polvere la senti sotto le dita, te la senti in testa, negli occhi, dappertutto.

Questo è quello che produce l’Harmattan, un vento leggero ma costante che alza la polvere per diversi metri di altezza sorreggendola in aria per giorni.

Pian piano, in un paesaggio surreale ci alziamo tutti, ci sono le valige da fare e smontare il campo richiede tempo. Ormai siamo pronti alla partenza mancano solo i saluti e la letterina a Babbo Natale. I saluti ci vengono posti dagli abitanti del villaggio che con un rituale tutto loro, partendo dal capo villaggio in giù, passando per i vecchi ci augurano buon viaggio e buon ritorno in patria.

Ci augurano ogni bene e si raccomandano al loro Dio la buona sorte per tutti. Intanto le donne, sempre in disparte, raccolgono volentieri gli indumenti che abbiamo lasciato loro. Li distribuiranno in seguito a chi ne ha bisogno.

 

Ormai siamo pronti, il pulmino è carico, non come all’andata ma carico. Tutto il villaggio si raduna nella piazza del togunà per darci l’ultimo saluto. Ciao Walià, sei stata la nostra casa per diversi giorni, arrivederci o forse addio, non lo so, ma l’importante è esserci stato adesso.

Tra una nuvola di polvere e ragazzini che ci inseguono lasciamo finalmente il villaggio, passiamo davanti a Telì e a Kani Kombolè cominciamo la salita della falesia. In un paio d’ore dovremmo essere a Mopti.

Siamo tutti un po’ tristi, il viaggio si svolge quasi in silenzio, a salita è lunga speriamo di non trovare l’Harmattan anche sopra ma non sarà così. Ormai è tutto impolverato, ho la macchina fotografica conciata malissimo, rinuncio anche a pulirla arrivato a casa la smonterò tutta e la pulirò come si deve.

Arriviamo finalmente in cima e cominciamo la discesa per Bandiagara, finalmente rimettiamo le ruote sull’asfalto e in poco tempo arriviamo a Sevare dove ci fermiamo per consegnare qualche cosa ai due ragazzi di Walià che studiano da infermieri in una scuola locale.

L’arrivo a Mopti è accolto con gioia da tutti, una doccia e un letto degno di tanto nome è quello che tutti chiediamo. E’ ora di pranzo e ovviamente la terrazza ci accoglie. Per il pomeriggio è in programma un giro sulle pinasse le locali imbarcazioni fluviali lunghe e strette, io e Vin decidiamo di non andare preferendogli una nuotata nella piscina dell’albergo. Un paio di nuotate nell’acqua gelida e una passeggiata lungo il Bani mi ritemprano quel tanto che basta per affrontare il ritorno a Bamako del giorno dopo.

 

Mentre siamo lì che dissertiamo dei massimi sistemi, (non è vero, stavamo solo cazzeggiando), vediamo arrivare una pinasse con sopra i nostri compagni di viaggio.

Ormai è buio, ma la voglia di acquisti non si è ancora acquietata, le donne della combriccola e i novizi non si fanno pregare e spendono gli ultimi soldi in moneta locale comprando il comprabile e anche qualcosa oltre il comprabile da Fità il fornitore ufficiale di collane di Se son rose. Lui riconoscente, alla fine, regalerà a tutti un coltellino dalla lama di una decina di cm.

Ormai è sera, ci ritroviamo di nuovo in terrazza, il menù è sempre quello, Vin esagera e si prende una bottiglia di Bordeaux del 2006.

Finita la cena tutti a letto, domani sarà una lunga giornata.

Finalmente un letto, una doccia calda, (la terza della giornata), e un notte intera per dormire. Mi butto sul letto singolo, Stefano questa notte può dormire, come dice lui, a quattro di spade, abbasso la zanzariera e dormo come non ho fatto da ormai da nove giorni.

Buonanotte Mopti, buonanotte Walià, buona notte Falesia, domani vado via ma voi verrete sempre con me.

 

E alla fine è giunta l’ora della partenza, dopo un buon sonno sotto la zanzariera, e una buona colazione, sempre nella terrazza con vista tetti di Mopti, si arriva all’ultimo pezzo di strada, il più noioso e il più “inutile” del viaggio.

650 km ci separano da Bamako, da lì con un paio di voli RAM saremo alla Malpensa e nel suolo patrio. Il tragitto è lungo e noioso, alle nove passate del mattino ci mettiamo in viaggio, salutati Ousmane e Moussà, con il gigante buono alla guida e il suo figlioletto partiamo. Il nastro nero di asfalto si dipana dinnanzi a noi sempre uguale, intervallato ogni tanto da qualche piccolo villaggio che si affaccia sulla route principale. A metà strada ci fermiamo in un posto “occidentale” per il pranzo, dove i soliti ignoti svuoteranno letteralmente il locale negozietto di souvenir.

 

Stefano recupera dal tavolo una bottiglia d’acqua sigillata e la porta sul pulmino, il viaggio è ancora lungo siamo a metà strada, la polvere dell’Harmattan ancora aleggia nell’aria e la gola si fa secco spesso. La bottiglia perde un po’ dal tappo non ben chiuso, ma nessuno ci fa troppo caso, sempre Stefano ne prende un sorso, pochi minuti dopo il suo volto cambia espressione e alla prima città siamo di nuovo fermi, la ricerca di un bagno diventa impellente, ci si ferma dove dovrebbe esserci un ristorantino conosciuto da Vin e Daniele, ma è chiuso!

Mentre noi aspettiamo lui si fionda comunque nel bagno. Abbiamo voglia un po’ tutti di ristorarci e allora ci affidiamo a Yayà che ci trova il posto giusto. Stefano si ritira di nuovo nel bagno, ne uscirà molto più ristorato, la maledizione dell’uomo coccodrillo, che sembra colpire ogni volta qualcuno, anche questa volta, in piena zona Cesarini, è riuscita a cadere sul gruppo.

Una pastiglia astringente fa il suo effetto.

Possiamo ripartire, ormai mancano solo 4 ore all’arrivo, facciamo prenotare un paio di stanze all’albergo Flamboyant, giusto per darci una sciacquata prima della partenza. Alle 21, 30 siamo finalmente a Bamako, dodici ore e un pezzo sono passate, il mio fondo schiena esulta quando finalmente può dire addio ai sedili del pulmino. Una doccia e un cambio d’abito sono necessari, via gli scarponcini tecnici e via i pantaloncini corti, da ora in poi solo pantaloni lunghi e maglione. Già che siamo lì ceniamo pure, non smentendoci mai, gli spiedini di carne sono ottimi la birra fresca al punto giusto, tra scherzi e giochini vari passiamo il tempo aspettando l’ora tarda della partenza.

 

A mezzanotte si parte per l’aeroporto, all’ingresso non vogliono farmi entrare perché non trovano sul mio passaporto il timbro di ingresso, dopo un attimo di panico lo trovo tra il casino di timbri che ci sono sopra. L’aeroporto è nuovo, appena ricostruito, tutti pulito e luccicante, il check in è simile a quello di un qualsiasi aeroporto occidentale, passiamo la dogana e i controlli tranquillamente, anche all’ultimo controllo, questo ancora con il sistema africano. Daniele si è scordato in tasca il coltello regalo di Fità, entrerà tranquillamente sull’aereo tenendolo in mano…

Si parte!

 

Addio o arrivederci Mali, terra dura.

Non è ancora finita.

Sul volo Bamako – Casablanca, mentre io mi addormentavo in fase di decollo, Daniele accusava uno svenimento.

A svegliarmi era Mauro che lo prendeva letteralmente a sberle. Assistito dalla hostess durante il volo, veniva caricato su un’ambulanza all’arrivo a Casablanca e ritenuto in grado di proseguire il viaggio.

La sosta a Casablanca è stata lunga, 5 ore passate in aeroporto a non fare nulla, fortunatamente esiste una zona fumatori, dove io e Matteo abbiamo fatto, nostro malgrado, la conoscenza di un marocchino emigrato in Sicilia, con uno spiccato accento siculo, che ci meravigliava delle sue conoscenze e delle sue amicizie nel paese.

Il volo per Milano è stato tranquillo, il recupero bagagli un po’ meno, ci sono volute quasi 2 ore per poter uscire dall’aeroporto.

Salutati Mauro, Giovanna, Maurizio e Tarcisia, caricati i bagagli sul pulmino, questa volta con sedili morbidi e ammortizzatori in ordine, di Daniele in un paio d’ore siamo finalmente arrivati a casa sua, giusto il tempo di un caffè, i saluti e gli abbracci doverosi all’allegra brigate reduce dal viaggio, e di nuovo con seduto, questa volta in macchina, per gli ultimi 300 km che mi separano da casa.

Alle 23, 15 dopo ben 37 ore e 7 minuti sono finalmente giunto a casa, ho un sonno bestia, gli ultimi km sono stati un delirio, mi sono fermato un paio di volte per un caffè ma volevo andare a casa subito.

Buonanotte, Daniele, Federica, Matteo, Stefano e Vin.

GRAZIE DI TUTTO !!!!

 

 

 

 

 

 

 

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BUONGIORNO…
questa mattina non so perché, mi sono svegliata presto, così dopo aver sistemato casa, ho deciso di andare in AFRICA, e più precisamente in MALI.

Ragazzi! non vi dico… che avventure: nel giro di nemmeno un’ora, ho fatto dei viaggi fantastici, ho visto cose… Ho sentito odori, gli occhi mi si sono riempiti di sabbia di colori di sole di stelle di buio e anche di paura quando qualcuno, MATTEOOOOOOOOOOOOO, si perdeva, e sì pure a me e venuto un po’ di mal di pancia, ma che dire del cibo? Veramente per me è stato entusiasmante mangiare tutta quella roba strana, svegliarmi all’alba con il canto del gallo, con il raglio dell’asino.

Ragazzi, veramente è stato fantastico, ci avete regalato un sogno stupendo!!

Veramente mettere giù un libro con questi racconti e foto, penso che verrebbe fuori qualcosa di molto interessante godibile leggibile…

Ancora un grazie per il lavoro che fate e per le emozioni che ci regalate…

Un abbraccio a tutti voi…

Diastena

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Che belle emozioni mi date. Anche se certe emozioni le avete tenute per voi, sono emerse ugualmente nei vostri scritti. Grazie per tutto ragazzi.

Fu.bo

 

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Gianna (Ciaosonogiansi)

24-01-2011

 

 

 

 

 

 

Walia, terra africana, per la seconda volta ho messo piede su questa terra calda, rossa, arida. E’ stato fantastico. Non è facile raccontare le emozioni che ti assalgono in quei momenti, arrivi persino a sentire di appartenere a quella terra, di essere parte di lei.

Questo, il secondo viaggio è stato come un ritorno a casa, con meno sorprese del primo, ma incantevole in modo diverso.

Quell’aria secca, odorosa di mille vite, carica di energia vitale, quei colori che non finiscono di meravigliarti, diversi in ogni ora della giornate, le persone, tante, tranquille, disponibili e con un sorriso sulle labbra che sembrano dirti – non ti preoccupare, questa è la vita, questo è vivere e anche tu fai parte integrante di questo mondo, sembrano rapirti l’anima.

Le giornate sono intense, vivi ogni attimo, i sensi sono sempre pronti a cogliere le meraviglie di quel mondo, e il cuore, organo che spesso dimentichiamo di avere, lo senti riempirsi di amore, di pace e di felicità.
Il ritorno a casa è sempre un po’ doloroso, ti spiace lasciare le persone, ti spiace perdere la vista di quei luoghi, ma quando torni sei così ricco di emozioni, di gioia e di vita che ti senti quasi in debito con loro.

E’ un momento di gratitudine poter assaporare tutto questo, un grande dono ricevuto.

Grazie Efriel, Tricio e Canada: mi piacciono i vostri racconti, li leggo tutti intensamente, mi piace rivivere con voi quei momenti, mi piace ricordare di aver condiviso con voi grandi emozioni.

Grazie

Gianna
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Ogni viaggio che fate è un avventura diversa nella quale gli imprevisti sono la normalità 🙂

Ancora mi meraviglia quello che siamo, (la mia parte è piccola piccola), riusciti a fare e le amicizie vere che si sono create e che si aggiungono!!!!

Continuo a leggere con curiosità… e anche invidia!!!

Aspetto il seguito…

 

By Mine

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Se@sonRose è ancora sulle piste ed oggi, per un piccolo momento le nostre strade si sono incrociate.
C’erano tante cose da dire ma il tempo è stato, come suo solito, tiranno e… va beh… la strada è lunga ma piacevole se in buona compagnia.
Grazie presidente, è stato un piacere.
Buon viaggio…  A tutti.

Prigil

 

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  Matteo (Quinn Joe)

14-01-2011

  

Sono in quattro, seduti attorno ad un fuoco di paglia e rottami, vestiti di stracci e di vita nell’aria acre della Bamako che per l’occasione indossa un abito nero. Mi guardano curiosi; io, “ricco” occidentale, li ammiro silenzioso. La mia cara routine abbandonata a migliaia di km di distanza, o forse è semplicemente lì, a pochi metri, arsa in quel fuoco che riscalda la notte.

Entriamo in una vecchia porta di lamiera che cigola muta su cardini color ruggine. Si respira povertà, piccole stanze arredate con l’essenziale o forse ancora meno. Qualche rumore in lontananza rompe il silenzio. Non so riconoscerlo; è diverso dai clacson, dagli allarmi impazziti, dai gatti randagi, dalle ambulanze frettolose e dagli schiamazzi dei ragazzini che abitano le mie notti. Non so riconoscerlo è questo è strano; pensavo di conoscerla bene, la notte.

Sono giovani, 23, forse 24 anni. Contano i soldi come professionisti, con le mani colorate dalla sabbia e dalla fatica. Migliaia di Sefà scorrono di mano in mano. Mi vengono in mente le nostre banche, code interminabili, uomini e donne di qualsiasi età attendono nervosamente il loro turno. Ragazzi giovani e di bell’aspetto ci accolgono sorridenti con il viso strozzato dalla cravatta scelta accuratamente durante i saldi di fine stagione. Invece siamo lì, tra una sigaretta e un panino burro e marmellata, come trapiantati in un terreno che pensavo secco.

Le strade sono polvere e sassi. La spazzatura è una cornice naturale nelle vie del mercato, mischiata a piedi nudi e sandali sgualciti. Le mosche banchettano tra i pesci in vendita, alcuni crudi, altri fritti. Nessuno sembra farci caso. Le vie sono frenetiche. Destiamo sospetto. Pentole, magliette di calcio e improbabili Souvenir sono in bella mostra nelle bancarelle costruite col Nulla.

L’esistenza, cosi diversa dalla nostra, ha un odore sottile. Nella ressa chiassosa, si può riconoscere indistinto il profumo della terra bruna, del legno vecchio, della pelle color ebano, dell’argilla delle case. Si distinguono profumi che sembrano nascere in quel luogo e li rimanervi. Il negozio è in cima a scale consunte, le pareti cancellate da maschere, collane e tessuti. E’ una nuova realtà, frammenti di colori dispersi nello spazio.

Le guardie ci lasciano passare senza nemmeno degnarci di uno sguardo. L’ospedale è irreale come il resto della città. Padiglioni seminati a caso nella terra asciutta. Donne e uomini vegliano con circospezione i loro cari. Ingessati alla buona, nessuno sembra lamentarsi. Attendono la fine del loro calvario con paziente serenità, forse grati di poter riposare per una volta in un qualcosa che si avvicini ad un letto. Vorrei lasciare un parola di conforto a qualcuno, ma non conosco la loro lingua. Sono uno straniero in una terra in qualche modo familiare.

La strada è una pennellata nera in una tavolozza color senape. Le stelle brindano nel cielo, mostrandoci con fierezza quanto siano grandi e numerose. Mi dicono che piccole scie luminose solcano il cielo di tanto in tanto. Non ne vedo, i miei desideri rimangono ancor piccini chiusi nella mano. Perdo il conto dei dossi, degli scheletri di baobab e degli sterminati spazi dopo che le prime luci dell’alba specchiano paesaggi mai prima sognati.

I villaggi appaiono dal nulla, sembrano provenire da un altro tempo, cosi come chi li abita. Piccole mani e occhi immensi rispondono al mio saluto. Sembrano dire “ci sono anche io”. Ora ci siete anche voi.

Il Pasto è ricco, prendiamo il pesce. “Captain” lo chiamano. Strane lucertole, alcune con il capo colorato di rosso e piccoli uccellini ci tengono compagnia lassù, su quel terrazzo. Il tutto ha un aria occidentale: il bancone del bar, i camerieri vestiti a modo, le sedie di paglia, le posate accucciate nei tovaglioli. È come un puntino bianco sul muso di un gatto nero. Le birre si stappano, le risate aleggiano nell’aria, il venditore di collane mostra orgoglioso la sua collezione. I conti si fanno alle ultime luci del giorno. Occhio per occhio. Tutti sono contenti. Piccoli gioielli del Mali. Mani piccole per fili sottili.

L’alba ci richiama presto. L’ho sentita, pur non vedendola. Pane e marmellata stantia divorata nell’aria pungente della mattina. Calcinacci, tubi e carriole sono guardiani che ci osservano da vicino. Presto, i ragazzi al nostro fianco, finita la colazione, inizieranno il loro lavoro. L’albergo è in costruzione: corridoi, soffitti, terra e cielo, si alternano senza una sequenza logica. Un albero di Papaya si chiede cosi ci fa lì; lo saluto con un cenno del capo.

Rocce ferite dal vento e dai secoli. Secondini instancabili del paesaggio sottostante. Foto che renderanno merito a Nulla. L’immensità non si può fermare; né su della pellicola lucida né nei pixel dei computer più moderni. L’immensità rimane ferma, irraggiungibile, intoccabile. E’ questo che la rende unica: il fatto di essere fuggevole all’uomo, il fatto di non poterla mettere in tasca e portarla con se, il fatto di non poterla imprimere da nessuna parte, se non nei ricordi. Indescrivibili. Pose, abbracci, sorrisi, un piccolo sasso rapito alla sua Madre Terra. Lo riporterò indietro. Non è qui la sua casa.

Sabbia e cielo. Due Solitari indossati sullo stesso dito. Piccoli piedi spensierati solcano quei mari. Piccole mani sfiorano le mie. Mi sento piccolo. Calimero è diventato bianco, il suo guscio è diventato nero. Io sono il Guscio, frammento immobile in quella farneticante semplicità. Occhi, sorrisi, nomi che paion di stelle. La ricchezza si percepisce con tutti i cinque sensi. Non è fatta di pezzi di carta in un portafoglio di marca, né di zeri in un conto in banca. E’ la ricchezza che non si guadagna, che non si accumula; è la ricchezza di viver la vita nella sua forma più Pura. Piccole brande per grandi sogni, là, tra le case di fango.   

Ci muoviamo scortati dai piccoli figli di fanti, di donne e di re. Sono assi di picche e di fiori. Raggiungiamo il lago. Sembra inchiostro azzurro, una goccia di cielo. Patate, cipolle e pomodori nascon sulle rive. Un contadino duella con la terra fendendo la sua zappa, vecchia come il deserto. L’acqua riposa al suo fianco, in un secchio di speranze.

Un bimbo grande quanto il pollice di un gigante, mi dona il frutto delle loro sterile terre. Piccolo seme nero in una coperta bianca. Sapore indistinto ma gradevole al cuore. Sorrido a quel piccino in un eterno istante.

L’accampamento è surreale come un quadro di Salvador Dalì. Le stelle fanno a gara tra chi è la più bella. Vince quella in fondo a destra, la più piccola e la più luminosa. Compagni d’avventura mi narrano di costellazioni e di favole in quel dipinto che lo sguardo rapisce. Una sigaretta tra le dita, il fumo danza imbarazzato nella silenziosa musica che il sentimento scorge in quei posti.

Una piuma scivola dal cielo, cullata dalla brezza. “Sono Morfeo” mi sussurra, e i miei occhi si chiudono a quelle parole.

Sono tutti in fila, urlano e si spingono con un sorriso che fa sleale concorrenza al sole. Mi chiedo da dove arrivino. Sono a decine, più delle case, più dei villaggi, più delle stesse stelle della notte prima. E più belli, senza dubbio. Bambini. Rimarranno delusi, penso tra me. Le frittelle, prese per loro, non sono poi così buone. Le loro mani, i loro occhi e le loro labbra mi insegnano che mi sbagliavo. Per loro, era più dell’oro. Come per me lo era quella felicità.

I Bogolan vestono i muri diroccati con una fierezza degna di un Re. Ne prendo due, resistendo alla tentazione di prenderne un terzo. Cioccolatini. Rimango colpito da un bambino. Dodici, tredici anni. Un pugno violento allo stomaco. Nelle mani, la zampe e la testa di una capra. Quando la fame non ti fa buttare nulla. Sguardo smarrito come se non sapesse dove andare. Illusioni; chi non sa in che direzione andare non è certo lui.

Buona fortuna ragazzo.

File e poi pigne di mattoni. Coste dei laghi. Cornice di stancante artificio. Si scorgon ragazzi di ogni età. Fisici scolpiti dalla fatica. Per loro, niente discoteche, birre fresche, cioccolate, gite al mare. Vita di lavoro senza fine. Niente ferie, malattie, infortuni, pensioni, lotte sindacali. Solo mattoni e acqua verde che li aiuta a vivere. Vita, esistenza finita tra sfumature senza fine. Sfumature di matita. Capricci. Piccoli tratti su un foglio nero sommerso da migliaia di fogli bianchi. Schizzi di prova.

 

Prova riuscita: Vita creata e lasciata a se stessa.

La Moringa, straniera in patria, è alta tre metri. A noi sembran0 cento. Ha cercato la luce, è fuggita dalla sua prigione di plastica e ora ringrazia il sole dei suoi raggi. Due frutti pendono dai rami. Paiono altalene con bimbi sorridenti. Ne viene colto uno. Innocenti e graziosi i piccoli semi dormono quieti. E’ l’inizio di una nuova vita. Commuove sempre. Quando per molte cose giunge la fine, quando ci accorgiamo che siamo ormai a metà percorso, quando perdiamo il conto delle stagioni passate, nuove vite iniziano indifferenti. E cosi, cediamo il passo a quel piccolo frutto. Ci promette nuovi alberi; Ci promette altri frutti; Ci promette bocche piene.

Ci contiamo.

La strada mi ricorda la Diritta Via che Dante smarrì tanti anni prima. E’ fatta di sassi e di buche. Si inerpica in quello sterminato paesaggio come se fosse nata da sola, tra una pianta d’Acacia e una di Baobab. Milioni di passi l’han disegnata. Mi sento a disagio nel pulmino. Chi sono io per viaggiare su ruote? Calzo scarpe che sfamerebbero un villaggio. Dovrei togliermele, ma cosa cambierebbe? I canti aleggiano nel furgone.

Piccolo Sanremo senza mare nel nostro piccolo mondo. I secondi diventano minuti e poi ore. Colori in lontananza s’avvicinano ai nostri occhi.

Vesti e volti appaiono e scompaiono in una danza di suoni e colori. Leggiadri cavalli gareggiano al nostro fianco, spronati da valorosi cavalieri senza spade ne armature. Tappeto rosso fatto di uomini, donne e bambini. Il villaggio, mimetizzato con l’ambiente, è un contrasto vorace con le vivaci tinte che ci circondano. E’ una festa che sembra non finire. Le donne ballano libere. Gli uomini le osservano distratti, per una volta sullo sfondo.

I bambini sono felici. Più di noi che con un groppo in gola non riusciamo a parlare. Gli occhi feriti dalla sabbia e dalle emozioni. Una bambina, qui è donna adulta, porta sulla schiena un gioiello ancor più piccolo di lei. Ha due grandi occhi neri profondi come il mare e le sue piccole mani cercano quelle di quell’angelo diventato grande d’improvviso. La protegge con il suo esile corpo dal Mondo che presto, dovrà affrontare.

La capanna è come tutto il resto, costruita con la buona volontà di chi non ha nient’altro che sabbia e sentimenti. La luce soffusa crea un’atmosfera accogliente. Alcune pentole giacciono a terra circondate da sedie e sgabelli. Giro Giro Tondo. Nessun piatto, nessuna posata. Solo le mani, la nostra natura. Sorrido. Mi torna in mente un giorno di anni prima, quand’ero giardiniere. Fui ospitato da una contessa. Sistemai il parco della sua villa. Cuoco, cameriera, candelabri, piatti di finissima porcellana, posate d’argento, altezzosi nipoti che sbucciavano le pesche con forchetta e coltello. Son sopravvissuto a quel ridicolo scempio che mai potrà pensare di avvicinarsi a queste pietanze offerte con tale buon cuore. Mani sporche, bontà infinita. E’ come un salto mille anni indietro. E’ come un salto mille anni avanti.

Il mercato visto da fuori, è un palcoscenico per dilettanti. Attori e attrici brulicano la scena. Disordinati. Nessun copione, solo la voglia di recitare. Solo il dovere di recitare quella parte. Camion e furgoni rimangono a stento in piedi, fermi senza una logica nel piazzale dove ci ritroviamo a parlare e aspettare. Odo in lontananza l’eco sottile delle loro cigolanti ferraglie, mentre con coraggio da leoni percorrevan strade a cui sono ormai abituati. Il montone ha un manto grigio che ricorda le nubi che prometto pioggia. Il cielo è un infinito azzurro senza macchie.

Sono in quattro. Sono in Cinque. Mani esperte. Lo legano e lo mettano in un sacco. Burattino che non fa più sorridere nel suo piccolo teatro. Sono buone, anche se ormai macchiate di nero. Banane. Un casco ci viene offerto. Ne prendo tre. Una la mangio per assaporarne il gusto deciso. Vera frutta. Di nascosto, do le altre due ai bambini che ci stanno attorno curiosi. Hanno più fame di me.

Qualche foglia, due fiori nati non si sa come in quella terra asciutta per il Bouquet della sposa. E’ carino, penso, non fosse altro che il vento e il caldo non hanno pietà della mia piccola creazione. Viene apprezzato lo sforzo. Da qualche folle anche il risultato. Ne sorrido e preparo l’altare profano. Nascita dell’amore, fertilità, vita, difficoltà, invecchiamento, scomparsa. C’è tutto. Sembra quasi bello. La cerimonia mi tocca il cuore. Non comprendo le parole. E’ come stare in un altro mondo. Niente cravatte. Solo due cuori che si uniscono in una terra dove è il cuore a regnare. Il pranzo seguirà dopo qualche ora, riso e poi il Montone alle ultime luci del giorno. Come Eros che scocca la freccia, porto due anelli di rame a sancire l’amore.

Ave Maria, gratia plena.

Ha la faccia gonfia, un occhio chiuso, una cicatrice fresca. Non sorride. Forse, ha un sorriso triste. Il primo che vedo dopo tanti giorni. E’ come uno specchio opaco. Non mi mancava. E’ spaventato. Da noi o dalla ferita? Da entrambi. Mauro lo visita. Dovrebbe guarire completamente mi dice. Dovrebbe. Non mi è mai piaciuta come parola. Cerco di viver di certezze. Le colgo in un campo. I fiori più belli son quelli che durano un solo istante. E cosi le certezze che coltivo con passione. Piccole luci nel buio.

 

Un piccolo gesto per dirgli che andrà tutto bene. Il pollice è alzato verso il cielo. Cesare ha deciso: il gladiatore sconfitto vivrà. Torniamo al villaggio, mi prende per mano. Debole la stretta alla mano. Una forza degna di un Dio la stretta al cuore.

Non mi è mai piaciuto apparire. In ogni cosa mi sono sempre sentito un contorno. Un corpo estraneo. Una bicicletta nel mare. Un papavero nero tra rose bianche. Figuriamoci fare il professore. A scuola andavo bene, non avevo bisogno né di stare attento né di studiare. Le cose le sapevo e basta. Arrivavano confuse, aleggiando nell’aria verso il mio mondo e li si mettevano in fila. Ordinati. Soldati pronti per la guerra. Mi annoiava e l’ho lasciata presto.

Mi hanno apostrofato, dato dello stupido, detto che sarei potuto arrivare in alto. Col senno di poi, forse…. Ora invece ero li. Uno studente del passato ricostruito come professore. Qualche parola, qualche appunto, qualche disegno di cui mi son stupito io stesso. Penso sia andato tutto bene. Sarà o non Sarà? Ai posteri l’ardua sentenza.

Arroccati su dirupi. Quando può esser forte la vita? Lo sguardo si perde negli alberi che si ergono in lontananza. E’ come una battaglia navale. A-5… Sabbia.

Case di bambole. Piccoli rifugi grandi quanto un catino di legno. La roccia li protegge. Mamma premurosa. La via è impervia. Sotto, il meraviglioso abisso. Una scala ricavata in un tronco. Intagliata con un coltello consumato. Stona quel marrone scuro tra il chiaro ocra che colora il mondo. Guardo in alto. Liscia parete di roccia, a picco su un mare che non esiste. Le noto in fondo, in una nicchia e poi ovunque. Ossa e poi teschi d’uomini ch’erano. Come siamo come saremo. Latte di miglio per festeggiare. Bevanda povera in un mondo ricco.

Italia-Mali campionato del mondo. Nessun inno. Siamo uguali. Mi tolgo le scarpe per assaporare il loro mondo. La sabbia è morbida. Capre e Miglio mi ricordano che esistono anche loro. Non me ne curo, la gioia e l’emozione è tanta. Troppa. Sono bravi, sono tanti. Mi chiedo dove abbiano imparato. Nemmeno un pallone nelle loro giornate. Perdiamo. I piedi pesti e pieni di piccole ferite. Al gol esultano pieni di gloria. Ne sono convinto, facevamo tutti il tifo per loro. Vincenzo è l’unico a non rassegnarci alla sconfitta e ci promette una vittoria a tavolino. Forse non sa che il passaporto del portiere italiano potrà darci qualche problema in tal senso. Risate ad illuminare la notte, tra una partita a carte e una storia di alieni e fantasmi.

La scuola è come un buffo disegno di un bambino. I banchi sono cassapanche di legno troppo strette per pensare di entrarci. Eppure i bambini sono li. Graziosi nei loro vestitini logori. Qualcuno attento al professore, altri che ridono distratti. Non siamo poi così diversi. La lavagna è nera e impolverata come tutto il resto. Il gesso bianco fatto scivolare su di essa pare per assurdo ancor più nero. Porto in spalle un bimbo vestito come un damerino. Un giubbettino di jeans. Sembra il figlio del re. Un folle ballo per farlo sorridere. Sillaba frasi che non comprendo.

Ma ride lo stesso e io con lui. Rido, nel momento più triste. Il sole è sorto, ma noi siamo al tramonto. Il furgone è già in moto, i bagagli caricati. Piccole e grandi mani ci dicono Ciao. Ciao Walia, a presto.

Lacrime soffocate.

Il fiume è un velo grigio di una sposa infelice. Il sole, piccolo cerchio tiepido in cielo, è dissolto in un alone che ci avvolge teneramente. Meraviglia. Piccolo regalo di una natura senza limiti. L’Africa ha deciso di salutarci nel modo più bello, donandoci il suo ultimo spettacolo.

Quando la poesia è diventata immagine. Quando la musica ha lasciato il suo spartito e si è confusa, dispettosa, nei nostri occhi. La pinasse scorre tranquilla, mentre sulle rive la vita è frenetica. Mercati e panni stesi sulla sabbia ad asciugare. Piatti strofinati con forza. Viandanti del fiume. Le loro case giacciono impignate su piccole zattere che i remi e la corrente trascinano stancamente. Acque silenti, fresche come quelle dei monti. Vorrei non finisse, ma la riva è vicina. I piedi toccano di nuovo terra. Il motore lentamente muore… i sogni… I sogni no… sono nel pieno della vita.

Ringrazio tutti per aver reso speciale questo viaggio, vi ringrazio per le partite a carte, per le risate, per il caffè alla mattina, per il cielo stellato, per gli abbracci, per la buona notte, per avermi cercato mentre facevo una piccola gita fuori porta nel buio 🙂 per avermi aperto gli occhi.
Per questo e per mille altre cose grazie a tutti di cuore.

Matt

 

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Matteo, mentre le lacrime mi scorron sul viso non più giovane, lasciati dire una cosa: Grazie a te di esistere, grazie di essere venuto con noi, grazie di aver illuminato le giornate, grazie per i canti, l’Ave Maria al matrimonio non la scorderò mai e non sarò così egoista da richiedertela al mio. Quella è UNICA e irripetibile. Sei un GRANDE, Matteo ed è stato un onore viaggiare con te.

Daniele

 

PS…la prossima volta ci sei vero? 🙂 Che devi spiegare il secondo anno di crescita della moringa:-)

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Matteo… grazie a te, grazie per queste lacrime che scendono dai miei occhi, lacrime cariche di emozioni.
E’ un vero piacere leggerti.  Sei una persona fantastica.
Un grande abbraccio
Gianna

 

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Matteo, racconti tutto in modo splendido…
Mi hai commosso davvero…. Grazie!!!

Mauro Caliendo

 

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Grande Quinn raccontare così è … sembrava una cosa solo per chi ha partecipato… i flash i quadri che descrivi sono nostri credevo appartenessero solo a noi… è stupendo come tu abbia saputo trasmetterli anche ad altri. Grazie grazie di cuore perché più di quello che ho scritto io più di quello che abbiamo raccontato il tuo modo di specchiare la realtà indurrà altri di noi a vivere l’esperienza…

Viva la falesia viva i Giardini della Falesia!!!

Vin

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Per loro e per noi….

Brividi lungo la schiena, il maglione rimesso sulle spalle, il magone in gola, gli occhi lucidi, le dita tremolanti che non vogliono eseguire gli ordini, una sola parola

FANTASTICO!

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Stefano (Canada)

27-01-2011

 

 

 

 

 

 

Pakoutomoni, quel villaggio sperduto nel nulla, raggiungibile da Walia dopo oltre tre ore di piste in mezzo a polvere e buche. Pensavo che certe immagini potessi vederle solo in televisione, invece questa volta ci sono dentro anche io. Il pulmino non ce la fa ad andare avanti, tante sono le persone che ci aspettavano e scendiamo.

E’ meraviglioso sentire tutte quelle mani di bambini che cercano le tue e che ti accarezzano un braccio. Ed è’ qui che abbiamo portato molti indumenti per loro ed io quelli dei miei bambini. Seduti sotto una specie di portico, mentre riceviamo il benvenuti dal capo del villaggio, mi guardo intorno e incrocio gli occhi di quei ragazzi: cazzarola, l’emozione comincia a salirmi dallo stomaco fino in gola. Sento un magone e gli occhi mi si fanno lucidi: immagino domani quei piccoli marmocchietti che indosseranno gli abiti dei miei pargoli e li vedo correre tra la sabbia di questo villaggio dal nome quasi impronunciabile.

La strada del ritorno è più dura del previsto visto che ci perdiamo un paio di volte tra le piste varie. Al villaggio è buio pesto, ma una bella doccia è d’obbligo e dopo cena mi sdraio sul letto: guardo le stelle e mi vien da sorridere…

 

Per la miseria, mi sembra ancora di stare nel villaggio, tanto sono pieni di particolari questi racconti. Particolari che nonostante io abbia appuntato tutto del viaggio, alcuni ne ho tralasciati ed ora li sto ripercorrendo di nuovo.

E delle mattine? Vogliamo parlare anche delle mattine appena svegli?

Si perché se è vero che la sera si andava a letto presto, è anche vero che presto ci si alzava la mattina. Già intorno alle 5 i chicchirichì invadevano l’aria, così come il muezzin di lì vicino ed il raglio degli asini a pochi metri dal nostro campement. E poi, ai primi raggi di sole, si aprivano gli occhi… si metteva su un bel caffè e poi via di pane, marmellate e tè. I bambini ci avevano ormai abituato anche alle loro frittelle con farina di miglio e non. Ma dopo averne assaggiata qualcuna, si offrivano a tutti loro che man mano si mettevano tutti in file per prenderne una dalle mani di Federica e Quinn. Così iniziava la giornata e così sono iniziate tutte le giornate trascorse al campement.

 

1°giorno:

… e venne l’ora. Dopo un rapido pranzo ed i saluti di conoscenti di Focus venuti a portarci il loro saluto, si parte alla volta di Malpensa destinazione Casablanca e successivamente Bamako. L’aereo parte con 40 minuti di ritardo, speriamo di non perdere la coincidenza per Bamako. No, non lo perdiamo: facciamo il primo check-in al mondo direttamente su un autobus in mezzo alla pista e poi viaaaaaaaaa, sull’aereo. Ore 3.20 locale siamo in Mali e fa fresco. Noi ci siamo, i nostri bagagli no: sono rimasti a Casablanca, arriveranno il giorno dopo con il volo successivo…

Arriviamo all’hotel ci sdraiamo subito sul letto io e Tricio: un primo crack sotto il mio peso, un secondo crack dopo quello di Tricio… passa qualche altro secondo e patatrac, letto a terra… pazienza dormiremo storti, siamo troppo stanchi.

Ci alziamo dopo qualche ora e facciamo colazione, si cambiano i soldi e si fa un giro al mercato di Bamako.

Per quanto possa essere preciso e meticoloso nel raccontarvi quello che vedo, non posso trasmettervi le puzze nauseabonde che giungono al mio naso: fogne e cielo aperto, fritti di pesce, immondizia che brucia e non so cos’altro. Roba da stomaci forti: non è per me e mi dico “ma dove cazzo sono capitato, voglio ritornarmene indietro”.

Gli altri del gruppo mi guardano un po’ preoccupati. Pranziamo in un discreto locale, niente male, per me solo qualche pezzettino di pesce e qualche patatina fritta, gli altri mangiano di gusto. Rientriamo in un altro hotel “al Patio” per riposare un po’ e fare qualche chiacchiera su come organizzarci per il giorno dopo, con l’arrivo dei bagagli e di nuovo a cena.

Devo dire che la mia prima impressione per l’inizio di questo viaggio non nasce sotto una buona stella; ma sono consapevole che è solo il primo impatto ed augurandomi che domani sarà migliore…

 

2° giorno:

E’ il giorno di andare a recuperare le valigie all’aeroporto. Partono in tre, speriamo che i bagagli siano su quel volo. Dopo circa un’ora ritornano; il mio compagno di camera entra urlando come un matto che ci dobbiamo alzare e partire con destinazione Mopti e che i bagagli sono già carichi sul furgoncino. Mi andrebbe di tirargli la sveglia, ma non avendola portata, opto per una più pragmatica alzata della mano evidenziandone il dito medio.

Ok, ok, mi alzo! Tranquilli, senza di me non si parte.

Sono 11 ore di viaggio, (una bazzecola). Il viaggio prosegue via liscio, ci fermiamo in più di una occasione per superare le varie dogane che incontriamo lungo la strada e quasi tutti dormiamo alla meglio. Io vedo il sorgere del sole tra le piante che costeggiano la strada e che corrono via troppo veloci.

Ai bordi si incontrano alcuni villaggi e gli uomini sono tutti intorno ai fuochi accesi.

 

Ecco la prima sosta a Segou: un po’ di pane fresco, tra l’altro buonissimo, e caffè molto meno buono.

Ore 14.30 si arriva a Mopti, presso il ristorante di Ousmane, la persona di fiducia de Efriel e Vin. Si mangia molto bene, anche se il servizio ha i tempi africani, come mi ricorda in più di un’occasione Tricio: cioè ordini ed aspetto almeno almeno una buona mezz’ora per vedere arrivare le posate ed i bicchieri. Ora il mio morale si alza, sto bene. Anche se stanco morto, comincio a vedere le cose sotto un’altra ottica. Il pomeriggio lo passo a dormire, (solo per un’ora), dopo aver fatto una splendida doccia, poi mi alzo e raggiungo Quinn e Tricio a bordo piscina.

 

Gli altri sono di sopra impegnati nell’acquisto delle collanine per Se@sonRose; più tardi li raggiungo e mi siedo a tavola con loro. Mi interesso alle contrattazioni che fanno. Alla fine si riesce sempre a trovare un accordo bonario per entrambe le parti con in più un piccolo regalino.

 

Giunge così l’ora di cena; il pasto va via veloce e la birra ancora di più. Non possiamo fermarci a pernottare da Ousmane perché le stanze sono state già tutte prenotate; così il fratello ci porta in un’altra struttura completamente nuova. Tanto nuova che ancora è da rifinire in molte delle sue parti. Anche qui una bella doccia in modo da toglierci tutto lo stress accumulato in queste ore e a nanna.

Mi si apre la mente, corre già a domani a quello che dovremmo fare, alla lunga strada ancora da percorrere, ma alla fine arriveremo al villaggio ed ai sogni che Efriel e Vin hanno realizzato per quelle popolazioni.

 

3° giorno

Ci si alza sempre presto; già lo faccio di mio tutti i giorni un po’ più normali, figurarsi poi con un Tricio in camera!!! Già alle sei albeggia: mi affaccio e dalla finestra si vedono tre capanne con dei bambini che sono già fuori a giocare ed un paio di asini. Un fuoco è acceso!

Si scende nel cortile: aspettiamo che gli altri si sveglino e ci raggiungano. Già c’è Vin che riporta i suoi appunti su carta -Buongiorno ragazzi-

Cominciamo noi a fare colazione nell’attesa! Un buon thè con pane a marmellata. Mai fatta una colazione del genere quando sono a casa mia, sempre un veloce caffè-latte.

Ok, dai…ora abbiamo finito e salutato tutti… andiamo o no a Walià?

Ancora una sosta a Bandiagara per l’acquisto del pane per noi e del sale per le donne del villaggio. Intanto ne approfittiamo anche per bere una bibita e per cercare qualcuno che ci gonfi un pallone da calcio.

Ci siamo?  Possiamo finalmente partire per la nostra meta?  Si, lasciamo l’asfalto, giriamo a sinistra ed ecco che imbocchiamo la tanto mia agognata pista; quella che ci porterà giù, sotto la Falesia.

 

Giunti sul bordo della plain, ecco a me il traguardo. Gli occhi mi si riempiono di quell’assolato ed infinito panorama che è la spianata, fino al Burkina Faso. Me ne sto un attimo in silenzio assoluto con me stesso. La testa e lo stomaco mi si riempiono di gioia: guardo e riguardo più volte questa immensità da destra a sinistra e viceversa e poi ancora ed ancora. Faccio un grosso respiro per assaporare in pieno l’aria che mi circonda:

-Dai, ce l’ho fatta. Finalmente ho avverato questo desiderio! –

Si scattano foto tutti insieme, poi si risale sul furgoncino e giù per la rapida stradina.

Finché si va in discesa si va bene, basta frenare e prendere bene le misure nelle curve, ma appena giungiamo in pianura o qualche piccola salitella… eccolalà!!!… Insabbiati!

Si scende e si spinge, aiutati da una miriade di bambini ed adulti che si fa fatica anche a mettere un dito per poter partecipare all’azione della spinta… vai, vai, vai… vai che si riparte.

Eccola… cavolo, ecco Walià. Tutti gli abitanti del piccolo villaggio ci salutano e si mettono a bordo pista per vederci. Imbocchiamo la stretta porta ed eccoci al campement.

 

Finalmente i miei piedi toccano il suolo del villaggio, tanto desiderato. Appena consumato il pranzo carbonara in bustine… (a ‘sti ragazzi devo fargli gustare la MIA di carbonara!!!), si parte subito a vedere il lago accompagnati e scortati da una miriade di bambini che ti prendono dolcemente la mano e che ti guardano con due occhioni grandi come la luna ed enormi sorrisi.

Il miracolo di Se@sonRose eccolo lì: anche se Efriel dice che il livello dell’acqua è molto più basso che negli anni precedenti, (cavolo hanno anche una pompa per innaffiare (forse ne hanno anche abusato), ma l’acqua c’è, caspita se c’è!!!

Gli orti che sono nati tutt’intorno e che si sono addirittura ampliati, sono belli verdi e carichi di verdure varie. Dopo aver appreso che le moringhe non sono nate o sono state mangiate dagli animali più svariati o semplicemente non le hanno piantate e dopo aver visionato un’area dove poterle seminare, torniamo indietro.

I bambini sono ancora di più e ci vengono incontro offrendoci i frutti del baobab.

Viene la sera e dopo cominciamo a prepararci i nostri giacigli fatti di legno con sopra una piccola stuoia ed il sacco a pelo.

Come prima giornata al villaggio non poteva cominciare meglio: ed infatti Quinn decide di espletare i suoi bisogni fisiologici nella bruge (scritto bene?).

Per un po’ lo seguo con la mia lampadina, ma poi la spengo. (Avrà pur diritto alla sua privacy?).

Dopo qualche minuto Tricio aggiunge

-e Matteo? –

Cazzo Matteo. Ci sporgiamo dal basso muretto che delimita il nostro campement e gli indico la direzione che ha preso e cominciamo ad urlare il suo nome… niente. Si decide di uscire: prima Vin, poi Tricio ed alcune persone che erano rimaste ancora con noi. Continuiamo ad urlare il suo nome, ma ancora niente.

Solo dopo un venti minuti buoni buoni, ecco la voce di Tricio che risuona nel villaggio “eccolooooo” !!

Quinn entra a passo veloce nel campement tra un misto di terrore, paura e sorrisi. Ce l’ha fatta: un abbraccio con Efriel…. E poi buonanotte. Caspita che cielo…  Una, due, tre, quattro stelle cadenti, ma ormai gli occhi mi si chiudono.

 

 

 

4 giorno

Il risveglio avviene sempre troppo presto; il gallo con il suo chicchirichì, l’asino con i suoi ragli e le musiche che vengono dal vicino muezzin. Ancora ci sono le stelle e sopra di me, perpendicolarmente, fa bella mostra il grande carro. Ogni tanto qualche stella cadente attraversa il cielo. Pian piano l’est si rischiara ed il sole comincia a fare capolino. Stamani è Tricio che si alza per primo e prepara il caffè. L’aroma presto si diffonde nel campement e tutti si alzano. Facciamo colazione e dopo il saluto con il capo del villaggio e le donne, cominciamo i sopralluoghi negli altri bacini.

Si va dapprima al lago dei Baobab dove l’acqua fa bella mostra di se e dove le rive sono piene dei brick, (mattoni fatti dai locali per le costruzioni), poi attraversiamo tutto il villaggio di Ende fino ad arrivare al lago di Misurina. Qui di acqua non c’è nemmeno una goccia, ma era cosa nota. Questo bacino è pieno di sabbia portata dall’acqua che giunge troppo velocemente. Ci fermiamo sopra la diga; Efriel parla con un responsabile del progetto e dice lui di provvedere prima della prossima stagione delle piogge, a portar via tutta la sabbia accumulata. Dalla parte opposta della diga, la furia dell’acqua ha distrutto una buona parte della gettata di cemento realizzata; così si cerca di trovare una soluzione al problema.

 

Prima si parla di fare una rampa, sempre in cemento, per far defluire più dolcemente l’acqua nel terreno sottostante; poi si scarta questa ipotesi e si protende per la realizzazione di due o tre fori nella diga, protetti da dei coperchi. Avranno così la funzione di far passare l’acqua nel primo periodo delle piogge e verranno chiuse nel periodo finale, in modo da allagare il bacino e mantenere l’acqua. Sono arrivate quasi le 13.30 ed è ora di pranzo. Si ritorna ad Ende, in un hotel del posto. Ho mangiato un cous-cous con legumi che non ha eguali nel mondo.

 

Subito dopo decidiamo di arrivare a Walià a piedi (dista solo un paio di chilometri) ma non prima di aver visitato questo bel villaggio a vocazione un po’ più turistica. Facciamo incetta di Bogolan di ogni dimensione e di altri ninnoli e ci incamminiamo, facendo anche visita ad una diga costruita dai francesi ma concepita in maniera talmente sbagliata che solo loro potrebbero spiegarne il motivo.

Una diga che non contiene acqua. Arriviamo al nostro villaggio, la camminata è stata molto bella, sotto un cocente.

Mi dicono di andare a fare un sopralluogo ad un’infermeria costruita da un’altra associazione italiana vicina a Se@sonRose. La mia perizia è senza appello: inagibile.

Una parte del terreno ha ceduto sotto la struttura e le fessurazioni che ci sono nel fabbricato ne impediscono ancora l’utilizzo. Ormai è ora di cena… e poi al letto.

Oggi sono terribilmente stanco; tutti questi sopralluoghi e gli spostamenti fatti a piedi, hanno lasciato il segno.

5 giorno

Questa mattina la nostra destinazione è il villaggio di Pakoutomoni, dove Se@sonRose ha realizzato un pozzo a servizio del viaggio. Dista 100 chilometri da Walià e tre ore e mezzo di strada tra piste ed il nulla… bazzecole!!!

 

Arriviamo oltre il mezzodì; all’ingresso del villaggio veniamo fermati dagli stessi abitanti che ci “costringono” a scendere ed a proseguire a piedi. Questa atmosfera è surreale per me e mi sembra di trovarmi dentro ad un documentario. Le donne ci si fanno tutte intorno ed intonano strane musiche con ancor più strani fischietti, mentre gli uomini a cavallo sfrecciano al bordo della strada ed i bambini ci prendono per mano ci accompagnano fino al villaggio. Il tutto per circa trecento metri di strada sterrata.

Le donne vengono catturate dalle donne del villaggio; fatto loro indossare gli abiti tipici del posto e fatte ballare a più non posso.

Mentre noi ci dirigiamo al pozzo per la misurazione della profondità dell’acqua… e c’è l’acqua, non troppo limpida, ma c’è… è questa la cosa importante.

 

Salgo su una collinetta fatta della terra scavata per il pozzo e mi guardo intorno: non c’è nulla, solo qualche baobab con tra i rami i nidi degli aironi e sabbia, sabbia, sabbia ed ancora sabbia.

Si va poi sotto una tettoia fatta di rami intrecciati per ricevere il saluto del sindaco del villaggio e per donare loro dei capi di abbigliamento che abbiamo portato e che vengono presi dalle donne.

Avranno loro il compito della distribuzione alle persone che ne avranno bisogno. Io rimango seduto su una panca: mentre seguo con lo sguardo la donna che se ne va con l’enorme busta delle magliette, incrocio lo sguardo di molti bambini che sono un po’ più distanti da noi, seduti su un carretto. Penso a quando loro indosseranno i vestitini dei miei bambini… riesco persino ad immaginarlo e mi vengono gli occhi lucidi.

Forse Tricio se ne accorge e mi fa un cenno:

-Tutto bene? –

-Si tutto bene…-

 

Ora ci fanno alzare e ci fanno cenno di dirigerci verso una capanna: Efriel capisce tutto, io ancora no. Eh già, ci offrono il pranzo e non possiamo rinunciare. Perfetto!!!

Entriamo; vedo le pentole e grosse insalatiere poggiate a terra e coperte. Il profumo mi fa muovere lo stomaco; ma non per la fame.

Agli amici chiedo di darmi un aiuto perché non riesco a mangiare proprio nulla, così Mauro mi accompagna ad un lato nascosto del desio. Ora scoprono quello che ci hanno preparato: i miei occhi passano da due enormi scodelle piene di riso con sopra due polli, anche se a me più che polli sembrano grandi quaglie!!!

Passo ad un’altra ciotola contenente spaghetti fatti con farina di miglio ad un’altra scodella dove c’è un’enorme palla grigia, (polenta di miglio, che i nostri accompagnatori prendono con le mani, la appallottolano e ne intingono con non so che cosa per poi gustarla). Oddio… non ce la posso fare.

Va bene, dai! Riesco a prendere una coscia di pollo, anche se di carne non c’è neanche l’ombra e faccio finta di gustarla molto lentamente, in modo che mi duri per tutto il pranzo, perché non riesco proprio e mangiare altro. Cavolo però, gli altri mangiano di gusto e quasi divertiti di dover mangiare con le mani.

Superato questo esame usciamo dalla capanna. Sono ormai passate un paio d’ora da quando siamo arrivati e visto il tempo di percorrenza della strada, decidiamo di metterci sulla via del ritorno.

Salutiamo tutti e tutti ci salutano.

 

Il ritorno è peggiore dell’andata. Dura oltre cinque ore, perché riusciamo a perderci un paio o più di volte, oltre ad un insabbiamento. Ci fermiamo dapprima a Bankass, dove le guide acquistano un montone per il pranzo del giorno dopo, una breve merenda a base di banane e poi di nuovo via. Miiii, non si arriva mai, il sole sta tramontando e al buio della notte come caspita arriviamo al nostro campement? Ed invece verso le 19.00 ci siamo.

La Tarci ci sta preparando la cena; mangio un rapido piatto di riso e poi una doccia sotto le stelle. Una cosa stupenda; non sapete che si può fare una doccia con solo tre, dico tre, litri d’acqua? E poi dove? Sotto un cielo costellato da miliardi di stelle. Semplicemente stupendo!

6° giorno

Oggi è una giornata particolare. Abbiamo un matrimonio, ma cavolo non ho niente da mettermi! Pazienza…

Intanto Quinn si ingegna per fare il bouquet alla sposa e per l’addobbo del tavolo dove avverrà la cerimonia con foglie e fiori trovati qua e là. Una curiosità: lo sposo ha un momento di mancamento quando il Sindaco chiede lui se intende avvalersi della monogamia o della poligamia…

Ma la sua sposa è salva… sarà l’unica donna della sua vita!

Il compito di Se@sonRose però, non può attendere, si deve andare a verificare un altro bacino e dove è previsto un ulteriore ampliamento. Picchettiamo, così tutta la nuova zona dove si dovrà scavare, mentre Efriel disegna una mappa del sito.

Attraversiamo il villaggio e di nuovo tutti i bambini ci vengono incontro e ci prendono per mano e sembrano che sono loro a farti da ciceroni. Gli uomini per ringraziamento ci donano tre galline che non possiamo rifiutare e che viaggeranno con noi. Rientriamo al villaggio nel primo pomeriggio e dopo aver mangiato iniziano le feste per il matrimonio.

Al nostro campement arrivano le donne locali che dopo poco ci trascinano fuori per arrivare fino ad una piazza dove veniamo coinvolti in balli sfrenati.

Dopo aver visto per un po’ questi festeggiamenti, decidiamo di fare una passeggiata per Walià e ci viene in mente di fare giocare i bambini che costantemente ci accompagnano passo passo. Partitona? Partitona… siamo io, Quinn e Fabrizio.

Tre contro trentacinque bambini sfrenati, giochiamo con un pallone per la pallamano, a chi arriva arriva, basta rimandarla in avanti. E così passo un’ora da divertimento allo stato puro. La cosa più importante e che da tanta soddisfazione, è vedere questi bambini che corrono, ridono e scherzano sempre insieme a noi.

Così anche questa giornata ricca e piena di emozioni volge al termine.

Questa sera per cena, montone alla griglia e poi le nostre solite scatolette!!!

 

 

 

 

7 giorno

Oggi, una rapida visita al lago di Uana Birè, (del buon lavoro in lingua Dogon). Anche qui ancora c’è acqua e tutti siamo contenti; il lavoro e la costanza vengono sempre ripagati. Intanto Mauro ha fatto una visita dentistica a molti bambini del villaggio: loro incuriositi si sono sottoposti a questo esame ed in cambio hanno ricevuto uno specchietto molto professionale.

Intanto al villaggio è finalmente arrivata l’ora del moringa Day, dove Quinn ha tenuto una lezione di alto livello per insegnare agli abitanti di Walià la semina, la potatura e come far crescere questa nuova pianta che promette di essere miracolosa. Speriamo che l’anno prossimo potremmo trovare un angolo a ridosso del lago perfettamente coltivato con questa pianta.

Nel primo pomeriggio io e Quinn, decidiamo di fare un’escursione al villaggio dei Telem sotto la Falesia, accompagnati da Moussà. Una bellissima esperienza anche questa e come tutte quelle fatte in questi giorni. Quello che si vede con gli occhi non si può descrivere in nessun modo: le vecchie case fatte di fango, la scala fatta con ramo di baobab (difficile da salire ancora peggio da scendere), il cimitero con le ossa dei morti in bella mostra.

 

Al ritorno Moussà vuole farci conoscere la sua famiglia nel villaggio appena staccato da Walià e ci offre un obbrobrio di acqua sporca da dentro un secchio, (miele di miglio!!!).

Che faccio la bevo? La devo bere per forza, sua moglie mi guarda e mi sorride; in fondo non è proprio malemalemale, sa giusto di acqua sporca.

Rientriamo nella nostra dimensione al campement. Tutti che ci aspettano; che si fa?

Si fa che stavolta facciamo una bella partita regolare: si, regolare un cornino!

All’inizio della gara siamo otto contro otto, a tutto campo. Tutto campo significa che si sa da dove si comincia ma non dove si arriva… e sia, allora. La formazione nostrana: un bambino di Walià in porta, (si rivelerà un portento, salverà più volte il risultato e poi lo abbiamo subito naturalizzato pugliese); Federica, Tricio ed Efriel, poi ai lati io ed Ousmane, a centrocampo Maurizio e Quinn a ridosso dell’unica ed inamovibile punta Vin.

 

Non c’è storia: loro corrono come il vento, abituati alla sabbia ed allo sterco degli animali, noi con scarponcini e fisico non proprio adeguato al calcio. Nonostante tutto questo il risultato non si schioda e tra le continua risate e corse a vuoto comincia a farsi sera; proprio nell’attimo del loro gol. Ma, arbitro, è regolare?

Siamo partiti in otto: noi siamo restati in otto, ma loro sono almeno il doppio. Dopo il gol proviamo a cambiare subito sport: ci diamo il rugby, ma niente da fare il risultato non si sblocca.

Partita finita per impraticabilità del campo stante la cattiva illuminazione: gli abbracci e le facce contente si sprecano, ci scambiamo le maglie, le nostre… e belli e stanchi rientriamo al villaggio.

 

8° giorno

Oggi è l’ora della partenze e si vede dalle facce mogie e dal cielo grigio per effetto dell’Harmattan. Un vento caldo che alza la sabbia del deserto e fa apparire tutto annebbiato.

Prepariamo i nostri bagagli e lasciamo loro tutto quello che possiamo lasciare.

Entrano nel campement tutti gli uomini per il loro saluto, saliamo sul furgone.

Mi guardo tutto intorno per memorizzare quanto di più possibile.

Incrocio lo sguardo di quella miriade di bambini che mai ci hanno lasciati soli, un pezzo del mio cuore rimarrà qui, insieme a loro.

Partiamo per il percorso inverso attraversiamo tutta la pista, riprendiamo la strada fatta di asfalto fino a Mopti, da Ousmane.

Facciamo una bella doccia ristoratrice e poi un’escursione sul fiume Niger con le pinasse, le loro imbarcazioni.

La sera, prima di addormentarmi, il pensiero va già di corsa a quei giorni trascorsi a Walià e negli altri villaggi. A questa mia nuova esperienza, al ricordo dei bambini che la mattina ci portavano le frittelle e dopo averne assaggiata qualcuna, prontamente le giravano a tutti loro che si mettevano in fila per prenderne una.

Domani, invece, ci aspettano altre dodici ore di strada per poi ritornare tra i nostri cari.

 

9° giorno

Ormai ci siamo: questo è l’ultimo del più ultimo mio giorno in terra maliana per questo 2011.

Abbracciare e salutare Ousmane talmente forte, è come abbracciare l’intero continente. Se solo stesse più vicino, programmerei un bel fine settimana per stare con lui.

Via, cominciamo col mangiarci questo lunghissimo nastro di asfalto fino a Bamako.

Le ore sono tante e lunghe. Le trascorriamo a tratti dormendo, a volte giocando a carte altre a pensare.

Ed è questo il momento in cui la mente pensa di più. Sembra che sia solo, che intorno a me non ci sia nessuna, talmente tanto grande è il silenzio che si respira.

Guardo prima fuori il panorama che scorre veloce e poi ognuno di loro: questa mia esperienza è stata tanto straordinaria quanto lo sono i compagni che mi hanno accompagnato.

Federica e Gianna, le due donne che sembravano nel loro habitat naturale e sempre cortesi e gentili in ogni occasione;

Efriel e Vin, sempre posati, sempre pronti ad una parola se ti sentivi giù, sempre pronti a soccorrerti ad ogni tuoi minimo tentennamento;

Maurizio e Tarcisia, tanto precisi e meticolosi nella loro professione, tanto divertenti quando sono al di fuori;

Quinn, il nuovo ragazzo sempre pronto ad affrontare qualsiasi situazione che gli venisse incontro, ad eccezione dello scarso senso dell’orientamento;

Tricio, il mio grande compagno di ogni viaggio e di ogni raduno ormai.

Scherzando ho detto che è stato il mio vero amico nel momento del bisogno, perché al mattino sui sassi della Falesia, ci facevamo compagnia per davvero nei bisogni, ma nella vita di tutti i giorni credo che sia la stessa cosa. Si accorgeva di ogni mio cambiamento di umore ed era pronto a soccorrermi.

Arriviamo a Bamako che è sera: la nostra guida ci ha occupato qualche stanza in hotel per poterci dare modo di fare ancora una doccia e prepararci con abiti civili ed invernali per fare il nostro rientro. Una rapida e tardiva cena e poi filati all’aeroporto: alle due c’è il nostro volo per Casablanca.

 

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Ho letto tutto quanto è stato scritto e nonostante le storie siano le stesse, è lo stato d’animo che cambia, la prospettiva è diversa!

Un abbraccio a tutti!!

Sara

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Ramefli (Tarcisia?)

05-02-2011

 

 

 

 

 

Partiamo un venerdì mattina, tranquilli e sereni verso un viaggio che sappiamo già entusiasmante.

Sono felice, torno finalmente in Africa!!!

Non è la prima volta ma questa volta è con Mau, è la prima volta insieme.

Ringrazio il cielo e Dio in tutte le forme che gli uomini gli han voluto dare.

Daniele ha organizzato tutto e Maurizio condivide con lui il progetto di viaggio, Daniele è un buon dittatore ed è piacevole e rilassante seguirlo, mi trovo bene e tutti ci troveremo bene, (siamo in dieci), sotto la sua guida.

Per Gianna e Mauro è la prima Africa: Gianna è entusiasta, una velocista, come se ci fosse sempre stata, Mauro c’è ma da buon fondista è calmo e prudente.

 

… e finalmente arriviamo a Ouaga… soliti “convenevoli” alla dogana, ci manca il nome dell’albergo e senza quello non si esce… cerco il nostro autista François… lo trovo subito ma … accidenti… quando parlo abbassa lo sguardo… fa finta di non ascoltare quello che sto dicendo…

Ah! Già! Dimenticavo! Sono una donna! E siamo in Africa! Torno a chiamare Daniele e accidenti! faccio fatica anche con lui a farmi capire: Daniele! Siamo in Africa e qui una donna, di solito, “non parla” in pubblico, figuriamoci chiedere:

-Daniele? devi parlare tu perché sei un maschio! –

 

Benvenuta Africa! In un lampo ci fai capire tutta la fortuna di anni di conquiste femminili e quanto dobbiamo alle donne e agli uomini che ci hanno precedute.

 

… François sarà così per tutto il viaggio: assente e preso dai suoi pensieri… tutto concentrato sul mezzo che gli ha affidato Paul, nostra guida, che, già impegnata con altri in questi giorni, ci ha affidato a François; dorme sul bus, lo lava e lo striglia come fosse un cavallo.

Non conosce le strade, non ha una cartina, non conosce le procedure agli innumerevoli posti di blocco e sarà così che ci metteremo dodici ore…

Su e giù per le piste di terra rossa del Mali sino a Mopti.

Dodici ore di nuvole e nuvole di terra rossa che penetra ovunque ma soprattutto nei nostri polmoni dove creerà un tappetino rosso ostruente!

I finestrini del bus, manco a dirlo, non si possono tenere chiusi, si potrebbero rompere e iniziamo così a sacrificarci sull’altare di ciò che più conta: la salute del mezzo di trasporto!

 

Eppure, nonostante i nostri timori, è riuscito a portarci, come non si sa, per i 10 giorni del viaggio, incolumi.

 

Da Ouaga a Mopti: grano gli occhi come fanno i bambini e non perdo un cenno dello straordinario paesaggio che mi passa davanti; all’inizio è il caos totale, Ouaga è come tante in Africa: un traffico imponente e disordinato, una giungla metallica dove le regole sono momentanee e si costruiscono con i muscoli delle lamiere.

In 12 ore, piano piano, scompare tutto ciò che conosciamo e tutto intorno è brousse, acacie, baobab, villaggi di fango, donne che lavorano e tanti bambini e bambine lungo la pista, qualche capra, qualche asino e carretti.

Qui i bambini sembrano così lontani da quelli lasciati, poche centinaia di chilometri fa tra il caos del traffico inquinato di motorini, biciclette e tutto ciò che può avere almeno 2 ruote.

Qui i bambini hanno in mano un bastone e lanciano giocando un vuoto copertone; laggiù giravano trionfanti con il simbolo del progresso del momento: un paio di copri orecchie di pelo.

 

Difficile dire dove siamo, in poche ore abbiamo attraversato tre mondi distanti anni luce, mi trovo a vagare con lo sguardo alla ricerca di un ricordo, un appiglio… niente…

Eppure… ecco… ho l’impressione di essere arrivata nell’inconscio del mondo! Lascio le redini del controllo e mi ritrovo in un luogo sconosciuto… trascinata e trasportata.

Un luogo sacro, pulito, magico dove, piano piano, scende il silenzio profondo e nel silenzio la luce.

Un luogo sconosciuto e buio ma mai, proprio mai, neppure per un attimo, in qualsiasi attimo, ho avuto paura.

 

2-Da Bankass a Mopti

 

E’ buio pesto, non sappiamo la strada, François non vuole andare avanti;

Al calar della notte, seguendo l’ordine prudente di Paul, si impunta ai piedi della falesia e come inchiodato alla sabbia si rifiuta di proseguire.

 

Chiediamo di parlare con Paul ma si innervosisce e scaglia lontano il suo vecchio telefono che finirà in mille pezzi (al ritorno ne sfoggerà uno nuovissimo di ultima generazione).

E allora che il nostro comandante porge il suo telefono, non sappiamo cosa si diranno Paul e François ma per un po’ il bus prosegue…

 

Sì ma… da che parte? … un po’ di qui… un po’ di lì… un po’ più a destra, no era diritto… adesso a sinistra… e poi… è meglio che torniamo indietro.

Eppure è così semplice. Basta dare 1.00 cfa al primo ragazzo che incontriamo che ci porterà verso il centro del mondo: il piantone delle 3 strade!

 

Appena vede la salita, François viene preso da un attacco rigor mortis e abbarbicato al volante fissa gli occhi ai pedali e non dà più cenni di vita.

 

E’ a questo punto che persino il prode Inve, sino ad allora silenzioso, sentenzia:

-Non pensavo ci fosse in giro una banda di squinternati come voi! –

Con tutta la calma che posso e tutto il francese che so cerco di convincere François a proseguire e alla parola confiance… il pulmino riparte!

 

Da qui è il sogno! Alla luce di miliardi e miliardi di stelle che illuminano l’aria saliamo le rocce della falesia tra scorci di mondi affascinanti… è stato il primo di, scoprirò poi, tanti modi per festeggiare il nostro arrivo, e farci sentire delle principesse… così… senza quasi accorgersi, il nostro bus-zucca si trasforma in una bellissima carrozza trainata da grossi e cicci topi trasformati poi in splendidi cavalli bianchi.

Ridete ridete! I topi c’erano davvero, anzi grasse pantegane che i ragazzi del villaggio, poco prima dell’arrivo sopra la falesia ci offrivano lungo la via.

 

Arrivati in cima ci fermiamo un attimo, nel buio, e scendiamo nel nulla.

 

Ma come si fa a descrivere con le parole il cielo stellato che ci ha accolti, l’aria sottile di luce, l’immensità di sentirsi ai piedi del centro del mondo?

 

L’unico modo è chiamare Daniele e prenotare per il prossimo viaggio.

 

3- Mopti

Sveglia ragazzi! Siamo in Africa!

Uuhau!
Siamo all’albergo Ya pas de probleme, il posto è un continuo angolo dove scopri un dipinto, una foto, una bambola… una maschera… un tessuto… e c’è anche un piccolo granaio Dogon!
Bravo Ousmane ! per trovare qui qualcosa di organizzato che funziona bisogna aver frequentato un collegio svizzero!
Credo che la scuola di Rita sia servita ad Ousmane per imparare a gestire un progetto: ogni persona che lavora qui è concentrata sul compito e non sbaglia mai, o forse non è previsto che possa sbagliare.

Camere pulite, cibo buono, buona musica e persone felici…

È un buon inizio.

Oggi che si fa? Visita a Mopti e pranzo al bar Bozo!

Usciamo dall’albergo, qualcuno dice che ora ci sono militari discreti che presidiano i posti frequentati dagli stranieri, cioè noi.

Il fiume Niger è il grande confine: a Nord è proibito ormai metterci piede, pena la scomunica della Farnesina.
Tutto il Sahel oramai è la pista della morte.

Tutta questa fascia è controllata dal male del mondo.
Traghettare di là, verso la Mauritania, l’Algeria e il Niger è un rischio assicurato.

Da qui iniziano i gironi dell’inferno: fame, miseria, guerra, violenza, corruzione, dittatura, prepotenza, ricatto…

Una grande polveriera.

E purtroppo è da qui che devono passare le persone verso il miraggio della speranza di qualcosa di meglio. Spesso trovano la morte nelle piste del deserto ed i predoni della vita altrui si chiamano governi avidi di potere, materie prime, interessi solo economici; schiavi del denaro e vittime della violenza che conosce solo la violenza per farsi sentire.
Lo scorso viaggio scendemmo nel sud dell’Algeria con gli amici dell’associazione “Il cammello a tre gobbe” e ancora ho negli occhi le piste dei convogli della speranza nell’Oued del Tassili, ed i racconti del grande Hamed che non c’è più.
Oggi siamo al di qua e viaggiamo sicuri.

Qualche passo a zonzo e poi , là in fondo, c’è il Bani!

Attorno a lui e ai suoi piedi d’acqua… LA VITA.
Passeggiamo tra il pullulare di traffici, attività , “vetrine a cielo aperto”; ogni occupazione o commercio possibile, qui c’è. Nel tratto di fiume adibito ad autolavaggio puoi trovare nella stessa fila, macchine-capre-motorini e cavalli.

Passiamo veloci dalla zona del pesce e arriviamo all’oasi del bar Bozo: una splendida terrazza per turisti dove ci si può riposare e la sera ammirare dei fantastici tramonti.

Ma lo spettacolo è fuori: mi alzo e incontro gli occhi delle bimbe che dalla balconata sbirciano all’interno della gabbia-zoo che è la terrazza del bar Bozo.

E inizio una conversazione fatta di sguardi, cenni, sì, no, forse ed è qui che per la prima volta sento la parola balou! Ma ancora non capirò cos’è.

Il cibo passa dalla tavola, alla balconata, ai bimbi.
A fine pranzo arriva il fornitore ufficiale di collane che mi distrae alla grande e… olè… riusciamo a comperarne infinità ma poi al ritorno finiranno sempre. Sono bellissime.

Ci provo come sempre a modificarne la lunghezza, per i nostri gusti sono troppo corte.

Pas de probleme! Come sempre!

Pas de chance! Come sempre!

Arriveranno la sera allungate di 3 impercettibili centimetri. Pazienza come sempre.

La sera da Ousmane è ancora più bella. Salgo in terrazza: la tavola apparecchiata, persone rilassate e serene che leggono, scrivono ma soprattutto guardano.
Il giorno è passato così a guardare lontano e immaginare domani quando finalmente arriveremo a Walia.
La terrazza a fianco nel frattempo si è affollata di una trentina di materassini con zanzariera… sarebbe da foto ma la macchina non so dov’è… in questo viaggio ho smesso di avere tutto a portata di mano e mi lascio travolgere dal caos… una volta tanto!

Per ora mi lascio travolgere anche dalla musica.

Per stasera non ci sono stanze, dovremo accontentarci di un dormitorio da 6 o della terrazza che però è già strapiena e incensata da un intenso profumo di canna…sarà che tiene lontane le zanzare?

Meglio il letto da 10, proprio così, trasformeremo la stretta camera da 6 in un grande letto da 10 mettendo sul pavimento i materassini.

In quale formazione però: chiaro: donne sul letto, uomini a terra.
E partono le prove di trasmissione per “ qui vorrei stare “: nell’angolo – vicino alla porta – lontano da – vicino a…. E finalmente in postazione: io sotto la finestra, Mariolino vicino alla porta, Mauro ai piedi di Gianna e gli altri come da schema…

La notte passa insieme tra rigiri continui nel letto, dentro e fuori il sacco a pelo per chi dorme a terra e il russare imperante di Mau che sovrasta tutti.

 

Eppur si dorme… e si sogna…

 

                                       4- da Mopti a Walia

Usciamo da Mopti e procede tutto bene sino a Bandiagara,
sull’orlo della falesia ci fermiamo a mangiare; momento sempre delicato e difficile.

All’andata avevamo chiesto a François di trovarci un posto per mangiare, ci aveva portato in un bettola che io non ho visto ma è stato eloquente il cambiamento di assetto del viso dei coraggiosi esploratori: abbassamento di 3 cm della mascella, comparsa di borsa sotto gli occhi, arricciamento automatico dei fori nasali e labbra serrate a riccio nel tentativo di tener fuori la puzza!

Persino Mariolino, avvezzo ad anni di India profonda, aveva detto di no.

Che volete farci, preferiamo sostenere il peso di essere considerate persone difficili, ma, sul cibo, abbiamo limiti invalicabili, siamo o non siamo italiani!

A Bandiagara controlliamo tutto, la carne da cuocere è in frigorifero, la temperatura non è fredda ma almeno le mosche sono lontane.

Ok! Si mangia ed è tutto buono.

Ripartiamo e nel giro di due ore dovremmo essere a Walia, la discesa della falesia a quest’ora sarà uno spettacolo, mi pregusto già i colori, ma…

Sbagliare strada sarà un must di questo viaggio… e sarà così che… niente falesia… alla prossima…

Per ora ci accontentiamo di conoscere una strada nuova, metterci il triplo del tempo, incappare in una nuova dogana dove François rischierà la galera, farci uscire dai guai dal solito prode Ousmane che, via phone, giurerà ai doganieri che siamo oriundi di pelle nera sbiadita dagli anni…
Arriveremo a Walia a notte fonda, stanchi e affamati ma l’accoglienza al campement ci rinfrancherà.
Tutto è stemperato dalle stelle e dal lieve vento che soffia… ragazzi… che cielo!!!…  E che stelle cadenti!

Come sempre per stare bene, basta alzare lo sguardo e guardare oltre.

… è il raglio dell’asino e il canto del gallo che ci sveglia…

Il risveglio è sempre lento per me; Tricio e Ocibi sempre i primi a inoltrarsi nella luce dell’alba, Gianna e Serenella già hanno preparato la colazione, Mau si è già lavato… per fortuna ci sono Daniele e Federica che, come me, hanno il risveglio lento.

Appena in tempo per la colazione buonissima che già arrivano tutti i notabili del villaggio per i saluti.
Sapete già che durano due ore… e così un saluto a te, un saluto a me, un saluto a tutta la tua famiglia ma uno per uno per carità… non vorremmo mai si offendesse qualcuno e non possiamo dimenticare nessuno… iniziamo così a tessere la tela forte e salda dei saluti italo/Dogon.

Dopo la grande accoglienza, il programma prevede già l’incontro a Bankass con il costruttore per i prossimi lavori … ma prima… accidenti… lo vogliamo vedere questo lago!

Ci accompagna Ousmane e sarà una sorpresa meravigliosa: la parola lago qui nella brousse sarà sicuramente esagerata; mi aspetto di vedere una pozza d’acqua, magari ferma e piena di zanzare.

La sorpresa sarà enorme quando vedrò il lago di Walia, il lago Se@sonRose…

Un vero lago! Con piccoli cerchi d’acqua, segnali di fumo dei pesci che abitano appena sotto, aironi bianchi che si abbeverano alle sue sponde e attorno… les jardins
Come si potrebbero chiamare altrimenti questi orti rigogliosi, curatissimi, quasi odorosi e che producono delle gigantesche melanzane, solidissimi pomodori e un tripudio di peperoncini rossi?

 

 

Complimenti ragazzi e a tutti I sesonrosini: Bravi Bravi Bravi!

 

5- Bankass

È martedì, giorno di mercato a Bankass

 

A che ora parte il nostro bus? … silenzio…

 

Ci vuole un po’ per frenare pensieri inutili, come domande sul tempo.

Parte quando sarà carico carico di tutti quelli che ci possono stare, nel frattempo si sale e si aspetta che arrivi l’ultimo ma senza sapere chi è:

Sarà un serissimo e composto anziano.

 

Arriviamo con il sole alto, il mercato è quanto di più affascinante si possa immaginare, già solo il parcheggio di mille carretti variopinti in perfetta distanza tra loro è uno spettacolo per gli occhi ed il cuore.

Qui è tutto frenetico ed intensissimo, la ressa della folla ci farà estraniare dal tempo.

 

Come brave massaie seguiamo la lista della spesa… in fondo è come un supermercato nuovo, non sai mai dove hanno messo le cose che cerchi… e allora con pazienza e in fila indiana, (perdersi qui è controindicato), andiamo alla ricerca di:

-secchi per lavarci, almeno tre così ottimizziamo i tempi,

-una pentola per cucinare, ne troviamo una mitica che sembra quella di Alice nel paese delle meraviglie e se anche là c’era una teiera, qui, sono sicura, avrebbe scelto la pentola che abbiamo comperato, bellissima, una favola;

-mestoli: chissà se sanno cosa sono, useremo un bastone;

– 1 kg di calce e cemento: c’è e si compera a piccoli sacchetti come per la farina; (ci serviranno per fissare il legame tra noi e queste meravigliose persone con una piastrella).

– farmaci strani per la nostra guida, sono curiosa e ne leggo la composizione: una bomba di antidolorifico-antiinfiammatorio-caffeina, tutti insieme; il commerciante mi guarda malissimo, sarà meglio proseguire veloci;

– un po’ di frutta? Lasciamo Vin e Mau a trattare l’acquisto delle banane… errore! due bancari insieme! Risultato? Mezz’ora per comperar banane, (poche e smilze). Pazienza, questa notte sogneremo frutta esotica!

Il resto è un film colorato più dell’arcobaleno, mille suoni ed odori, tante persone, tutte diverse e tutte insieme. Stupendo!

 

Riprendiamo posto sul pulmino per il ritorno, ci siamo tutti e… non si parte… come mai?

Sembra tutto a posto! Sembra al completo… forse aspettiamo ancora qualcuno?

Attenderemo un tempo imprecisato ed infinito l’anziano serissimo che comparirà ad un ceto punto non si sa come e da dove.

Da Bankass a Walia ci sono 12 km di pista ben battuta ed il viaggio seppur breve scandirà il tempo tra luce-tramonto e buio.

E’ un incanto vedere il sole che scende velocissimo e senza rallentare si tuffa dentro l’orizzonte lasciandoci abbagliati dal rosa del tramonto.

A Walia si arriva col buio e l’intraprendenza della mitica Gianna ci consente di organizzare, al buio solleticato dalle tremolanti luci da cappello, una cena coi fiocchi nella magica pentola.

 

Appena iniziamo a cucinare, spuntano come le stelle visi di bimbi curiosi ed è allora che la festa incomincia.

 

 

 

6- Mau… ggere

No, non è una località!

È una parola Dogon, E se la dici forte forte, fa comparire DONNE, DONNE e ancora DONNE

MAUGERE! MAUGERE! MAUGERE!

Premessa:
all’incontro di saluto delle autorità avevo fatto flebile e rispettosa richiesta agli uomini di poter incontrare le loro donne o almeno una loro rappresentanza per un thè nel pomeriggio, possibilmente verso le 16.00.

Momento di sconcerto, breve consultazione tra loro, poi dicono che può andare bene ma non alle 16.00, le donne devono preparare la cena e sarebbe meglio alle 14.00 (ok! Sotto il sole cocente quando gli uomini dormono! Già mi stanno antipatici, e sia!).

Non avevo confidato nel buon senso di tutte le donne, così si sono giustamente presentate verso le 15.30 passate, quando, calata la calura, si poteva ragionevolmente respirare.

Sono rimaste sino al calar della sera verso le 17 e 30 e addio cena per quel giorno. Tanto loro e i bimbi avevano già mangiato con noi.

L’incontro è stato a dir poco entusiasmante… un “casino” mai più visto, un chiacchiericcio infinito che solo noi donne sappiamo fare quando stiamo bene.

Da una parte noi 4 (Federica, Gianna, Serenella e Tarcisia), dall’altra, loro 80 con rispettivi pargoli, abbiamo fatto fuori tutti i biscotti portati, (4 kg di biscotti al latte con e senza granella di zucchero del biscottificio Rossi di Romagnano Sesia: buonissimi).

In più almeno 20 baguette di pane, (come dice Daniele ingentilito col miele e la marmellata), fiumi e fiumi di thè ben gradito.

Il tentativo di un buon caffè è stato molto sonoramente sputacchiato nella più divertente carrellata di smorfie mai viste.
Abbiamo offerto di tutto e di più, (con qualche lamento dei nostri uomini che la mattina dopo si sono dovuti accontentare di quel poco che era rimasto), e solo quando all’unisono hanno detto basta , ci siamo fermate.

E solo allora abbiamo anche parlato:

Volevamo conoscerci meglio e ci siamo presentate, peccato che non c’era il modo di raccogliere tutti loro nomi, sarà per la prossima volta.

Abbiamo detto loro tutta la nostra ammirazione nel vedere quanta forza e coraggio sapevano portare nel villaggio, nel condurre una vita quotidiana così difficile. (E’ assieme al muezzin o anche prima che inizia il ritmo del loro lavoro nel pestare il miglio.)

 

Abbiamo chiesto loro cosa ne pensavano dell’associazione Yacouba e Se@sonRose, ecco cosa hanno detto:
-SONO MOLTO CONTENTE DI TUTTO QUANTO E’ STATO FATTO, DELLA SCUOLA, DEGLI INSEGNANTI, DELL’INFERMERIA E DEL LAGO, non fanno distinzione tra le due associazioni, ricordano bene invece le persone che più spesso sono state qui: Rita, Natale, Maurizio, Laura, Luisella, Enzo, Daniele, Federica che di volta in volta sono parte di Yacouba o Se@sonRose o viceversa.

 

La rappresentante delle donne più anziane ci dà una grande lezione di vita quando dice: noi vogliamo essere vostre amiche, diciamo che vogliamo essere più amiche ma per esserlo, dobbiamo IMPARARE BENE IL NOSTRO NOME.
Chiudiamo il confronto, ben tradotto dalla gentilissima Marianne, chiedendo se avevano qualcosa da dire… da aggiungere… (Federica che ben le conosce ha paura della risposta), solito momento di discussione interna che non viene tradotto e poi… la richiesta: quest’anno è stata una stagione molto secca ed il miglio raccolto ha “chicchi poveri”, hanno poca resa e sarebbe utile un’integrazione del cibo, questo è ciò che chiedono.

 

Per non illuderli di una possibile risposta, che so già difficile da ottenere, dico loro che abbiamo in questo momento progetti verso villaggi molto più poveri di loro, dove manca tutto e che sarà difficile poterli aiutare ulteriormente.

Capiscono, si rendono conto, ma hanno molta fiducia in noi, sanno che possono contare su di noi, ma soprattutto, dicono, sanno che torneremo.

Ed è forse questa la forza che ci aiuta a crescere, sapere che, nonostante tutto quello che accadrà, c’è una certezza:
TORNEREMO

 

Notte del 5, del 6, del 7 e del 8.

Quattro notti indimenticabili: quest’anno abbiamo dormito dietro “gli anziani” e protetti da loro; lo sguardo raccoglieva solo le loro sagome, la protettiva falesia e l’enorme distesa di stelle venute a far festa.

Erano talmente tante che la notte del 6 non si riusciva a distinguer le costellazioni:

Orione distesa su un fianco, il toro a testa in giù e nella notte profonda il grande carro che guarda verso il basso.
Stelle così vicine e luminose da contare le doppie e distinguere le sfumature di colore.

 

Verso il mattino una stella luminosissima, forse un pianeta, con un bellissimo nome Dogon che non ricordo… e che vuol dire l’annuncio del mattino.

Era così bello giocare con le stelle che contavo i giorni dell’anno per vedere quando la stella cadente colorava il giorno pronunciato.

“La stella che indica il nord è quella bassa sulla falesia, è la stella più bassa sulla falesia che puoi vedere.”
Sentir raccontare le sue stelle da Ousmane è stato un regalo meraviglioso ma ancora di più ascoltare da lui come si diventa uomini a Walia.

  • Prima iniziazione: l’educazione dei genitori.
  • Seconda iniziazione: la circoncisione che a 16/17 anni segna il passaggio nel mondo adulto.
  • Terza iniziazione: i giovani della generazione tra i 21 e i 25 anni lasciano il villaggio e vanno sulla falesia.

 

Qui l’Hogon trasmetterà loro i segreti millenari della loro cultura ed impareranno a danzare con le maschere, per il tempo di maturazione della calabasse. Partono dal villaggio con un seme che pianteranno sulla falesia, quando la calabasse sarà matura e grossa, la taglieranno a metà e ritorneranno con quella al villaggio.

Questo sarà il segno della loro avvenuta maturazione. Ora sono pronti ad assumere cariche di responsabilità.

 

Per le ragazze non c’è un rituale analogo; per loro entro i 3 anni c’è l’escissione sessuale, a 10 sono promesse spose, a 16 il matrimonio.

 

Per loro tradizione “il genio d’acqua aveva modellato due figure impastando acqua e sabbia: una maschile e una femminile; l’uomo primo nato, si era doppiato con le ombre e la stessa cosa aveva fatto la donna, in modo che ognuno, fin dal primo momento, fosse uomo e donna, un duplice unico.
I riti di circoncisione ed escissione tolgono all’uomo la parte femminile e alla donna la parte maschile. La parte femminile dell’uomo cadendo al suolo diventa una lucertola; la parte maschile della donna, recisa diventa uno scorpione.”

D’obbligo è il silenzio ed il rispetto per le loro tradizioni ma la speranza di una buona rivoluzione femminile è forte nel cuore.
A biento^t

 

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Ancora mi meraviglia quello che siamo (la mia parte è piccola piccola), riusciti a fare e le amicizie vere

Che si sono create e che si aggiungono!!!!

By Mine

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Davvero bellissimi i racconti… sembrava di essere lì e poi conoscendo i soggetti è stato DAVVERO come essere lì!

Belle anche le foto, qualcuna davvero emozionante!!

Bravissimi, bellissimi e spassosissimi, avrei voluto esserci!!

Un abbraccio a tutti e a presto, spero!!

Ciao!!

Sara

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Io sto leggendo tutto a puntate, ho stampato tutto e leggo prima di dormire, è l’unico modo per godermi questi bei racconti. Mi chiedevo perché Canada non raccontasse la sua. Come neofita è fondamentale sapere le sue impressioni …forza Canada regalati a noi 🙂 Non sarebbe male che anche Queen ci regalasse qualche cosa …dai Matteooooooooooo 🙂

Grazie

Ciao

Vilma

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C’ho messo una vita a leggere tutti i racconti =) ma è stato bellissimo leggere tutte le sfumature e i diversi punti di vista degli autori! =) Bellissimo viaggio… e “bellissimi voi” che avete fatto e state continuando a fare un LAVORO STUPENDO! W Se@son Rose!!!

Mepisto

 

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Una cara amica sorellona, mi ha consigliato di scrivere anche il mio racconto e le mie sensazioni su questo viaggio.
Mi dispiace per gli altri che dovranno leggere nuovamente daccapo tutto l’iter, ma in fondo forse, ci sarà anche qualcosa di diverso.

Canada

 

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Vin

E’ il decimo viaggio

01-02-2011

 

Eccomi qua, è l’alba del 2^ giorno dell’undicesimo anno del terzo millennio e passo a raccontarvi cominciando dalle cose certe.

Allora è il secondo giorno del… cioè dalla data di nascita di Cristo, beh non tutti sono d’accordo sul fatto che sia nato proprio quel giorno ne che quel giorno fosse proprio quel giorno… e c’è chi crede che sia nato prima e c’è chi crede che sia nato dopo, c’è anche chi crede che non sia proprio nemmeno nato.

Comunque questo è il secondo giorno dell’undicesimo anno del terzo millennio dalla data di nascita di Cristo o di un povero cristo qualsiasi perché beh quel giorno di 2011 anni e due giorni fa sarà anche nato qualcuno no?!

 

Beh da allora, da quel giorno che è nato qualcuno sono passati venti secoli dieci anni e oggi è il secondo giorno dell’undicesimo anno da quando è nato quel qualcuno. E questa è una certezza!!!

Eccomi qua dicevo … dove? Ma a casa di Daniele no?   Insieme siamo il braccio e la mente… dicono, (altri dicono molto di peggio ma sorvoliamo).

Ma veniamo alle cose certe: oggi è una fredda giornata qui nel monzese e questa è una cosa certa com’è certo che sarà una giornata calda là dove stiamo andando in Africa nel Mali a Walia…

Una giornata fredda come le previsioni del tempo avevano preannunciato mica come da noi a Trieste che le previsioni del tempo le abbiamo “ad personam” e c’azzeccano sempre…

Ecco siamo pronti a partire i bagagli sono sparsi sul pavimento ancora semiaperti in attesa di… “ti sei ricordato di prendere… e quella cosa che ci era servita l’altra volta….

Fa un bel freschino qui… ah?!! Come sono le previsioni ad personam a Triste?

 

Eh guardi fuori della finestra e sei sicuri del tempo che farà per i prossimi dieci minuti. E questa è una cosa certa, com’è certo che è cambiata la mia vita in quest’ultima parte della mia esistenza.

Fino a tutto lo scorso millennio non ero altro che un… bancario, sempre indaffarato alla ricerca di persone che non sapendo come investire i propri denari me li affidassero e/o titolari d’azienda a cui consentire di usare i denari di quelli che non sapevano come investirli in cambio di buona parte degli utili della loro azienda con cui poi con una minima parte avrei potuto gratificare chi i soldi me li aveva affidati… Non di rado capitava che il titolare d’azienda fosse anche il privato che mi dava i soldi da investire…

 

Una vita “perfetta” la mia, un vestito stirato e pulito tutti i giorni camicia e cravatta ogni tempo un’ora, un’ora e mezza di macchina al mattino altrettanto alla sera dieci dodici ore di lavoro… una moglie un figlio… che vuoi di più?

 

Poi un bel giorno uno di quelli che contano, “più intelligente degli altri” ha capito che se smettevano di pagare lo stipendio a gente come me impoltronita e gessata, con gli stessi soldi potevano far lavorare dieci poveri disgraziati disoccupati.

Come? beh pagandoli meno di un quinto, risparmiando sulle tasse pagando contributi virtuali ecc… ecc… tanto paga pantalone… e guadagnando cifre iperboliche come amministratore consigliere direttore generale ecc ecc… detto fatto, da domani sei un esodato!!!

 

Ma questa è storia di questo millennio appena iniziato che come un bambino in età scolare non ha ancora deciso cosa farà da grande…. Voglio fare l’astronauta, no il pompiere, no fare come papà, no farò il ferroviere col cappello rosso e il fischietto, si ovvio anche le bambine… uffa… voglio fare l’hostess, no il dottore che fa nascere i bambini, no voglio fare la escort, (sono aggiornate eh?), no la valletta, no voglio seguire i consiglio del Berlusca e sposare suo figlio…

 

Ecco in questo nuovo millennio indeciso troviamo che ci sono i mussulmani che vogliono convertire gli infedeli utilizzando pirotecnici strumenti personalizzati da far esplodere un po’ dovunque come i botti di capodanno, mentre gli occidentali stanno seriamente prendendo in considerazione di fare un’unica spianata che partendo dalla Turchia e dal Mar Morto vada giù giù fino al mar Indiano… con il permesso dei gialli ovviamente.

 

Combinando tutto e tutti come un’unica grande spiaggia, beh certo per qualche decina di migliaia d’anni non si potrebbe usare come spiaggia ma vuoi mettere le opportunità?

Certo… e bisognerà dividere il territorio con i gialli ma tra qualche migliaio d’anni vuoi mettere le opportunità?

D’altronde mica esistono date certe, nel 2011° anno a partire dalla realizzazione della spiaggia… i primi intrepidi coloni… finanziati dallo stato…

 

D’altronde i numeri sono solo… numeri e questa è una certezza.

A proposito di guerre di religione… vi ricordate di quando il Padreterno convocò tre potenti della terra… Obama, Bin Laden e Berlusconi? Li catechizzò ben bene e terminò dicendo: O imparate a comportarvi tutti bene o vi riempirò di merda fino al tetto delle case!!!

Ognuno dei tre potenti tornato sulla terra convocò i propri concittadini fedeli e simpatizzanti. Così parlò Obama: Cari concittadini ho due notizie una bella e una brutta: quella bella è che dio s’interessa a noi. Quella brutta è che siamo nella merda. Bin Laden invece si rivolse ai fedeli dicendo: amati figli ho da darvi due cattive notizie: siamo nella merda e Allah non esiste. Il Berlusca invece; cari amici ho due belle notizie per voi Papà sta bene e ho trovato lavoro per tutti!!!

Ecco c’è da considerare che in quest’alba del terzo millennio manco i lavori berlusconiani ci sono più per quelli come me, vecchio senza sentirsi tale, inutile senza accettarlo e questa è una certezza… E allora???

Allora eccomi qui in procinto di partire, trasfigurato da bancario a… fabbricatore di laghi. Da bancario ingessato a una specie di Indiana Jones. Stiamo per Partire sarà il mio decimo viaggio in Africa nel Mali, tra i Dogon a fare qualcosa di buono a dare ad altri l’opportunità di lavorare per migliorare la qualità della propria vita! E QUESTA E’ UNA CERTEZZA!

 

Non porteremo regali ne cose da mangiare: mai fatto! Porteremo acqua o meglio aiuteremo la natura a rendere disponibile l’acqua per l’agricoltura per rompere la tragedia di nutrirsi unicamente di miglio, che pure i miei canarini ne hanno le palle piene di mangiare solo miglio sempre miglio solo e unicamente miglio… e se sono stufi loro…

Andiamo a picchettare il nostro quinto lago… perché un lago è… un lago e dentro c’è l’acqua che serve a innaffiare gli orti per far crescere e sviluppare i semi, perché la differenza tra un deserto ed un’oasi bisogna vederla per capirla e magari viverci dentro un po’.

Andiamo finalmente con un’organizzazione seria alle spalle, possiamo programmare il lavoro fare di più spendendo meno, portando noi le macchine per gli scavi risparmieremo e risparmiando faremo il doppio del lavoro.

Andiamo… Ah grazie Edgardo Iozia! Grazie Prosolidar

 

Eccomi qua… mi aspettavate è il 03-01-11 qui sono le 16,40 da voi un’ora in meno. Da casa di Daniele siamo partiti tra gli abbracci di alcuni simpatizzanti Shake, Sara, MarcoB, Luce e figlie saluti baci e buon viaggio…

Partenza regolare da Malpensa a parte i soliti storditi che hanno fatto partire il volo in ritardo perché non si ritrovavano… nessun problema… si parte.

Nessun problema eh?!? A Casablanca l’aereo coincidenza per Bamako ci aspetta: spettacolo, ci fanno il check in sul bus che ci porta da un aereo all’altro senza passare dal via, (potenza del monopoli: senza transitare all’interno dello scalo).

Monsieur e le bagage? Pas probleme ils venon ah ok!

Ok buono viaggio italiani eh…  Si ciao…

 

Arriviamo a Bamako l’aeroporto è tutto nuovo perfino bello… o quasi. Ho come un presentimento tipo: ve l’avevo detto io. I bagagli non ci sono, arriveranno col prossimo volo!!! Va bene siamo semi rimbambiti dal viaggio andiamo in albergo ai bagagli ci pensiamo domani… beh ma prima la denuncia, in francese, odio scrivere in francese non sono capace. L’albergo è un po’ così ma tanto abbiamo sonno e si va subito a dormire…

Sono in stanza con Quinn buona not. E già russo…

Canada e Tricio hanno rotto il letto matrimoniale boh?!

Al mattino colazione e telefonata in aeroporto sono arrivate le valigie? NO! Bene.

 

Vabbè l’autista c’è, il pulmino pure andiamo a fare un giro per Bamako. Ok! (Io, memore delle precedenti esperienze le mutande le ho, (bagaglio a mano) … gli altri… beh tanto siamo in Africa).

Ci accompagnano al mercato due compari di Belco, sembra non ci sia altro da vedere a Bamako, in realtà al mercato ci sono i loro soci che cercano di venderci tutto l’artigianato locale e d’importazione statue collane maschere vesti e stoffe un autentico bazar. C’è chi compra e contratta fino a che sfinito compra tutto.

Intanto giungono notizie dall’aeroporto… le valigie arriveranno con lo stesso volo, (ma il giorno dopo), Cambiamo albergo, all’apparenza è migliore… più in centro, stesso prezzo, (30.000 cfa a camera), ormai sono in coppia con Quinn… Uffa ho voglia di andare a Walia…

Niente da fare ci sono cose che… si va a mangiare nel miglior ristorante di Bamako, ci sono le piastrelle in bagno e il wc ma il sedile è comunque rotto. Altra notte a Bamako e poi alle due di notte di corsa all’aeroporto perché sono arrivati i bagagli ma siccome non ci sono altri voli… l’ufficio chiude… corri corri…

Ecco ci sono tutti i nostri bagagli torniamo all’albergo, svegliamo tutti vestitevi… si deve partire!!! Forse mi odieranno ma viaggiando di notte è come se avessimo viaggiato ieri e poi dormito a Mopti… forse riusciamo a recuperare un giorno.

Dipende dall’autista Jaja un tipetto 1,95×120 ce la fa… arriviamo a Mopti alle 13 vorrei proseguire subito per Walia ma sono l’unico… pranzo cena e notte a Mopti da Ousmane. L’hotel di Ous è pieno ci manda da un suo amico a Sevare è praticamente in costruzione ma c’è acqua calda e li facciamo una bella doccia… l’ultima!

 

Durante il viaggio abbiamo molto parlato delle opportunità offerte dal finanziamento di Prosolidar si discute sul come di come sfruttare al meglio l’opportunità, suggerisco di permettere il controllo ad Ousmane ma Daniele elabora un’idea migliore far lavorare Ousmane per noi anziché per se stesso… parliamo ragioniamo dormicchiamo alla fine l’idea giusta: Ousmane farà l’imprenditore e garantirà i nostri lavori poi opererà per suo conto.

Il contratto che firmeremo prevede che Ousmane riceva in comodato due camion e un escavatore che realizzerà suo costo tre bacini all’anno per 5 anni, (un lavoro di circa tre mesi l’anno), nel restante periodo opererà per se e i guadagni saranno suoi, al termine dei 5 anni anche le macchine diventeranno sue.

A sera mi collego in internet e mando un messaggio a Iozia!

Finalmente è il 5 gennaio si parte per l’ultima tappa arrivo a Walia previsto per le… arriveremo oggi!

Colazione, caricare bagagli, comprare acqua, partenza il paesaggio si modifica progressivamente… ecco la falesia… si scende… siamo a casa! ….

 

Notte: 2011 Odissea nella Brousse!

 

Non ho capito perché la chiamino boscaglia ma tant’è…  Diciamo che si tratta dell’ambiente sahel che va da Walia al Burkina Faso. Un nostro socio decide dopo cena di andare ad espletare le sue funzioni fuori del villaggio: in notturna! Il cielo è terso non c’è la luna ma le stelle gettate a mucchi sulla volta del cielo consentono una buona visuale. Dopo una quindicina di minuti qualcuno lamenta l’assenza… -Dov’è Quinn –

-Boh?!  E’ uscito per andare ad espletare i suoi bisogni fisiologici-

Ora voi potete anche crederci che hanno detto proprio così ma visto che non rientrava … qualcuno ha cominciato a chiamare il suo nome: Matteo. Poi ci siamo aggiunti un po’ tutti Matteo MATTEO MATTEOOOOOOOOOOOO!!!

Luci accese e tutti fuori a cercarlo… passano i minuti tutto il villaggio si attiva alla sua ricerca. Dopo dieci quindici minuti buoni finalmente l’hanno ritrovato due abili cacciatori di Walia… stava camminando spedito direttamente verso il confina col Burkina Faso… Dicono che l’hanno trovato seguendone le tracce… ma le tracce di che?

Passeranno molti giorni e forse diversi viaggi in Mali prima che i bambini di Walia, ogni volta che vedono uno di noi, si diano di gomito e comincino a gridare Matteoooooo…

 

Il 6 gennaio c’è la visita alle cose locali l’infermeria la scuola e il bacino. Per quel che mi riguarda, (il lago), arrivando ho trovato la superficie degli orti quadruplicata rispetto al 2009 beh sono contento quest’anno non hanno avuto paura di usare l’acqua. Il lago è a meno sette cioè sotto di sette metri sotto il suo massimo calcolato sulla quota di scavalco della diga… ci saranno si e no 4 metri d’acqua forse 3,5.

Però sulla sponda ci sono gli aironi… ma non sono uccelli che amano l’acqua? A volte considerazioni così semplici ti arricchiscono la vita.

 

Il 7 si va in visita ai bacini di Ende Toro e Ende Wò tra i due bacini praticamente un susseguirsi di abitazioni adibite alla produzione di bogolan…

Ovviamente i miei compagni si scatenano nella ricerca del vestito, della collana, della statuina… e si contratta…

 

Compro anch’io qualcosa per me e per gli altri, c’è anche il saluto al vecchio sindaco… poi la visita al lago dei baobab… Non è che sia proprio pieno… tra la fine del villaggio e il lago ci sono orti recintati e protetti con tanto di cartellone che racconta che è stato fatto con la partecipazione di un numero imprecisato di associazioni internazionali… bravi! Mi spiegano che è una società internazionale che ha finanziato la messa in dimora degli orti.

-Bene, bravi… e l’acqua? –

-Mah l’acqua l’abbiamo presa dai pozzi. –

-Ah dai pozzi eh? Certo non l’abbiamo prelevata dal lago…- E perché non l’hanno fatto gli anni scorsi? –

-Perché c’era poca acqua… ;-)-

L’acqua nei pozzi c’è perché il bacino fa da vaso comunicante ma mica sto a discutere con l’interlocutore.

Non m’interessa chi si prende il merito a me interessa che ora possono coltivare gli orti.

Intanto i bravi abitanti di Ende continuano ad estrarre argilla… bene ingrandiscono il lago!

 

Chiediamo della Moringa, ieri a Walia è stata una delusione, solo una piantina alta nemmeno 7 cm… probabilmente seminata in fretta e furia dal capo villaggio… ridicolo!

Le altre se le sono mangiate le capre dicono. Qui ad Ende un agricoltore ci mostra il risultato del suo lavoro una pianta alta tre metri con già semi nei baccelli… ecco questo è il giusto risultato, se questi testoni ci dessero retta un po’ prima… ma riproveremo!

 

Il lago di Ende Wò è in secca, ovvio, la gente del villaggio ci dice che è stato realizzato senza ascoltare il loro parere…: è vero! Si fa una rapida riunione con gli anziani del villaggio… non hanno intenzione di togliere la sabbia dal fondo dicono che la cascata l’anno prossimo ne porterà altrettanta. Daniele propone una soluzione non mi piace, ma quelli del consiglio accettano… Qui è tanto bello quanto solo coreografico…  Il fondo è pietra frantumata… non c’è verso di fermare l’acqua… non in modo naturale.

La sera dopo il pranzo a base di cuscus e legumes e la cena magicamente interpretata dai nostri cuochi specializzati nel far rinvenire i prodotti liofilizzati… solite chiacchiere e abbuffata di stelle.

Fa freddino di notte per essere in Africa… ma domani… andiamo a Pakoutomoni… Pakatoumoni ma come cavolo si scrive possibile che alla mia veneranda età debba avere ancora delle idiosincrasie per i nomi?

Pakatomoni.

Ci alziamo presto e viaggiamo con lo stesso pulmino, che giornata: tra andata e ritorno 8 ore e mezza di viaggio su questo mezzo sicuramente buono per viaggiare su strada asfaltata ma su pista…

Comunque arriviamo, la festa è… fantastica bambini festanti assaltano il nostro mezzo, donne urlanti ci accompagnano e salutano, il tutto coronato da moto che sfrecciano lungo la pista avanti e indietro sollevando polvere e cavalli con cavalieri al galoppo un andirivieni pazzesco… alla fine siamo costretti a scendere dal pullman e facciamo gli ultimi duecento metri a piedi… mani che ti toccano ti accarezzano occhi che sorridono facce piene di felicità ed allegria…

Riconoscenza? Boh! Mica ci meritiamo tutto questo… il pozzo non è nemmeno finito ma a 54 metri c’è acqua sono relativamente sicuro che non è acqua di falda, ma l’imprenditore dice che presto riprenderanno a scavare…

Dopo la consegna dei doni, sale per le donne, sale eh si sale! (Miiii che festa) e kola per gli anziani, un invito a pranzo ci fa felici ma ci spiazza anche… si mangia con le mani dai piatti comuni spaghetti pollo e riso… variamente conditi… Forse han fatto gli spaghetti perché sanno che siamo italiani… vallo a capire… magari si sono tassati per comprarli per noi. Ritorno, il pulmino non vuole andare ci fermiamo diverse volte, sembra che la sabbia entri nella frizione boh?!

Quando arriviamo ho solo voglia di andare a letto, una telefonata e poi… nanna! La solita miscellanea di stelle fisse e cadenti mi accompagna tra le braccia di Morfeo… Miiiiiiiii che freddo stanotte… cioè non è come in Italia il freddo, ma qui siamo in Africa e di giorno ci sono anche 35 gradi…

Ed ecco il giorno della celebrazione di un rito… ho l’ordine tassativo di non dire a nessuno che la Tarci sposa il contabilisti, (Maurizio), ma io lo scrivo qui tanto non so nemmeno se lo ricopierò sto racconto… andremo anche a Dogo… dove nascerà il nostro prossimo parto… il 5° lago.

Al risveglio gli sposini vengono festeggiati dalla comunità poi tutti insieme a sposarci: destinazione il comune di Kani Bonzon dove già ci aspetta il vice sindaco, che il sindaco ha ancora la gamba rotta ed è in ospedale a Bamako.

Il rito civile è prosaico e approssimativo come tutto da queste parti ci sono il vice sindaco e l’addetto alle celebrazioni, fortuna che il tutto è magicamente orchestrato da Quinn che inoltre si presta a cantare l’Ave Maria, va reso noto che smentendo l’aspetto sottile e i modi gentili Matteo esprime un vocione tenorile sorprendente: bravo Queen!

Alla fine riusciamo anche ad attirare un prete più o meno cattolico cristiano che provvede a benedire il matrimonio e poi c’invita nella sua chiesa per una preghiera.

 

Ok adesso a Dogo…. Ci accolgono festanti anche se non sapevano che saremmo passati… prendiamo le misure e picchettiamo il lago, gli accordi erano già stati presi, così Ousmane quando gli arrivano le macchine saprà cosa fare. Dai dai andiamo… a presto gente di Dogo! Il rientro è la solita barba ma ci aspetta la festa del matrimonio canti, balli, tamburi, fischietti e solita polvere. Con Daniele andiamo a vedere per fare uno sbarramento all’estuario del bacino di Walia… L’idea è quella di far alzare ancora il livello dell’acqua… non mi piace granché ma Daniele ci crede… Vedremo!!!

 

Ecco la cena è a base di caprone offerto dai novelli sposi e immolato sull’altare conviviale… arrosto eh!!!

Dopo un po’ di chiacchiere e un po’ di partite a scala40 vince troppo spesso Tricio, (forse bara?), oppure Efriel gli ha trasferito il “culo” (nel senso della fortuna).

Dai buonanotte vado a dormire sotto questa abbuffata di stelle però… trascino la “branda” sotto la recinzione di banco… quando il vento si alzerà troverà un ostacolo e avrò meno freddo… Vero, ho avuto meno freddo ma ero vestito come a Natale!!!

 

Ecco è l’ultimo giorno intero a Walia… ci sono impegni ancora da espletare vit vit rapidament please… In macchina a Kani Kombole c’è da controllare il bacino. Non è venuto come volevo io… ovvio quando l’hanno fatto io non c’ero! Comunque l’acqua c’è e gli orti pure… capiranno col tempo, spero.

Decidiamo di andare a Bagourou lì volevano un lago, ma hanno fatto insabbiate il bacino naturale che avevano, non se lo meritano… Ecco hanno trovato qualcuno che gli ha pagato un lavoro per fare un bacino… Un bacino?

È una pozzanghera! Un paio di metri di scavo in un posto… qualsiasi… il materiale estratto appoggiato sulle sponde per … alzarle?

Ma chi l’ha progettato Scaramacai?

 

Ritorniamo a Walia, sono contento di come abbiamo speso i soldi di SSR. Li a Bagourou hanno speso la metà ma c’è un decimo d’acqua e i pochi giardini sembrano già morti.

Dopo pranzo c’è la riunione per la coltura della Moringa… Abbiamo fatto vedere la teoria della semina, crescita, potatura e raccolta come fanno gli steward sugli aerei con le mascherine per l’ossigeno e la cintura di sicurezza.

Smuovi la terra infilaci un dito a 1cm, metti il seme, innaffia… ecc ecc…

Esausto nello spiegare le spiegazioni di Quinn… mi appresto ad un meritato riposo quando Tricio e Canada lanciano la sfida a pallone… aderisco… non posso astenermi sono quasi in forma, in effetti sono solo 4 o 5 anni che non gioco più.

Ci rechiamo al campo olimpico del “miglio” dove la nazionale transfughi dall’Italia affronta la nazionale Dogon du Mali… le porte ovviamente sono due sottili steli di miglio legati sopra con una cordicina di stoffa.

 

Arbitra tale Franco, (abbondantemente di parte), conosciuto come Mussà, il nome gli deriva da francobollo nel senso che si attacca e non viene più via.

Inizia la partita sette contro sette con noi gioca in porta un oriundo, sembra che i suoi nonni fossero due neri della bassa Padania dicono appartenga alla stessa genia che ha dato i natali a tale Bossi Umberto… Ma non dissertiamo… Con noi gioca anche la Federica che alla fine randella come il suo partner, ma più efficacemente, gli sguizzanti avversari. La partita è quasi equilibrata la nostra maggiore prestanza fisica opposta alla velocità ed agilità dei nostri avversari. L’età media della nostra squadra si aggira intorno ai 45 anni quella dei nostri avversari circa 16 anni.

Ci battiamo tutti con onore e il campo dell’olimpico del “miglio” contribuisce non poco alla spettacolarità della gara.

 

Quella dose di imponderabilità sul che direzione prenderà la palla una volta toccata terra è l’essenza stessa del calcio.

Ad un certo punto nella nostra compagine entra un altro oriundo tale O.G Anche gli avversari fanno entrare altri giocatori… si continua, ormai l’ossigeno sta finendo molti di noi corrono a bocca aperta cercando ossigeno ma entra più sabbia che altro… nei rari contropiede ogni volta che tocco la palla ci sono 4 o 5 ragazzini pronti a levarmela… da incubo!

Poi quasi allo scadere un fortunato tiro riesce a superare il nostro portiere… 1 a 0 per loro.

Ma mentre gli avversari festeggiano con le ultime forze mi metto a contarli sono in 15 in campo!!! Tricio Canada e Contabilisti cercano di buttarla in rissa facciamo una manovra da Rugby palla sottobraccio e guadagniamo terreno… partecipo anch’io, agguanto la palla e sfruttando la mia massa notevolmente superiore alla loro travolgo le difese… stiamo quasi per segnare… guardo la porta e… se la sono fregata, non c’è più… la porta non c’è più!!!

Fantastico! L’arbitro fischia la fine, per sopraggiunta oscurità… Grandi abbracci e risate mi sento felice, un ragazzino tra i ragazzini.

 

La nostra ultima cena è, come al solito, conviviale sono tutti invitati. Come al solito le nostre provviste si sono rivelate abbondanti e dunque scatolette per tutti e scaglie di parmigiano che, unitamente al caffè e alla nutella sono prodotti dell’unicità italiana.

Conclusione di serata con una partita a carte a Machiavelli, la Fede inalbera una serie di tre vittorie consecutive che la mettono di diritto nell’olimpo dei giocatori di carte, non male per una principiante.

La Gianna dimostra anche lei di esser molto brava in questo gioco a noi maschietti lasciano solo le briciole.

Va bene… buonanotte amici, domani si parte primo step a Mopti poi Bamako, Casablanca e infine Milano.

Anche questa volta probabilmente riuscirò a riportare tutti a casa, fa freschino e c’è polvere in sospensione nell’aria…

Se soffierà l’Harmattan saranno dolori.

 

Al mattino tutti vispi, allegri e tristi insieme, c’è il saluto del consiglio del villaggio è più sobrio questa volta, meno stucchevole forse stanno cominciando a capire che non lo facciamo per sentirci ringraziare ma perché vogliamo farlo, così è più gradito più sincero… almeno così sembra a me! Daniele promette la diga all’estuario del lago… dovrebbe consentire di innalzare la quota di riempimento del bacino, useranno le pietre e la rete per “chiudere” la bocca d’uscita dell’acqua.

Via, via, andiamo si parte un abbraccio sincero a tutti e… lo sterrato, la pista, l’asfalto… si va a Mopti… dormicchio (come al solito). A Mopti, doccia e pranzo da Ousmane (il famoso oriundo O.G. della partita di calcio), il cibo è ottimo. Poi piscina, l’acqua è fredda, protesto con Ousmane, l’anno prossimo piscina riscaldata mi raccomando…

Quasi tutti vanno a fare un tour in pinasse (barcone) sul Niger e sul Bani… resto con Tricio a chiacchierare in bordo vasca… più tardi si va a fare un giro, una promenade, sul lungofiume una ragazza tra le tante che vendono cianfrusaglie ai turisti mi chiama e mi dice:

-Io ti conosco!!!-

E mi racconta un episodio avvenuto qualche anno fa… che dire… il fascino non è acqua!!!

Ah l’episodio? Beh le avevo comprato per SSR tutti braccialetti che lei ancora vende, cioè non uno o due ma un centinaio… Certo che se lo ricorda… uno strano così per forza ti resta in mente. Ha ragione Daniele molti ci vedono come portafogli con le gambe.

Rientrando raccattiamo i “marinai” e insieme torniamo al “Ya pas probleme” cena, ottima, e chiacchiere, parole che sono pietre miliari della collaborazione con Ousmane.

 

Per festeggiare chiedo una bottiglia di vino in omaggio alla mia compagna che mi ha insegnato a berlo, diecimila cfa, 15 euro mezzo stipendio di un operaio di qui… incongruenze della vita. Si parla di come dovrà cambiare il nostro modo di operare, (seguire i lavori qui). Un cantiere necessita comunque di una certa presenza e fintanto che si faceva un lago all’anno un po’ si mascherava come giro turistico… ma adesso…

 

Si valutano diverse ipotesi che comunque gravitano sulla mia presenza più o meno costante in Mali.

Ma io non posso e non voglio, Gaia, i bambini, mica posso lasciarli soli. Mi si accenna anche alla possibilità che Gaia prenda periodi di aspettativa che verrebbero retribuiti da SSR… non mi piace… se ne riparlerà… vedremo.

 

Il giorno del ritorno a Bamako procede senza sorprese, il lungo noiosissimo viaggio interrotto solo da soste per le esigenze fisiologiche dai posti di blocco per il pagamento del pedaggio e da due fermate una per mangiare, (bene, un buon ristorante, quasi all’europea, scelto da Yayà), e al “Sole di Mezzanotte” dove ci eravamo fermati altre volte a mangiare… il resto è… noia!

 

Si ritorna al primo albergo in cui abbiamo dormito la prima notte a Bamako. Doccia e cena… (buona), paghiamo gli ultimi debiti Yayà per l’affitto del pulmino nove giorni 450.000 cfa il pasto le camere… ecco è già ora di partire… l’attesa dell’aereo un paio di bibite… e si volaaaa.

 

E il racconto finisce qui, anche se poi ci siamo fermati 6 ore a Casablanca in aeroporto anche se prima Daniele ci aveva fatto prendere uno spavento tremendo perché si è sentito male e… c’aveva proprio una brutta faccia ma brutta eh… che anche Mauro l’ha curato…. A sberle.

Comunque come dicevo anche stavolta, mi e li, ho riportati tutti a casa.

A Malpensa comincia a disfarsi il gruppo gli sposini per i fatti loro, e altrettanto i dentisti. Ciao colombi… buona vita e a presto, ciao Mau ciao Gianna siete un bell’acquisto per SSR e per me.

 

Decido di accettare l’ospitalità di Daniele e Federica partirò domattina per Trieste….

Mattino… un abbraccio a Fede un ultimo saluto al mio alter ego e…

 

Ecco ho trascritto gli appunti che avevo messo sul quadernetto…. Che faccio li pubblico sul focus? In verità hanno già raccontato meglio di me Daniele e Fabrizio e Stefano e anche la Gianna e Matteooooooooooo!!!!!

 

 

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